Dario: Ciao collega! Eccoci qui alla prima recensione del nostro blog su Superman.
Emanuele: Buonasera a te! Che emozione! Ammetto di non sapere come muovermi ma tanto senza neanche accorgermene scommetto che tra un po’ dovrai spararmi per zittirmi.
Dario: Ahah! Sì, penso dovremo prenderci un po’ entrambi le misure. Una recensione/dibattito non si è mai scritta o letta (almeno che io sappia)! Vedremo come andrà a finire. Intanto cominciamo subito con questo Supeman: Terra Uno. Tanto per cambiare, abbiamo due opinioni diverse.
Emanuele: E’ la solita storia: tu sei il vecchio brontolone che in questo Superman moderno vede solo il bicchiere mezzo vuoto, e io, invece, quello che lo vede mezzo pieno. E anche la storia che stiamo per recensire non fa eccezione.
Dario: Non sono brontolone, sono obiettivo, forse un po’ disilluso. E anzi mi meraviglia il fatto che proprio tu, la voce senza peli sulla lingua del lettore “tipo” di Superman, sia così benevolo nei confronti dell’opera di Straczynski e Davis! E io che già pensavo di aprire parlando di quanto questo fumetto sia sintomatico del momento storico/narrativo che il nostro eroe sta passando.
Emanuele: Sinceramente prima di leggere Terra Uno ero della tua stessa opinione. All’inizio ero molto titubante, proprio per il periodaccio grim’n'gritty che sta passando la DC, ma subito dopo aver aperto il volume non sono più riuscito a scollarmi dalle pagine. Dai, togliamoci subito il dente e parliamo del peggior difetto dell’opera: la depressione del protagonista, neanche lontanamente affine al personaggio.
Dario: Guarda, Straczynski avrebbe pure intuito la chiave di lettura giusta, quella della “diversità”, della condizione di “outcast” di Superman (anche se autori come Geoff Johns e Grant Morrison l’hanno fatto prima e con ben altra poesia e sensibilità). Il problema è che, nei suoi esiti, questo personaggio, semplicemente, non è Superman. E’ un ennesimo incrocio tra Spiderman ed eroi “bad-ass” trendy a là Wolverine. Un ventenne egoista, viziato e incazzato che si deprime perché dei poteri fichissimi gli impediscono di essere come gli altri, il che sarebbe come se io mi lamentassi perché sono nato con i piedi di Maradona, il fisico di Schwarzenegger e le doti amatorie di Rocco Siffredi.
Emanuele: Hai detto bene, non è Superman. Ma l’intenzione di Stracz era proprio quella di presentarci un Clark Kent che ci deve ancora diventare Superman, e l’obiettivo è stato centrato. Questo è un personaggio diverso, non ha da subito le idee chiare come l’odioso Superboy pre-Crisis, ha indossato i panni dell’eroe prematuramente, se mi passi il termine. Prima di definirlo un “bad-ass” aspetterei di leggere il seguito. Mi ci gioco il numero 1 di Action Comics (che non ho e mai avrò) che sarà così! Da quei pochi indizi che credo di notare, il fumetto finirà per mostrarci il classico Superman che fa sempre la cosa giusta. A te darà pure fastidio il solo fatto che si sia “sporcato” in giovane età, ma nell’ottica di un universo parallelo ci può stare.
Dario: Guarda, aldilà dell’universo parallelo, la vera questione è: questa versione del personaggio cosa aggiunge di nuovo, sia alla propria storia che al panorama fumettistico in genere? A mio parere nulla che non sia una pallida imitazione di un certo “sfigatismo” scambiato per realismo da autori mediocri. Chiunque voglia leggere storie di supereroi con superproblemi di affitto e depressione preferirà gli originali (Spiderman e derivati) a un Superman annacquato. E sul fatto che possa tornare “classico” in corso d’opera, ho molti dubbi.
Emanuele: Alla narrativa non aggiunge nulla, ma ha più affinità col giovane d’oggi. Basta guardare le serie TV di oggi per capire che tipo di personaggi funzionano. E poi, se l’obbiettivo di JMS fosse quello di addolcire la pillola? “Vi frego io, ve lo maschero come un ribelle, e voi che snobbate il più grande supereroe di sempre, finirete per amare il classico vecchio Superman”.
Dario: Sarà. Comunque i problemi, a mio parere, non finisco certo qui. Vogliamo parlare dei motivi per i quali Krypton esplode? E Tyrrel, il cattivo, talmente bidimensionale da far sembrare Doomsday complesso come Magneto?
Emanuele: Io l’ho trovato originale, almeno nel contesto della storia. In passato si è sempre attribuita una fine naturale, o al massimo dovuta alla mancanza di rispetto per “madre natura” da parte dei kryptoniani. Poi negli anni 90 Paul Dini e Bruce Timm osarono di più con la loro serie animata, dando la colpa di tutto a Brainiac (che in quel caso era un’intelligenza artificiale di Krypton, non il coluano che tutti conosciamo). Oggi Stracz ci riprova riuscendo ad ottenere un pizzico di originalità, in modo da non avere un’altra copia della storia classica. Tyrrel invece ha un buon movente, molto più accettabile di quello di Zod, se vogliamo paragonarlo ad uno dei nemici più riusciti dell’universo supermaniano, che ce l’ha con l’Azzurrone solo perché è il figlio di quello che lo ha imprigionato. Ma dai!
Dario: Il problema è proprio questo. Quel senso di tragedia e di malinconia dietro la fine naturale di una civiltà utopica come quella kryptoniana si perde completamente. In questo modo, il contrasto tra divinità e solitudine, la purezza dolce/amara nelle motivazioni di Superman, vengono sostituite dalla solita incazzatura generica perché ce “l’hanno tutti con me”. Peraltro, trovo che nel caso in questione questo aspetto abbia fortissime connotazioni reazionarie.
Emanuele: Ecco, lo sapevo. Sei il solito comunista!
Dario: Nessuno è perfetto! D’altra parte, se devo riconoscere all’opera un pregio è la scrittura. Fila davvero liscia come l’olio, come la sceneggiatura di un film.
Emanuele: Assolutamente. Una volta cominciato non sono più riuscito a staccare gli occhi dalle pagine. Merito anche di Shane Davis e del suo story telling chiaro, anche se purtroppo occasionalmente rovinato da anatomie sbagliate, con colorazioni particolari ma adatte alla storia raccontata.
Dario: Forse i disegni sono la parte che mi sento meno di criticare. A dirla tutta il character design di Davis mi è piaciuto. Il suo Superman atletico ma snello ha tutt’altra eleganza rispetto al Mr. Olympia che si vede in molte uscite regolari.
Emanuele: Tirando le somme, che giudizio diamo a questo Terra Uno? A me la storia è decisamente piaciuta. Un 8 lo merita tutto.
Dario: Io mi fermo a un 5,5. Non di più.