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IN DUE PAROLE INTERNATIONAL /012 - agosto 2008
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IN DUE PAROLE INTERNATIONAL /012 - agosto 2008
![]() ...UN'OCCHIATA ALLE USCITE ESTERE DI AGOSTO 2008 Testi di Brad Meltzer, disegni di Adam Kubert e John Dell 48 pagine, colore, spillato, formato 17x26, $ 3.99 DC Comics Il tie-in di Final Crisis più superfluo finora, che per di più necessita di una laurea in continuity per essere apprezzato. Grandi autori, pessimo risultato. articolo di : Dario Beretta Un one-shot piuttosto strano, questo Last Will and Testament. Brad Meltzer e Adam Kubert, infatti, prendono le mosse dall'idea di presentare "l'ultima notte" dei maggiori eroi DC (almeno, di alcuni di loro) prima della battaglia contro Darkseid (si parla sempre di un tie-in di Final Crisis, sebbene nel titolo stavolta non sia stato specificato); una battaglia che pensano possa essere l'ultima per molti di loro, se non per tutti. Eppure, poco è lo spazio dedicato alle riflessioni delle icone DC, e quasi tutto l'albo gira intorno a un eroe di serie C come Geo-Force, in cerca di vendetta contro Deathstroke, reo di aver causato la morte della sorella. Last Will and Testament è quindi più una sorta di epilogo alla run di Meltzer sulla Justice League - dove già compariva Geo-Force, personaggio che evidentemente piace parecchio allo scrittore - che un vero tie-in a Final Crisis. I tocchi di classe "alla Meltzer" non mancano: Brad sa dare voce ai personaggi dannatamente bene. Un'abilità che non si può non riconoscergli in tutte le sue opere, compresa questa. Detto questo, resta una storiella davvero troppo autoreferenziale, impossibile da apprezzare appieno per chi non conosca i personaggi coinvolti e la loro storia editoriale, almeno per sommi capi. Il che è già un difetto quando i protagonisti sono Superman e Batman: figuriamoci quando si parla di Geo-Force... Buono ma non eccezionale il lavoro di Adam Kubert alle matite. Insomma, questo one-shot è assolutamente superfluo. Consigliato solo ai fan più accaniti di Brad Meltzer, gli altri passino pure oltre. Testi di Grant Morrison, disegni di Doug Mahnke and Christian Alamy 40 pagine, colore, spillato, formato 17x26, $ 4.50 DC Comics Prima parte del viaggio psichedelico in 3-D di Superman tra gli universi del Bleed. Per tutti gli amanti del Morrison più allucinato e stravagante. articolo di : Dario Beretta Superman Beyond 3-D prende le mosse da Final Crisis, la maxi-saga attualmente in corso in casa DC, e scritta dal medesimo autore, il famosissimo e sempre controverso Grant Morrison. Se siete tra coloro che trovano Final Crisis troppo difficile e contorto, qui potreste gettare l'albo a terra per la disperazione molto rapidamente: Superman Beyond 3-D è infatti un classico prodotto del Morrison più psichedelico e contorto. Echi del capolavoro di Grant, quell'All-Star Superman che tutti abbiamo amato così tanto, affiorano qua e là; ma se in ASS la fantasia al potere era del tutto asservita ad una chiarezza di storytelling totale, qui è anarchicamente avviluppata su stessa, in un circolo di techno-babble, pagine in 3-D (gli occhiali sono forniti con l'albo, in caso non aveste residuati bellici degli anni '70 in casa o non abbiate già letto "Last Son") e personaggi famosi e non che è volutamente spiazzante e cerebrale. Morrison fa suo un concetto creato da Warren Ellis alla Wildstorm (il Bleed) e lo usa per riedificare la struttura stessa del multiverso DC post-Infinite Crisis. Il risultato è un albo bizzarro in cui la trama lascia spazio alla fantasia linguistica. Un esercizio di stile che piacerà a chi apprezza questo lato della scrittura dell'autore, e farà scappare a gambe levate gli altri, molto più della già (eccessivamente) criticata Final Crisis. Ma questo è Morrison: lo si ama, o lo si odia. I disegni di Doug Mahnke meritano sicuramente una citazione: sono impeccabili e spettacolari come al solito, sia nelle pagine in due dimensioni che quelle in tre. Un grande artista davvero, che meriterebbe palcoscenici più importanti in casa DC. Testi di Grant Morrison Disegni di Howard Porter, Oscar Jimenez, John Dell e altri 256 pagine, colore, cartonato, formato 17x26, $ 29.99 DC Comics E' finalmente arrivato il momento per una ristampa cartonata deluxe dell'indimenticabile Justice League di Grant Morrison. Da avere! articolo di : Dario Beretta Verso la metà degli anni '90, la Justice League aveva ormai perso buona parte del suo appeal. Finiti i tempi (gloriosi) di DeMatteis/Giffen/Maguire, la serie navigava in cattive acque tanto creative quanto finanziarie (e anche peggio facevano i vari spin-off). Era tempo per un rilancio in grande stile. Ad aprire le danze fu la miniserie di Mark Waid Justice League: A Midsummer's Nightmare. A seguire, venne lanciata una nuova collana, intitolata semplicemente JLA, scritta da Grant Morrison e disegnata da Howard Porter. Oggi, finalmente, questa storica run torna disponibile in un formato deluxe assolutamente meritato. JLA è stata infatti una serie che ha anticipato, per grandeur e atmosfere, i "widescreen comics" della Wildstorm (soprattutto The Authority), segnando un nuovo modo di scrivere storie di supergruppi. E lo ha fatto con un perfetto mix di ritorno alle origini (con la decisione di creare una line-up comprendente tutti i pezzi grossi della DC, i cosiddetti "Big Seven") e innovazione. Il ritmo è sempre altissimo, le minacce sempre colossali, tali da giustificare l'intervento congiunto dei più grandi eroi del DC Universe. E' una serie che valorizza il lato iconico e maestoso, su quel senso di "Larger Than Life" che solo i personaggi DC riescono compiutamente ad esprimere, allo stesso modo in cui solo i personaggi Marvel riescono - all'opposto - a mostrare fino in fondo il lato umano dei supereroi. Il tutto ottimamente illustrato dal bravo Howard Porter, con l'aiuto determinante del veterano John Dell alle chine. Consigliatissimo a tutti i fan del fumetto supereroico: non solo agli estimatori di Morrison, ma anche quelli cresciuti a pane e Warren Ellis. Testi di Mark Millar, matite di John Romita Jr., chine di Tom Palmer 32 pagine, colore, spillato, 16.8x25.7, $ 2.99 Marvel Comics/Icon Un nerd indossa il costume e diventa un vigilante. Questa volta però è la vita vera. Ottimo quarto capitolo per una miniserie sempre più sconvolgente. articolo di : Paolo D'Alessandro Dave Lizewski è uno sfigatissimo teenager americano medio. Da buon lettore di fumetti esasperato dalla criminalità e dall'ingiustizia, Dave decide di indossare un costume fatto in casa e dedicarsi al mestiere di vigilante. Nonostante il gran numero di fratture riportate nell'impresa, Dave non demorde, e le sue imprese diventano sempre più popolari grazie a Internet. Ma questa vita non è una passeggiata: "sickening violence, just the way you like it", "violenza rivoltante, proprio come piace a voi". Questo lo slogan della miniserie, questa la promessa che la sequenza iniziale di quest'albo, che raccoglie lo scioccante clifflhanger del numero precedente, non manca di mantenere. E non vi sveliamo null'altro per non rovinarvi una lettura appassionante e sconvolgente. Millar punta tutto su un realismo cinico e crudo, Romita Jr. invece dipinge una realtà improvvisamente fumettizzata e "gory": la somma è una devastante storia di riscatto che diventa un incubo di sangue senza fine, la caduta in un abisso dal quale, nonostante tutto, ci si vuole emancipare, che sia attraverso la maschera del vigilante o quella dell' "amico gay", unica possibilità per stabilire un contatto con una lei irraggiungibile. Il risultato è la fuga da una vita che già dall'adolescenza si prospetta mediocre, solo per sbattere la faccia contro il muro di un mondo che non ha pietà. Curiosamente, "Kick-Ass" sta uscendo contemporaneamente a "1985", miniserie sempre scritta da Millar su un altro ragazzino appassionato di fumetti, introverso e con problemi di famiglia, che si scontra con una realtà che prima apparteneva solo ai suoi sogni più sfrenati. Peccato che lì, nonostante l'approccio più empatico, lo scrittore scozzese non riesca ad essere altrettanto brillante. Testi di Terry Moore, disegni di Craig Rousseau 32 pagine, colore, spillato, 16.8x25.7, $ 2.99 Marvel Comics La testata riapre nelle sapienti mani di Terry Moore, che, con tocco solare e intimista, ci introduce al secondo anno di liceo di una certa Mary Jane Watson. articolo di : Paolo D'Alessandro Ognuno di noi, in particolare noi appassionati alla cultura pop, nasconde un lato incrollabilmente romantico. "Spider-Man Loves Mary Jane" è stata, fin dal primo numero, la testata che ha ostinatamente puntato al cuore di panna dell'appassionato/a di fumetti. Dopo l'abbandono di Sean McKeever, creatore della serie, la Marvel ha deciso di puntare su un autore famoso proprio per le sue produzioni più intimiste, Terry Moore, l’acclamatissima mente dietro a "Strangers in Paradise." Questo primo numero del Volume 2, o (com'è in voga in questi tempi di dominio dei serial televisivi) della "Stagione 2" di "Spider-Man Loves Mary Jane" inizia proprio con il primo giorno di Seconda Liceo della nostra cara Mary Jane, il cui cuore è ancora diviso tra Spider-Man e Peter Parker (che non sa ancora essere la stessa persona). Lo sceneggiatore coglie la palla al balzo e re-introduce tutto il cast della serie, volti noti per chi ha già familiarità con le testate ragnesche. Vien da sè: Moore ci porta nel mondo di Mary Jane senza darci patemi di comprensibilità, puntando tutto sulle atmosfere ironiche e sentimentali, con un pizzico di freschezza adolescenziale. Menzione speciale per Craig Rousseau, dal tratto semplice ed evocativo, che rende la lettura una vera delizia. Serie indispensabile per tutti i romanticoni fra voi (su, non fate i timidi), e consigliatissima a chi si nasconde troppo spesso dietro al dito dell'hard-boiled. Concedevi per un attimo di sognare. Testi e disegni di Christophe Chabouté 376 pagine, b/n, cartonato, formato 25x17, Euro 25 Vents d'Ouest Tout Seul, o quando il fumetto è arte vera e propria. Vedere in libreria un malloppo del genere forse non aiuta a prenderlo, ma siate sicuri del valore di quest'opera. Un capolavoro! articolo di : Alessandro Neri A metà tra Novecento di Baricco e il Gobbo di Notre-Dame, il protagonista della storia abita in un faro da 50 anni, e non ne è mai sceso. Perchè scendere? Lui ci sta bene e, soprattutto, non saprebbe dove andare. A Tout Seul ("Tutto Solo"), come lo chiamano tutti, Chabouté dà una poesia onirica e straordinaria. Deve adattarsi alla vita dura che ha scelto, e deve sempre trovare nuovi sistemi per non soccombre alla noia, il grande nemico. L'autore riesce a creare nel mare, spazio aperto per eccellenza, una cella di isolamento, e possiamo pure identificare nel pescatore che viene una volta a settimana a rifornire il nostro recluso volontario, il suo secondino. Ma in realtà la sua sola compagna di non-viaggio è l'immaginazione. Il pluripremiato Chabouté si conferma essere un poeta, la scelta di un disegno essenziale in bianco e nero rende qualsiasi testo superfluo. Insomma, una vera poesia in prosa e soprattutto disegnata. Immagini e marchi registrati sono © dei rispettivi autori e degli aventi diritto
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