RECENSIONI


Dampyr

N°6/7

98 pg. B/N Brossura L 3.800

SERGIO BONELLI EDITORE

Testi: Mauro Boselli
Disegni: Maurizio Dotti

Recensione di Marco Solferini


"La costa degli scheletri"
"La zona proibita"

Doppio numero di Dampyr in terra africana e il mix del 2X gli giova e non poco. Da sottolineare immediatamente come gli autori continuino a puntare l'indice soprattutto sulle ambientazioni: ottime le inquadrature, frutto di certo dell'ispirazione fotografica ripresa da un qualche reportage cartaceo, ma che si amalgama sempre ottimamente con lo stile dei disegnatori e in questo momento Dampyr arruola la squadra migliore, per qualità e quantità, ma soprattutto per la scelta delle caratteristiche in rapporto alla trama e al contesto (cosa che in Julia non avviene, spesso il fumetto è disegnato da autori che, anche se bravi, non rispecchiano appieno le necessità grafiche del tema trattato). Il porto, la città fantasma, la miniera, tutti luoghi che la letteratura ha ispirato a centinaia di autori, e qui ancora una volta resi in modo perfettamente funzionale, trasportati su carta con le dovute misure, soppesando adeguatamente il rapporto che vincola le ambientazioni ai personaggi non protagonisti, tutti ben caratterizzati e distinti fra loro, senza sciupare un numero eccessivo di vignette o prodigarsi in dialoghi inutili.
Dampyr non è quasi mai appesantito dai dialoghi e ci sono meno ripetizioni dei concetti rispetto a quanto accada, spesso, in altre pubblicazioni di casa Bonelli, inoltre in questi due numeri assistiamo al comparire di alcune sottotrame (lo pseudo tradimento di Anton, la questione di una guerra da poco terminata, la fuga dalla miniera di diamanti), tipico di chi ha letto molto, in particolare romanzi, dove l'azione spesso si sposta su figure secondarie o su eventi all'apparenza distanti, per fornire un nuovo punto di vista e raccontare la realtà dei fatti attuali attraverso l'evolversi di trame contemporanee che, seppur all'apparenza distaccate, rientrano nella narrazione come pezzi di un puzzle. Questo di norma serve all'autore per apportare una variazione allo schema narrativo in modo da non renderlo troppo melenso e al tempo stesso gli consente di sfruttare la sua vena creativa, qualora durante lo svolgimento di una trama (per uno scrittore di romanzi si tratta quasi sempre di mesi di lavoro) egli subisse il fascino dell'ispirazione, attratto da un protagonista o da una figura che però non è facilmente sfruttabile a causa del lavoro già intrapreso. Il suo inserimento appaga la fantasia dell'autore e al tempo stesso apporta una variazione allo schema narrativo.
In Dampyr ciò avviene ancora in minima parte, ma la sensazione è questa. Si tratta di un processo difficile da attuare, soprattutto nel fumetto dove ogni trama resta sempre in qualche modo vincolata al personaggio principale come una sorta di salvagente, che spesso rischia di trasformarsi in una zavorra e mi riservo di smentire coloro che stanno pensando ai numerosi personaggi presenti in Nathan Never, quello è un universo vero e proprio che ruota intorno al personaggio principale, una sorta di mondo complementare che potremmo appunto definire Agenzia Alfa.
E' doveroso rimarcare ancora una volta come gli scontri fra Dampyr e i maestri della notte mantengano un notevole grado di brutalità e questo è altamente positivo come pure il fatto che in tali scontri l'accento è posto sulla violenza, ma è soprattutto enfatizzato il carattere della caccia fra vampiri ed esseri umani (Tesla esclusa ovviamente), lo scontro finale o gli scontri finali come in questo caso, sono una sorta di valvola di sfogo e si prestano a sfruttare molto le ambientazioni circostanti, allo svolgimento della lotta.
I personaggi. Ritroviamo tutti e tre gli avventurieri e il carattere in maggior fermento mi sembra quello di Tesla, sulla quale si può puntare molto in futuro, in quanto offre numerosi spunti, primo fra tutti l'affetto quasi materno che dimostra nei confronti di Harlan. Kurjak invece mi sembra un tantino statico, il suo cinismo, volto a mascherare un cuore ancora idealista e comunque benevolo, non reggerà ancora a lungo e presto diverrà una caricatura di se stesso che lo penalizzerà nel confronto con gli altri protagonisti. Sarebbe una scelta coraggiosa anche se fuori dagli schemi Bonelliani, quella di farlo morire qualora ciò si verificasse. Il tema trattato nel fumetto si presta a questo genere di soluzioni e anche all'eventuale entrata in scena di un altro personaggio, se non si volesse proseguire senza, a patto che non si tratti di una semplice sostituzione dei ruoli, come avvenuto con un certo Edward Reiser in un futuro lontano, lontano..

 

GIUDIZIO buono

 


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