| CODICI
FIGURATIVI NELL'OPERA DI SERGIO TOPPI
Di Fabrizio Lo Bianco L’opera grafica di Sergio Toppi è la risposta forse più
disarmante per coloro i quali, ancora oggi, parlano del fumetto come forma
d’arte minore, nel migliore dei casi, o più semplicemente di non-arte.
Spesso, anche da parte dei fumettofili, si è preferito sorvolare sull’
“artisticità” della letteratura disegnata, preferendo sottolineare la
sua importanza dal punto di vista sociologico e, a partire dalla
pubblicazione di Apocalittici e
integrati[1]
di Umberto Eco, semantico. È invece altrettanto importante riconoscere nel fumetto un
“prodotto” culturalmente completo. E in questi termini l’aspetto
artistico è fondamentale. Come l’arte per così dire “colta” ha la capacità di
anticipare fermenti, eventi, trasformazioni della società, la stessa
capacità la si può riscontrare nel fumetto. Persino pubblicazioni
d’evasione apparentemente pura, come le serie supereroistiche
statunitensi, ci danno la possibilità di leggere ciò che gli U.S.A.
promuovono e ciò che censurano a livello di cultura popolare. Si pensi
alle posizioni ultraconservatrici di Peter Parker nei confronti dei primi
sussulti studenteschi, preparatori al ‘68, oppure alle tavole
coraggiosamente psichedeliche di Gil Kane negli anni della “cultura”
lisergica; allo smaccato nazionalismo e all’anticomunismo più retrivo
delle storie degli X-Factor durante la presidenza Reagan; alle
contraddizioni di certo supereroismo anni ‘90, miscuglio ambiguo di
impegno sociale (pro-emarginati, pro-ambiente, vs razzismo) e becera
esibizione di muscoli. Questo per quanto riguarda la capacità dell’arte di
rispecchiare e, spesso, preannunciare mutamenti epocali. Dell’arte “maggiore” il fumetto è inoltre un
eccezionale diffusore a livello popolare. E qui veniamo a Toppi. Le sue
tavole offrono la possibilità di apprezzare come e in quale misura la
cultura “alta” (e quindi anche l’arte) possa filtrare in un ambito
“basso” (nel quale è ancora relegato il fumetto), e quanto sia vitale
e ricca di stimoli “colti” l’osmosi tra questi due livelli. Sono
principalmente tre le direttrici da seguire nell’estetica toppiana: 1) l’eredità dell’iconografia e dell’oreficeria
medievale; 2) dell’Art Nouveau; 3) dell’Espressionismo tedesco (e, sotto altri aspetti, di
quello americano). Toppi si riappropria di questi linguaggi che gli
appartengono comunque da sempre, in quanto disegnatore europeo, e anzi,
mitteleuropeo (è nato a Milano). Questa precisazione non è casuale. In
questa sede ci soffermeremo su referenti artistici che sono
prevalentemente dell’Europa centrale2
. Notiamo che: 1) con il personalizzarsi dello stile-Toppi, a partire dalla
fine degli anni ‘60, si fa sempre più evidente il suo modo di costruire
le immagini con fare da orafo, da cesellatore. Le vesti dei personaggi
rappresentati da Toppi sembrano frutto dell’incastonarsi di lamelle di
metallo prezioso. Altrettanto potrebbe dirsi per i profili delle città
dei racconti di Sacsahuaman o di
Sharaz-de, o per le armi dei suoi guerrieri. E nelle tavole a colori
del milanese, quando non è quella luce lunare caratteristica dei suoi
fumetti a dominare, sono frequenti i colori oro e rame. Consideriamo il
turchese acido della luce lunare, il giallo dell’oro e il rosso acceso
(altro colore caro a Toppi): sono i colori tipici dell’oreficeria
altomedievale ed hanno un valore semantico che li ricollega ad una cultura
europea già evangelizzata e suggestionata, dal punto di vista della fede
e dell’immaginario, dai colori della Gerusalemme Celeste descritta
nell’Apocalisse di Giovanni3:
un enorme blocco aureo (il giallo), incastonato di gemme preziose (il
rosso-rubino, il celeste-turchese)4
. Questo bagaglio culturale e, più specificatamente,
iconografico, che è potenzialmente insito in ogni europeo, dà frutti ben
visibili nel disegno toppiano, che si nutre della cultura raffinatissima
del suo autore. È evidente che non parliamo di citazionismo, ma di una
rilettura che rende attuale e fruibile a tutti, in termini assolutamente
originali, un insieme di “segni” artistici altrimenti chiusi nei libri
di storia dell’arte e riservati a studiosi e appassionati di
quell’epoca. L’interesse per il medioevo e le sue espressioni
artistiche caratterizzerà l’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Soprattutto l’Art Nouveau recupererà temi e suggestioni di quella che,
va ricordato, era sino a poco tempo fa una delle epoche storiche meno
apprezzate dal punto di vista culturale, liquidata con il sinonimo di
“Età buia”; 2) l’Art Nouveau reinterpreta miti e “segni” medievali
adattandoli al gusto fin du siècle.
Alla base dell’attenzione di Toppi nei confronti di quest’arte sono
due dati: l’uno stilistico, l’altro contenutistico. Lo stile al quale il disegnatore milanese guarda con
maggiore attenzione è quello degli artisti mitteleuropei, tedeschi e
austriaci in particolare. Quindi, da un lato lo Jugendstil
dall’altro la Secessione:
quest’ultima, con rappresentanti quali Gustav Klimt (1862-1918) ed Egon
Schiele (1890-1918) offre, non solo a Toppi, ma a tantissimi altri grandi
nomi del fumetto, due modelli imprescindibili che con un segno
particolarmente incisivo, o meglio “incisorio”, xilografico, hanno
preceduto i grafismi e la nettezza del segno fumettistico. Altri modelli
importanti sono gli artisti della rivista satirica moniacense del Simplicissimus,
pubblicata a partire dal 1896. Va notato che Sergio Toppi sembra
prediligere sempre il “Liberty” meno decorativista, quello che già ha
in sé i germi del nascituro espressionismo, altro linguaggio nel quale
troveremo punti di riferimento per la creatività toppiana.
I contenuti delle opere Art Nouveau vanno al di là del
semplice decorativismo e anche del simbolismo: c’è un messaggio più
importante che consiste nella promozione di un’arte nuova nella sua
stessa concezione. L’artista deve finalmente uscire dall’angusto
spazio dell’atelier, del museo, per creare oggetti che appartengano alla vita
quotidiana e sociale dell’uomo. Così Alphonse Mucha (1860-1932)
continua a dipingere su tela ma disegna anche utensili da cucina, oggetti
d’arredamento, manifesti per opere teatrali, ecc. Quest’idea di arte
totale, già propugnata da William Morris (1834-1896) con le Arts
& Crafts, affascina Toppi e lo porta a lavorare nel campo
pubblicitario, nell’editoria discografica, nell’incisione
all’acquaforte. Proprio l’arte dell’incisione è lo sbocco naturale
per un disegnatore che da sempre è stato caratterizzato da un segno
forte, dal contrasto deciso tra bianco e nero; 3) l’Espressionismo è innanzi tutto quello tedesco. Le
altre forme di espressionismo (tra le quali anche quella italiana, molto
più tarda) raramente hanno avuto la graffiante freschezza degli artisti
della Brücke5
nè dei loro successori germanici. Il segno espressionista, nero e
spigoloso, è carico di premonizione per l’Europa attraversata dalle
avvisaglie di una violenza pronta a deflagrare nel Primo Conflitto
Mondiale. Il fascino “sinistro” della linea spezzata e quasi priva di
curve di Kirchner (1880-1938) e Schmidt-Rottluff (1884-1976) e, quindi,
della xilografia medievale germanica, da essi recuperata, avvince molti
fumettisti. Sergio Toppi elabora l’eredità espressionista soprattutto
nella sua chiave cinematografica: più forte ancora della suggestione
pittorica è quella filmica delle pellicole della Repubblica di Weimar6
. Soprattutto sulle storie favolistiche scritte e disegnate da Toppi (vedi
quelle pubblicate su Linus e Alter Alter) si
allungano le ombre angosciose del Golem,
o ancora de Il gabinetto del dottor
Caligari e, in particolar modo, di Nosferatu.
Con l’Espressionismo Astratto statunitense, Toppi parrebbe
non avere niente a che spartire. Ma non è esattamente così. La sua
gestualità, il tratto rapido ed incisivo, l’uso di una sorta di dripping controllato, richiamano alla mente lo spirito dell’action
painting, la cui violenza formale viene convogliata e vivificata in
racconti per immagini. Si ha così, una volta di più, l’approdo di segni e
tecniche appartenenti ad ambiti “colti” in un mondo ancora, nonostante
tutto, poco studiato come quello del fumetto. I racconti per immagini di
Sergio Toppi, nella fattispecie, sono sì prodotti commerciali, ma
raggiungono vette espressive che nulla hanno da invidiare all’arte “contemporaneissima”,
la quale anzi comincia a sentire sul collo il fiato di un modo di creare
che, a supporti come la tela, preferisce il foglio di carta, che ai musei
o agli happenings contrappone le
“volgari” pubblicazioni periodiche da edicola, da supermarket o, come
accade ormai sempre più spesso, da libreria, utili a raggiungere un
pubblico vasto ed eterogeneo per età e cultura. Toppi, di queste sue
peculiarità qui brevemente esaminate, paga le conseguenze: proprio il suo
essere “artista” del pennino lo relega ad essere apprezzato da un
pubblico ristretto rispetto a quello che il suo talento meriterebbe.
Avviene così che mentre gli americani possono bearsi di un Frank Miller
che può pubblicare lavori come Sin
City, in Italia l’editoria del fumetto non offre spazi adeguati per
quello che lo stesso Miller definisce “the amazing work of Italian cartoonist, SERGIO TOPPI” 7
.
Nella pagina seguente troverete una cronologia
completa delle opere dell'autore.
[i]
Scritto nel 1964, continua ad essere ristampato dalla Bompiani con
notevole successo. Per il fumetto si veda in particolare il capitolo Lettura
di “Steve Canyon”. 2
Altri referenti figurativi essenziali per Sergio Toppi sono
dati dalla grafica (e, in generale, dalla cultura) giapponese e
dall’arte precolombiana. 3
Cfr. Silvana Casartelli
Novelli, Segno “salutis” e
segno iconico: dalla “invenzione” costantiniana ai codici astratti
del primo altomedioevo, in “Segni e riti nella Chiesa
altomedievale occidentale”, XXXIII Settimana di studio del
C.I.S.A.M., Spoleto 1987, pagg. 105-172. 4 Cfr. Apocalisse 21, 18-21. 5
Die Brücke (Il Ponte) è il
primo gruppo di artisti espressionisti tedeschi, unitisi a Dresda nel
1905. 6
Tra la sconfitta subìta
nella Prima Guerra Mondiale e l’avvento del Nazismo, la Germania
conobbe la travagliata e per certi versi irripetibile esperienza della
Repubblica di Weimar (la città nella quale fu proclamata), durante la
quale (anni Venti) l’arte ebbe un forte impulso da parte delle
istituzioni. Oltre al cinema espressionista, un mirabile esempio di
quella sorta di “Rinascimento” culturale tedesco fu la nascita
della Bauhaus, altra esperienza artistica (questa volta più recente)
che mise in pratica un ideale di “arte totale” che coinvolgesse
pittori, architetti e scultori in un progetto di globale miglioramento
della società. 7
Nella rubrica “Blam” in Sin
City - The Big Fat Kill, #4, Dark Horse Comics - Legend, febbraio
1995.
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I Tarocchi dell'Universo
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Gustav Klimt.(1909) |
|
Alter Alter
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