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RECENSIONI |
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La storia dei tre Adolf di Osamu Tezuka Hazard Edizioni, Milano 1998. 5 volumi da 268 pagine b/n, brossura con sovracopertina £20.000 cad. |
Recensione di Giuseppe Condorelli
C o n t a m i n a z i o n i
Ci sono affinità insospettate fra testi lontani ed
apparentemente inconciliabili come un romanzo e un fumetto. Almeno secondo la
vox populi che considera il mondo delle nuvole parlanti come genere di
intrattenimento pre-puberale, da frequentare di nascosto nel chiuso del bagno o
del ripostiglio e a ragione surclassato dalla più colta Letteratura. Eppure,
per noi che leggiamo senza preconcetti, La storia dei
tre Adolf di Osamu Tezuka, la pentalogia
edita dalla milanese Hazard, è un piccolo capolavoro a fumetti che vale tanto
quanto gli splendidi Violette di marzo e Il criminale pallido, i
due romanzi della trilogia berlinese (che si è conclusa con Requiem tedesco)
dello scozzese Philiph Kerr, stampati per i tipi della Passigli Editori.
Ad accomunare le due pubblicazioni una città - Berlino - ormai luogo-chiave
dell' immaginario collettivo, la Berlino dal clima grigio e feroce del governo
nazista; ed una ricerca da detective-stories entro cui si dipanano le vicende di
due protagonisti: l' ex kriminalinspector e attuale private eye Bernhard Gunther
dei romanzi di Kerr, impelagato in torbide inchieste, e Sohei Toge, il
giornalista giapponese della storia di Osamo Tezuka, braccato dalle agenzie
spionistiche internazionali e dalla Gestapo dopo essere riuscito a mettere le
mani sui documenti che comproverebbero le origini ebree nientemeno che dello
stesso Adolf Hitler.
Una città, nella quale non fare il saluto significa correre il rischio di un
pestaggio. Una città a misura d' ariano che rinnova i suoi miti razziali sulle
colonne del Der Sturmer, il giornale antisemita degli anni '30 e del Beobachter,
foglio ufficiale del Partito Nazista. Una città che si avvia felice ed
inconsapevole - in mezzo al tripudio delle Camicie Brune - alla mattanza,
autocelebrandosi sul palco ufficiale delle Olimpiadi del 1936 ma strizzando
miseramente l' occhio - dietro le quinte - all' inflazione, al mercato nero,
alla più becera corruzione farcita di formidabile violenza nazista. E la penna
di Kerr è magistrale nell' evocarla. Dalle sua pagine emerge una conoscenza
meticolosa della città, delle sue strade, dei suoi ritrovi, una ricostruzione
sorprendentemente dettagliata e fedele dell' atmosfera berlinese durante il
governo nazionalsocialista: (...) una grande casa infestata da fantasmi, piena
di angoli bui, di poltergeist in libertà che scagliano libri, sbattono le
porte, spaccano vetri, urlano nella notte.
Se il sarcasmo e il crudo disincanto storico sul nuovo ordine imposto dalla
svastica sono la cifra della scrittura di Kerr, tutto il peso della follia
nazista e dei suoi orrori sottobanco (si pensi alla lunga sequenza dedicata a
Dachau nell' ultima parte del primo romanzo) è sostenuto dall' atmosfera boiled,
erede di una tradizione che non può non farci pensare ad Hammett o a Chandler.
Nei gesti e nella personalità di herr Bernie Gunter sembra rispecchiarsi un
Marlowe tutto europeo e perciò più filosofo, con la sua Hanomag nera invece
della convertibile e con le fedeli Muratti al posto delle Chesterfield.
L' opera di Osamu Tezuka ha avuto una gestazione assai lunga: si pensi che uscì
a puntate sulla rivista Shukan Bunshun in anni lontani: tra il 1983 ed il 1985.
Lo stile un po' algido e uniforme, tipico della tradizione fumettistica
nipponica de La storia dei tre Adolf invece, si scioglie in un intreccio
appassionante e seducente che, senza perdere di vista il piacere dell' ironia e
del gioco proprio dei manga, si fa via via assai energico e fortemente politico.
In più, l' intreccio permette uno sguardo attento e critico sulle vicende
storiche dell' est asiatico alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale (i volumi
contengono infatti una accurata cronologia degli avvenimenti significativi degli
anni 1936-'37).
Proprio per tutti questi motivi La storia dei tre Adolf ha stravinto il
prestigioso riconoscimento internazionale Hector Hoesterheld, capace, come è
stata, di fondere fantasia e realtà in una lunga e coinvolgente vicenda nella
quale sono condannati l' intolleranza e gli odi interetnici. Motivazione che
allunghiamo volentieri pure ai romanzi di Kerr. Due letture speculari, dunque,
due testi interscambiabili ad onore e gloria della letteratura - fumetto incluso
- senza barriere e senza pregiudizi.
Philip Kerr, Violette di marzo; Il criminale pallido; Requiem tedesco. Passigli
Editori, Firenze-Antella, 1997, 1998, 1999 £ 28.000 (cad.)
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