RECENSIONI


Martin Mystere

N°224/225

96 pg. B/N Brossura L 3.800

SERGIO BONELLI EDITORE

Recensione di Marco Solferini


"L'isola dei morti"
"Oltre la soglia"

Non si può certo dire che i quadri portino bene al Detective dell'impossibile, prima con "Operazione Dorian Grey" poi con "Il sorriso venuto dal passato" e adesso è il turno de "L'isola dei morti": un quadro davvero celebre in tutta Europa, che deve parte di questa sua celebrità al fatto di essere stato fra i dipinti preferiti di Adolf Hitler e che, nel doppio episodio natalizio di Martin Mystére, crea non pochi problemi al Buon Vecchio Zio Marty poiché una setta di personaggi nati nella metà del 1800, dopo aver scoperto e sperimentato gli effetti dell'Entelechia, magico fluido la cui origine è fatta risalire al celebre Paracelso, attribuisce all'enigmatica tela un potere, da loro battezzato come principio di morte, in grado di mitigare il principio di vita contenuto nell'Entelechia.
Una storia a cavallo fra presente, passato e trapassato. Il più accreditato nel ruolo di protagonista è certamente il medico Hans Balthasar, una figura che rispecchia quella del medico europeo della seconda metà del 1800, un epoca in cui il cuore degli studiosi era diviso fra il processo tecnologico e scientifico, cui la ricerca stava andando incontro, incrementato di anno in anno dai molteplici e geniali studiosi i cui nomi ritroviamo nei libri di storia, ed il bagaglio dovuto all'arte dell'alchimia, ripudiata nei secoli bui come arte del demonio in grado di evocare gli spiriti del male, ripresa durante l'illuminismo ad opera di coloro che intravedevano nei lumi della ragione la possibilità di rivaleggiare con qualsiasi forma di vita senziente, per poi essere trattata in modo freddo e ambiguo proprio verso la fine dell'ottocento. Tuttavia esiste una curiosità che pochi conoscono: gli attuali proprietari di alcune delle principali e più importanti ditte farmaceutiche, i suddetti colossi della farmaceutica, seppur nelle dovute proporzioni ad opera di fusioni, acquisizioni e tutto ciò che riguarda le trasformazioni che una ditta può subire a causa dei processi economici, vantano origini proprio nella seconda metà dell'ottocento ad opera di personaggi a volte oscuri, che subivano il fascino dell'alchimia, pur professando nelle vesti di integerrimi dottori.
La figura di Balthasar è trattata con malinconia, con nostalgica tristezza, frutto di una benedizione che si è trasformata in una maledizione, condannando la setta che voleva dominare il mondo, alla spasmodica ricerca di un modo per sfuggire alla morte.
Il finale è tragico: alla disillusione segue il suicidio di massa.
A tal proposito giova ricordare che anche il precedente episodio aveva avuto un esito amaro.
Il detective dell'impossibile non dev'essere il veicolo attraverso il quale narrare le altrui vicende, in questo caso peraltro ripetute in maniera eccessiva: ci saranno almeno quattro riassunti di ciò che è successo, e questo è inevitabile quando si creano degli intrecci eccessivamente complicati fra presente e passato, correndo il rischio di dover utilizzare i riassunti o le specificazioni come riempitivi, rallentando l'evolversi della trama e annoiando il lettore. Non è la prima volta che accade ed è forse a tutt'oggi, il rischio nel quale il BVZM cade più spesso.
Ciò non succederebbe se vi fosse una linea omogenea su come gestire il personaggio, dei tratti comuni a tutti gli sceneggiatori. Non mi riferisco alle caratteristiche tipiche caratteriali del personaggio, bensì ad un impronta caratterizzante l'evolversi delle storie che si esplicita nel ritmo narrativo, la scelta dei tempi, l'approccio metodologico e l'uso dei personaggi non - protagonisti.
La trama in questione era abbastanza originale, pur dovendo ricordare che la letteratura per quanto concerne i quadri Mystériosi ha già enfatizzato l'immaginazione di tantissimi autori (da ricordare l'allegato allo speciale Martin Mistére N°14) ma l'idea di entrare all'interno del dipinto, di presiedere a questo luogo che ho identificato come una sorta di limbo, era allettante, peccato per l'appesantimento dovuto alle eccessive ripetizioni storiche, come pure all'utilizzo di alcune chiavi narrative che non hanno altro compito se non quello di permettere agli autori di andare avanti con la sceneggiatura base (come facciamo a far si che Mystére arrivi in casa dei due simpatici vecchietti e scappi con una pillola? Semplice, inventiamoci un bell'esperto d'informatica di nome Barry Turner che intercetti un messaggio via internet). Le tecnologie devono essere funzionali allo svolgersi della narrazione e non servire alla stessa, troppo comodo sciogliere i nodi inventandosi delle vie di fuga semplicistiche, qui non si usa l'immaginazione, ma soltanto la furbizia senza contare che il fatto che l'ispettore se ne vada lasciando Mystére a casa dei due novelli matusalemme, è un comportamento ridicolo e illogico, forzatamente fine a se stesso.
Nel complesso definirei questo doppio episodio natalizio senza infamia e senza lode anche se non so cosa sia più triste, se la strage di tanti poveri vecchietti ultra secolari (possibile che in più di centocinquant'anni questi non abbiano fatto altro che rammaricarsi della loro situazione?) o il Natale di Martin Mystére che, bottiglia di vino rosso alla mano, sembra già pronto anche lui per una trasferta all'ospizio.

 

GIUDIZIO sufficiente

 


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