![]() |
|
IN DUE PAROLE /007 - ottobre 2007 - Versione stampabile +- Glamazonia Forum (http://www.glamazonia.it/board) +-- Forum: Glamazonia Family (/f-Glamazonia-Family) +--- Forum: Glamazonia.it (/f-Glamazonia-it) +---- Forum: Recensioni (/f-Recensioni) +---- Discussione: IN DUE PAROLE /007 - ottobre 2007 (/t-IN-DUE-PAROLE-007-ottobre-2007) |
IN DUE PAROLE /007 - ottobre 2007 - Mr. Kayak - 01-11-2007 11:40 AM ![]() ...UN'OCCHIATA ALLE USCITE DAL 15 AL 21 OTTOBRE 2007 Testi di Claudio Chiaverotti, disegni di Giuseppe Ricciardi e Ernesto Pugliese 98 pagine, b/n, brossura, formato 21x16, Euro 3,00 Sergio Bonelli Editore Nei pressi di Damtown è nata una nuova setta: gli Sterminatori. Tremila regine sono una taglia ingente che pende sulla loro testa. Brendon ed altri cavalieri di ventura li sgominano ma Dark, loro profeta, può, forse, agire anche dopo la morte… articolo di : Claudio Zen Con i disegni di Ricciardi, coadiuvato alle matite nelle ultime dieci pagine da Ernesto Pugliese (prossima new entry della testata), Chiaverotti racconta una storia di odio e violenza che supera la barriera della morte. Brendon vince, sconfigge la setta, uccide il loro sacerdote, ma il desiderio di vendetta di costui non termina con la sua morte. Chiaverotti pescando dalla mitologia dei nomadi del deserto (di sua creazione) ci narra una storia “nera” seminando “false piste”. Con un colpo di scena forse un po’ prevedibile, ma ben congegnato, ci regala un finale in cui si respirano atmosfere blues da delta del Mississipi con vaghi echi di magia cajun. Bello il “taglio” paranoico di Brendon: vittima di attentati alla sua vita in più di un’occasione, sospetta e diffida di tutti, anche del cavaliere di ventura suo compagno fermatosi, come lui, a Damtown, che pure dovrebbe rispettare il codice dei cavalieri. Ancor più bello, il personaggio di Abigail sfaccettato a tutto tondo in poche battute. Le tavole di Ricciardi sono pulite, dettagliatissime, potenti nel lungo prologo che racconta l’ascesa degli Sterminatori prima e la loro sconfitta poi. Le matite di Pugliese si coordinano bene con questo stile, ma aspettiamo di vederlo su un albo tutto suo per poterlo giudicare pienamente. L’atmosfera creata da sceneggiatore e disegnatori è la cosa che più ci è piaciuta. Perfettamente bilanciata, rende l’albo estremamente godibile. “Storia” e “tavole” procedono di pari passo e nessuna delle due parti soverchia l’altra. E questo non è poco. Ottima fattura. Piacevole. Testi di Diego Cajelli disegni di Fabrizio Russo copertina di Enea Riboldi 160 pagine, b/n, brossurato, formato 21x16, Euro 4.80 Sergio Bonelli Editore “Harlan and pards” si uniscono ad un gruppo di soldati di ventura per risolvere un “problema” in Laos. Il problema non è di quelli che bevono sangue, ma di quelli che mangiano carne umana, però…. articolo di : Claudio Zen Diego Cajelli inventa un’avventura noir e d’azione al cardiopalma con il giusto pizzico di soprannaturale, che spedisce i “nostri” in estremo oriente, nel triangolo d’oro. Tratteggiando sobriamente la struttura e la natura di una società che fornisce “servizi di sicurezza” esclusivi e …definitivi, ci fa tuffare nel mondo delle Triadi e della coltivazione del papavero da oppio. Con una spruzzata di high-tech e un taglio generale che richiama “Fratelli nella notte” e tutta la filmografia di genere bellico-vietnamita, e la giusta dose di horror, la storia fila via in crescendo, l’adrenalina pompa a mille, niente viene lasciato sospeso, niente viene dimenticato. Nella realtà dampyriana rientra in gioco, seppur non in prima persona, Thorke il demone del cannibalismo cui è devoto il berbalang, lo stregone “cattivo” alleato della Triade delle duecento tigri che gestisce la piantagione. I cattivi non sono vampiri ma bajang, ovvero zombies antropofagi al comando di Ladan Bat ovvero il berbalang. Harlan Draka e i suoi, come tutti gli “eroi” bellici che si rispettino, dopo essere stati quasi sconfitti si riorganizzano, si ripresentano e chiudono i conti. Neppure uno stregone seguace di Thorke può reggere il peso dell’anima di Dampyr. Come già detto la storia scorre veloce e piacevole ma forse addirittura troppo per chi è abituato allo spessore colto e ai riferimenti “alti” che mastro Boselli ha dato, da subito, come caratterizzazione al personaggio. Per essere uno “Speciale” speravamo in qualcosa di più anche se non ce la sentiamo di dare un giudizio negativo: la storia è coerente a sé stessa e coerente con l’universo dampyriano. La chiave di lettura data da Cajelli è una variazione. Bella, ma pur sempre una variazione. I disegni di Russo sono ben fatti, dinamici e oscuri quanto basta (essendo per la maggior parte delle scene d’azione, “girate” in notturna) e meritano la sufficienza. Testi di Stan Lee Disegni di John Buscema e John Romita 88 pagine, colore, brossurato, formato 17x26, Euro 3.30 Panini Comics Spidey alle prese con Schemer, il nuovo signore del crimine che mira ad impossessarsi del territorio e del potere di Kingpin, il tutto miscelato con la grande soap intessuta da Stan Lee. articolo di : Raffaele Pinna La prima storia vede il ritorno in scena di Elektro, e il nuovo tentativo del nostro eroe di fare un po' di soldi in TV con la fama del tessiragnatele. Inutile dire che le cose non andranno come previsto, e il successo televisivo rimarrà una chimera. Divertente la prima imprevedibile apparizione di Peter, che usa un sacchetto in testa per nascondere la sua identità. Le storie successive introducono un nuovo personaggio, Schemer, apparso dal nulla ma in realtà legato a filo doppio a Kingpin. La tragedia si consuma nello scontro finale, quando Kingpin scopre la vera identità di Schemer e ne esce distrutto. Le storie sono tutte del 1970 e ancora una volta stupiscono per come sono fresche e divertenti da leggere anche oggi (magari con qualche patema di troppo per Peter). Contestualizzate sono poi ancora più interessanti, per come rappresentano bene i giovani degli anni in cui sono state scritte. L'apparato di notizie e curiosità sull'anno di produzione delle storie presente negli albi di Spider-Man Collection permette di apprezzare ancora di più questi dettagli. Dal punto di vista grafico, poi, siamo davanti a un autentico must have della produzione ragnesca con ai disegni la coppia Romita e Buscema (a volte schizzi del primo completati dall'altro, a volte viceversa): la torsione del busto dell'Uomo Ragno nella copertina da sola sottolinea, se mai ce ne fosse bisogno, che siamo di fronte a veri maestri del fumetto. Testi e disegni di AA. VV. 178 pagine, colore, brossurato, formato 14x18.5, Euro 2.10 Walt Disney Italia In un numero invaso dal “Ratatouille” della Pixar, Rodolfo Cimino e Giorgio Cavazzano riescono a festeggiare i propri compleanni regalandosi e regalandoci un’avventura d’altri tempi articolo di : Michele Miglionico Come se il nuovo film Disney-Pixar avesse bisogno di promozione, questo 2708 è interamente dedicato a "Ratatouille": rubriche monotematiche sul film e sui topi, la tavola d'apertura di Silvia Ziche e persino una breve di quattro tavole scritta da Alessandro Sisti, senza dimenticare l'effetto odoroso del logo della copertina (!). Ben altri film Disney avrebbero avuto bisogno di una tale mobilitazione. Per fortuna qualcos'altro trova spazio. Una pagina è dedicata agli auguri per Rodolfo Cimino e Giorgio Cavazzano, che compiono 80 e 60 anni rispettivamente, e che per festeggiare ci regalano "Zio Paperone, il cuore del mondo e la perfetta letizia". I due artisti sono in ottima forma e si ispirano a vicenda. Cimino ci fa tornare bambini, con i suoi collaudati schemi narrativi e i dialoghi sempre raffinati quanto divertenti; Cavazzano sarebbe il miglior disegnatore Disney anche se lavorasse con un febbrone da cavallo. Auguri a entrambi. In chiusura, l'ormai abituale storia straniera, "Paperino e il grande Vendicatik" (di Meikle e Andersen), che ha il pregio di contribuire all’effetto nostalgia dei maestri veneziani, mettendo in scena scorrette scaramucce tra Paperino e Qui, Quo e Qua, come usava Carl Barks e come la nuova sensibilità morale impedisce agli autori italiani. Nel mezzo, piacevoli prove per Marco Bosco, Rudy Salvagnini e Carlo Panaro ai testi, e per Giampaolo Soldati, Giuseppe Facciotto e Alessandro del Conte al tavolo da disegno. Testi di Mike Carey Disegni di Pascual Ferry 48 pagine, colore, spillato, formato 17x26, Euro 2.80 Panini Comics Un gruppo di alieni, inseguiti da una non ancora ben specificata organizzazione intergalattica, sbarca sulla Terra in cerca di un rifugio sicuro. Una volta giunti a destinazione, però, vengono alle mani con i Fantastici Quattro. articolo di : Roberto Serafinelli Cambio della guardia alla guida di Ultimate Fantastic Four. Dopo un anno in compagnia di Mark Millar e di Greg Land, ecco arrivare il nuovo team creativo, composto dall’astro nascente Mike Carey e dal bravissimo Pascual Ferry. Fin dal momento della sua uscita, questa serie ha intrapreso, forse per scelta o forse per errore, la strada del puro intrattenimento, senza la pretesa di diventare un capolavoro assoluto nel panorama del fumetto. Consapevoli di ciò, i nuovi autori non cambiano le carte in tavola e proseguono la serie con lo stesso timbro dei loro predecessori. Questo non è necessariamente un male, visto che la serie non sarà un capolavoro, ma non si tratta neppure di totale spazzatura. Per la prima volta i Fantastici Quattro versione Ultimate si preparano ad affrontare una vera “space opera”. La continua variazione di temi fantascientifici trattati, sebbene come detto precedentemente la serie viaggia sui binari del puro intrattenimento, è la dimostrazione di come la collana rimanga comunque molto interessante da seguire Questi primi due episodi di Carey si fanno leggere con piacere, grazie a un buon senso dinamico sia da parte dello sceneggiatore, che da parte del magnifico Ferry, già visto in azione sulle pagine di Adam Strange per la DC. Il suo stile innovativo, basato anche su effetti creati grazie a dei software grafici, dà al lettore un quadro chiaro e completo della dinamica dell’azione senza fare confusione, e realizzando anatomie molto proporzionate, pur dando loro un certo tocco personale. Lo stacco con il suo predecessore Greg Land si sente: mentre quest’ultimo aveva una certa predilezione per la realizzazione di “pin-up” (ovvero immagini adatte a poster e copertine, più che a dei fumetti), Ferry dedica invece moltissima attenzione allo storytelling. Testi e disegni di Yuki Nakaji 208 pagine, b/n, brossurato, formato 17x11, Euro 5.50 Planet Manga Lui e Lei puntavano all'Altro, ma finiscono per innamorarsi. Lei inciampa e bacia un quarto, che punta a entrambi. Yuki Nakaji disegna in modo adorabile, ma non sa più cosa inventarsi per portare avanti questa commedia romantica. E, infatti, non si inventa niente. articolo di : Michele Miglionico I mangaka dovrebbero peccare di umiltà, qualche volta. Nella cultura nipponica è imperante che gli autori facciano tutto da sé, le collaborazioni sono casi rari che si ricordano (Yumiko Igarashi, le CLAMP, "MPD Psycho"). Purtroppo Yuki Nakaji non fa eccezione. L'autrice interpreta alla perfezione lo stilema grafico dei fumetti per ragazze degli anni 90-2000, ispirandosi a "Marmalade Boy". Aveva tra le mani un concept ancora poco abusato, quale la rivalità sentimentale tra una lei e un gay. Ha preferito fare di testa sua, prima non sviluppando al meglio l'impianto di base, poi facendone cadere i presupposti - snaturandolo - per finire con un accanimento terapeutico che, per probabili motivi di vendite, ha trascinato la trama fino al futuro 12° volumetto. Uno sceneggiatore con la giusta tecnica avrebbe svolto meglio il tema e avrebbe chiuso la storia quando i tempi erano maturi. La Nakaji, invece, tiene bassa, quasi spenta, la fiamma del conflitto e dell'azione. I protagonisti vivono le loro esistenze, giorno dopo giorno, senza sconvolgimenti degni di nota; il fuoco viene ravvivato solo dal provvidenziale ingresso di nuovi personaggi. Alcuni di loro non hanno neanche una sessualità ben definita, come se fosse facile cambiarla, come se si fosse in un'utopica antica Grecia. Volendo essere buoni, si può apprezzare la sperimentazione di un fumetto in cui non succede granché e che, in qualche modo, va almeno in pareggio. Per carità, "Venus in love" non fa schifo, anzi. E' scorrevole, è ben disegnato. Ciò che rode è il pensiero che si potesse fare di più... e che mancando solo tre numeri alla conclusione, chi ha cominciato arriverà fino alla fine, veicolando all'autrice un messaggio in parte fuorviante. Immagini e marchi registrati sono © dei rispettivi autori e degli aventi diritto
e vengono utilizzati su Glamazonia.it esclusivamente a scopi conoscitivi e divulgativi. |