RECENSIONI


Martin Mystere

N°226

96 pg. B/N Brossura L 3.800

SERGIO BONELLI EDITORE

Recensione di Marco Solferini


"La grande truffa"

Una storia fuori dagli schemi per inaugurare il nuovo millennio, una storia, scritta da Castelli, molto divertente, dinamica, per certi versi avvincente e che sfugge ai consueti canoni a cui eravamo abituati.
Anno nuovo vita nuova, recita il proverbio, se ciò fosse vero, dato che oltre all'anno abbiamo anche cambiato millennio tale detto dovrebbe essere elevato a una potenza pari a "n" volte superiore. Staremo a vedere, anche il titolo del prossimo albo è accattivante, potrebbe presagire un cambio di registro nelle avventure del BVZM.
Nella fattispecie in questione, ho trovato il prologo molto divertente ed anche notevolmente introspettivo rispetto alla trama che avrebbe introdotto. Le dimensioni parallele, un indizio che a tratti sembrava l'unica risposta, ma che alla fine si rivela tutt'altro che veritiero, difatti il mystéro si risolve con un'altra teoria: quella dei sosia. A proposito delle dimensioni parallele, va detto che in chiave romanzesca se ne sono viste di tutti i colori, questo è indubbio e che spesso il finale ha lasciato l'amaro in bocca a molti lettori, ma la realtà è tutt'altra cosa e gli appassionati del genere possono seguire gli studi e l'evolversi di teorie affascinanti sul tempo e sulle dimensioni parallele su internet che, vi assicuro, risultano molto più avvincenti degli omonimi romanzi che di tanto in tanto popolano il firmamento editoriale. Discorso analogo vale per i film. Spesso retorici e trascurati nei particolari o magari alla caccia del sensazionalismo sfrenato a discapito della coerenza (non sempre però, di recente ho visto "Il tredicesimo piano" e lo consiglio a tutti gli appassionati, in particolare modo la versione in DVD).
Ritornando al nostro albo di novantotto pagine, la storia è un classico in tutti i sensi, si apre in modo lento per poi accelerare e trascinare un uomo comune in un turbine di eventi travolgenti, coinvolgendolo in ricerche impossibili, omicidi, inseguimenti e fantascientifici luoghi. Tutto "normale"? Lo sarebbe se il protagonista fosse un certo professore di nostra conoscenza o almeno così ci è dato di credere. Gli autori sono stati abili e non fanno mai pronunciare il suo nome e persino quando è lui stesso a rivelarlo, in macchina accanto alla sua potenziale alleata, egli si riserva di pensare che un nome falso sarebbe più appropriato, anche se poi opta per la verità, ma questo il lettore non poteva certo intuirlo. Un trucco semplice, che ci ricorda quale potenzialità il fumetto riserva agli autori, nel poter facilmente distinguere ciò che il personaggi pensano da ciò che dicono o fanno. In tal senso il fumetto è immediato e questo è un suo punto di forza, che troppe volte viene strumentalizzato per consegnare al lettore spiegazioni semplicistiche e ovvie sugli eventi passati. Lo stile di un narratore emerge anche da questi piccoli orpelli, come pure il fatto che il protagonista sia mancino e in effetti a ben guardare, egli usa più spesso la mano sinistra che la destra: quando alza il telefono, quando scrive al computer, quando fruga nel cassetto e in molte altre occasioni.
L'intreccio finale è godibilissimo e affascinante: lo stesso luogo e il mancato incontro, ritardato fino alla puntata televisiva dove i nodi si sciolgono con semplicità, senza complesse e ingombranti spiegazioni che avrebbero di certo stonato con il climax dell'intera storia e tutto torna a quadrare, anche i rispettivi lavori che portavano entrambi i "professori" a contatto con le case editrici.
Per una volta il BVZM ha ceduto il passo a un suo "coetaneo" e l'esito è un albo tutto da leggere e da gustare.
Una piccola nota dolente sono i disegni di Torti, che più passa il tempo è più tende a "clonare" il tratto di Alessandrini, senza più esprimere il proprio talento che di certo possiede, e soprattutto deformando sempre più i visi che diventano così grotteschi e decisamente poco espressivi. Un vero peccato per un autore i cui primi lavori su questo personaggio innalzarono di molto la media dei disegni che allora era decisamente bassa.

GIUDIZIO buono

 


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