A volte, non lo si può
negare, il caso è molto amico di chi, per passione o per professione,
studia dei testi più o meno letterari.
In un freddo e uggioso week-end novembrino, con concentrazione forte
ma alterna, come mio solito, mi sono ritrovato a rileggere la graphic
novel Vite Brevi (The Sandman:
#41-49).
Avevo già letto il suddetto volume in inglese, ma, nonostante una
più che sufficiente padronanza della lingua, parecchie cose erano
restate per me oscure. Tuttavia, anche dopo averlo letto in
traduzione, non certo per demerito dei traduttori o dell'autore Neil
Gaiman, sono rimasto ancora perplesso su alcuni passi. Infine,
pensai che mi sarebbe venuta incontro la eccellente intro-post-fazione
di Peter Straub, ma purtroppo essa ha alzato più quesiti irrisolti
che risposte.
Il volume ha una trama alquanto lineare ma che è anche molto ben
strutturata. Essa è molto semplice: Delirio, la più giovane
degli Endless (Infiniti), decide di trovare suo fratello Distruzione,
che aveva a sua volta deciso di abbandonare le sue responsabilità;
cerca quindi di coinvolgere la sua famiglia ricevendo secchi rifiuti
da Desiderio e Disperazione, ma un disinvolto acconsento
dal fratello maggiore Sogno. Nel momento in cui la ricerca
inizia, alcune difese preparate da Distruzione iniziano ad uccidere le
persone che una volta lui aveva conosciuto e che avrebbero potuto
essere utili a ritrovarlo. Dopo un momento di incertezza (come suo
solito) e di ripensamento, Sogno torna a cercare Distruzione insieme a
Delirio e scopre che per trovarlo, dovrà sentire il responso di un
oracolo. Tuttavia l'unico oracolo che può conoscere dettagli
riguardanti gli Endless è uno di famiglia, il figlio di Sogno, Orfeo.
Costui, in una saga precedente, dopo aver tentato di riprendere
l'amata Euridice dal Regno dei Morti e aver fallito, fu decapitato
dalle Baccanti (in Sandman Special #1), ma la sua testa ha
continuato a vivere per secoli (vedi Sandman #29). Il punto
nodale della vicenda è che Sogno aveva promesso di non rivedere più
suo figlio, reo di non aver capito la sua funzione di mortale; e ora,
in cambio dell'informazione, Orfeo chiede a suo padre di togliergli la
vita e donargli quell'eterno riposo tanto agognato. Dopo di ciò
avviene l'incontro fra Sogno e Distruzione, con qualche battuta
astrusa di Barnaba, suo cane parlante, e della sconvolgente Delirio.
Il libro quindi si chiude com'è iniziato, con il custode del tempio
in cui era Orfeo che pensa che sarà una bella giornata, con Sogno che
è disperato (all'inizio per l'abbandono di Thessalie, alla
fine per ciò che ha dovuto fare ad Orfeo), all'insegna della più
evidente (e fittizia, a mio avviso, perché invece molte cose sono
cambiate) ciclicità. Passiamo però attraverso il pensiero di
Desiderio, l'androgina sorella di Sogno, che ha ottenuto un suo
precedente scopo, quello di far versare a suo fratello sangue di
famiglia. Ciò si rivelerà distruttivo perché sarà una delle
principali cause della morte di Sogno, avvenuta nella penultima saga
della serie. Nonostante la linearità della trama, essa è lunga;
eppure non oso immaginare cosa sarebbe successo se invece di un
romanzo grafico il tutto fosse stato scritto come romanzo normale con
i suoi fiumi di parole.
Dopo l'accenno alla trama, è d'obbligo la mia spiegazione su ciò che
intendevo sull'amicizia del caso. Il caso ha voluto che, fra il
giovedì e il venerdì di quella stessa settimana, mi ritrovassi a
seguire delle lezioni universitarie sul Paradise
Lost (1667) di John Milton
e, essendo allo stesso tempo un esaltato e un visionario, non ho
potuto fare a meno di trovare delle analogie. L'analisi partiva dal
libro IX dell'opera, quello della Caduta di Adamo ed Eva dal Giardino,
ma si allargava a tutta l'opera e a tutto il periodo della sua stesura
e diffusione.
All'inizio dei tempi vi fu la Creazione e subito dopo la Caduta.
Viviamo un intermezzo chiamato Età dell'Oro. In base a questo si
capisce una cosa fondamentale: Delirio era stata Diletto (o Delizia,
Delight in inglese) proprio in quell'Età dell'Oro, età in cui gli
Uomini (solo due invero) erano felici e non afflitti da altri bisogni
se non quello di amarsi. Eppure nel Giardino di Milton ci sono altri
bisogni, come quello di ripulirlo dalla wilderness che gli è intorno.
Eva inizia a sentire fortemente, anche troppo forse, questo bisogno, e
inizia, lentamente (anche perché Satana ha già iniziato ad agire su
lei attraverso un... sogno), il suo cambiamento. "Sulla morte e
sul cambiamento" recitava il titolo dell'analisi di Straub, ma
chiunque abbia una conoscenza seppur minima del Paradise Lost può
capire che un titolo del genere poteva andare bene anche per
un'analisi su Milton. Il cambiamento principale, dopo il Peccato
Originale, è la trasformazione da "creature di Dio" in
"creature umane", esposte alla libertà, alla
responsabilità, alla emancipazione, alla mortalità. Dopo aver
mangiato il frutto dell'Albero della Conoscenza, Eva ha mangiato la
morte, ma ancora non lo sa. Quando lo mangia il suo Destino è già
segnato. Quando lo mangia la sua Morte nasce. Quando cadranno, il
Sogno di tornare nasce, di ricostruire ciò che è stato distrutto. E
di lì il Desiderio e la Disperazione, e il Diletto di prima che
diviene Delirio, forse l'unico reale modo dell'Uomo di ricordare il
suo passato mitico. E' il caso di rilevare che la parola "Delight"
compare numerose volte all'interno del libro IV del Paradise Lost (parallello
per alcuni temi al libro IX). In quel libro spicca anche l'invidia di
Satana che decide di tentare gli umani. L'invidia ha due forme:
Disperazione e Desiderio (anche queste due parole sono frequenti). Da
tutto questo sembra proprio che Gaiman abbia preso spunto da Milton, o
comunque dalla Genesi, per i suoi Endless.
In quel momento dunque nascono gli Endless. Con il Peccato di Eva,
c'è la rottura della Divinità in tanti piccoli Demiurghi, anche essi
esposti al tempo, non più ciclico, ma storico e irreversibile. Gli
Endless non sono Dei; sono semplicemente quasi-eterni, ma,
parafrasando Morte, nessuno vive poco o tanto, ciascuno vive una vita.
Eva, mangiando il Frutto della Conoscenza, ha mangiato quella che è
la conoscenza finale, quella della Morte, quella che noi Mortali
possiamo conoscere per metafora, ma non davvero: come diceva Amleto
"Morire, dormire, forse sognare...". Ebbene, Distruzione,
che ha rinunciato alla sua responsabilità (guarda caso, proprio nel
XVII secolo...) per seguire un proprio percorso di conoscenza, alla
fine del libro parte per le stelle pensando che la sua morte è vicina
perché ha ormai conosciuto quasi tutto; e dalla morte, ovviamente,
lui si aspetta un nuovo cambiamento perché nulla si crea e nulla si
distrugge ma il tutto fa parte del tutto. E invece, nella epopea degli
Endless, proprio Sogno sarà quello che morirà, pensando forse
"Sognare, dormire, forse morire...". E, scusatemi, forse non
sarà un caso, in questa epopea, l'unico che conosce e sa tutto, il
passato, il presente e il futuro, vive in un Giardino che al centro di
tutti i labirinti (e dei Giardini), ha il Libro della Conoscenza
legato al polso, ed è cieco. Come Milton.
Bibliografia
Minima.
Gaiman, Thompson,
Locke: Sandman Master of Dreams, 41-49, DC Comics (raccolto
successivamente in volume con il titolo di Brief Lives). Questi fumetti
sono raccolti in volume e pubblicati per la prima volta in Italia dalla
Magic Press: Sandman: Vite Brevi, tradotto da Pasquale Ruggiero e
Francesco Cinquemani. All'interno delle edizioni in volume vi è la
prefazione di Peter Straub che è stata menzionata precedentemente.
John Milton:
Paradise Lost. Esiste una discreta (e soprattutto economica)
edizione con testo a fronte in italiano pubblicata da Mondadori.