SANDMAN 30th Anniversary: OLTRE LE TERRE DEL SOGNO? NEIL GAIMAN E I SUPEREROI

copertina del n. 16 (2005) della prozine fumettomania, dedicato a Neil Gaiman

Quindicesima puntata dello speciale di Glamazonia dedicato ai Trent’anni di Sandman, il celebre character nato dalla penna di Neil Gaiman.
Siamo entrati negli ultimi due mesi di questo speciale, da questo momento in poi gli ultimi 5 articoli e le due gallerie di omaggi disegnati, saranno pubblicati a cadenza settimanale.
E’ arrivato anche il momento dell’articolo su sandman estratto dal n. 16 della Prozine cartaea Fumettomania (anno 2005), che era dedicato in massima parte allo scrittore Neil Gaiman.
Rinnovo gli Auguri di buon Anno nuovo a tutti voi.
Buona lettura
Mario Benenati

Breve riassunto. Dopo l’introduzione di Marcello Vaccari (fondatore di Glamazonia), si sono susseguiti una serie di articoli, per la maggior parte scritti da Fabio Ciaramiglia: l’analisi di “Vite Brevi”; l’articolo di Alessandro Assiri (“Sogna ragazzo sogna” ); l’approfondimento “Sulla figura di Hamnet fra Ulisse e Titania”; un bellissimo viaggio nel Reame del Sogno; un percorso ipertestuale nella Stagione delle Nebbie; le recensioni di “Oltre le Sabbie del Sogno”, di “Una Strana Storia d’Amore e de “Il Bacio del coyote”, queste tre ultime tratte dalla serie The Dreaming; e la recensione di “Sandman present: Due ragazzi morti”. A queste sono seguite le recensioni del volumetto “Sandman present: Le furie” e quello intitolato La Locanda alla fine dei mondi“. Dopo di che abbimao puntato l’attenzione su “Endless Night” un bel volume del 2002-03 con tante storie, ognuna disegnata da un artista diverso, e sulla una miniserie dal titolo “The Dream Hunters” (1999, i cacciatori di sogni) disegnata dal maestro giapponese Yoshitaka Amano.


OLTRE LE TERRE DEL SOGNO?
Neil Gaiman e i Supereroi

di Fabio Ciaramaglia

Foto recente di Neil Gaiman (2017-18)
Foto recente di Neil Gaiman

Neil Gaiman è attualmente (facendo riferimento all’anno 2005, nda)uno dei più gettonati autori di narrativa del genere “weird fiction” (termine anglosassone per definire il panorama letterario che comprende anche la fantascienza e il fantasy), ma la sua fama si è eretta soprattutto sul suo lavoro quasi decennale su The Sandman Master of Dreams. Gaiman è anche autore di radiodrammi (Murder Mysteries), di racconti brevi (Smoke and Mirrors), di fiction televisive(Neverwhere) e di storie per “giovani adulti” (Coraline). World Fantasy Award, Nebula, Hugo, Bram Stoker, sono alcuni dei premi che l’autore britannico (anche se ormai qualcuno lo considera a tutti gli effetti americano) si è visto assegnare negli ultimi anni. Tuttavia, non si deve dimenticare, né ignorare, che accanto a tutta questa eclettica produzione si accosta una delle sue attività preferite, quella di sceneggiare fumetti e Gaiman non ha scritto soltanto The Sandman. Proprio attraverso l’analisi che segue, cercheremo di ripercorrere le tracce di Gaiman quale sceneggiatore di fumetti che non siano The Sandman (e quindi storie spin-off quali The Books of Magic o le miniserie di Death, o ancora la supervisione di The Dreaming e di The Sandman Presents), cercando di selezionare quelle che, a nostro avviso, risultano quelle più interessanti per comprendere il più possibile le caratteristiche principali della sua attività. Ciò che teniamo particolarmente a sottolineare è il fatto che Gaiman sia riuscito e riesce ancora a ottenere enorme successo mantenendosi sul delicato equilibrio fra fumetto autoriale e mainstream. Se è vero che con The Sandman Gaiman ha spinto lettori non abituali di fumetti a interessarsi a questo mondo e “fumettari” ad appassionarsi maggiormente ad alcuni classici della letteratura, lo è altrettanto il fatto che lo sceneggiatore ha compiuto questa sorta di miracolo buttandosi letteralmente nella mischia delle pubblicazioni seriali, dimostrando così che è possibile sfornare ottimi prodotti pur non arroccandosi nel sacrosanto diritto degli Autori di essere liberi dalle logiche di mercato. Sotto questa ottica, lungi dall’ignorare o sottovalutare alcuni dei suoi fumetti, tenderemo a privilegiare i prodotti di Gaiman per i quali sia fondamentale l’impatto sul mercato, ma che non sono stati sminuiti dal fatto di essere considerati “commerciali”, quindi soprattutto quei fumetti che hanno a che fare con i vari mondi dei supereroi. In un’intervista del 1989 Gaiman raccontò di un regalo fatto al padre di una scatola di fumetti di supereroi e ammise: “Non ho mai saputo a chi appartenesse quella scatola di fumetti del 1967. Mi domandavo se questo sconosciuto sapesse che non si trattava solo di una scatola di fumetti. Era una scatola di sogni”. Iniziava così la sua passione, per lo meno ancora dalla parte del lettore.

DEATH ed il fratello MORFEO, nella versione di Oscar Celestini (2005) Per gentile concessione
DEATH ed il fratello MORFEO, nella versione di Oscar Celestini(2005 ). Per gentile concessione

Per ciò che riguarda la scrittura, invece, in principio fu Dave McKean. L’estremamente vario disegnatore inglese è uno degli “everlasting” collaboratori di Gaiman e, probabilmente, servirebbero molte pagine per analizzare in dettaglio questo sodalizio artistico (che non possiamo qui approfondire) che è iniziato nel 1987 con Violent Cases e che, almeno per il momento, arriva fino ai disegni di “Fifteen Portraits of Despair” (in The Sandman: Endless Nights del 2003), passando attraverso anni e anni di copertine di The Sandman e illustrazioni per altri libri (Coraline, I lupi nei muri). Violent Cases ci fornisce uno dei leit motiv del duo Gaiman-McKean: mostrare la crudezza della vita attraverso gli occhi di un bambino. Non è comunque questo l’argomento di Black Orchid (tre numeri, 1988-89), prima esperienza di Gaiman nel mercato mainstream americano sempre con McKean; a margine segnaliamo che in alcune pagine il motivo ritorna e ci vengono mostrati episodi di violenza sull’infanzia e una proposta pedofila. Siamo in piena epoca “revisionista” per ciò che riguarda i supereroi e fumetti come Watchmen e The Dark Knight Returns avevano appassionato sia i lettori che la critica e Da- redevil: Born Again aveva mostrato come fosse pos- sibile scrivere storie mature e profonde inserendole nel pieno delle varie continuity. Seguendo la lezione di Frank Miller e Alan Moore, quindi, Gaiman riprende le vicende di una oscura eroina degli anni ’70, la inserisce nella continuità narrativa della DC (il villain della storia è Lex Luthor e compaiono Batman e Poison Ivy) e la fa uccidere dopo poche pagine. “Li ho letti i fumetti. Quindi sai che cosa non farò? Non ti rinchiuderò in una cantina prima di interrogarti. Non piazzerò nessun mortale raggio laser, per poi la- sciarti sola per scappare. Quella cosa è così scema. Ma lo sai cosa farò? Io ti ammazzerò. Ora”. Questa frase del killer ci mostra quanto Gaiman abbia ben presente la nuova corrente del fumetto americano. La storia tiene con il fiato sospeso grazie al suo ritmo sincopato e il finale aperto, ambiguo e quasi privo di un qualsivoglia elemento catartico, mostra le capacità dello sceneggiatore nell’utilizzare una differente prospettiva in una storia di supereroi. Quasi certamente era questo lo stesso spirito di Gaiman quando, subito dopo Black Orchid, ha iniziato a scrivere The Sandman: un’altra storia, di più largo respiro, con toni più spiccatamente horror (si ricordi che, però, all’inizio Morfeo interagisce con i supereroi DC). McKean, non potendo reggere le ventidue tavole mensili di ritmo, si è limitato alle stupende copertine. Le cose sono andate un po’ diversamente dagli intenti iniziali di Gaiman e lo sceneggiatore ha portato avanti la serie fino al 1996, ma deviando dal mondo dei supereroi (se si escludono le allusioni sparse qua e là come in Casa di Bambola e in “Façade”, la storia contenuta The Sandman n.20, in cui narra la struggente fine di Elemental Girl e del suo incontro con Death).

Pur impegnato a tempo pieno con The Sandman e storie parallele a quelle del Signore dei Sogni (The Books of Magic e le due miniserie di Death), Gaiman riesce a trovare il tempo di tornare a scrivere storie di supereroi. Nel 1993, nell’arco delle storie di Spawn che Todd McFarlane aveva scelto di far sceneggiare a grossi calibri del comicdom americano (Frank Miller, Alan Moore e Dave Sim), Gaiman crea il personaggio di Angela e poi, fra il 1994 e il 1995, ne scrive una miniserie in tre parti dal titolo omonimo. Credo che queste storie siano al momento più famose per la querelle legale scatenatasi fra Gaiman e McFarlane conclusasi relativamente di recente in favore del primo. Nella prima storia (Spawn n.9) Gaiman si cimenta nell’arricchimento graduale del personaggio di McFarlane (anche disegnatore dell’episodio) fornendo, in flashback, una delle battaglie fra un Hellspawn del passato e una cacciatrice di demoni, per l’appunto Angela. La parte iniziale vede Gaiman completamente a proprio agio con le atmosfere fantasy che gli sono congeniali, mentre la seconda risulta a mio avviso un po’ macchinosa anche se necessaria per le esigenze della serie. Il tentativo di chiarire il background di Spawn come entità diabolica al di là del suo alter ego Al Simmons è certamente lodevole, ma sia Angela che Cagliostro non spiegano granché in questa storia. Con Greg Capullo ai disegni la miniserie Angela (tre numeri) si apre ancora con alcune pagine decisamente fantasy con la protagonista che combatte contro un drago. La trama si ricollega direttamente all’episodio della sua prima apparizione, ma, sebbene crei una svolta per il personaggio di Angela, continua a essere piuttosto macchinosa. Se Spawn dimostra che un’entità infernale può essere buona, il complotto ai danni di Angela permette a Gaiman di mostrare che anche in Paradiso ci sono personalità malvagie. Una sorta di Divina Commedia al contrario, insomma, con una storia che inizia in Paradiso per poi passare all’Inferno e concludersi sulla Terra (una sorta di Purgatorio, quindi): o anche, “nel bene c’è un po’ di male e nel male c’è un po’ di bene” delle dottrine taoiste. I personaggi sono a mio avviso un po’ piatti e non hanno quella profondità di altre creazioni di Gaiman: sicuramente, il fatto di essere alle prese con un universo narrativo non di sua diretta e totale competenza, ne ha limitato le capacità.

Eppure, alle prese ancora con un personaggio DC, di cui scrive una storiellina di sole sette pagine, Gaiman torna a dare il meglio di sé. In “Un mondo in bianco e nero” (illustrato da Simon Bisley) per la raccolta Batman: Black & White del 1996 mette letteralmente in scena un interessante e divertente duetto fra il Cavaliere Oscuro e la sua nemesi Joker. Il piano del villain resta ignoto al lettore, e le poche pagine si soffermano su uno dei momenti topici: la sconfitta del cattivo da parte del buono che precedentemente era ritenuto morto. Ciò che è interessante è il prima e il dopo questo incontro poiché Batman e Joker sono presentati come attori che recitano la propria parte e che addirittura fanno delle prove prima del combattimento, discutono di piccoli e grandi problemi casalinghi (come Mr Gelo che è rimasto senza lavoro) e si lamentano del fatto che non solo devono attendere molto prima di entrare in scena, ma che le battute scritte per loro non sono molto efficaci. In fondo Batman e Joker, così come gli altri protagonisti degli albi supereroici, sono effettivamente come degli attori, pronti a recitare la propria parte secondo le direttive dei registi (gli sceneggiatori e i disegnatori). Caricando la storia di elementi postmoderni, come per esem- pio svelare alcuni artifici della scrittura, e alludendo agli altri linguaggi (il cinema soprattutto), Gaiman dimostra in questa storia quanto sia capace di scrivere storie originali, complesse e divertenti, sfruttando le piene potenzialità dei supereroi.

MORFEO, e i supereroi, nella versione di Fabiano Fedi (2005) autore di Borgo a Buggiano (PT). Per gentile concessione

MORFEO, e i supereroi, nella versione di Fabiano Fedi (2005) autore di Borgo a Buggiano (PT). Per gentile concessione

Fra la conclusione del ciclo del signore dei sogni e i “nostri giorni”, Gaiman si dedica alle opere narrative (fra cui possiamo annoverare anche Stardust (1997) e I Cacciatori di Sogni (1999), pur illustrati, rispettivamente, da Charles Vess e Yoshitaka Amano) e le varie collaborazioni con l’amico di sempre McKean e altri grossi calibri come Michael Zulli (L’ultima tentazione, 1994) e John Bolton (Il San Valentino di Arlecchino, 2002). Per rivederlo alle prese con un più classico universo supereroistico dobbiamo aspettare la fine del 2003 con l’inizio della saga in otto parti 1602 (disegni di Andy Kubert) un mega-crossover con elementi da What If? con molti personaggi della Marvel. Inghilterra, corre l’anno 1602 e il regno di Elisabetta I volge al termine: strani eventi atmosferici e sovrannaturali sembrano sancirne un finale apocalittico. Sembrerebbe una parafrasi della prima scena di Amleto. La regina è vecchia e stanca, non ha eredi diretti e il successore Giacomo VI di Scozia sta segretamente stringendo alleanza con la Spagna cattolica. Ad aggravare il senso di crisi è la scoperta di un artefatto in Terra Santa, forse un’arma potentissima, che alletta tutti gli stati europei, compresa la Latveria del conte Destino. Sebbene protetta da Sir Nicholas Fury e dal medico di corte Stephen Strange, Elisabetta soccombe ai complotti del conte. Proprio questi tiene prigionieri nelle segrete i “Quattro”, spariti misteriosamente ma ancora ricordati in una ballata che il bardo cieco Matthew canta a più riprese. La presenza del giovane Peter Parquagh completa il cast, ma, ironicamente, nel corso del volume, ogni approccio del ragazzo con i ragni è in qualche modo impedito (se non nella penultima vignetta dell’ultimissima pagina). I “Quattro” riescono a liberarsi dalla prigionia di Destino e, unendosi alla compagnia di Carlos Xavier (che salva dei giovani dotati di strani poteri dalle grinfie della Santa Inquisizione che annovera fra i suoi membri Magneto), riescono a contribuire al salvataggio della Terra.

Come si intuisce, quasi tutti i personaggi sono riletture seicentesche dei supereroi del pantheon Marvel. La cura del dettaglio e dell’approfondimento storico è uno dei punti di forza di questo volume che si giova dei disegni del talentuoso Kubert a suo agio con le storie “in costume”: siamo sempre nell’ambito della “weird fiction”. Pur non dissimile da un “What If?”, questa ambientazione atipica di un classico crossover Marvel sembra avere una spiegazione legata sia all’artefatto misterioso (un bastone) che alla “mutaforma” Virginia originaria delle colonie.

Tavola estratta dalla miniserie 1602 (Marvel comics, 2003-04), versione in scala di grigi.
Tavola estratta dalla miniserie 1602 (versione in scala di grigi). © degli aventi diritti

Lo scioglimento dell’azione è legato a due personaggi che in apparenza sembrerebbero minori. Rojhaz, il biondo indiano che accompagna Virginia, è in realtà la causa principale della distorsione temporale che ha fatto sì che i supereroi nascessero quattro secoli prima. In 1602 n.8, infatti, capiamo finalmente che anche Rojhaz è una versione seicentesca di un supereroe: Capitan America. Prendendo spunto dalle saghe più oscure del personaggio, Gaiman gli crea un futuro immaginario in cui, fra gli eroi Marvel, lui solo non invecchia, non muore o non viene arrestato e, gradualmente, nulla può fare per mantenere integro il sogno americano che incarna (si capisce che c’è un “presidente a vita” e che le libertà sono svanite). Quindi, tornato indietro nel tempo, resta deciso a non fallire nuovamente: la strenua difesa di Virginia (un nome non assolutamente casuale) nei panni di un pellerossa ci mostra il suo desiderio di preservare lo spirito di un nuovo sogno americano fondato su altre basi. Il vecchio Donal, l’eremita che ha il misterioso bastone, è l’altro deus-ex-machina della vicenda perché può con esso trasformarsi in Thor: i suoi poteri riescono a iniziare la tempesta temporale che pone forse fine a questo 1602. Per ciò che riguarda Thor, forse Gaiman si sentiva in colpa: aveva rappresentato il dio nordico come uno stupido babbeo in La Stagione delle nebbie e in American Gods era morto suicida, quindi con questa storia gli ridona una centralità e un’importanza che gli aveva negato in alcuni suoi prodotti precedenti. Pur alle prese con i commerciali eroi della “Casa delle Idee”, Gaiman riesce ad arricchire la storia con i suoi due maggiori talenti: creare mistero e dare consistenza al mito, evidente affinità con il suo capolavoro American Gods che condivide con 1602 molti elementi. Il finale è comunque aperto poiché molti supereroi restano immutati nel 1602 pur dopo la partenza di Thor e Capitan America e viene detto che fonderanno una colonia indipendente nelle Americhe dove vivere in pace.

Dopo questa breve disamina ci rendiamo conto che Gaiman non è solo il romanziere né tanto meno solo l’autore di The Sandman. Non era facile scrivere ancora di revisionimo come in Black Orchid, non era facile arricchire metafisicamente Spawn, non era facile ridere con Batman e non era facile scrivere un crossover Marvel senza essere banali: non è stato facile cercare di ridare linfa ai supereroi, ma Gaiman pare esserci riuscito e noi speriamo che questo autore torni presto a deliziarci con le sue doti.

ABBIAMO PARLATO DI:

  • Neil Gaiman e Dave McKean: Black Orchid (1-3), Vertigo-DC Comics, 1988-89 (ed. italiana Magic Press, 1997, trad. di Ilaria Beltrame).
  • Neil Gaiman e Todd McFarlane: “Angela” (Spawn, 9), Image, 1993 (ed. italiana in Spawn&Savage Dragon, 4, Star Comics, 1994, trad. di Gabriele Petroni).
  • Neil Gaiman e Greg Capullo: Angela (1-3), Image, 1994-95 (ed. i- taliana in Spawn&Savage Dragon, 26-28, Star Comics, 1996, trad. di Andrea Cotta Ramusino).
  • Neil Gaiman e Simon Bisley: “A Black and White World” (Bat- man: Black & White, 2), DC Comics, 1996 (ed. italiana in Bat- man: Bianco & Nero, 2, Play Press,1996, trad. di Claudio Bispurì).
  • Neil Gaiman e Andy Kubert: 1602 (1-8), Marvel, 2003-2004 (ed. italiana, 1602, voll.1-2, 2004, Marvel Italia-Panini, trad. di Pier Paolo Ronchetti).


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