50 ANNI DI JUSTICE LEAGUE OF AMERICA

50 ANNI DI JUSTICE LEAGUE OF AMERICA

a cura della Redazione di Glamazonia.it

Dopo aver celebrato i 70 anni di Superman in Italia, ripercorriamo alcuni momenti che hanno fatto la storia della Justice League of America, a 50 anni dalla prima apparizione del celebre supergruppo DC Comics sulle pagine di The Brave and the Bold.

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69lwg6 La Justice League of America

di Marcello Vaccari

Apparsa per la prima volta in America su “The Brave and the Bold” N.28 del Febbraio/Marzo 1960, la “Justice League of America” compie quest’anno 50 anni esatti.

101502brave_bold_28 L’editor Julius Schwartz, che è il vero artefice della rinascita del genere supereroico dopo la grande crisi dell’inizio degli anni 50, la volle per rinverdire i fasti della vecchia Justice Society of America. Inizialmente riuniva Flash, Green Lantern, Martian Manhunter, Aquaman, Wonder Woman e la “mascotte” senza superpoteri Snapper Carr, mentre Superman, Batman, Green Arrow, Atom e Hawkman furono aggregati in seguito in questo stesso ordine. Le storie, supportate da splendide copertine, ottennero subito un grande successo, tanto da meritarsi una propria testata lo stesso anno, testata che, pur con cambi di numerazione e denominazione, continua tuttora con rinnovato successo dopo tanti anni.

In Italia, invece, questo glorioso e vecchissimo gruppo è stato davvero poco conosciuto, almeno fino all’avvento della Play Press, e per trovare qualcuna delle loro prime avventure bisogna andare a sfogliare le vecchie pubblicazioni della Mondadori, dove vi approda sei anni dopo la sua nascita. La loro prima apparizione assoluta sui nostri albi, risale agli Albi del Falco, e precisamente al N. 514 (20/2/1966) dove fanno una breve comparsa in una storia immaginaria di Batman in cui devono consolare Robin per la morte del suo compagno. In questo brevissimo “cameo” vengono già chiamati “Amici della Legge” (con una “traduzione” alquanto bizzarra), nome che rimarrà anche in seguito per tutta la gestione Mondadori. La loro prima vera avventura la troviamo solo nel N. 533 (3/7/1966), quando la testata era stata cambiata in “Superman – Nembo Kid” (S-NK), ed è “Scala Reale” proveniente da Justice League of America N.43, dove appare per la prima volta la “Banda della Scala Reale” (Royal Flush Gang), un gruppo di criminali con poteri derivanti direttamente dagli influssi astrali, che è uno dei più pittoreschi ed acerrimi nemici della J.L.A.. La serie è poi proseguita sulle collane di Batman e Superman sempre della Mondadori.

Tutte le storie, pubblicate senza il minimo criterio cronologico, sono dovute al duo Gardner FoxMike Sekowsky, i creatori della serie, con la collaborazione di Bernard Sacks prima e Sid Greene poi, agli inchiostri, e provengono dal secondo periodo della Lega, partendo circa dal N.16 della serie americana. A quanto sembra, i curatori italiani hanno scelto in particolare le avventure dove appaiono Superman o Batman o tutti e due. Queste storie sono apprezzabili soprattutto per la notevole fantasia che Fox utilizzava per riuscire a mettere in difficoltà un gruppo composto da supereroi incredibilmente potenti. Infatti nella prima formazione vista da noi, troviamo Superman al massimo della sua forma (per intenderci quello che spostava interi pianeti a forza di braccia), nonché Stella (come era stata ribattezzata Wonder Woman), il Segugio Marziano (Martian Manhunter), Flash, Aquaman, Lanterna Verde (Green Lantern), Freccia Verde (Green Arrow), Batman, Atom e Falco (Hawkman).

Per la verità sembrava che riunirsi diminuisse le loro capacità fisiche e cerebrali, visto che agivano tutti un po’ stupidamente e normalmente al di sotto delle loro possibilità, tanto che a risolvere la situazione era spesso la mascotte del gruppo: Schiocco (Snapper) Carr, un ragazzino senza alcun potere che, inserito nel gruppo come membro onorario (per agevolare il processo di identificazione del lettore), quando tutto sembrava ormai perso e la Lega ormai sconfitta, interveniva con qualche idea geniale e rimetteva le cose a posto, quasi a significare la rivincita delle persone normali sugli onnipotenti supereroi. Comunque alle storie abbastanza simpatiche di Fox, si contrappone il disegno di Sekowsky che, nonostante avesse qualche problema con le fisionomie dei personaggi spesso goffe e sgraziate, sapeva ben creare le atmosfere e conferire un notevole dinamismo alle sue tavole, il che contribuiva a far emergere almeno alcune di queste storie dalla media generale.

In questa serie avviene un poco di tutto, anche che vi sia un incontro tra la Justice League of America (JLA) ed il primo gruppo di supereroi mai creato: la Justice Society of America (JSA), che in pratica è la versione originale della stessa JLA (peraltro creata dallo stesso Gardner Fox). In questa avventura pubblicata in America nei Numeri 21 e 22 (1963) della testata dedicata al gruppo, ed apparsa in Italia in S-NK N.556 “Crisi su Terra – Due”, inspiegabilmente mutilata di tutta la prima parte (che sarebbe stata “Crisi su Terra – Uno”, per cui ci si capisce poco o niente), facciamo la conoscenza per la prima volta, di diversi eroi della cosiddetta “Golden Age” (età d’oro), come il primo Atom, la bella Canary (Black Canary), il Dr. Fato (Doctor Fate), il primo Falco (Hawkman), e Tempo (Hourman), mentre avevamo già visto in altre storie il primo Flash ed il primo Lanterna Verde; inoltre in questa storia vengono coniati ufficialmente gli appellativi di Terra 1, per il mondo in cui vivono gli eroi attuali, e Terra 2 per quello dove vivono gli eroi dell’età d’oro compresi i doppioni invecchiati di Superman, Batman e Wonder Woman. 101502jla_group Nel titolo troviamo la parola Crisis (crisi) che verrà ripresa parecchie volte per analoghe storie, fino all’ultima grande e definitiva “Crisis on infinite earths”, che porrà (almeno per qualche anno) fine al caos generato da tutte queste terre parallele. Su S-NK N.564 (Missione trappola) incontriamo anche Adam Strange un altro eroe popolarissimo in America ma sconosciuto da noi. Nell’ultima storia su questa testata, in S-NK N.572, i componenti del gruppo si trovano nella necessità di svelare le reciproche identità segrete.

Dopo questa avventura, le imprese degli Amici della legge vengono pubblicate alternativamente su Superman e su Batman, dove sul N.12, con la solita coerenza, viene pubblicata la seconda parte di un altro incontro JLA – JSA, in cui facciamo la conoscenza anche dell’Uomo Sabbia (Sandman), Lince (Wildcat), Dr Chilling (terrificante traduzione(?) del Dr. Midnite) e del potentissimo Spettro (Spectre). Questa avventura, la cui prima parte è poi stata pubblicata su Batman N. 34 mutilata però di tavole essenziali, è molto particolare perché sembra essere lo spunto da cui proviene il celeberrimo e già citato “Crisis on infinite earths“. In questa storia troviamo, infatti, uno scienziato (femmina) che compie strani esperimenti rischiando di fare collidere Terra1 e Terra2 e liberando un essere proveniente da un universo di antimateria. Mentre strani scambi di personaggi avvengono tra una terra e l’altra, Spettro viene ingrandito e in pratica evita che i due mondi collidano (tenendoli lontani letteralmente a braccia) mentre i due supergruppi si coalizzano per sconfiggere l’essere di antimateria. Andate un poco a rileggervi Crisis e vedete se non ci trovate qualche analogia!

Dopo la chiusura delle testate Mondadori sul nostro gruppo è calato l’oblio più completo rotto solo di tanto in tanto da qualche apparizione come cameo (ovverosia un passaggio generalmente di una o due vignette) in qualche storia di Superman e Batman della Cenisio ed una più sostanziosa sui N.23/24 (4/1980) di Flash in cui tutti tentano di fermarlo da un attacco di follia, originato da una droga che gli era stata iniettata. In queste apparizioni veniamo a conoscenza dello spostamento della base di operazioni dalla vecchia caverna che avevamo sempre visto nei periodici Mondadori, ad un modernissimo satellite orbitante attorno alla Terra. Una delle prime apparizioni sui mensili Cenisio si trova in una anomala storia pubblicata su Batman nei numeri 13/14/15/16/21, dove un nuovo criminale (il Calcolatore) affronta uno ad uno diversi membri della Lega (in ordine di apparizione: Atom, Canarino Nero (Black Canary), Elongated Man, Freccia Verde, Falco e Batman), fino all’ultimo episodio dove prima li sconfigge tutti assieme e poi viene finalmente catturato da Batman. Questa breve serie di episodi di 6 pagine l’uno (tranne l’ultimo di 17), proviene dalla testata americana “Detective Comics” ed è stata simpaticamente scritta da Bob Rozakis e disegnata prima da Mike Grell e poi da Marshall Rogers sempre con gli inchiostri di Terry Austin. Un discorso a parte meritano le strisce pubblicate dal settimanale BIG BANG che nel 1979 ci ha offerto le strisce giornaliere di una serie chiamata “The World’s greatest Superheroes”, dove troviamo in azione proprio il nostro beneamato gruppo, chiamato inizialmente “Lega dei giustizieri” e quindi, più correttamente, “Lega della giustizia”, in storie simpatiche e dinamiche scritte da Martin Pasko e disegnate da George Tuska e Vince Colletta. Il settimanale ha purtroppo cessato le uscite con il numero 13 lasciandoci un poco con l’amaro in bocca.

Dopo di ciò altri anni di buio assoluto, interrotto da uno sprazzo della Labor Comics che nel 1986 ci ha proposto, in un albo cartonato chiamato Comic Book N.1, una orrida miniserie chiamata Super Powers, ideata da Jack Kirby che però ha disegnato solo l’ultimo episodio, e che vede una forzata riunione di tutto il gruppo (qui con l’aggiunta di Robin) per sconfiggere Darkseid. Le storie in America, intanto, erano peggiorate notevolmente dopo l’abbandono di Fox (con il N. 65).

Tentando di replicare la formula vincente che in quegli anni stava proponendo la Marvel, il gruppo subiva diversi rimaneggiamenti, che però non ne rialzavano di molto le quotazioni. Tra i pochi sprazzi, una serie di episodi e di copertine disegnate da George Perez (tra il N.184 ed il N.200), che se non altro rialzava notevolmente il livello artistico della testata. Tra le numerose formazioni, voglio ricordare quella che precede i fatti di “Legends” visti sui primi tre numeri della collana della JLA edita da Play Press. La troviamo sul N.1 al gran completo, alle pag. 22 e 23. Nelle note alla serie, il redattore si era limitato ad elencarne i nomi ed i poteri, ma non ha detto cosa è successo a questo gruppo nel retroscena della miniserie.
100503JLA_25_benes Di tutti i “crossover” di Legends, gli unici di una certa importanza sono proprio quelli che riguardano la serie principale di Justice League, dove succede letteralmente il finimondo. Tutto inizia nel N.258 che segue direttamente gli eventi narrati nel primo episodio. Nel primo numero di una storia in quattro parti ottimamente scritta e sceneggiata da J.M. De Matteis, abbiamo la prima vittima: Vibe che muore per mano di un automa costruito da uno dei più vecchi nemici del gruppo, il Professor Ivo. Nel N.260 un’altro robot fa la seconda vittima: Steel, che, essendo un cyborg, si cerca di mantenere in vita in qualche modo, ma senza risultato; nello stesso numero Gypsy, che è una ragazzina, viene convinta da Martian Manhunter a ritirarsi ed a rimanere a casa con i genitori (riapparirà brevemente qualche anno dopo proprio in storie scritte da De Matteis). Nel N.261 (l’ultimo della vecchia serie della J.L.A.), anche Vixen si ritira, lasciando così il vecchio M.M. da solo a chiudere la baracca (Elongated Man se ne era andato nel N.258 dopo un alterco con Vibe). Lo ritroviamo poi nell’ultimo episodio di Legends unirsi al nuovo gruppo.

La nuova serie, rinata dalle ceneri della vecchia, ha inaugurato il filone della garbata ironia verso gli stessi supereroi che la compongono, ed ha avuto un grosso successo, tanto che è poi stata seguita dalla collana dedicata al ramo europeo, e poi da un’altra serie trimestrale. Le storie sono sempre squisitamente ironiche, ed a tratti anche demenziali, e sono veramente divertenti e godibili sotto tutti gli aspetti. Nell’arco della serie, ottimamente diretta da Keith Giffen e De Matteis, sono stati lanciati alcuni disegnatori che hanno poi fatto una sfolgorante carriera: Kevin Maguire, il primo disegnatore della nuova serie ha dato l’impronta, seguito poi dal grandissimo Adam Hughes e da Bart Sears (sulla serie del ramo europeo), senza dimenticare gente come Ty Templeton e Mike Parobeck che hanno poi avuto la loro consacrazione con le serie di stampo “cartone animato” come quella di Batman.

Questo successo però è durato solo pochi anni, poi la serie si è stancamente trascinata, con qualche breve sprazzo (come la gestione di Dan Jurgens), fino al 1997, quando è stato deciso un completo restiling sotto la cura di Grant Morrison, di cui trovate un articolo in questo stesso speciale. Successivamente nel 2006 c’è stato un ulteriore rilancio affidato a Brad Melzter.


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Uno sguardo ad una selezione di fumetti della Justice League
a cura della Redazione di Glamazonia.it

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Testi di Grant Morrison e Mark Waid, disegni di Howard Porter e Barry Kitson
48 pagine, colore, spillato, formato 17×26, Lire 3500 cad.
Play Press

di Marcello Vaccari
Dopo diversi anni, la DC ha finalmente trovato una serie che è riuscita ad infilarsi stabilmente tra i primi 10 albi più venduti d’America.
Merito di questa svolta va a Grant Morrison e Howard Porter, autori della rutilante J.L.A.
La mitica Justice league of America, uno dei più antichi super-gruppi della storia (la loro prima apparizione risale al Marzo 1960), aveva ultimamente languito nella mediocrità a causa di testi scarsi e disegni appena sufficienti, e quindi la DC ha deciso di dare uno scossone affidando all’inglese Grant Morrison la rifondazione del gruppo. Questi ha usato una semplicissima formula per il successo immediato del suo albo: mettere in campo tutti i personaggi più famosi dell’universo DC a cominciare da Superman e Batman, passando per Green Lantern e Flash (che sono i due eroi più amati e venduti ultimamente), Aquaman e Wonder Woman (che vengono subito dietro) ed infine Martian Manhunter, che simboleggia la continuità, essendo l’unico personaggio ad essere sempre presente in tutte le incarnazioni del gruppo.
Questa formula avrebbe comunque retto solo per una manciata di albi (come era già successo solo pochi anni fa con la gestione di Jurgens), se non ci fossero state anche delle trame solide, e dei buoni disegni, e così è stato, anzi l’abilità di Morrison ha fatto andare la popolarità della testata alle stelle, tanto che le apparizioni della JLA in tutte le altre collane della DC ormai non si contano più, e trascinano regolarmente l’albo ospite in alto.
Ma cos’è che rende vincente questa serie? Grant ha soprattutto centrato splendidamente il carattere dei personaggi, riuscendo così a gestirli tutti in maniera perfetta pur con pochi ed efficacissimi dialoghi. Le storie in realtà non sono particolarmente originali, piene di invasioni aliene e supercriminali che vogliono governare il mondo, ma la sceneggiatura incalzante, i continui colpi di scena ed una eccellente caratterizzazione, rendono la lettura di ogni albo estremamente godibile.

Inoltre Morrison mostra un’ottima conoscenza delle vecchie storie della DC, andando a ripescare personaggi e situazioni poco sfruttate e facendole rendere al meglio. Come ad esempio “Storie Immaginarie” dove mette assieme un enorme numero di riferimenti a vecchie storie, immaginarie o meno, dei vari personaggi, cavandone una sceneggiatura estremamente divertente e godibile anche per chi quelle storie non le ha mai lette.
A dargli man forte nel rendere spettacolari questi albi, sono le matite del giovane e talentuoso Howard Porter (coadiuvato dalle chine del fido John Dell e da una colorazione squillante), anche se devo dire che Oscar Jimenez nella storia appena citata ha dimostrato di poter fare anche meglio sul piano della narrazione pura. Le tavole di Porter fondono una costruzione spettacolare alla “Image” con un segno più morbido tipico della D.C. del dopo Maguire e Hugues, ma peccano un poco in chiarezza, mentre il segno rotondo e la costruzione della tavola più lineare di Jimenez si fanno leggere meglio.
Comunque queste storie sono fatte apposta per essere apprezzate dagli attuali lettori, che pretendono azione a mille, ma anche storie non banali e personaggi non stereotipati. Morrison aggiunge inoltre una sottile vena ironica, tipicamente inglese, che risalta solo ad una lettura attenta (a parte qualche storia con un umorismo più marcato come quella del reclutamento nel 5° albo americano), dalla quale potremo anche apprezzare la perfetta caratterizzazione di Batman, che ha soprattutto nella sua capacità di ragionare lucidamente la chiave per risolvere ogni situazione, così come quella di Superman, figura carismatica anche oltre le sue stesse possibilità di gestione (da notare come la storia con gli angeli “Il cielo in fiamme” era sicuramente stata studiata per il vecchio Superman con il costume rosso e blu, e certamente Morrison gli avrebbe fatto trascinare la luna con delle enormi catene, come non faceva dagli anni 60! Inoltre l’impatto del Superman con il costume classico che si scontra con un angelo sarebbe stato molto maggiore), e di tutti gli altri, solo Aquaman sembra un poco fuori posto, soprattutto a causa della particolare personalità datagli da Peter David nell’albo a lui dedicato. Inoltre, nella storia “La pietra dei tempi”, Grant riesce anche in una splendida caratterizzazione dei cattivi, soprattutto Lex Luthor, e rende finalmente credibile una “Lega dell’ingiustizia” che in passato non lo era mai stata.

Tutto sommato comunque le storie sono molto lineari, senza troppi giri narrativi o lunghe sottotrame ad appesantire la narrazione, che risulta sempre molto scorrevole, ed anzi a volte anche troppo veloce.
A queste storie spettacolari si contrappongono invece quelle più pacate, ma non meno belle, della maxi-serie “JLA anno uno” scritte da Mark Waid e Brian Augustyn, per le matite di Barry Kitson, che ci danno una fortissima caratterizzazione del gruppo originale della JLA, composto da Flash (Barry Allen), Green Lantern (Hal Jordan), Black Canary (che prende il posto di Wonder Woman che era nella vera formazione originale), Aquaman e Martian Manhunter. Le storie tendono soprattutto a sviscerare i personaggi, seguendoli spesso anche al di fuori del loro costume, e mostrandoci così il lato più umano della loro personalità. Uno splendido esempio di come si possa fare un ottimo fumetto di supereroi anche senza troppi eventi “cosmici” e con pochi combattimenti.
Certo che Morrison, data la potenza e l’esperienza dei personaggi da lui manipolati, è costretto tutte le volte ad inventarsi minacce sempre più grandi, altrimenti non riuscirebbe a mettere in difficoltà un gruppo che è veramente il più potente di tutti quelli esistenti nell’attuale fumetto supereroico americano.

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