LOVECRAFT: LETTERATURA A FUMETTI

SPECIALE H.P. LOVECRAFT
a cura della Redazione di Glamazonia.it

Il 20 agosto 1890 nasceva Howard Phillips Lovecraft, uno dei più grandi scrittori dell’horror e del fantastico. A 120 anni dalla nascita, Glamazonia analizza la sua opera ed in particolare alcuni dei molti fumetti tratti dai suoi racconti o ispirati all’universo da lui creato.


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Lovecraft: letteratura e fumetti
di Stefano Marchesini

100402hplovecraftAccade ogni tanto che iniziative editoriali fra loro indipendenti – e pur accostabili in qualche modo – si concretizzino nello stesso periodo, senza che tale medesima collocazione temporale sia dettata da fattori diversi dal caso; è la situazione particolare dei volumi presentati dopo questo articolo e di molte serie a fumetti (da citare quelle Boom! Studios), tutti variamente riconducibili alle tematiche letterarie e alla figura umana del massimo scrittore dell’orrore soprannaturale Howard Phillips Lovecraft.

Tentare di spiegare qui ora in poche righe l’influenza esercitata da Lovecraft nel campo dell’horror sarebbe presuntuoso per chi scrive e probabilmente inutile per chi si trovasse a leggere, basti solo pensare a quanti pochi artisti abbiano avuto il merito di far coniare dal proprio nome un aggettivo, “lovecraftiano” nella fattispecie, adottato comunemente per definire sia le atmosfere opprimenti cariche di minaccia soprannaturale, sia lo stordimento paralizzante che assale dinanzi al titanico e allo sconosciuto; più si allontana nel tempo la dipartita di Lovecraft – occorsa prematuramente nella amata Providence nel 1937 – più le sue opere si diffondono e i suoi temi diventano fonte di ispirazione, magari inconsapevolmente per i fruitori, in tutti i campi dell’entertainment: possiamo quindi assistere alla continua riproposizione della sua opera omnia (dai primi volumi postumi usciti grazie alla passione degli amici, all’interessamento dei grandi editori ed al riconoscimento della cultura ufficiale il passo è stato breve) e parimenti constatare quanto i richiami ai suoi personaggi ed alle sue opere siano diventati espliciti nella musica, nei videogames, nei giochi di ruolo, nel merchandising, nel cinema, ovviamente nella produzione di nuovi romanzi e racconti, e pure nei fumetti.

100402lovecraft_portraitQuanta di tale produzione merita considerazione per valori intrinseci? Non molta: si tratta spesso di utilizzazione grossolana di personaggi ed atmosfere, che raramente cattura lo spirito dell’opera di Lovecraft quando si prefigge di farlo, ed ancor più di rado riesce nell’intento quando vuol essere autonoma dalla matrice originale per espanderla in diverse forme e direzioni; soprattutto in ambito letterario abbiamo assistito – da parte di numerosi scribacchini – alla generazione di racconti ingenui e monocordi, inutilmente concentrati nella spiegazione pedante dei vari topoi lovecraftiani, nel voler dare concretezza fisica, geografica, temporale e quant’altro ad orrori che Lovecraft si è ben guardato dal visualizzare completamente, sia per la totale alienità che intendeva assegnare loro rispetto alla possibilità umana di comprensione, sia perché lasciava di proposito al lettore – e qui sta un punto cardine della sua tecnica narrativa – il compito e la libertà di immaginarseli individualmente, sulla base delle proprie paure soggettive attivate dalle allusioni abilmente disseminate dallo scrittore nello svolgimento della trama.

Dove poi in un racconto di Lovecraft il decisivo incontro/scontro del protagonista con il male ha luogo in un unico tremendo momento, conferendogli così l’indispensabile carattere di eccezionalità, nei racconti apocrifi dei molti imitatori assistiamo invece ad un balletto continuo con entità demoniache date per scontate, che svuota la storia di ogni mistero e suspance; quel che è peggio, sforzandosi di descrivere, raffigurare, particolareggiare: per contro, i malvagi ed alieni membri del pantheon lovecraftiano risultano tanto più inquietanti nella misura in cui il loro aspetto è lasciato nel vago e la loro presenza resta latente; vedersi trotterellare tra i piedi teste di piovra, tentacoli o masse gelatinose dall’inizio alla fine di una storia è perlomeno noioso, nel peggiore dei casi ridicolo.

Questi problemi diventano ancor più evidenti nei fumetti, nei quali l’immagine – descrittiva per sua natura – è parte preponderante: solo un artista di grande mestiere e sensibilità è in grado di giocare col suggerito evitando per quanto possibile la visualizzazione eccessiva dell’orrore, visualizzazione per forza di cose personale, meno evocativa per il lettore di come si comporrebbe nella sua mente grazie solo al meccanismo delle suggestioni, in questo caso per forza di cose prevalentemente grafiche.


080709glama_retrospettiva
Uno sguardo ai principali fumetti ispirati dall’opera o dalla figura di H.P. Lovecraft, selezionate tra quelle attualmente reperibili nelle librerie online
a cura della Redazione di Glamazonia.it

100402Breccia_CthulhuI MITI DI CTHULHU
Adattamenti di Norberto Buscaglia, disegni di Alberto Breccia
128 pagine, b/n, cartonato, formato 23,5X30, Euro 22.00 
Comma 22

di Stefano Marchesini
Un autore ha fatto proprio tale approccio ed è riuscito nell’impresa di adattare a fumetti con straordinario successo racconti di Lovecraft: è il grande artista sudamericano Alberto Breccia, scomparso ormai dal novembre 1993.
Questo I Miti di Cthulhu dell’editore Comma 22 riempie finalmente un vuoto lungo un quarto di secolo, da quando cioè uscirono nel 1978 – grazie a L’Isola Trovata – le due precedenti edizioni dell’opera, da anni assolutamente introvabili; la veste editoriale del volume Comma 22 senz’altro migliore, soprattutto per la nitida riproduzione delle tavole e per la rilegatura ineccepibile, con l’aggiunta – a completamento del ciclo – di una storia (Colui che sussurrava nelle tenebre) rimasta esclusa nelle edizioni de L’Isola Trovata e da noi vista solo sull’Alter Alter del novembre 1982; se il lettering è stato modernizzato, il testo è – per quasi tutti i racconti – il medesimo delle edizioni de L’Isola Trovata.
Detto delle eccellenti caratteristiche tecniche del volume Comma 22, è necessario rimarcare i grandi pregi del lavoro di Breccia: i suoi 9 adattamenti di altrettanti racconti del ciclo di Cthulhu costituiscono uno dei vertici raggiunti dall’arte fumettistica ed un percorso artistico meditato e consapevole – apertosi nel ’72 e chiusosi nel ’75 – nel corso del quale l’artista uruguagio ha impresso una accelerazione innovativa in campo figurativo, nonchè dato un personale contributo alla maturazione del fumetto stesso come forma espressiva nobile, per nulla timorosa di confrontarsi a pari livello con cinema, letteratura, pittura, su un medesimo piano di arricchimento ed influenza reciproca.
Breccia cristallizza negli sguardi dei suoi personaggi, nelle ambientazioni claustrofobiche degli interni e nella desolazione accecante di panorami minacciosi, sensazioni di intensità sicuramente paragonabile a quelle suscitabili dalla lettura dei racconti ispiratori; più in particolare, si noti come, mentre nelle prime riduzioni la raffigurazione delle persone e dell’ordinario è accademica e iperrealistica per sottolineare il distacco traumatico con le sequenze di orrore, rappresentato all’uopo con tecniche diverse e inedite per l’epoca (pennellate vigorose, collage, strappi, etc.), negli ultimi adattamenti in ordine di tempo anche le figure umane e la realtà vengono deformate e stravolte – senza mancare di leggibilità! – in un quadro uniforme, scelta stilistica che evidentemente Breccia ha adottato per indurre nel lettore straniamento ed inquietudine ponendolo da subito di fronte all’effetto disturbante di tavole allucinate.
Così come in ambito cinematografico un regista di talento non banalizza il romanzo che eventualmente lo ispira, ma lo reinterpreta con sensibilità autonoma proponendone una visione inedita e spingendosi più in là, così Breccia ha utilizzato le possibilità esclusive del fumetto per fare altrettanto con l’opera di Lovecraft, caso questo piu’ unico che raro, visto in quanti ci hanno provato (o rinunciato).


100402AlanMoore_IlCortileALAN MOORE, IL CORTILE
Racconto di Alan Moore, adattamento di Anthony Johnston, disegni di Jacen Burrows
96 pagine, b/n, brossurato, formato 17X26, Euro 8.50
Magic Press

di Stefano Marchesini
Alan Moore, sceneggiatore inglese di fama mondiale, è sempre stato un appassionato studioso lovecraftiano; se non risulta che abbia mai scritto un fumetto con espliciti riferimenti all’autore di Providence (si ricorda solo qualche citazione in un numero di Swamp Thing appartenente al ciclo American Gothic), numerosi sono invece i suoi poemi o scritti di evidente ispirazione lovecraftiana, mentre risulta ampiamente recepita – in tutti i fumetti horror mooriani – la lezione per la quale una buona storia si fonda non su una girandola di elementi soprannaturali, bensì sullo sgomento producibile da singoli eventi inspiegabili o raccapriccianti in un quadro di apparente e rassicurante normalità.
Il racconto originale di Moore The Courtyard, adattato qui a fumetti da Johnston e Burrows, è brillante ed originale: prendendo contestualmente a prestito innumerevoli riferimenti alla mitologia lovecraftiana, l’autore di Northampton si inventa una storia calata in una ipotetica New York contemporanea e degradata, che partendo da un incipit investigativo conduce alla fine – passando attraverso un surreale fuoco d’artificio di concetti puri – al compimento di una scioccante crudeltà che – si badi – il lettore può solo dedurre fra le righe in quanto inesplicitata.
Anche qui – ci risiamo – l’adattamento a fumetti prodotto dalla Avatar Press deve fare i conti con delle sequenze che rendono al meglio solo in prosa: il flusso di coscienza del finale – tradotto nel fumetto con una parata di nere entità e paesaggi alieni – è intraducibile in vignette nonostante gli sforzi degli autori; Moore stesso ha preteso che venisse esclusa la vignetta conclusiva (comunque riprodotta nella postfazione del volume come curiosità) dove il finale era reso in modo troppo smascherato; l’adattamento di Johnston è comunque estremamente diligente e non manca di inserire alcune trovate tutte sue; troppo piatto invece il lavoro del disegnatore Burrows: nonostante la mezza tinta computerizzata, le sue vignette piene di particolari mancano di profondità, ed anche i primi piani dei volti appaiono sgradevolmente bidimensionali.
Molto interessanti le appendici del volume, che tra l’altro includono la sceneggiatura di Johnston ed una sorta di glossario di tutti i termini lovecraftiani (e non) sparsi nel racconto.
Ottima come sempre l’edizione Magic Press.


101902lovecraft-visionesVISIONES
Testi e disegni di Hernán Rodríguez
80 pagine, colore, brossurato, formato 17X26, Euro 12.00
Norma Editorial

di Andrea Bonazzi
Non tutte le novità parlano necessariamente inglese, nel campo dei comics d’ispirazione lovecraftiana. Pubblicato nel 2008 dalla spagnola Norma EditorialVisiones raccoglie cinque storie dello scrittore di Providence rese in una libera versione a fumetti realizzata dal giovane disegnatore uruguagio Hernán Rodríguez.
Poco interessato allo sviluppo dei cosiddetti “miti di Cthulhu”, così come al confronto con gli altri grandi autori, dai Breccia a Lalia, che in lingua spagnola già ne avevano affrontato più o meno fedelmente il tema, Rodríguez preferisce scegliere alcuni fra i primissimi racconti di Howard Phillips Lovecraft adattandoli a una propria visione personale. Scopo prefisso è quello di mantenerne la particolare atmosfera, pur variando punti di vista e personaggi nell’affidare la narrazione alle immagini.
Così la voce narrante in El extraño (The Outsider, 1921) visualizza insieme al lettore e sino in fondo la percezione che ha di sé, aprendo l’albo con qualche tratto stilistico talora nell’ombra di Druillet. La música de Erich Zann (The Music of Erich Zann, 1921) affida alle fantasie grafiche evocate dalla protagonista – qui al femminile – l’eco suggestiva di una musica altrimenti indescrivibile. Due fratelli condividono l’esperienza, e le conseguenze, dell’arrivo del sinistro Nyarlatothep in una città quasi del tutto priva di colore (Nyarlatothep, 1920). Creati ex novo pure i personaggi che tragicamente si avventurano ne La ciudad sin nombre (The Nameless City, 1921), mentre nel conclusivo El templo (The Temple, 1920) maggiormente ci si accosta all’andamento del racconto originale.


100402LovecraftLOVECRAFT
Storia di Hans Rodionoff, adattamento di Keith Giffen, disegni di Enrique Breccia 
144 pagine, colore, brossurato, formato 17X26, Euro 12.00
Magic Press

di Stefano Marchesini
Come approcciarsi a questo volume splendidamente illustrato da Enrique Breccia? Il giudizio stavolta dipende necessariamente dai propositi che gli autori si prefiggevano: si tratta di un adattamento operato dal ben noto autore di supereroi Keith Giffen di una sceneggiatura cinematografica di Hans Rodionoff, che l’editore americano DC/Vertigo ha consegnato alle matite e ai pennelli di Breccia figlio, quasi esordiente negli USA ma già conosciuto ed amato in Italia grazie a decenni di fumetti Eura.
Non si tratta di un adattamento di racconti di Lovecraft, né di una storia di stampo lovecraftiano, bensì di un lungo graphic novel dove lo scrittore di Providence è il personaggio principale di una vicenda di fantasia che – ispirandosi anche alla sua biografia conosciuta – lo vede in possesso di una copia del Necronomicon e autoconsacrato guardiano della pericolante porta che mette in contatto la nostra realtà con il mondo dei malvagi Antichi, Cthulhu e compagnia.
Cosa si proponevano allora gli autori, in particolare Rodionoff, il responsabile del plot? A lettura ultimata è subito chiaro che se i nomi dei personaggi (Lovecraft, la moglie Sonia, la madre Sarah…) fossero diversi, il tutto potrebbe passare come un ordinario racconto dell’orrore, con il protagonista a continuo contatto con eventi soprannaturali non riconoscibili da terzi, il tema amoroso convenzionale, una conclusione che arriva un po’ prevedibile; se insomma l’intento era quello di giocare, anche affettuosamente, con la singolare figura di Lovecraft, possiamo pure accettarlo; va da sé comunque che il prodotto risulta essere gradevole e nulla più, pur se gli appassionati troveranno di che divertirsi ad individuare i tanti personaggi e luoghi reali o fittizi, oppure gli episodi che hanno segnato la vita dell’autore, enfatizzati o meno, e a fare magari le pulci a possibili errori od inverosimiglianze.
Estrapolandole da tutto ciò, risultano invece notevoli le illustrazioni di Enrique Breccia, prodigatosi in un tour de force artistico che eleva da solo l’opera dalla mediocrità: in particolare i colori sono spettacolari, e la qual cosa non stupisce conoscendo i suoi lavori precedenti (si recuperi il Lope de Agurre visto su Euracomix), pur se anche ciò concorre a discostare l’atmosfera generale dell’opera dalla grigia plumbeità che soprattutto le ambientazioni urbane dei racconti di Lovecraft evocano nell’immaginario.
Perfetta in tutti i particolari l’elegante edizione della Magic.

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