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IN DUE PAROLE - Dylan Dog 300
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IN DUE PAROLE - Dylan Dog 300
![]() Testi di Pasquale Ruju, disegni e copertina di Angelo Stano 100 pagine, colore, brossura, formato 17x21, Euro 2.70 Sergio Bonelli Editore di Davide Paolino Sono passati venticinque anni, giusti giusti, da quel Settembre 1986, quando uno sceneggiatore quasi affermato di nome Tiziano Sclavi inventò la figura dell’indagatore dell’incubo. E fece il botto. Dylan Dog è stato negli anni un fenomeno prima su carta e poi di costume; poi le luci attorno al vecchio Old Boy si sono un po’ affievolite. Complice l’abbandono, quasi completo, del creatore sulla testata e l’arrivo di alcuni sceneggiatori che hanno dato ben poco al buon Dylan. Di certo non stiamo parlando di Pasquale Ruju, sceneggiatore ormai storico che è stato chiamato a questo difficile compito di celebrare i trecento numeri ovviamente colorati, come accade sempre in Bonelli per i festeggiamenti. Ed è una celebrazione continua. Ruju imbastisce una trama che rimanda ai capolavori del passato e alla, ben poca, continuity del mondo dylaniato. Chiude qualche porta, ne apre una piccolissima e ci fa capire come sia difficile scrivere di un personaggio che non è il proprio, pur amandolo in ogni pagina di vita. I disegni di uno Stano in forma strepitosa, trecento mesi per lui sono passati benissimo, poi aiutano a gustarsi il festeggiamento rimanendo a bocca aperta e apprezzando anche i colori che lo studio Rudoni ha confezionato con tanta cura. Al termine delle novantasei pagine lo smarrimento per i lettori, e forse una lacrimuccia pensando al Dylan del passato, ci sarà. Per gli “antichi” sarà un’occasione di amarcord delle prime meravigliose storie. Per i nuovi sarà un modo per avvicinarsi alla vera essenza dell’indagatore dell’incubo. Plauso aggiuntivo, al lavoro di Ruju, per la presenza prolungata di un Groucho in grande spolvero e di un Cagliostro che fa notare i suoi poteri. Per la parte grafica non possiamo non alzare le mani. Se la copertina e i disegni sono eccezionali, le tavole ambientate nel passato sono da esposizione, i colori aiutano non poco a gustarsi la storia ed ad apprezzarla in ogni vignetta. Unica pecca generale, se dobbiamo trovarla: quella consapevolezza che lo splatter è ormai scomparso e la possibilità, per gli autori, di poterci fare ben poco per riproporlo. E questo è un po’ triste. Immagini e marchi registrati sono © dei rispettivi autori e degli aventi diritto
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