RECENSIONI


Dampyr

N°11

98 pg. B/N Brossura L 3.800

SERGIO BONELLI EDITORE

Recensione di Marco Solferini


"Nemesis"

Varcata la soglia della decima uscita, in attesa di compiere il primo anno di vita, Dampyr completa il quadro delle origini del trio ammazzavampiri. Dopo Tesla è infatti il turno di Kurjak, di ritorno nella sua terra natale, per svelarci il suo passato e il presente, entrambi intrisi di nostalgica follia, tipico quadro raffigurante le terre dilaniate dalla guerra.
Proprio la tipicità si potrebbe definire l'elemento portante dell'intero albo scritto da Colombo. A ben guardare, ogni componente della narrazione in questione è ben lungi dall'essere originale.
Il passato di Kurjak è semplicistico nei flashback evocati dalla sua fidanzata con poteri di strega, fin troppo scontato e plausibile visto gli elementi narrativi introdotti (uno stupro ad opera della famiglia rivale, sullo sfondo di una faida vecchia come il tempo e di cui si sono perdute le origini) e tale semplicità non poteva non sfociare nella banalità più oziosa che anche uno sceneggiatore di serie "B" sarebbe stato in grado di evocare in poco meno di mezz'ora di lavoro. Il soldato dal cuore infranto, diviso fra il nostalgico ricordo di un amore perduto e gli orrori di una guerra ingiusta è ormai una figura che retroagisce sul personaggio, trasformandolo in una caricatura di se stesso.
Pacchiano e inutile è il tentativo di abbozzare una trama parallela, sfruttando un malvagio dottore, sovvenzionato da spietati e lucrosi finanziatori occulti che non esitano ad utilizzare la gente comune come cavie da laboratorio.
La violenza è certamente uno dei temi portanti di questa serie, ma è funzionale ad essa solo quando indirizzata, con precise finalità, al rendimento della trama nel suo contesto generale, non, come in questo caso, quando è essenzialmente gratuita e arbitraria, nonché fantascientifica (occorre sottolineare come Harlan, Kurjak, e anziano, ma agguerrito padre, uccidano fin troppe persone, in modo analogo a quelle insulse produzioni televisive in cui i protagonisti uccidono decine di avversari senza ricaricare mai le pistole e facendo centro al primo colpo a discapito di orde di cattivi, tutti evidentemente miopi o presbiti perché incapaci di colpire un bersaglio seppur con raffiche di colpi).
Terrificante il duello fra Kurjak e Mathias: per totale mancanza di originalità è un elogio alla più obsoleta banalità.
Irritanti le affermazioni del vecchio padre quando attaccano la fabbrica: ci sottolinea che le guardie non si aspettavano un attacco diretto. Viene da domandarsi se oltre che miopi e presbiti non siano anche un tantino scemi questi cattivi di turno.
Inutile la narrazione nonché la morte del giovane fuggiasco: tipico esempio di violenza gratuita dal sapore nazista.
Il cameo finale naturalmente è la presenza di un signore della notte venuto per salvaguardare il proprio futuro branco da un invenzione che potrebbe sterminare la razza umana. Un simile ragionamento spalanca le porte dell'assurdo e sciupa l'immagine del cattivo formato "tipo" su cui si basa l'intera serie.
Anche i disegni di Piccininno, seppur buoni, rimangono al di sotto delle precedenti ottime uscite.

Un bel passo indietro rispetto alle precedenti storie. Speriamo si tratti solo di un isolato scivolone.

GIUDIZIO sufficente

 


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