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L'OSSERVATORE - Speciale John Doe - Prima Stagione
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L'OSSERVATORE - Speciale John Doe - Prima Stagione
![]() SPECIALE JOHN DOE di Davide Paolino Speciale John Doe: articoli correlati |_ Seconda stagione ![]() Prima Stagione Ogni numero aggiunge un particolare in più alla storia intera e all’organizzazione degli uffici della Morte sulla Terra. D'altronde la creatura è nuova e ha bisogno di un mondo in cui vivere. John, poi, è un personaggio dannatamente originale nel panorama del fumetto popolare italiano, perchè discorda con il modello del protagonista bonelliano, che solitamente caratterizza le edicole nostrane. John Doe è un bastardo di prima categoria, uno capace di usarti solo per i suoi scopi con la scusa di esserti amico, uno che riesce a metterti contro i tuoi capi, che riesce a rigirare il sesso femminile come vuole, perché tutte hanno un debole per lui. Diversamente da come succede nel fumetto Bonelli, pieno di eroi puri e duri, tutti ancora un po' rassomiglianti a Tex, e con "antieroi" che si innamorano di ogni pulzella gli passi davanti. John Doe è quello che chiunque maschio forse avrebbe voluto essere, ma non sarà mai: perché lui è unico. E' un individuo braccato dalle più alte potenze ultraterrene (ma con corpi umani) sulla Terra: ha dietro di se Morte e i cavalieri dell’Apocalisse che cercano di fermarlo in ogni modo possibile. E’ una sorta di cliché già visto in Hulk anni '70 (il serial) o una puntata de I Viaggiatori: quel muoversi costantemente in diverse località è un espediente già usato e strausato, ma non per questo brutto da vedere (anche se nella terza serie viene usato peggio). John viaggia per l’America e non solo. Incontra amici passati, amori quasi dimenticati e distrugge vite. Perché quello è il suo compito, anche se non vorrebbe. Distrugge vite quasi senza farlo apposta, alcune volte, ma lo fa. Riscuote favori, ovunque vada. E gira per il mondo. Ha nascosto la Falce e scappa, da chi lo insegue, dai suoi fantasmi, e da quello a cui porterà tutta questa situazione: sicuramente non a qualcosa di buono. Ogni albo, di questa prima stagione, è semplicemente ben fatto. E’ difficile trovare un episodio che denoti cali di tensione o di qualità, perché questo primo arco di episodi è stato veramente una ventata di novità in un universo fumettaro italiano quasi senza idee. D'altronde erano passati oltre sedici anni dal grande successo di "Dylan Dog", la Bonelli deteneva, e detiene, ancora il primato delle vendite in Italia. JD è stato lo spartiacque tra quel periodo e "la nuova era" dato che dopo la creatura Eura, ogni azienda ha provato a cambiare rotta. Proponendo serie e mini con autori prettamente italiani. Ma torniamo sulla strada principale. Con John Doe ogni lettore ha trovato pane per i suoi denti. Ogni argomento è stato affrontato ed ogni genere letterario è stato preso in considerazione. Horror, avventura, romanticismo, azione, mistero, western, tutti in un unico fumetto. E forse, per molti, questo non è stato un bene. L’accozzaglia di generi e i mille rimandi e citazioni(di cui parleremo poi) possono stancare. E possono far decidere di smettere di comprarlo. Perché “John Doe” o lo odi o lo ami. Non ci sono vie di mezzo. Non lo continui per sapere come va a finire. Lo leggi solo se effettivamente ti da qualcosa. E lo si può abbandonare quando si vuole, al proprio destino. Senza ripensamenti. Gli Episodi In Legami apprendiamo, da subito, parte del passato di John Doe, senza attendere numeri tondi o festeggiamenti vari. In Nelle fauci della follia viene messo in discussione, dopo nemmeno sei numeri, tutto l’universo che ci era stato diligentemente spiegato; esattamente come se fossimo in un serial americano, il colpo di scena la fa da padrone, e potrebbe già portare qualcuno ad interrompere la lettura in quel preciso istante. In Hollywood Brucia ci divertiamo come non mai, l’idea di base è qualcosa di meraviglioso: le leggende metropolitane. E se un gruppo musicale italiano (leggi Elio e le Storie Tese) è capace di dedicare una canzone a questo fenomeno, perché non incentrarci anche una puntata di un fumetto? Di certo è l'argomento meno originale del mondo ma trattato ottimamente. Con alcune spiegazioni che farebbero inorridire qualsiasi lettore per la loro esagerazione, ma che spiegano perfettamente la psiche del "cattivo" di turno. Parlando di comprimari, poi, non si può non nominare Leonida e Autumn, il primo è l'unico vero alleato, in due episodi, del protagonista. Ogni Batman, d'altronde, ha il suo Robin, ogni mente grandiosa ha il suo braccio destro e Leonida è certamente adatto per quel ruolo. Un ex-mercenario che funziona anche come spalla comica o come momento di svago tra una scena di azione e l'altra. Ottima trovata. Autumn, invece, è una ragazza sbandata che troverà la sua vera vocazione strada facendo. Sembra essere una delle solite protagoniste alla "Dylan Dog"(che servono, insomma, solo per dare sollazzo dell'eroe di turno), ma fa scoprire ben presto la sua personalità forte. Ovviamente il mondo dei supporting character non si limita solo a questi componenti, ce ne saranno molti altri però che troveranno vera essenza nelle altre due serie, e ci sembra d'uopo parlarne successivamente. Concludiamo questo excursus tra i vari albi decretando senza dubbio alcuno Tempo fuori sesto uno dei migliori. La biondina che John smuove a suo piacimento e a suo volere, impazzisce e sono problemi per tutti, ma soprattutto per il suo ex-amante. Un numero commovente, una storia esaltante, una di quelle che ti fanno amare tutto il progetto JD. Come succede leggendo gli albi di chiusura della prima stagione. In Cinque cuori di pietra e nel Giannizzero nero assistiamo all’incontro con una delle leggende del fumetto, senza piaggeria. E ne esce uno scontro finale (o quasi) alla Signore degli Anelli: per chi apprezza le battaglie, quelle antiche combattute con spada, arco e frecce (e qualche mitra anacronistico), questi sono gli albi giusti per lui. Conclude la serie, e questa prima parte dello speciale JD, Il gioco di Morte con lo schema classico di molti videogiochi d’epoca: lo scontro con i boss su vari livelli di difficoltà. Un espediente già visto molte volte anche al cinema, che serve agli sceneggiatori per sorprendere, ancora una volta, il lettore. Che capirà che tutto era stato pilotato fin dall’inizio, che niente, dal mese successivo, sarà più come prima e che ogni azione ha la sua naturale conseguenza. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, si dice così no? Citazioni e Rimandi E cita. Che per alcuni può essere un gentile sinonimo di "rubare", ma così non è. Bartoli e Recchioni citano documentando le proprie fonti. Prendono da ogni panorama fumettistico, televisivo, cinematografico e letterario esistente, e lo portano su carta. Fumetti giapponesi e i loro combattimenti che durano pagine e pagine, film americani con le loro sparatorie ed esplosioni, passaggi fugaci sui mondi dei supereroi, fino all'imancabile fermata sul fumetto italiano. Perchè John Doe ha la forma di un fumetto Bonelli non a caso. E' ovvio che gli autori volevano confrontarsi con quella realtà, tipicamente italiana. E’ come andare a sfidare Rocky sul suo ring di allenamento. E’ come giocare contro l’Inter al Meazza. Se non batti il migliore, o tenti di batterlo, non c’è gusto. E, per loro fortuna, hanno creato un personaggio forte, ci hanno inserito un'ambientazione ovviamente esterofila e in questo caso americana (solo pochi autori conterranei tipo Bilotta con Valter Buio o Di Bernardo con L'insonne e Cornelio, hanno avuto il coraggio di ambientare un fumetto a Roma, Firenze o Bologna), e hanno provato a creare un precedente. Ci sono riusciti. Basti vedere i cambiamenti che il loro fumetto ha portato alla scena italiana. Pescando di qua e di là, però, si finisce per leggere qualcosa che sembra già visto e qui sta al lettore, poi, capire dove finisce la citazione e inizia l'originalità che, sicuramente, in questa prima stagione sembra farla da padrone. Pur se ricoperta da cliché. Disegni e Copertine Molti dei disegnatori erano, nell’anno solare 2003, esordienti. Ora sono diventati grandi. Basti pensare ad Emiliano Mammucari, il primo a posare le proprie mani e le proprie matite, su JD nel numero 1. Dopo la straordinaria prova con il direttore della Trapassati Inc è passato alla Bonelli, dove ha strabiliato con le sue copertine di Caravan (miniserie di Michele Medda). Un nome su tutti che ha stupito è quello di Elisabetta Barletta, disegnatrice di due numeri di questa prima stagione. Un tratto semplice, deciso e affascinate. Sì, perché come disegna la Barletta le donne, non lo fa nessuno. E su JD, il gentil sesso è tanto apprezzato. C’è poi Walter Venturi, che ha all’attivo quattro episodi, uno dei più bravi ci verrebbe da dire. Nei numeri 22 e 23 nelle scene della battaglia, ogni particolare è al suo posto, ogni lettore, crediamo, avrà riguardato più e più volte quelle tavole. Meravigliose è dir poco. E poi ci sono Giuseppe Manunta, Alessio Fortunato, Riccardo Burchielli, Davide Gianfelice e molti altri. Uomini che hanno fatto la storia di JD e che hanno continuato a farla. Perché non sarebbe stato un piccolo successo italiano nell’editoria fumettara, se non avesse avuto ottimi disegnatori. Basti pensare che dal lontano 2002, molti di loro sono arrivati nei grandi palcoscenici: è facile trovarli negli albi Marvel, Dc o Vertigo. Oltre che Bonelli naturalmente. E anche se Maurizio Rosenzweig non piace a tutti, perché sembra storpiare l’essenza dei personaggi, e anche se Gianfelice sconvolge un po’ l’identità che conosciamo di John Doe, e anche se alcuni altri non sono stati effettivamente eccezionali al cento per cento, il parco disegnatori di questa testata è stato, almeno per i primi 24 numeri, una bella sorpresa, anche se con qualche incidente di percorso. [1 - Continua]
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RE: L'OSSERVATORE - Speciale John Doe - Prima Stagione
Scusate per i post cancellati, abbiamo avuto un problema con il database
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RE: L'OSSERVATORE - Speciale John Doe - Prima Stagione
mi ripeto: un gran bell'articolo per chi conosce già John Doe ma anche per chi vuole iniziarlo! bravo Davide! |
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RE: L'OSSERVATORE - Speciale John Doe - Prima Stagione
Peccato aver perso tutti i complimenti, così me la credevo! ![]() Grazie Ale. |
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