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IN DUE PAROLE MAXI /048 - novembre 2008
IN DUE PAROLE MAXI /048 - novembre 2008
[Immagine: glamarub01_dueparole.jpg]
...UN'OCCHIATA ALLE USCITE DAL 10 AL 23 NOVEMBRE 2008


[Immagine: 082411CdF2t.jpg]BAR BITES, PILLOLE DI BAR
Testi e disegni di Gigi Giardullo, acquarelli di Barbara Nosenzo
44 pagine, colore, brossurato, formato 21x15, Euro 3.50
La compagnia del Fumetto


Un albetto, autoprodotto dalla compagnia del Fumetto, di sole strisce umoristiche, divertenti e ben realizzate.

articolo di : Marcello Vaccari
Raccolta di strisce in parte già apparse sulla rivista "Lo scarabocchio", questo Bar Bites si rivela una lettura divertente. In un bar realmente esistente, tra personaggi strani e caratteristici (barista compreso) che l'autore Gigi Gardullo interpreta con umorismo, si snodano singole battute "da bar" (appunto) e piccoli drammi esistenziali, con buon ritmo e humor più che discreto.
Il tipico formato a striscia detta i tempi per la battuta comica, che sono sempre ben rispettati, e il disegno è ben fatto ed adeguato al tono umoristico. L'albetto, spillato e ben stampato, presenta anche qualche pagina con illustrazioni a colori. Merita la lettura per farsi quattro risate.



[Immagine: 081012gig_dyl0017.jpg]DYLAN DOG GIGANTE 17
Testi di Bruno Enna, Giovanni Gualdoni, Tito Faraci, Giovanni di Gregorio. Disegni di Nicola Mari, Stefano Voltolini, Maurizio di Vincenzo, Fabio Celoni. Copertina di Angelo Stano.
248 pagine, b/n, brossurato, formato 17x26, Euro 5.80
Sergio Bonelli Editore


Un albo gigante bello a metà in edicola in questo novembre freddo. Dylan tra statue, centraliniste, fate e strane situazioni.

articolo di : Davide Paolino
Diciassettesima uscita per il “Dylandogone” che, da un paio d’anni, è ritornato ad ospitare più storie invece di un’avventura unica, esperimento tentato e non riuscito. Quattro episodi per quattro diversi disegnatori e sceneggiatori:
“La statua di carne” si merita, degnamente, la copertina. Tra un Enna ispiratissimo e un Mari sempre eccellente non poteva che uscire un piccolo capolavoro. Il perfetto misto tra mistero, horror e comicità, soprattutto in un paio di scene. Questo vorremmo vedere sulla serie regolare.
“Call Center” promette bene e raccoglie i frutti. Il problema del precariato nel mondo mai perfetto di Dylan ci mancava. E la storia ci porta ad odiare con insistenza la povera centralinista tormentatrice, fino al colpo di scena finale che merita e non poco. Promosso Gualdoni e ancor di più Voltolini, alla sua prima avventura dylaniata.
“La foresta perduta” è una classica avventura in cui Dylan potrebbe anche non esserci. Se ci fosse stato, al suo posto, Martin Mystére, sarebbe forse stato meglio. E i disegni di Di Vincenzo non migliorano la situazione. Unica nota positiva l’utilizzo di Groucho che, con Faraci, è sempre al centro della vicenda insieme al protagonista principale.
“Uno, nessuno e centomila” è un esperimento di De Gregorio. Coadiuvato dal geniale Celoni, che ad ogni tavola ci ispira meraviglia, cerca di entusiasmarci con continui cambi di scena e nuovi personaggi. La storia tiene fino alla spiegazione finale che rovina tutto senza esitazione. Magari il messaggio conclusivo di Dylan è da considerarsi come monito per le notizie provenienti dall’America? Chissà.
Quattro storie per un’oretta da passare lieti. Tutto sommato un buon acquisto, tra alti e bassi.


[Immagine: 083011IIIsupermanvol218_01g.jpg]SUPERMAN 18
Testi di Geoff Johns, disegni di Gary Frank
48 pagine, colore, spillato, formato 17x26, Euro 2.95
Planeta De Agostini


Gran finale con il cuore in gola, azione a ritmo forsennato e tutti i motivi per cui Superman è il più grande eroe di sempre. Questa è la terza parte della saga di Geoff Johns e Gary Frank.

articolo di : Dario Biagiotti
Repetita iuvant, specialmente quando si ha a che fare con grandi storie e grandi autori. Già nelle recensioni dei numeri passati si è parlato abbondantemente delle grandissime qualità narrative di Geoff Johns, della sua abilità nel gestire molti personaggi e del suo perfetto equilibrio formale, da manuale di sceneggiatura. In quest’ultima parte della saga sulla Legione dei Supereroi, il discepolo di Grant Morrison conferma ed esalta le sue doti, a maggior ragione in una fase delicata come il gran finale, in cui tutti i conti devono tornare. Il ritmo stavolta è indiavolato, succede tutto a tutti contemporaneamente, dall’entrata in scena dei sostituti (mostruosa l’abilità di Johns di riuscire a caratterizzare con pochi cenni ognuno di loro) al ritorno del Sole alle sue condizioni cromatiche normali, fino alla resa dei conti tra Superman ed Earth Man, che fa salire il cuore in gola fino all’ultima pagina. Ma non c’è solo azione, anzi. C’è spazio per l’ironia (una scena su tutte, il modo in cui Chameleon Girl è costretta, davanti a suo marito Colossal Boy, a risvegliare Solar Boy), per la riflessione sul sentimento dell’esclusione, per la commozione (il dolcissimo finale) e, ovviamente, per mostrare Superman in tutta la sua grandezza.
Una battuta, forse, descrive perfettamente il senso di questa storia. Poco prima di essere sconfitto, Earth Man grida a Superman “Tu non sei mai stato rifiutato! Non sei mai stato un diverso!”, ma l’Uomo d’acciaio, dopo averlo steso, risponde “Non mi conosci. Sono stato un diverso per tutta la vita”. Niente di più vero. In un mondo imperfetto come il nostro, non distante dal tremendo futuro del XXXI secolo, in cui gli eroi sono ricchi sportivi, virago assassine in cerca di vendetta, o vampiri belli e dannati che vedono le donne come bambole di porcellana, l’icona della speranza, del riscatto e della solarità non può che essere l’outcast definitivo, snobbato dalla massa perché, appunto, diverso. Ma in fondo, è questo che fa di lui un eroe.


[Immagine: 083011presidente_luthor.jpg]SUPERMAN: PRESIDENTE LUTHOR
Testi di Jeph Loeb, Greg Rucka, disegni di Ed McGuinness
240 pagine, colore, brossurato, formato 17x26, Euro 14.95
Planeta De Agostini


Vox populi, vox dei. Lex Luthor viene eletto Presidente degli Stati Uniti e Superman assiste inerme. Ma un’idea potenzialmente deflagrante si sgonfia nella frammentarietà e nella mediocrità narrativa.

articolo di : Dario Biagiotti
Questa è una di quelle storie che rientra nell’affollata categoria delle occasioni perse, in cui il bilancio tra le aspettative della copertina e i rimpianti di pagina 240 è terribilmente in rosso. Cosa sarebbe potuto essere questo fumetto? Una bellissima e spietata metafora dell’America di George W. Bush, in cui potesse essere messa duramente alla prova la fiducia di Superman in un’umanità capace di mandare alla Casa Bianca un criminale. Il racconto paradossale della (relativa) impotenza di un eroe nato per essere il più potente sulla terra di fronte ad un cattivo diventato il più potente sulla terra. Il crollo delle certezze riguardanti il terzo termine del trittico truth, justice and the American way. La dimostrazione che anche il fumetto d’intrattenimento è in grado di raccontare la realtà con coraggio e lucidità.
Cos’è nei fatti questo fumetto? Un caotico collage di episodi, a volte persino piuttosto brevi, in cui poche buone idee vengono soffocate da una sceneggiatura disordinata e inconsistente, da personaggi piatti, e da un McGuinnes il cui Superman ipertrofico e cartoonesco già normalmente non viene ricordato con piacere dai fan, e in questa storia in particolare sarebbe dovuto essere l’ultimo disegnatore sul pianeta a essere preso in considerazione. Il continuo rincorrersi di avvenimenti, tra cui la designazione di Talia Al-Ghul alla presidenza della Lexcorp, qualche casino da parte di un mostro marino fermato in extremis con l’aiuto dei Giovani Titani, i rapporti banalmente freddi con Aquaman e Batman e l’insopportabile cornice della tecnologia B-13 nell’architettura di Metropolis, è tutt’altro che coinvolgente, e l’analisi introspettiva di Superman di fronte agli eventi si limita a qualche frase fatta e a una crisi isterica in cui ci va di mezzo qualche asteroide.
In sostanza, questa storia dimostra tutti i problemi di quella crisi di idee che negli anni ’90 affossarono l’Uomo d’Acciaio e che, nonostante la gestione Rucka, è persistita in queste pagine.


[Immagine: 082611topolino2764.JPG]TOPOLINO 2764
Testi e disegni di AA. VV.
178 pagine, colore, brossurato, formato 14x18.5, Euro 2.20
Walt Disney Italia


Topolino festeggia in sordina il “proprio” compleanno con un tuffo nel passato…

articolo di : Michele Miglionico
La copertina di Giorgio Cavazzano, dal concept originale e dallo strillone "L'ultimo caso per Topolino!", già fa venire l'acquolina in bocca. Stiamo per leggere un'avventura revisionista sul futuro di Mickey Mouse? No, niente di tutto questo, ma Tito Faraci ha pensato bene di regalare alla sua più celebre creatura adottiva, per il suo ottantesimo compleanno, una storia dal sapore definitivo, strizzando l'occhio a tutti i cultori del classico fumetto Disney. "L'ultimo caso", infatti, si ricollega alla storica "Topolino poliziotto e Pippo suo aiutante" dove Floyd Gottfredson mise le basi per il futuro da detective del roditore e per la sua amicizia con lo strambo cane. Questo viene glissato nel breve redazionale che introduce la storia, ma diventa evidente se Giorgio Cavazzano è "costretto" (con gran divertimento) a scimmiottare proprio lo stile anni '30 in un flashback che rievochi quella lontana vicenda. Nelle restanti tavole, il maestro veneziano non può né essere raggiunto né superarsi. Lo sceneggiatore raggiunge vette simili. Il soggetto non vanta niente di straordinario, ma la delicatezza con cui viene toccato il passato dei personaggi, i silenzi, l'azione, le battute revisioniste, la caratterizzazione di Pippo, l'umorismo ci consegnano una delle migliori prove canoniche dell'autore, il quale probabilmente non potrà più aggiungere altro sulla propria concezione del personaggio.
Altro pezzo da novanta che campeggia in queste pagine è Silvia Ziche, con la sua "Gulp" d'ordinanza in apertura e con la terza puntata di "Topolino e la rapina del millennio", in cui il festeggiato viene catapultato nella surreale situazione di essere considerato complice di Gambadilegno e Trudy. Prove gradevoli, anche se abbiamo letto di meglio da parte dell'autrice.
Le saghe non si fermano qui: la nuova direzione sta puntano molto sulle storie a puntate, forse per fidelizzare il pubblico, forse per strizzare l'occhio al successo delle serie degli altri media. Anche "Il grande viaggio di Paperino e Papernova" è arrivato alla terza puntata, una miniserie di Stefano Ambrosio sulla magia e sui giochi di prestigio, con la presenza della versione disneyana del prestigiatore televisivo Casanova - il che già può far storcere il naso ai più snob. Il titolo "Transilvania, terra di fantasmi" rende l'idea del tentativo di essere originale. Ma sembra che anche il disegnatore Giuseppe Dalla Santa, come noi, non sia molto ispirato dalla sceneggiatura.
“Zio Paperone e la scomparsa istruttiva” di Alessandro Mainardi e Giampaolo Soldati si innesta nel filone della rivalità tra il protagonista e il rivale Rockerduck. Qualche spunto originale, ma difficile evitare il deja vu; impossibile nel caso di “Paperino e la soluzione al parcheggio” di Carlo Panaro e Andrea Lucci: la redazione dev'essere ossessionata dal tema del titolo, perché ritorna periodicamente come le tasse.
Un discorso a parte per "Paperino Paperotto e l'invisibile mostro Cappotto". Il format bucolico-infantile è da anni un fiore all'occhiello della testata, pur con i suoi alti e bassi. Questo è un "alto": Annamaria Durante segue benissimo le orme di Bruno Enna, il più poetico sceneggiatore del personaggio. Con un'altra donna al tavolo da disegno (la buona Giada Perissinotto), ci fa sorridere - con il rischio di commuovere - con un tuffo nell'immaginifico mondo dei bambini. Il tocco materno si sente.
A condire il tutto, un ciak di Alessio Coppola e un ciak di Massimiliamo Valentini e Massimo Asaro.


[Immagine: 080512ultimates37.jpg]ULTIMATES 37
Testi e disegni di Jeph Loeb, Warren Ellis, Joe Madureira, Cary Nord
52 pagine, colore, spillato, formato 17x26, Euro 2.80
Panini Comics


Numero di debutti per la collana Panini dedicata ai più potenti eroi dell’universo Ultimate: arrivano Ultimates 3 e Ultimate Human.

articolo di : Dario Beretta
Inizia in questo numero la pubblicazione della terza “stagione” di The Ultimates, la prima non a firma Millar/Hitch. L’arduo compito di raccogliere il pesantissimo testimone è stato affidato dalla Marvel a Jeph Loeb e al “cavallo di ritorno” Joe Madureira, che si è preso una pausa dalla sua carriera nel mondo dei videogiochi per realizzare i 5 albi della serie. Che dire: se il buongiorno si vede dal mattino, per i lettori di Ultimates sarà un’avventura da dimenticare in fretta. Se infatti è apprezzabile, da un lato, il desiderio di fare qualcosa di completamente diverso dalla satira politica in salsa blockbuster così ben realizzata dagli autori precedenti, è anche vero che “diverso” non dovrebbe significare “brutto”. E Ultimates 3 numero 1 è esattamente questo: un brutto, bruttissimo fumetto. Madureira è sempre bravo, ma nello storytelling non è migliorato di una virgola, anzi, e in più è penalizzato da una colorazione pesantissima e per niente funzionale. La storia di Loeb è francamente imbarazzante: botte da orbi, cliffhanger finale piuttosto scontato e, soprattutto, una serie di scene a sfondo sessual-pruriginoso che sembrano tanto un tentativo - miseramente fallito - di dare ai personaggi un po’ di quel pepe che Millar aveva saputo infondergli così bene.
Grazie al cielo, a risollevare le sorti dell’albo c’è Ultimate Human. Anche in questa mini dedicata a Hulk e Iron Man i colori lasciano a desiderare, ma a parte questo tutto il resto funziona, almeno in questo primo episodio. Funziona la storia di Ellis, che quando può scatenarsi nell’hard sci-fi quasi sempre finisce col dare il meglio di sé, o quasi. Funzionano i disegni di Nord, che nonostante il summenzionato problema di colorazione mostrano un buonissimo storytelling e un’ottima gestione sia dei momenti d’azione che di quelli più “tranquilli”.
Dopo aver letto quest’albo, c’è da rallegrarsi al pensiero che alla fine di Ultimates 3, in fondo, manchino solo 4 numeri. E cominciare ad aspettare i già annunciati Ultimate Avengers di Millar.


[Immagine: 081111xdx164.jpg]X-MEN DELUXE 164
Testi di Peter David, Craig Kyle & Chris Yost, Mike Carey e disegni di Scot Eaton, Humbero Ramos, Chris Bachalo, Paco Diaz Luque
112 pagine, colore, brossurato, formato 17x26, Euro 4.00
Panini Comics


Conclusione col botto per Messiah Complex !

articolo di : Raffaele Pinna
Giunge a conclusione il crossover Messiah Complex, che ha occupato le testate mutanti degli ultimi mesi. Tutti i nodi vengono al pettine, pur lasciando parecchi spunti aperti per le evoluzioni future. Di sicuro si è tentato di imprimere nuove direzioni alle testate mutanti, sono parecchi i personaggi che escono modificati da queste storie come caratteristiche ed obiettivi. Il finale vuole lasciar intendere che è finita un epoca per il sogno di Xavier, alle storie future il compito di rispettare o meno questa aspettativa.
Si conclude anche la saga di Vulcan imperatore: in un'escalation di scontri stellari si compie il destino dei predoni e della guerra con gli Scy'ar. Il finale è piuttosto amaro, la guerra civile è sì conclusa, ma in un modo forse inaspettato.
Dal punto di vista grafico spicca l'ultimo capitolo del crossover disegnato da Bachalo, particolarmente a suo agio con le masse di X-Men.


[Immagine: 082411zanna16.jpg]ZANNABLU: INDIANA PORKS
Testi e disegni di Stefano Bonfanti e Barbara Barbieri
48 pagine, b/n, brossurato, formato 17x23, Euro 4.50
DENTIBLU


Nuova parodia per i Dentiblu e la loro creatura Zannablù. Stavolta è Indiana Jones a cadere sotto la loro penna, con risultati molto divertenti.

articolo di : Marcello Vaccari
I due autori di Zannablù (Stefano Bonfanti e Barbara Barbieri) hanno ormai trovato una formula efficace per creare nuove avventure del loro personaggio, ovvero parodiare i film più famosi: anche se non proprio tutti gli albi sono parodie, direi che almeno metà della produzione è di storie di questo tipo. Devo dire che nel caso specifico funziona abbastanza bene, anche questa storia è divertente e ben congegnata, pur senza arrivare a picchi di comicità elevatissimi.
L'umorismo abbastanza garbato che contraddistingue gli autori è l'asse portante anche di questa avventura, che è una parodia dei cliché di Indiana Jones in generale, piuttosto che di uno dei film in particolare. Il cinghiale Zannablù si trova invischiato in un'avventura al posto del vero e codardo Indiana Porks, in una sequenza continua di battute irriverenti ma non troppo, divertenti senza esagerare, e che danno un po' di buonumore, che è sempre gradito. Sono comunque sempre presenti gli "adattamenti" dei nomi dei personaggi/luoghi parodiati, che sono una delle caratteristiche peculiari del fumetto fin dai suoi inizi, nonché una delle più divertenti, assieme allo stralunato linguaggio "cinghialese".
I disegni ormai consolidati a un ottimo livello, con tavole ben impostate e un buon ritmo narrativo, ne fanno un prodotto professionale, che meriterebbe di certo il suo spazio anche in edicola. Possibile che qualche editore non se ne accorga?


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RE: IN DUE PAROLE MAXI /048 - novembre 2008
A nome del mio mitico amico Gigi, ringrazio lo staff per la rece di Bar Bites Pillole da Bar.
Grandi tutti!!! Grazie ancora a Marcello per il tempo speso smile
Se possibile vorremmo fare un ulteriore aggiornamento sul nostro blog col link a questa pagina del Glamazonia, mi dite qualcosa?
Grazie baldi giovini!!!
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RE: IN DUE PAROLE MAXI /048 - novembre 2008
Andrears Ha scritto:
A nome del mio mitico amico Gigi, ringrazio lo staff per la rece di Bar Bites Pillole da Bar.
Grandi tutti!!! Grazie ancora a Marcello per il tempo speso smile
Se possibile vorremmo fare un ulteriore aggiornamento sul nostro blog col link a questa pagina del Glamazonia, mi dite qualcosa?
Grazie baldi giovini!!!

Linkate pure senza ritegno! lol
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