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L'OSSERVATORE - Speciale: 40 anni di MARVEL in Italia: intervista a Giuseppe Camuncol
L'OSSERVATORE - Speciale: 40 anni di MARVEL in Italia: intervista a Giuseppe Camuncol
[Immagine: glamarub03_osservatore.jpg]
SPECIALE: 40 ANNI DI MARVEL COMICS IN ITALIA

L'AUTORE OSPITE del n.ro 19 di fumettomani@ e di questo Speciale è un giovane autore che ha lavorato, e sta lavorando, per la Marvel e per la DC Comics.
Questa intervista è stato il primo intervento consegnato, nel settembre del 2009. Inizialmente si pensava di dedicare la rivista e lo Speciale ai “70 della Marvel Comics” ma, dal momento che ho cominciato ad organizzarli nell’estate del 2009, era quasi impossibile riuscirci.
Del progetto originario ho solo realizzato tre incontri con gli istituti scolastici nella mia cittadina, tra dicembre 2009 e gennaio 2010, mentre ho trasformato tutto lo speciale dedicandolo ai 40 anni di fumetti della Marvel pubblicati Italia. Ecco spiegato il motivo per cui nell’intervista si parla anche dei 70 anni della Marvel Comics.
M.B.


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Intervista a Giuseppe Camuncoli
UN EMILIANO ALLA MARVEL

di Alberto Conte

[Immagine: 112301fearitselfpromo2.jpg]

Alberto Conte: Se non ricordo male, i primi tuoi lavori che ho letto sono stati Bonerest e Quebrada, in collaborazione con Matteo Casali: entrambi progetti autoriali, che richiamavano alla mente prodotti statunitense, in particolare quelli prodotti dalla linea Vertigo (Swamp Thing, Hellblazer). Confermi? In caso positivo, come ha facilitato la narrazione di Matteo il tuo approdare al metodo USA?
Giuseppe Camuncoli: Confermo, confermo. Queste nostre prime autoproduzioni (così come i vari progetti, ovviamente inediti, che negli anni avevamo iniziato a sottoporre a tutti gli editori italiani) erano una diretta conseguenza delle nostre letture di riferimento dell’epoca, e del nostro amore per esse. Soprattutto “vertighiane” (Moore, Milligan, Morrison, Delano & Co.), ma passando anche attraverso WATCHMEN, DARK KNIGHT RETURNS, LOVE & ROCKETS dei Fratelli Hernandez, METROPOL di McKeever, insomma un bel mix di letture che poi sono state riconfermate negli anni come capisaldi della letteratura a fumetti, e che ancora oggi risultano fresche, accattivanti, attualissime.
Questo codex di riferimento, condiviso da entrambi, è stato l’humus che ha partorito i nostri primi fumetti. Ci si muoveva insomma su un terreno comune, conosciuto, accogliente, che ha sicuramente facilitato le sinergie che devono necessariamente scaturire tra testo e disegni per fare buoni fumetti.

[Immagine: 112301HLB-258.15.jpg]
A.C.: Formulo una domanda articolata in diversi punti per approfondirne tutti gli aspetti. Come si distingue secondo te la metodica di lavoro tra autore e casa editrice d’oltreoceano da quella europea? Come si distingue secondo te la narrazione dei fumetti statunitensi da quelli europei? Come nello specifico poi quella della Vertigo, forse più orientata all’aspetto letterario ed artistico della produzione di fumetti (se sei d’accordo), da quella della Marvel, maggiormente incentrata sullo sviluppo di personaggi mainstream, ormai iconici nella cultura di massa?
G.C.:
Nello specifico processo di lavorazione, non ci sono grandi differenze. Le sceneggiature ormai sono tutte dettagliate al millesimo – ormai, da quel che mi dicono, gli unici autori a ricorrere al metodo “Marvel Style” inaugurato da Stan Lee & Jack Kirby sono Tom DeFalco e Dan Slott – e una volta ricevute quelle, poi il disegno, l’eventuale colorazione e l’editing seguono un flusso piuttosto omogeneo un po’ ovunque. Le narrazioni possono essere molto diverse, soprattutto per il formato (un albo americano di 22 pagine ha un ritmo e una composizione e una scansione di lettura molto differenti da un bonelliano da 100 pagine, oppure da un cartonato francese), e con esse anche la gabbia, lo stile di disegno o la prosa, ma questo è vero anche per due fumetti dello stesso genere realizzati da autori diversi, ad esempio: il Batman di Frank Miller e Jim Lee è radicalmente diverso dal Batman di Brian Azzarello e Eduardo Risso.
E infine, per quel che riguarda l’ultima domanda, è vero che la Marvel può essere considerata più mainstream, ma è anche vero che negli ultimi dieci anni, la stessa Marvel ha iniziato un processo di diversificazione impressionante, sia a livello di tematiche, sia a livello di stile, grazie anche all’arruolamento di editor come Axel Alonso che in Vertigo hanno avuto grandi risultati. Un altro esempio su tutti, l’esperimento “indipendente” di “Strange Tales”, una miniserie davvero eclettica che vede autori non certo mainstream (come Paul Pope, Peter Bagge e Tony Millionaire) alle prese con le loro bizzarre versioni dei personaggi della Casa delle Idee. E poi, il mercato che si è globalizzato a tutti gli effetti, con autori francesi che lavorano per il mercato americano e viceversa, contaminando, assorbendo e influenzando allo stesso tempo sia il proprio stile che quello dello specifico mercato. Insomma, credo che ora come ora la scena fumettistica, a livello mondiale, sia fluida e viva come non mai.


A.C.: Esiste un personaggio ed un autore cui non hai ancora prestato il tuo pennino e di cui ti piacerebbe occuparti? Quale, invece, di cui sei particolarmente fiero?
G.C.
: Esistono tantissimi personaggi su cui non ho mai lavorato… Hellboy su tutti, ma tra DC, Vertigo e Marvel solamente ce ne sono un’infinità che vorrei affrontare (basterebbe in realtà cancellare quelli su cui ho già lavorato, che si farebbe prima…), ti cito qualche nome alla rinfusa: Sandman, Daredevil, Green Lantern, Vendicatori… La lista potrebbe andare avanti davvero all’infinito.
Lo stesso dicasi degli autori con cui ancora non ho lavorato. A partire da Alan Moore (lo cito praticamente ad ogni intervista).
Invece, sono fiero di quasi tutto quello fatto finora, sarebbe ingiusto segnalare qualche progetto o qualche sceneggiatore in questa sede, farei torto a tutti gli altri.


[Immagine: 112301Scorpions_5.jpg]A.C.: Come è stato lavorare su un volume che prosegue la narrazione degli Scorpioni di Pratt? Una sfida apparentemente improba, ma il volume è stato accolto piuttosto bene dal pubblico e dalla critica, al di là di una comprensibile iniziale diffidenza degli appassionati di questo grande maestro.
G.C.:
Lavorare su “Gli Scorpioni del Deserto” è stato innanzitutto un grandissimo privilegio. Intanto perché con Matteo Casali siamo stati chiamati a raccontare un episodio di una serie che appartiene di diritto alla storia del fumetto, proseguendo, dopo Wazem, il cammino di Koinsky verso Addis Abeba che lo stesso Hugo Pratt non era riuscito a portare a termine. A una proposta del genere, per quanto difficile, se vuoi irriverente, e molto, molto impegnativa data la grande pressione iniziale, non si dice di no. Fortunatamente a volume uscito, i tanti elogi e anche le sparute critiche, ci hanno ripagato del grande sforzo – soprattutto mentale – che la consapevolezza di dover rendere giustizia all’opera del maestro di Malamocco ha comportato. Ma al tempo stesso ci ha dato, a noi e ai lettori, la grande opportunità di rivedere in azione i tanti personaggi di quella bellissima saga corale che sono gli “Scorpioni”. Abbiamo per esempio ripreso Cush, vero e proprio anello di congiunzione tra Scorpioni e Corto Maltese, e questo ci ha portato a realizzare un prequel al nostro “Quattro Sassi Nel Fuoco”, uscito su “Specchio” nel gennaio 2008 con tanto di copertina, in cui compare in un flashback proprio Corto Maltese. Insomma, dopo i timori iniziali, è stato davvero inebriante, magico, sapere di avere avuto (e di continuare ad avere) la responsabilità e il grande compito di tornare a far muovere questi personaggi. Alla fine, credo che la dedizione, il rispetto e la grande passione che abbiamo riversato in questo volume “prattiano” siano passati, e abbiano pagato.


A.C.: Hai disegnato qualche anno fa una miniserie tratta da un’idea di Luciano Ligabue, “La neve se ne frega”, che si sta rivelando negli ultimi anni un artista poliedrico: ci parli di quest’opera e del rapporto con il “Liga”?
G.C..
Innanzitutto ci tengo a dire che lavorare all’adattamento a fumetti de “La neve se ne frega” è stato molto piacevole ed appassionante, sia dal punto di vista umano che professionale. Tramite un amico fotografo, sono entrato in contatto col Maio, il manager di Luciano, e da lì abbiamo iniziato a parlare di un progetto a fumetti. [Immagine: 112301image_gallery.jpg]E’ stato Luciano stesso a proporre a Matteo Casali e me di adattare il suo omonimo romanzo, uscito per Feltrinelli qualche anno fa, e a inviarcene alcune copie perché potessimo leggerlo e farci un’opinione più precisa di quello che raccontava il romanzo, e di come e se si potesse adattarlo alla forma fumetto. Non era così scontato il confronto con l’opera di Luciano, e invece il romanzo ci ha conquistato (a me e Matteo) al primo colpo, coinvolgendoci e spingendoci a dare il meglio di noi per rendere il più possibile giustizia a un’opera davvero intensa, ricca di spunti e molto, molto emozionante. Possiamo dire a distanza di tempo che il risultato è stato ottimo, sia per quel che riguarda la critica che le vendite (è infatti imminente la ristampa del volume presso Panini), senza contare le molte soddisfazioni ricevute durante le varie presentazioni, compresi i due bagni di folla (quello di Mantova e quello di Lucca) in compagnia di Luciano. Lo stesso Luciano poi si è rivelato, non troppo sorprendentemente a dire il vero, una persona fantastica, ci ha lasciato libertà assoluta nel nostro lavoro, senza mai farci mancare il suo supporto e il suo apprezzamento. Insomma, “La neve se ne frega” ha segnato un’altra, importante tappa per quel che riguarda la mia crescita, sia personale che autoriale. Mi pare giusto quindi sottolineare anche l’ottimo lavoro del team che, oltre a noi, ha lavorato alle pagine di questa graphic novel, ovvero Lorenzo Ruggiero alle chine, lo Studio KmZero ai colori, Michele Petrucci al lettering, Gabriele Dell’Otto che ha dipinto le mie matite per le cover dell’edizione da edicola, e infine Simon Bisi che è stato dell’opera il puntuale e preciso editor.


A.C.: La Marvel ha compiuto 70 anni (nel 2009, nda) : un bel traguardo per una delle case editrici più importanti e famose a livello planetario. Riveste un qualche significato particolare nel tuo immaginario la grande M? Hai disegnato tra le altre cose uno speciale di Ms. Marvel, una storia di Spiderman Tangled web ed una di Iron Fist, Wolverine e stai lavorando su un progetto per gli F.F.
G.C.:
Per essere precisi, la storia di SPIDER-MAN’S TANGLED WEB, scritta da Brian Azzarello, segna il mio esordio per la Casa delle Idee, nel 2002. Una storia davvero eccezionale, quella di Brian, se posso permettermi. Poi un lungo periodo di pausa, per riprendere negli ultimi anni con MS. MARVEL (di cui ho disegnato due speciali, entrambi con chine di Lorenzo Ruggiero), uno speciale sugli Araldi di Galactus, uno speciale di IRON FIST, la miniserie X-INFERNUS, e ultimamente il primo story-arc, “The Prince” della rinominata serie DARK WOLVERINE (in coppia col mio maestro, Onofrio Catacchio), che ha avuto un ottimo successo negli States, sia a livello di critica che di pubblico (il primo numero è stato ristampato con una nostra cover). Proprio il successo di DARK WOLVERINE ha spinto la Marvel a offrirmi di continuare a seguire le gesta di Daken, figlio di Logan, personaggio molto complesso che sto davvero adorando. Merito anche delle ottime sceneggiature di Daniel Way e Marjorie Liu. Insomma, la Marvel conta di tenermi impegnato nei prossimi tempi, cercherò di fare del mio meglio!
Per tornare alla tua prima domanda, alla Marvel sono affezionato sin da ragazzino. Sono nato nel 1975, ho iniziato a leggere i fumetti con i TEX di mio padre, ma ben presto sono stato catturato dai cartoni animati giapponesi (soprattutto i robottoni, ma anche i vari Kyashan, Polymar, Cyborg 009) e soprattutto dai fumetti Marvel Corno. Anche perché in quegli anni, che si avviavano verso il declino e la chiusura della casa editrice di Secchi, di fumetti DC/Cenisio ne vedevo solo qualcuno ogni tanto dal barbiere, o in qualche mercatino. Quindi per me la DC non ha avuto moltissima influenza nei miei anni di formazione giovanile. Ne ha avuta, e davvero rilevante, invece, più tardi, durante l’adolescenza, con la Vertigo e con i fumetti più maturi che citavo in apertura. Ma da bambino, ero un “Marvel Zombie”. Quindi ovvio che affettivamente poter lavorare ora per la Casa delle Idee mi procuri sempre un piacere aggiuntivo.

[Immagine: 112301DARKWOLV076009_col.jpg]

A.C.: Puoi citarmi alcuni autori che ami particolarmente e quelli di cui ti senti in qualche misura debitore nello sviluppo del tuo segno grafico o del tuo metodo narrativo?
G.C.:
Ce ne sono tantissimi, e come sempre mi renderò conto una volta consegnata l’intervista che me ne sono scordati altrettanti. Comincio a bomba senza distinzione tra quelli che amo e quelli che più mi hanno influenzato, perché in fondo anche autori che amo alla follia ma molto diversi da me come stile, hanno in qualche modo cambiato il mio approccio alla pagina o al segno. Essi sono: Hugo Pratt, Andrea Pazienza, Sergio Toppi, Attilio Micheluzzi, Ivo Milazzo, Sergio Ticci, Fernando Fusco, Onofrio Catacchio, Moebius, José Munoz, Alberto Breccia, Eduardo Risso, Marcelo Frusin, Jack Kirby, Gene Colan, John Byrne, Kevin Nowlan, Mike Mignola, Frank Miller, Jim Lee, Kent Williams, Dave McKean, Duncan Fegredo, Chris Bachalo, Sean Phillips, Ted McKeever, Marc Hempel, Teddy Kristiansen, David Lloyd, Dave Gibbons, Alan Davis, Gary Frank, Dale Keown, Adam Kubert, Travis Charest, Leinil Yu, Phil Hale… Ma vedrai che qualcuno manca di sicuro!


A.C.: Cita, invece, alcuni giovani autori nostrani e non, disegnatori e scrittori, che ritieni di particolare valore.
G.C.:
Qui sul “giovane” iniziamo ad andare su un terreno incerto, anche perché in alcuni casi parliamo poi di persone che hanno solamente qualche anno in meno di me; facciamo che per “giovani autori” intendo professionisti che si sono affacciati alla ribalta o comunque affermati recentemente? Allora, tra i disegnatori citerei in ordine sparsissimo Antonio Fuso, Giacomo Bevilacqua, Matteo Scalera, Francesco Mattina, Alessandro Vitti, Andrea Borgioli, Francesco Ripoli, Francesco Biagini, Sara Pichelli, Marco Checchetto, Denis Medri, Michele Bertilorenzi, Cristiano Cucina, Giorgio Pontrelli, Roberto di Salvo, Gianluca Gugliotta, Kristian Donaldson, Sean Murphy, Rafael Albuquerque, Manuele Fior, Sergio Algozzino e Bastien Vivés, quasi tutte persone che conosco o che ho incontrato, e che mi pare stiano facendo veramente ottime cose nei rispettivi settori. Questi ultimi tre poi li cito anche come scrittori, essendo autori completi, dato che oltre al segno mi piace parecchio la loro poetica narrativa, e vi aggiungo Marco Rizzo, Francesco Matteuzzi e Luca Blengino… ma anche su questa domanda sono sicurissimo che mi sono perso per strada qualche nome. E poi, ultimamente, con la mole di lavoro che mi sto sobbarcando, devo dire che ho ridotto tantissimo le letture… In ogni caso, credo che il fumetto sia in buonissime mani, per quel che riguarda i nuovi talenti della scena mondiale.


A.C.: Sempre nel 2009 è uscito un nuovo numero del DDCF, dove disegni una storia dell’Indagatore dell’Incubo: come ti sei trovato a lavorare con il tipo di narrazione stile Bonelli, incentrata sulla gabbia classica delle tavole?
G.C.:
Mah, molto bene e senza nessun problema. Mi ero del resto già cimentato con una gabbia meno libera di quella americana con “Gli Scorpioni Del Deserto”, quindi non è stato per nulla difficile impostare la pagina secondo uno schema più classico, e non fare “sbordare” le figure dai bordi della vignetta. Devo dire, anzi, che credo sia più difficile il contrario, ovvero passare da un formato “bonelliano” a uno americano, ma poi per tutti è solo questione di abitudine e di adattamento a una regia e a un ritmo narrativo diverso. Devo dire tra l’altro, che, oltre che un vero e proprio onore per uno che è cresciuto ed ha imparato a leggere grazie a “Tex”, è stato anche un piacere essere stato chiamato a lavorare su un personaggio così iconico come Dylan Dog. Non capita tutti i giorni di entrare a far parte, anche solo come disegnatore ospite, di una scuderia di autori che fa paura solo a leggerne i nomi, e per di più, sotto una copertina dipinta dal maestro Sergio Toppi.


[Immagine: 112301XMSAP002_cov_100v2.jpg]A.C.: Quali sono i tuoi progetti futuri, oltre a proseguire nella tua veste di direttore artistico della Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia: hai per caso in mente di realizzare qualcosa come autore completo?
G.C.:
Prima o poi lo vorrei fare di sicuro. Per ora, come dico ormai da anni, continuo a imparare dai grandi scrittori con cui ho il piacere di collaborare, e spero che arriverà prima o poi il momento in cui mi sentirò pronto per raccontare qualcosa di mio. Oppure, perché no, di scrivere una storia per un altro disegnatore, anche questo non mi dispiacerebbe. Devo dire che il bello di questo mestiere, per come lo affronto io, è che le cose si muovono continuamente, e che ci sono tante opportunità per fare cose sempre diverse, sempre interessanti. Nell’immediato futuro, oltre a dirigere e a insegnare alla Scuola Internazionale di Comics qui a Reggio Emilia, con M. Casali, Grazia Lobaccaro e mia moglie Jessica, continuerò a disegnare su “Hellblazer” della Vertigo (con Stefano Landini, su testi del grandissimo Peter Milligan) e su “Dark Wolverine” della Marvel (con il mio maestro O. Catacchio, su testi della coppia rivelazione Daniel Way & Marjorie Liu), con alcuni lavori laterali – ho per esempio di recente illustrato due sequenze, di 15 e 5 pagine, sui numeri 603 e 604 dell’”Incredible Hulk” di Greg Pak – come illustrazioni, copertine, dipinti e altro ancora. Insomma, non mi annoio mai. E poi, ormai, avendo lavorato su quasi tutti i mercati del fumetto, il mio obiettivo a lunghissima scadenza, tra il serio e il faceto, è quello di realizzare qualcosa per il mercato giapponese (che in parte poi avrei già sfiorato, grazie alla copertine dell’edizione italiana del manga de “L’Uomo Tigre” di SaldaPress). Ci scherzo un po’ sopra, ma in effetti sarebbe quasi un piccolo record se ci riuscissi. Conoscete qualcuno in Giappone che possa essere interessato?


[Immagine: 112301TOT_Mummy_01_Greytones.jpg]A.C.: Dalla tua persona esperienza quali consigli ritieni di poter dare a giovani talenti che volessero tentare la carriera nel settore e cosa ti auguri che questi possano portare di nuovo nel medium in questione?
G.C.:
Ogni disegnatore ha qualcosa di unico: la sua visione, la sua personalità, il suo segno, le sue scelte, il modo di raccontare, ognuno di noi nel suo piccolo porta il suo fagotto di intuizioni e innovazioni, e le mette a disposizione degli altri, così come altri prima ci hanno ispirato e aiutato con i loro disegni a diventare noi stessi dei disegnatori. Il consiglio principale è quello di avere sempre molta fiducia in se stessi e nelle proprie qualità, che non saranno mai perfette, ma che con la giusta dose di costanza e fortuna verranno innaffiate e fatte crescere e maturare all'interno del settore dai compagni di lavoro: editor principalmente, ma anche scrittori, inchiostratori, etc. etc. E qui mi ricollego dicendo anche, per quanto possa sembrare scontato, che non bisogna mai smettere di mettersi in discussione, e cercare sempre di puntare a un miglioramento del proprio lavoro, attraverso critica e autocritica. Infine, occorre secondo me continuare a divertirsi disegnando, ovvero non pensare che questo sia solo un lavoro, ma che resti sempre e comunque una scintilla di passione e di entusiasmo da "lettore", da "fan". La nostra è una comunità generalmente molto aperta e stimolante, forte e unita, sempre pronta a dare consigli e ad aiutare i nuovi arrivati, e farne parte o arrivare a farne parte è un processo a volte tortuoso, ma tutto sommato piuttosto semplice.
Quindi in bocca al lupo, e mano alle matite!

[Immagine: 112301X-NERD Cover colore_02_anteprima_mini.jpg]
Recentissima cover di Giuseppe "Cammo" Camuncoli, del Volume X- NERD – Eroi di Pace, di Pagani- Laca - Piccardo (56 pagine, brossurato, colori - 10 euro - Edizioni DoubleShot.



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