| L'ISTRIANO
D'ITALIA tutte le opere di ATTILIO MICHELUZZI a cura di Loris Cantarelli A
diversi anni da un articolo sulla rivista di critica e informazione Fumo
di China n.51 nel maggio 1997, abbiamo voluto mettere a
disposizione quanto raccolto, per dare (e ricevere...) informazioni
sempre più complete e – soprattutto – perché editori non
soltanto di fumetti si accorgano di un patrimonio di narrativa
disegnata invidiato da tutto il mondo. A tutti, un sincero
augurio di buona lettura! BREVE VITA DI UN CLASSICO Prima
di fornire l’elenco delle opere di Micheluzzi più completo mai
pubblicato in Italia, vogliamo ripercorrere brevemente la carriera di
uno dei maggiori e più amati “narratori per immagini” italiani,
in grado di passare con disinvoltura da serie diversissime fra loro a
storie a sé stanti, da creazioni proprie a soggetti altrui, da
riduzioni letterarie a sceneggiature originali, in una produzione
stupefacente per ricchezza quantitativa (quasi quattromila tavole in
soli diciott’anni di carriera) e qualitativa (a dispetto
dell’estrema eterogeneità di riviste su cui apparivano i suoi
lavori). Nato
l’11 agosto 1930 ad Umag in Istria (austro-ungarica per i suoi
genitori, italiana alla sua nascita, a lungo jugoslava, oggi slovena)
da un generale italiano comandante di squadriglia che gli passerà
l’amore per il volo, a sua volta figlio di un ufficiale
dell’Impero d’Austria, fin da bambino Micheluzzi “costruisce”
(ben prima di laurearsi in Architettura a Napoli) la propria
personalità, respirando quell’atmosfera culturale, civile e
spirituale che poi trasferirà consapevolmente nelle sue illustrazioni
e nei suoi fumetti. Dopo
una gioventù spensierata e un matrimonio felice, il giovane
architetto viaggia per lavoro in Medio Oriente e in Africa
settentrionale, incontrando anche due colpi di stato, finché (un mese
prima di diventare Architetto della Casa Reale di Tripoli) la presa di
potere del colonnello Gheddafi lo costringe a rimpatriare. A questo
punto, ricorda lo stesso Micheluzzi, «per un
architetto da quasi un decennio all’estero e slegato da qualunque
partito politico, esercitare la professione in Italia anche i bambini
lo sanno, è la pratica più facile e piacevole del mondo». Per
nostra fortuna, l’autore decide quindi di mettere a frutto le sue
innate abilità nel disegno, nella sintesi e nella narrazione
esordendo (a quasi 42 anni) su una rivista di fumetti, il mai
abbastanza compianto Corriere
dei Ragazzi, sotto lo pseudonimo di Igor Artz Bajeff,
richiamo ad antenati materni slavi che – pur abbandonato dopo soli
nove mesi, quasi a suggellare un “parto” definitivo – sottolinea
ancor di più la sua «nostalgia per quel
mondo della Mitteleuropa, del trionfo della borghesia intellettuale e
imprenditoriale, della cultura e dello stile di vita, aperto (e come!)
all’avvenire, ma ancora legato per l’ombelico al glorioso
Ottocento appena spento o sul punto di esserlo. Il mondo a misura del
singolo, e non a misura di masse». I testi sono quasi sempre
del prolifico Mino Milani, spesso celato dietro pseudonimi come Piero
Selva o Eugenio Ventura. Ciò
che colpisce nel novello fumettista (che dopo due anni crea la sua
prima serie, dedicata al fotoreporter giramondo Johnny
Focus) è la sorprendente maturità di espressione in un
linguaggio coinvolgente in cui confluiscono, in una miscela originale
e subito caratteristica, cinema e letteratura («essenziali
come l’ossigeno»), cultura e architettura (sia nei testi che
nella composizione volumetrica della tavola). Il rispetto per
l’intelligenza dei lettori e la verità storica porta fin
dall’inizio Micheluzzi a raccontare vicende mai banali, calate in
ambienti ricostruiti con dovizia di particolari e nati da una robusta
documentazione. Protagonisti
e comprimari s’intrecciano fra le pieghe degli avvenimenti («Babel
Man è lui stesso il primo dei caratteristi di Air
mail... E a parte tutto, la gente mi interessa») e non di
rado conversano a tu per tu con il narratore o l’autore stesso, in
un gioco deliberato che coinvolge in prima persona anche il lettore. Inquadrature,
giochi di luce, caratteristi, figure femminili richiamano
esplicitamente ma sempre con ironia il cinema americano anni Trenta («Per
un ragazzo di oggi bombardato da immagini e messaggi non è possibile
immaginare cosa voleva dire per noi vedere un film con Gary Cooper»,
dichiara l’autore a Fumo
di China nel marzo 1989), mentre l’esotismo che si
respira in ogni tavola rimanda alla scoperta di «un
mondo completamente diverso da quello provinciale dell’Italia prima
della guerra... Life,
National
Geographic, delle emozioni
incredibili!». Perfino
le onomatopee diventano componenti visive fondamentali, di solito con
funzione drammatica («Anche se nella
vignetta c’è solo un grande sbammm,
puoi star sicuro che è uno sbammm
funzionale alla storia») e comunque sempre in procinto di
balzare fuori dalla tavola. Gli esempi sono innumerevoli, la ricerca
espressiva è continua e mai gratuita. Nel
maggio 1976, quando la sorte del Corriere
dei Ragazzi è ormai segnata («per motivi ancor oggi
ignoti», come ha scritto Tiziano Sclavi alla mostra dedicata a Angelo
Stano per la fiera milanese di Cartoomics
’97), Micheluzzi rileva da Ruggero Giovannini i disegni della serie Capitan
Erik su il
Giornalino. Pochi
mesi dopo, è la volta del primo capolavoro. Si tratta della serie Petra
chérie, la risposta personale dell’autore «a
un tipo femminile che andava allora di moda, sguaiato, violento,
spesso poco pulito, innamorato dei collettivi... Insomma, una montagna
di luoghi comuni codificati in modo talmente pesante da non poterla
sopportare». Petra
de Karlovitz («1917. Ventitré anni e una
gran voglia di muovermi») parla sei lingue (inglese, francese,
tedesco, polacco, russo e dialetto di Canton), è ricca e piena di
attività in tutto il mondo (è amica del giovane Igor Stravinskij,
incontra il Barone Rosso e Lawrence d’Arabia), pilota d’aereo (nel
1913 le donne in tutt’Europa sono solo quattro) e d’automobile, «fa
quel che vuole senza chiedere il permesso a nessuno e se combatte
contro i tedeschi lo fa solo per inclinazione sentimentale, viste le
sue origini polacche». Nella
saga quinquennale di Petra, Micheluzzi dà sfogo a tutte le sue
passioni («l’Aviazione, l’aeroplano e
gli uomini che ci volano sopra», gli anni Dieci e l’art
déco, le emozioni e le atmosfere più care), creando una serie
unica nel panorama del fumetto avventuroso non solo italiano e che
ancora oggi dona emozioni sempre nuove. Conclusi
i disegni per la serie di Capitan Erik, Micheluzzi è ormai un autore
affermato. Scrive e disegna sia due serie minori (nella durata e nella
diffusione, non certo nella cura e nell’impegno) come Simon
Flash e Parallelo 5, che due dei trenta graphic
novel editi dall’Editoriale CEPIM di Sergio Bonelli nella
collana Un
uomo un’avventura creata per l’occasione. Inoltre
realizza riduzioni grafiche di classici letterari come Il
principe e il povero (1882) e La
città nascosta (1888) o di brani da I
promessi sposi (1840), adattati da Roudolph (Raoul
Traverso) e Stelio Martelli. Nell’ottobre
1980 esce la prima puntata di un’altra delle migliori opere di
Micheluzzi: l’avventurosa vicenda dedicata a Marcel
Labrume. «Il bel gaglioffo.
Il vivente simbolo delle mie contraddizioni. L’uomo che mi attrae
per la carica di seduzione un po’ perversa, per quel suo ambiguo
stato di persona poco chiara, senza ideali, totalmente perduta
nell’orrore del suo egoismo di creatura lucida e pensosa solo di sé.
E che, beninteso, per tutti questi motivi, mi respinge... D’altra
parte, che uomini sarebbero il “perfetto virtuoso”, la “creatura
senza dubbi”? Mostri innaturali e, oltretutto, mortalmente noiosi...
Siamo tutti dei piccoli Labrume a cui piace leggere dei nostri
difetti, ma in privato, di nascosto. San Francesco è morto. E anche
lui, se ricordo bene, un po’ Labrume lo è stato, prima di veder
chiaro» spiega l’autore nella monografia curata dagli
Editori del Grifo. La
vicenda avrà un seguito l’anno dopo (a furor di popolo, visto che
il protagonista «presumibilmente»
era morto), mentre resta inedito il terzo episodio richiesto a
Micheluzzi dalla Casterman olandese: dopo il Libano del 1940 e il Nord
Africa del 1942, Marcel sarebbe finito nell’Indocina del 1947. Tradotto
ormai in tutta Europa (ma pubblica anche in USA, con storie che negli
anni della moda horror
arriveranno anche in Italia), Micheluzzi continua ad alternare romanzi
di sapore ottocentesco come Molly
Manderling a serie già note come quelle dedicate a Johnny Focus e Capitan
Erik, prestando i suoi disegni a toccanti biografie (sempre scritte da
Traverso e Martelli) su Martin
Luther King, Gandhi,
Anna
Frank, fino ad inaugurare serie nuove come la chandleriana Jesùs
detective san (scritta da Silvana Gay e Agrippino Musso),
la scanzonata Rosso
Stenton e la profetica Air
mail (quattro episodi su tre testate e un’appendice sulla
monografia citata: più in volo
di così...). Dopo
i disegni del celebre episodio su Gli
ammutinati del Bounty (28 aprile 1789), Micheluzzi
realizza in proprio lo splendido Bab-El-Mandeb, finché ritrova
il geniale Tiziano Sclavi, allora giovane redattore del Corriere dei Ragazzi. La miscela non
può che essere esplosiva: e infatti nasce il folle Roy Mann,
un episodio a sé stante – per cui il disegnatore rivede
coraggiosamente il suo stile, non sempre apprezzato da tutti – che
ha tanto successo da ottenere due seguiti. Quasi
lo stesso itinerario avviene
con lo Speciale
Dylan
Dog n.2 che
la coppia realizza subito dopo... ma purtroppo Gli
orrori di Altroquando (opera più volte ristampata)
rimane un eccezionale unicum,
con spiritose comparsate di Johnny Focus e Babel Man, mentre il Dylan
di Micheluzzi ricorda Marcel Labrume... e il “mago” degli effetti
speciali Tom Savini appare nella parte di sé stesso. La
felice sintesi tra Sclavi e l’artista istriano nella saga di Roy
Mann riesce nell’incredibile impresa di rievocare romanzi come Assurdo universo (1949) e Mattatoio
n.5 (1969), film come Sogni
proibiti (1948) o 1941 -
Attacco a Hollywood (1979) e capolavori a fumetti come Topolino
e l’Uomo Nuvola (1936) o Little
Nemo in Slumberland (1905-26). Merito che va equamente diviso tra
i due autori della terna di episodi, ristampata – caso più unico
che raro, nell’asfittico panorama editoriale italiano – anche in
un unico volume. Grazie
alla Lizard Edizioni di Roma, lo stesso è da poco avvenuto anche per
gli ultimi due mirabili romanzi a fumetti di Micheluzzi: Titanic
e Siberia,
così come speriamo avvenga prima o poi con le biografie disegnate
dell’infermiera Florence
Nightingale, padre Popieluszko
e il poliziotto Salvo D’Acquisto, la quarta
avventura di Rosso
Stenton e la nuova serie Corsaro
su testi di Luigi Mignacco. Un discorso a parte meritano le
ultime opere dell’artista istriano, scomparso a Napoli – dove
viveva dopo essersi sposato – il 20 settembre 1990. Articolo 7 è un gioiellino nato per i due volumi sulla
dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: ben lungi
dall’essere un’opera di circostanza, è un commovente esempio
della passione e del calore umano che Micheluzzi metteva in ogni sua
opera, un mettersi in gioco con profondo rispetto di sé e degli
altri. Afghanistan è invece l’opera che chiude la carriera (e la
vita: agghiacciante l’ultima tavola) di uno dei più grandi artisti
italiani del fumetto d’avventura, degno di figurare tra maestri come
Hugo Pratt e Dino Battaglia o ancora felicemente in attività come
Giardino e Sergio Toppi. Encomiabilmente pubblicata così come
l’autore è stato costretto ad interromperla (non sempre rifinita
nemmeno a matita e parzialmente ripassata a china), non soltanto essa
ci mostra “in presa diretta” come lavorava Micheluzzi, ma sembra
proprio chiudere un cerchio, essendo ambientata in uno dei Paesi da
cui era passato Johnny Focus e che già aveva fatto da sfondo a L’uomo
del Khyber. Da
parte nostra, ci piace ricordare questo grande artista con le parole
ripetute da Indro Montanelli sul Corriere
della Sera del 3 giugno 1996 a proposito degli istriani: «La
popolazione italiana più italiana (anche quando di sangue slavo)
nella terra più italianamente civile del nostro indegno Paese».
Sembrano proprio parole scritte per la vita e le opere di Attilio
Micheluzzi.
CRONOLOGIA COMPLETA DI ATTILIO MICHELUZZI
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