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| Come è
possibile che individui appassionati di libri horror e film hard-boiled,
ammiratori di "The Preacher" o "Sandman", magari ferventi sostenitori di
capolavori cupi e violenti come "The Dark Knight Returns" o "Watchmen"
ed in più con l'aggravante di una propensione al romanticismo praticamente
nulla, possano poi appassionarsi per ventisette lunghi mesi alle vicende
di uno studente squattrinato che si innamora di una vedova?
L'unica riposta che si può dare è: magia.
Tanto per cominciare la trama è così semplice da risultare quasi banale: uno studente (Godai Yusaku) giunge in un pensionato (il Maison Ikkoku) gestito da una giovane vedova (Kyoko Otonashi) e ben presto se ne innamora perdutamente. Da qui in poi si assiste ad una lunghissima serie di tentativi da parte di Godai di confessare il suo amore alla bella Kyoko e di dimostrare a se stesso di esserne degno. Ma tali tentativi saranno sempre vanificati dal suo carattere poco deciso, da vicini troppo invadenti e dall'immancabile rivale amoroso.
Allora la qualità del lavoro non sta chiaramente nel "cosa succede" bensì nel "come succede". Maison Ikkoku è un fumetto
che parla di sentimenti forti e puri, con un candore ed una semplicità
sempre più rari e per questo ancora più preziosi. Non voglio
lanciarmi in una noiosa critica di quanto sia frenetica la vita dei nostri
giorni, di come tutti corrano e vivano persino le storie sentimentali con
il pedale dell'acceleratore schiacciato; piuttosto voglio invece evidenziare
quanto sarebbe meglio, almeno in certi campi, avere la pazienza di fermarsi,
capire e capirsi.
Potranno forse far sorridere le troppe
titubanze di Godai, senz'altro più comprensibili al lettore nipponico
che a quello italiano. Senza voler scendere in generalizzazioni, che in
quanto tali lasciano sempre il tempo che trovano, è palese una diversità
di fondo tra un italiano, comunicativo fino alla sfacciataggine ed un Non a caso uno dei più famosi registi dagli occhi a mandorla, Wong Kar-Wai, nel suo ultimo film "In The Mood of Love", ripercorre proprio tali tematiche, che filtrate dalla medesima sensibilità orientale inevitabilmente riconducono a dinamiche simili. Anche i suoi due protagonisti infatti si amano ma non riescono mai a dirselo; ne viene fuori un film fatto di silenzi che valgono più di mille parole e di rare parole che restano sospese nell'aria assumendo i contorni di sentenze. In Maison Ikkoku si respira la stessa atmosfera evocativa, sapientemente miscelata però ad una vena comica che mai manca nei lavori della grande Rumiko Takahashi. Pathos e umorismo si alternano con ritmo perfetto, in maniera tale che il primo non soffochi il secondo, togliendoci la voglia di sorridere, ma che neanche il secondo invada lo spazio del primo, ridicolizzando le reazioni emotive dei protagonisti.
L'altro grande punto di forza di Maison Ikkoku è la perfetta caratterizzazione dei personaggi. Scontata è la grande attenzione che l'autrice riversa sulla caratterizzazione dei due protagonisti: perfetto Godai nel ruolo dell'indeciso di buoni sentimenti, magistrale la resa di Kyoko, un perfetto miscuglio di gentilezza e testardaggine, che la diversifica molto dal classico modello stereotipato della donna giapponese.
Sul fronte disegni si passa dai primi numeri con un tratto più scarno ed essenziale, ad uno stile via via più ricco e sicuro ed all'utilizzo di soluzioni grafiche anche innovative e mai banali. Eccellente la fluidità narrativa, a tal punto da far superare dopo poche vignette il disagio della lettura "al contrario" connaturata alle produzioni manga. Unico appunto che si possa fare alla brava Rumiko è l'eccessiva somiglianza fisica tra Godai e Mitaka. Senza l'ausilio della colorazione (nella splendida trasposizione animata infatti i due hanno il colore dei capelli diverso), diventa difficile distinguerli in alcune situazioni. Concludendo dato che il fumetto, come qualsiasi mezzo di espressione, può essere diviso in generi, se state cercando il capolavoro del genere rosa-sentimentale fermatevi: l'avete trovato.
Abbiamo parlato di: Rumiko Takahashi: La
popolarissima autrice nipponica nacque a Niigata (Giappone) nel 1957. Superato
il difficile esame di ammissione all'Università Giapponese Femminile,
Rumiko visse per svariati anni in una pensione per studenti a Nakano, esperienza
che ispirò non poco il suo capolavoro Maison Ikkoku (VEDI NOTA
1). Parallelamente alla carriera universitaria la futura mamma
di Lamù frequentò i corsi della famosa scuola di Kazuo Koike
per artisti di fumetti Manga, l'equivalente orientale della prestigiosa
Joe Kubert's School in America.
Corsi senz'altro impegnativi, dato che consistevano in un minimo di due ore serali. L'inizio fu come sempre in salita, anche perché la Takahshi pagava una notevole inesperienza con le matite che però non la fece desistere dai suoi propositi, aiutata dall'illuminata guida del maestro Koike, la cui più nota massima era: "Un fumetto è sostenuto dai suoi personaggi, se essi sono ben fatti il successo è garantito". Convinta allora che la sostanza contasse più dell'apparenza, Rumiko iniziò con grande cautela a studiare il cast dei personaggi della sua prima vera opera Urusei Yatsura (da noi noto con il nome "Lamù, ragazza dello spazio") ma iniziò anche a segnalarsi come una brillante promessa al punto da guadagnarsi il prestigioso premio "New Artist Award". Il suo Urusei Yatsura apparve per la prima volta nel Settembre del 1978 su "Shonen Sunday", un noto magazine di fumetti settimanale destinato ad un pubblico di giovani. Il ritmo della pubblicazione procedette a singhiozzo per il primo anno, per poi regolarizzarsi nella metà del 1979. Non erano tempi facili per la brava autrice, osteggiata dai familiari che non condividevano la sua passione e la invitavano ad indirizzare le proprie energie in lavori più sicuri e prestigiosi (VEDI NOTA 2). Comunque sia, i risultati diedero ragione alla coraggiosa Rumiko dato che nel 1981 il suo Urusei Yatsura divenne una serie TV (216 episodi a cavallo del 1981 ed il 1986, 5 film e migliaia di fan-club sparsi in tutto il mondo) ed un successo clamoroso non si fece attendere più di tanto. Successo però che non stravolse le abitudini della brava autrice la cui gioia più grande non era tanto nei guadagni (che comunque nel 1984 arrivarono vicini ai 3 milioni di dollari!) quanto nella soddisfazione di scrivere e narrare storie apprezzate da tutti. Ormai la strada era spianata e quando nel Marzo del 1986 apparve la prima puntata televisiva di Maison Ikkoku, la stella di Rumiko brillava già nel firmamento dei grandi autori manga (VEDI NOTA 3). Lamù (Urusei Yatsura): Lamù
è un'aliena e come tutti gli alieni che si rispettino scende sulla
Terra per conquistarla. L'unica chance per i terrestri di salvarsi è
che il loro campione (lo sciagurato Ataru Moroboshi), selezionato casualmente
da un computer, affronti e vinca Lamù in un singolare duello. Alla
fine la Terra si salverà dalla minaccia aliena e Lamù
si ritroverà follemente innamorata di Ataru, con il quale vorrà
rimanere a vivere.
Urusei Yatsura è riconducibile al genere SF, ma con le dovute proporzioni, dato che si tratta prevalentemente di una commedia grottesco-demenziale, infarcita per di più di continui riferimenti alla cultura, alle tradizioni e alle mitologie nipponiche e cinesi. Una particolarità è che la serie nei nove anni di pubblicazione, fece crescere in maniera esponenziale il numero dei suoi personaggi (quasi 30!), tutti assai azzeccati. Oltre ai più noti (Sakurambo, Mendo, Sakura) vale la pena ricordare anche alcuni dei minori come Ran, Benten e Ryounosuke (la ragazza che si vestiva da ragazzo, che a detta della stessa Takahashi, ispirò non poco l'idea alla base del suo futuro successo Ranma 1/2). Maison Ikkoku: Serie
tradotta in italiano sulle pagine di Neverland (ed.Star Comics)
dai nn. 91-118 in 27 volumetti, prezzo 3500 cadauno.
NOTA 1: La Maison Ikkoku riflette una tipica soluzione abitativa per persone con scarsi mezzi assai diffusa nelle metropoli giapponesi: piccole stanze con bagno in comune e senza acqua calda corrente. Il disagio per la mancanza dell'acqua calda viene superato con l'utilizzo dei bagni pubblici disseminati ovunque sul territorio giapponese, idea magari terrificante per un italiano ma assolutamente normale per un giapponese (nello stesso fumetto infatti i protagonisti assai spesso si recano in tali strutture). In più le situazioni di convivenza coatta, senz'altro scomode, si rendono spesso necessarie per i salatissimi affitti degli appartamenti e per la consuetudine di pretendere i primi sei mesi di affitto anticipato, quattro dei quali sono a perdere. NOTA 2: A differenza del resto del mondo, in Giappone il fumetto gode di una popolarità immensa, copre molti generi e di conseguenza si assicura così un bacino di utenza molto ampio. Ovviamente tale diffusione capillare garantisce ottimi profitti agli autori di manga: un disegnatore agli esordi può anche guadagnare 60.000 dollari l'anno! In sintesi le possibilità di emergere sono buone, però in caso di fallimento il prezzo da pagare è altissimo. La rigidità gerarchica e sociale giapponese non concede agli artisti manga mancati grandi possibilità in altri ambienti lavorativi, bollandoli irreversibilmente come falliti. NOTA 3: Maison Ikkoku ebbe un successo incredibile, arrivando a vendere l'ottanta per cento in più rispetto a Urusei Yatsura, dal quale si discostava per parecchie caratteristiche anche a detta della sua autrice: "Le differenze tra le due serie sono nel personaggio principale, in Urusei Yatsura è quello che vorremmo essere, in Maison Ikkoku è quello che potremmo essere. Scrivere Maison Ikkoku è stato come srotolare una lunga palla di filo, bisognava procedere passo per passo, un piano sull'altro. Scrivere Urusei Yatsura invece è stato assolutamente imprevedibile, non sapevo neanche io in che direzione sarei finita." Infine si consigliano caldamente anche gli splendidi episodi del cartone animato tratto dal fumetto (in Italia noto con il nome "Cara Dolce Kyoko"), accompagnati possibilmente dai CD contenti tutte le bellissime musiche originali, molte delle quali comunque è possibile reperire via-Internet. |
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