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IN DUE PAROLE INTERNATIONAL /007
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IN DUE PAROLE INTERNATIONAL /007
![]() ...UN'OCCHIATA ALLE USCITE ESTERE DI MARZO 2008 Testi di Darwyn Cooke, disegni di Darwyn Cooke, J. Bone, David Bullock 48 pagine, colore, spillato, formato 17x26, $ 4.99 DC Comics In concomitanza con l’uscita in DVD dell’adattamento a cartoni animati della miniserie originale, Darwyn Cooke ci riporta nell’universo di The New Frontier per altre 48 pagine di azione, sense of wonder e humor. articolo di : Dario Beretta DC: The New Frontier è sicuramente una delle più belle opere prodotte dalla DC. Una miniserie d’autore dal respiro epico, magnificamente narrata dal genio di Darwyn Cooke, vero depositario, insieme a Mike Allred, del verbo di Kirby e del fumetto-pop-art. In occasione della release della (buonissima) trasposizione animata in DVD, la DC ha deciso di commissionare a Cooke un nuovo one-shot, che si ricollega direttamente alla mini originale espandendone la storia. Il piatto forte è sicuramente il racconto dello scontro Superman-Batman, precedentemente solo accennato, e qui magistralmente raccontato da un Cooke come sempre impressionante: per continuità e qualità grafica, ma anche per la facilità con cui maneggia le più grandi icone del DC Universe, con una naturalezza tale da farli sembrare personaggi suoi. Anche le due back-up feature, sempre scritte da Cooke ma affidate per i disegni a David Bullock e J. Bone, pur non essendo allo stesso livello non deludono. Soprattutto quella firmata da J. Bone, dedicata a Wonder Woman e Black Canary, con i suoi toni da commedia “alla Mad Magazine” (per ammissione dello stesso Cooke) si rivela una lettura davvero divertente. Un albo essenziale per i fan di Cooke e del “New Frontier Universe”, ma consigliato in generale a tutti gli amanti del buon fumetto. Testi di Jim Shooter, disegni di Francis Manapul e Livesay 32 pagine, colore, spillato, 16.8x25.7, $ 2.99 DC Comics Il ritorno di Jim Shooter alle redini della Legione alza i toni della serie, che ci guadagna in interesse. Una saga ancora agli inizi, ma che potrebbe promettere bene. articolo di : Fabio Graziano Un pericolo lontano sta emergendo sui Pianeti Uniti, sotto forma di invincibili soldati provenienti dallo spazio profondo. Con grande fatica, anche a causa di numerose interferenze governative, la Legione è riuscita per ora a fermare la minaccia. Quanto durerà questo stallo? Per la terza volta in circa quarant’anni, Jim Shooter si ritrova alle prese con la Legione dei Super-Eroi, franchise sul quale l’autore di Pittsburgh fece il suo esordio come sceneggiatore prima ancora di doversi radere il viso. Questa volta, però, non si tratta della classica versione Silver-age del gruppo, ma di quella riveduta e corretta dal reboot totale di Mark Waid. Shooter si adatta perfettamente al nuovo mood della serie, caratterizzando i personaggi in sintonia con il cinismo e la violenza dell’attuale status quo. La mano dell’esperto autore si sente soprattutto nel ritmo della vicenda, molto compresso pur non risultando mai stucchevole. La trama è complessa ma facile da seguire, con ognuno dei numerosi binari della vicenda sempre messo a fuoco chiaramente. Nonostante tutto, ogni tanto si intuiscono alcuni momenti in cui Shooter, che da molti anni non si occupava a tempo pieno di fumetti, sta correggendo il tiro rispetto ai numeri scorsi (dove, ad esempio, era quasi fastidioso l’eccessivo utilizzo da parte dei legionari di termini di gergo futuribile) o fatica ancora ad organizzare i tempi narrativi (il finale avrebbe beneficiato di una tavola in più). I disegni di Francis Manapul, artista di scuola Top Cow particolarmente a suo agio nelle scene d’azione, sono dinamici e solidi, e riescono ad adattarsi anche alle numerose scene di dialogo, che in questo numero la fanno da padrone. Una saga ancora agli inizi, ma che potrebbe promettere bene. Testi e disegni di Jeff Smith 32 pagine, spillato, 16.8x25.7, colore, $ 3.50 Cartoon Books Jeff Smith torna all’autoproduzione con una storia di fantascienza dai toni drammatici. Ma nonostante le premesse cupe, Smith non smentisce la sua natura di autore per tutte le età. Consigliato senza riserve. articolo di : Fabio Graziano Dopo il breve exploit alla DC Comics, Jeff Smith torna a produrre fumetti in proprio, sulla scia del successo stratosferico ottenuto con “Bone”. Proseguendo sulla strada inaugurata dal finale di “Bone”, Smith si allontana ulteriormente dai toni Barksiani degli esordi, proponendo una storia marcatamente più drammatica. “Rasl” (la cui pronuncia suona come “rassle”, “fare a botte con qualcuno”) racconta le vicende di un ladro di oggetti d’arte il cui campo di azione sono… infinite realtà parallele. Attraverso un macchinario dal look vagamente debitore al gusto di Jack Kirby, il nostro vive un’esistenza sul filo del rasoio. Ma il karma è beffardo, e i problemi del protagonista non si limitano alle pesanti conseguenze fisiche dei viaggi tra una dimensione e l’altra. Lo aspetta una lunga e difficile fuga da un misterioso pericolo… Nonostante le premesse piuttosto cupe, Smith non smentisce la sua natura di autore per tutte le età. L’atmosfera di “Rasl”, che ad alcuni potrà ricordare la fantascienza di Phillip K. Dick, non è mai cruenta né eccessiva. La tensione, costante, è più che altro costruita su una classica matrice di sana suspance. I disegni sono morbidi e dinamici come sempre. Il livello di dettaglio degli inchiostri è meno pesante che in “Bone” e ricorda più che altro la sintesi di “Shazam: the Monster Society of Evil”. La regia, di grande impatto anche surrealista (vedi le scene dei “salti” dimensionali), accompagna per mano in quella che non potrà che esaurirsi in una lettura tutta d’un fiato. “Rasl” conferma l’abilità di Smith nel soffiare un nuovo alito di vita sui moribondi scaffali delle fumetterie. L’attesa per i prossimi numeri è già febbrile. Testi di Joss Whedon, disegni di Michael Ryan con Rick Ketcham e Andrew Hennessy 32 pagine, colore, spillato, 16.8x25.7, $ 2.99 Marvel Comics Whedon prosegue il suo ciclo su Runaways con una storia massacrata da una infelice serializzazione. Tra ritardi nelle uscite ed eccessive complessità, anche una trama dignitosa può perdere punti. articolo di : Fabio Graziano Dopo una lunga attesa, esce finalmente il nuovo numero dei Runaways di Joss Whedon, già autore di Buffy l’Ammazza-Vampiri e di Astonishing X-Men. I giovani protagonisti, in fuga da Kingpin, sono finiti nella New York di inizio secolo, dove hanno incontrato un gruppo di loro omologhi del tempo. Ritorno al Futuro incontra H.G. Wells. Tra intrighi, dilemmi privati e incomprensioni culturali, le vite dei due team si intersecano con un terzo, più pericoloso circolo di giovani outsider. Che sia da imputare agli impegni crescenti di Whedon, che tra un fumetto e l’altro sta per lanciare un nuovo serial TV, Dollhouse, oppure alla lentezza del disegnatore Michael Ryan, molto valido se pur dal segno non originale, la cadenza della serie sta diventando quasi trimestrale. Un vero e proprio handicap per la trama, già complessa e difficile da seguire così com’è, figurarsi ad essere ripresa dopo una eccessiva pausa dalla lettura del numero precedente. Armandosi di pazienza, c’è del buono. Whedon gestisce in modo convincente i personaggi giovanili, giocando bene con le loro pulsioni e insicurezze. I protagonisti sulla scena sono forse un po’ troppi, e i loro legami spesso ambigui. La parte grafica è piacevole e resa sorprendente soprattutto dai colori di Christina Strain, artista dal gusto notevole e fresco. Una storia più che dignitosa, come d’abitudine per Whedon, autore generalmente solido e brillante. Ma purtroppo massacrata da una serializzazione infelice e frammentata, che ne acuisce i difetti di lettura. Forse, se fosse uscita direttamente come una graphic novel...! Testi di Alain Ayroles, disegni e copertina di Luigi Critone, colori di Lorenzo Pieri 56 pagine, colore, cartonato, formato 23x32, Euro 13.95 Delcourt Una BD geniale, divertente e splendidamente disegnata, sui peggiori monaci della cristianità. Riusciranno i nostri antieroi a convertire i cattivi barbari del Nord? articolo di : Alessandro Neri Nell’XI° secolo i vichinghi fanno il bello e il cattivo tempo in Irlanda, nei monasteri e nei villaggi cristiani. Visto che il re è troppo impegnato con le guerre interne e fratricide, l’Abate decide che l’unico modo di far cessare le orribili incursioni dei barbari è di convertirli all’”unico vero Dio”. Ma l’alto prelato è lucido, sa che la missione è totalmente folle, chiunque parta ad evangelizzare i vichinghi non tornerà più indietro. Allora manda i peggiori sette religiosi che si possano trovare sulla faccia della terra, dei reietti che vivono totalmente nel peccato e nella corruzione e che del monaco hanno solo l’abito. Anche se non riusciranno nel loro intento, nessuno li rimpiangerà. Ayroles (De Capes et De Crocs, Garulfo) scrive una storia eccellente, che, al contrario dei suoi protagonisti non ha pecche. Ogni monaco ovviamente corrisponde pesantemente ad uno dei 7 peccati capitali, l’abilità dell’autore è di farlo passare sottilmente come un dettaglio. I personaggi e la trama sono intelligentemente costruiti, è presente una buona dose di ironia che diverte e insieme fa riflettere il lettore dall’inizio alla fine. Davvero una buon mix di racconto storico, religioso e d’avventura, ma allo stesso tempo umoristico e leggermente caricaturale, il tutto ben dosato e messo in immagini dal bravissimo Luigi Critone (La Rose et la Croix), uno dei tanti artisti italiani prestati al fumetto francese, ma uno dei pochi ad essersi trasferito a Parigi. Fa qui un superbo lavoro da certosino, e dimostra una rara comprensione dei personaggi pensati da Ayroles: i monaci hanno ognuno un aspetto facilmente riconoscibile e pienamente in linea con la caratteristica dominante del loro carattere. Belle anche le tonalità calde date da Lorenzo Pieri. 7 è una saga-concetto come vanno di moda adesso (vedi Ucronie[s]), che si sviluppa su sette storie, tutti one-shot che raccontano un’avventura di un gruppo di sette persone. Per ora sono stati pubblicati Sept Psychopathes (Velhmann e Phillips), Sept Voleurs (Chauvel e Lereculey), Sept Pirates (Bertho e McBurnie) e entro la fine dell’anno usciranno anche Sept Guerrières (Le Galli e Manapul), Sept Prisonniers (Gabella e Tandiang) e Sept Yakuzas (Morvan e Hikaru). Ma Sept Missionnaires è sicuramente, almeno per ora, il migliore della serie ed una delle migliori BD degli ultimi mesi. Testi di Tom Peyer, disegni di Freddie Williams II 32 pagine, colore, spillato, formato 17x26, $ 2.99 DC Comics Primo numero a firma Tom Peyer per Flash. L’esordio non è dei migliori. articolo di : Dario Beretta Mark Waid è tornato e se n’è andato fin troppo velocemente. Daniel Acuña non è durato più di un paio di numeri. Al posto loro, ci ritroviamo Tom Peyer e Freddie Williams II. La DC sembra davvero non sapere più che pesci prendere con Flash, e qui ne abbiamo l’ennesima dimostrazione. Un nuovo avversario che di certo non impressiona. Una trama che, pur avendo qualche spunto interessante, per ora sembra sviluppata in maniera zoppicante. Disegni come sempre tra il mediocre e il brutto. Insomma, un altro numero da dimenticare per il velocista scarlatto, e cominciano a essere troppi. La DC deve correre ai ripari in fretta: o si salva il paziente chiamando un chirurgo competente, o si stacca la spina. Così è una sorta di accanimento terapeutico guidato da un medico cieco. Triste. 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