Cavalcare la tigre

Di Alessandro Assiri


"Cavalcare la tigre" fu un saggio esoterico sulla grande meditazione dell'anima di Julius Evola, ma l'espressione è nota ed usata spesso nella più comune accezione di stare sulla scia di una moda, di incarnare il trend del momento. A discapito di tanti, troppi, detrattori, il fumetto è arte, comunicazione. Come ogni comunicazione necessita di adeguare il linguaggio alle tematiche del momento, di analizzarne i contenuti per poter raggiungere un più vasto auditorium. Non mi soffermo sulle cause che hanno prodotto una crisi del mercato perché non è materia del presente articolo, anche se mi piace ricordare che l'arte sequenziale è come l'araba fenice che sempre sa risorgere dalle sue ceneri. Tenterei invece un'indagine su ciò che nell'ultimo periodo il media-fumetto ha saputo portare alla luce, con quali artifici creativi ha saputo veicolare quella rappresentazione quotidiana di quel mutevole panorama che è la soglia del nuovo millennio. Come sono state rappresentate le paure, le angosce, e quali personaggi ci hanno portato dentro il tessuto immaginifico del 2000. Limiterò forzatamente questo itinerario all'universo bonelliano, scelta dettata solo da limiti di spazio. Anni di new-age, di sciamani e di santoni, di ecologismo dilagante e cristalloterapia, anni consacrati al dottor Lecter e a Kay Scarpetta. La stessa new age che, nella sua corrente salutista, fa tuonare la critica contro Tex, abituale frequentatore di saloon e fumatore incallito. Assumiamo ora a titolo d'esempio, le ultime storie dell'anno per cercare di capire come la SBE ci abbia introdotti nel nuovo millennio.

Una saga che ha radici lontane, quella di Martin Mystere che da mesi ipotizza un fantastico count-down che si conclude con l'albo di dicembre intitolato simbolicamente "La fine?". Il personaggio castelliano fornisce una versione millenaristica e alimenta gli incubi apocalittici ricalcando le tematiche di un genere un po' trito e venato di una dietrologia eccessiva. L'ansia del perenne complotto, della macchinazione sempre in agguato, tende a calcare la mano su un catastrofismo eccessivo, penalizzando una storia che avrebbe potuto risultare molto più accattivante. Il successo che aveva accompagnato gli anni del miglior Martin approda al 2000 con deliri alla Von Daniken e teorie alla West, snaturando, a mio avviso, quel fascino misterioso che tanto aveva contribuito ad arricchire le tematiche del personaggio.

Nemmeno l'indagatore nazionale è più sufficiente ad arginare le brutture di fine secolo, e il più grande fenomeno culturale del fumetto italiano degli ultimi anni soffre, schiacciato forse dalle troppe paure che ha tentato di esorcizzare. L'universo di Dylan Dog è modificato, così come quello del suo creatore, immerso in altri incubi, in altre visioni. Il sonno della ragione continua a generare mostri, ma questi ora hanno sembianze diverse e l'occhio del personaggio di Sclavi sembra non cogliere più appieno, il cambiamento di direzione. L'ultima storia del '99, "Il duido", non fa eccezione, e seppur coadiuvata dai disegni dell'ottimo Freghieri, l'intreccio non decolla. Il rispolvero della figura Druidica, tanto cara al simbolismo new-age, non basta a catturare il lettore sino alla fine dell'albo. Nell'evolversi della vicenda troviamo segnali forti come la fertilità della terra, la riattualizzazione del mito, il tema sacrificale, tutti aspetti che intaccano fortemente un'attuale corrente di pensiero, ma il modo con cui sono espressi è trascinato e traspare come una forzatura concessa al diffuso costume.

La conflittualità tra la dimensione interiore e il mondo esterno è il filo conduttore di ogni vicenda di Julia. La ricerca di sicurezze nel piccolo mondo quotidiano, per difendersi dalla ferocia, dalle devianze comportamentali. L'isola costruita con pazienza e sacrifici, per tenere al di fuori tutto ciò che non gradiamo. Berardi è maestro di questo intimismo, e ci consegna un modello, ci confeziona un manuale di sopravvivenza, fatto di pensieri, di abitudini tutte protese nella ricerca di punti fermi. "Morte assicurata" è l'albo di dicembre, non esente da questa ricetta, che sembra voler indicare una via per poter fronteggiare i dubbi che ci costringono a notti insonni. L'indagine, la trama gialla passano sempre in secondo piano rispetto alla Julia protagonista, empaticamente coinvolta in un turbinio emozionale tipico della confusione a cui assistiamo ogni giorno. La Julia pensante, potrà apparire ossessiva o logorroica, noiosa o tediante, ma i suoi pensieri fanno rumore ed è lo stesso rumore che frulla nella testa di tutti .

"Le persone cambiano e spesso si disilludono" pag.92 ultima vignetta di NN 103. La testata Bonelli che meglio rappresenta il futuro ci dona questa frase, amara, malinconica, che racchiude in se l'aspetto più evidente del carattere di Nathan Never e forse il suo modo di affacciarsi al 2000. Le megacorporazioni, il controllo totalitario delle multinazionali, ci proiettano in un mondo che possiamo toccare quasi con un dito. Maxi aree urbane divise per settori che appartenevano al patrimonio dei racconti di SF, ora sono lì a portata di mano, insieme a tutti i catastrofismi Ballardiani che rischiamo di portarci appresso L'universo creato con sapienza dai tre sardi ci aspetta dietro l'angolo e purtroppo le sue nuvole non sono solo di carta .

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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