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IN DUE PAROLE /029 - marzo 2008
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IN DUE PAROLE /029 - marzo 2008
![]() ...UN'OCCHIATA ALLE USCITE DAL 24 AL 30 MARZO 2008 Testi di Luigi Mignacco, disegni di Corrado Roi, copertina di Angelo Stano 98 pagine, b/n, brossurato, formato 21x16, Euro 2.70 Sergio Bonelli Editore Non vi aspettate una storia horror, neanche una di fantascienza. Abbiamo tra le mani un semplice giallo, carino certo, ma non è per questo che leggiamo Dylan Dog. articolo di : Alessandro Neri Uno scrittore di successo, Luc Faraday, fa ricorso a Dylan Dog perchè non sa più cosa è vero e cosa la sua mente gli fa vedere. Anni prima i suoi nonni, la sua unica famiglia, sono stati massacrati. Una banda di rapinatori è stati incolpata per il duplice omicidio, ma ora il loro capo è evaso di prigione. Nel frattempo lo scrittore ha delle visioni ed è convinto che in realtà siano stati gli alieni a compiere questi assassini efferati. Mignacco (Il Detective senza Nome, Martin Mystère, Nick Raider, Mister No, Dampyr), che nel tempo si è fatto sempre più raro sulle pagine di Dylan Dog, scrive un giallo in piena regola, certo non male e ricco di colpi di scena, ma non è quello che ci aspettiamo leggendo un albo dell’Indagatore dell’Incubo. Roi (ex-copertinista di Brendon e disegnatore dalla carriera analoga a quella di Mignacco, considerato che ha lavorato, tra le altre, per le stesse serie bonelliane dello sceneggiatore) mancava dalle pagine di Dylan Dog dal numero 249, I Ricordi Sepolti, scritto proprio dall’amico Mignacco. I suoi disegni, caratterizzati dal tratto fino e dagli inchiostri pesanti, sono eccellenti come al solito. Molto bella anche la copertina di Stano, una delle migliori degli ultimi tempi. Per il numero seguente la gaffe de La Furia dell’Upyr (un mese prima sulle pagine di Dampyr del numero 95 si era già parlato di upyr), che mostra ancora una volta una certa disorganizzazione in Via Buonarroti dopo il “doppione” delle storie di Dylan Dog 255 e 256, ci saremmo aspettati una storia migliore per farci dimenticare la figuretta. Testi di Michael Avon Oeming e Warren Ellis e disegni di Mel Rubi e Mike Deodato Jr. 80 pagine, colore, spillato, formato 17x26, Euro 2.80 Panini Comics Il Ragno mette da parte “Back in Black” per un mese e per fortuna ci possiamo gustare la fine del primo ciclo dei Thunderbolts. articolo di : Davide Paolino Fan del Ragno, siete pronti per la clamorosa fine di “Back in Black”? Ci dispiace, ma dovete pazientare per due numeri. Nel UR 482 si ritorna al passato, a quando Peter indossava il costume tradizionale ed era appena sposato con Mary Jane. La tranquilla vita coniugale però viene messa a dura prova da Kulan Gath, che oltre a riportare l’intera civiltà nel Medioevo, mette il nostro amichevole ragno di quartiere e la sua amata l’uno contro l’altro. Come è possibile? Semplice, se Mj diventa Red Sonya. Solo due episodi (dei cinque complessivi) della saga che si concluderà nel prossimo numero, e che ci permetterà di provare ancora più invidia per Peter. D’altronde non tutti hanno una moglie che riesce a stare così bene in un bikini di metallo (grazie anche ai disegni di Mel Rubi). Scorrono bene, comunque, i due episodi anche se ci sono delle incongruenze finali, ma molto azzeccate le battute di Peter in tema fantasy. L’ingresso di Venom non può che dare quel qualcosa in più alla storia. Intanto finisce il primo ciclo dei Thunderbolts. Inutile dire che ogni episodio è stato eccezionale e anche l’ultimo ne conferma la validità complessiva. Aquila Americana, Ragno D’Acciaio e Sepulchre sono un team improvvisato che riuscirà a dare non pochi problemi ai supermostri con distintivo, in particolare a Bullseye, uno dei cattivi meglio riusciti della storia, che qui troverà pane per i suoi denti. Il finale è decisamente insospettabile. Aspettiamo con impazienza i risvolti successivi. Conclude l’albo un’avventura dei Pocket Marvel, purtroppo non a livello delle precendenti. In conclusione: numero apprezzabile, ma senza Thunderbolts non sarebbe stato lo stesso; non ci resta che aspettare un mese per rivedere il nostro ragno nero. Testi di Garth Ennis, disegni di Chris Sprouse, Peter Snejbjerg, Glen Fabry e Karl Story 114 pagine, colore, brossurato, formato 17x26, Euro 11.50 Planeta De Agostini Midnighter contro Hitler! Ennis e Sprouse mandano il tenebroso membro di Authority a spasso nel tempo in salsa di humour nero e gore. articolo di : Paolo D'Alessandro Rapito dagli scagnozzi del misterioso Paulus, Midnighter si vede costretto in una missione improbabile: andare indietro nel tempo e uccidere niente di meno che Adolf Hitler. Pena: la detonazione della bomba che gli è stata impiantata in corpo. La missione però fallisce, a causa di una sorta di polizia temporale che è lì proprio per evitare che questo tipo di cambiamenti storici abbia luogo... Ennis inaugura la serie regolare dedicata all'anti-eroe del supergruppo Authority, con un arco che corre sul sottile filo tra cinismo e parodia, tra surreale e grottesco. Come di consueto, lo scrittore scozzese non risparmia frecciate alla morale sessuale e alla decadenza di una certa pseudo-aristocrazia, colorando quasi di satira sociale uno spin-off di una serie che non è mai stata "solamente" super-eroica. Ai disegni l'ottimo Chris Sprouse, tratto sintetico ed efficace, di grande dinamicità e sapiente storytelling. Purtroppo nei capitoli centrali si avverte una certa discontinuità dei fill-in artist Phillips e Stejbjerg, comunque leggibili grazie alla solidità e all'interesse della sceneggiatura. Chiude l'albo una toccante storia di amore e morte che vede protagonisti Apollo e Midnighter in versione samurai. Testi di Joe Kelly, disegni di Alé Garza, Ian Churchill 128 pagine, brossurato, 16.8x25.7, colore, Euro 10.95 Planeta/De Agostini Il ciclo di Joe Kelly si conclude come è iniziato, nella totale mancanza di una direzione chiara e di alcun elemento di interesse. Un volume confusionario e dai disegni mediocri. Sconsigliato. articolo di : Fabio Graziano In un delizioso film di Almodovar, un’anziana madre disse alla figlia che una donna abbandonata è “come una vacca senza campanaccio”. È smarrita, persa, lasciata a vagare senza che nessuno possa ritrovarla. Lo stesso si potrebbe dire dell’attuale serie di Supergirl, di cui Planeta/De Agostini ci presenta un nuovo, terribile volume. In circa una ventina di episodi, il ruolo di sceneggiatore è passato dalle mani di tre autori diversi, nessuno dei quali è stato in grado di attribuire alla collana una direzione precisa e convincente. La storia è confusionaria e complessa. Nel primo volume, Jeph Loeb aveva seminato il dubbio che Supergirl fosse stata inviata sulla Terra per uccidere il cugino Kal, alias Superman. La questione è proseguita da Joe Kelly in queste pagine, con una serie di ribaltamenti di fronte che, a lettura finita, creano solo un gran mal di testa. Per di più, il racconto si sviluppa in una serie di malriuscite trovate da meta-fumetto, come quella del duello metafisico tra la protagonista e una specie di versione distorta della Supergirl Silver age, topos peraltro già abusato da altri autori. Nonostante quest’ultimo volume, dall’emblematico titolo di “Origini”, si proponesse evidentemente di rispondere alle numerose domande che circondano il personaggio di Kara Zor-El, in realtà ancora oggi non è possibile dirimere tali dubbi se non in maniera abbozzata. Anzi, la storia lascia irrisolte alcune questioni di non poco conto, che sembrano volutamente dimenticate, come se nulla fosse. I disegni, realizzati principalmente da Alè Garza, sono frettolosi e superficiali, e soffrono di una cronica mancanza di sfondi. A metterci una pezza è, soprattutto, l’ottima colorazione di Rod Reis. In definitiva, trama inconsistente e di nessun interesse, mal supportata da personaggi banali, ritratti abbozzati di adolescenti stereotipati da MTV-generation. Meglio risparmiare per comprare fumetti più rispettosi dell’intelligenza e del gusto di propri lettori Testi Jeph loeb, Gregg Hurwitz, Frank Tieri disegni Simone Bianchi, Marcelo Frusin, Jim Calafiore 80 pagine, colore, spillato, formato 17x26, Euro 3.30 Panini Comics Capitolo finale della miniserie "Evoluzione", valorizzata dalle matite di Simone Bianchi. articolo di : Raffaele Pinna In questo numero giunge a conclusione la miniserie di Loeb-Bianchi ed il passato dell'artigliato canadese ne esce ancora più complicato di quanto già non fosse. Addirittura, la storia parrebbe quasi un What If?, tante sono le cose che cozzano con quanto già sapevamo dei protagonisti. La parte migliore sono senza dubbio i disegni dell'italico Simone Bianchi che realizza tavole di grande effetto anche se alcune sono più vicine all'illustrazione e la narrazione a tratti diventa un pò confusa. In linea con quanto annunciato, Loeb aggiunge nuove caratterische ai personaggi e pone la parola fine ai ricorrenti scontri tra Wolverine e Sabretooth... Ma sarà davvero così? A seguire troviamo l'annual del 2007 della testata di Wolverine, una storia tecnicamente ben realizzata e coinvolgente, dotata di un buon ritmo e di ottimi disegni il cui vero protagonista non è il titolare della testata, sul modello delle "Tangled Web" dell'Uomo Ragno. In chiusura, proseguono le storie di New Excalibur. Questa volta l'attenzione è focalizzata sul personaggio del Fenomeno e su come affronti il suo attuale ridimensionamento in quanto a potere. Tieri dimostra di conoscere e rispettare i personaggi che decide di usare, le sue storie hanno un sapore classico, e sono sicuramente gradevoli per chi apprezza i protagonisti in gioco. Immagini e marchi registrati sono © dei rispettivi autori e degli aventi diritto
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