RECENSIONI


Dampyr

N°1 e N°2

98 pg. B/N Brossura L 3.500

SERGIO BONELLI EDITORE

Recensione di Marco Solferini


Il figlio del diavolo

Progetto ambizioso quello di Dampyr. I vampiri e il loro mondo hanno affascinato e ispirato molti nel passato. Celebri letterati hanno scritto pagine su pagine per narrare della stirpe della notte, del loro dono e della loro condanna ad essere unici e per sempre legati al mistero delle loro origini. Il fumetto ha nei confronti dei vampiri un pregio e un difetto di fondo. Come gran parte di ciò che è avvolto da un alone di misticismo, di mistero misto a paura, i vampiri vivono gran parte del loro fascino legato alle atmosfere, alle sensazioni che il mondo intorno a loro crea. Un mondo viziato, corrotto e visibilmente alterato dalla loro presenza, ma sottolineo presenza, che è ben diverso dall'effettiva e materiale tangibilità dell'essere. Il vampiro c'è, ma non importa vederlo per coglierne appieno l'angoscia, il sentimento d'inquietudine che esso trasmette ad ogni cosa che lo circonda. La nebbia non è semplice nebbia, è un mantello che avvolge, che inquieta, che nasconde, è un elemento soprannaturale. Un ombra è improvvisamente il passaggio alla dimensione del sospetto, si staglia dalla figura solitaria di un albero che sembra un monolito alla paura, avvolto nell'oscurità, preda di quei piccoli e impercettibili rumori che dal fondo di una via buia e solitaria, si levano alti, nell'aria fredda circostante. Un tripudio di sensazioni, condite da metafore e sinonimi che il fumetto può rappresentare nella sua veste grafica incisivamente, ripetendo immagini su immagini, come fotografie in bianco e nero, sbiadite, deformi e cariche di emotività. Può creare una buona dose di angoscia nel lettore e un valido campo sul quale costruire la storia.
L'idea di Dampyr è buona, ma in quelle novantotto pagine sono compresse una moltitudine di elementi: il passato del protagonista, i tre caratteri distinti dei personaggi, la presenza del bambino, quella di un maestro della notte e infine la tipologia di vampiri, il loro rifiuto per le classiche concezioni religiose, la differenza tra non morti e maestri della notte. Troppo per un solo albo. La cosa era da farsi lentamente, magari in tre distinti numeri, mantenendo l'ambientazione, che è molto intrigante e davvero ben disegnata, nel particolare e nelle sfumature, anche se sono convinto che molte delle inquadrature siano state riprese da reportage precedenti alla guerra dei Balcani. I disegni sono datati 1997 e le inquadrature hanno il sapore di Sarajevo e dintorni. Comunque il disegno è certo un punto a favore dell'albo, a differenza che in altri casi, sembra che la Bonelli abbia associato alla trama e all'argomento trattato il giusto disegnatore, in grado di rendere al meglio lo scenario in questione. Il problema è un altro. La storia, come già detto, è troppo compressa e ci sono un po' troppi vampiri in circolazione. Il rischio è quello di trasformare l'oggetto dell'albo in una presenza talmente costante da diventare noiosa e soprattutto priva di fascino. E' inimmaginabile andare avanti per mesi presentando continue squadre di succhiasangue, alla fine sembrerebbe inverosimile. Sergio Bonelli scrive nell'incipit che i narratori sono appassionati di Vampiri, citando alcuni celebri letterati. La passione per un argomento è un ottima cosa, ma non sempre significa che i risultati in merito allo stesso, saranno proporzionali ad essa.
Un argomento come quello di Dampyr deve essere trattato con sottigliezza, con inganno, coltivato numero dopo numero, affinché si viva di mistero, di una presenza che c'è ma non si vede. Meglio sarebbe stato se lo scetticismo di Harlan Draka si fosse risolto con calma, dopo qualche numero, quando uno dopo l'altro i soldati cadevano preda di una male oscuro, maligno, ma intangibile. Scriveva Stephen King.. "nel momento in cui lo scrittore da forma alle paure di chi legge, esse cessano immediatamente di spaventarlo." E' la soggezione ciò da cui si deve ricavare la tensione nella lettura. Un indagine svolta in vari paesi del mondo. Un ambientazione costante e affascinante, magari interi albi senza che si veda un solo vampiro. La linea di questa testata mi sembra invece diversa, più simile al film di Carpenter, Vampyrs, dove gli umani si scontrano con decine di vampiri. Si perde il gusto del fantastico e sfido chiunque a dirmi che dopo dieci numeri così si possa ancora provare emozione nell'aprire un albo del quale già si conoscono i contenuti. Naturalmente la Bonelli, come sempre ha fatto, costruirà fiumi di vignette sul passato e le origini del personaggio, secondo una formula ormai già talmente consolidata da essere anche un po' consumata.

LA STIRPE DELLA NOTTE

Secondo episodio di Dampyr e al formula non cambia. Stesse ambientazioni, stessi canoni di riferimento per i personaggi che però si dimostrano più snelli e meno confusionali che nel precedente numero, dove gli innumerevoli espedienti davano vita a un polpettone dai contenuti eccessivi per le novantotto pagine dell'albo. Narrazione più lineare, ancora impregnata dalle ambientazioni di guerra, scenario massiccio e devastato nel quale si aggirano vampiri dal look trasgressivo e moderno in stile Cyberpunk. Forse nell'idea degli sceneggiatori c'era l'ipotesi di essere originali, ma francamente a me pare un assurdità quella di proporre un così vasto numero di non morti, che in questo secondo numero vengono creati con una semplicità sconcertante, e per certi versi pericolosa, perché è patetico il tentativo di dare spessore e caratterizzazione al malvagio comandante dell'esercito, la cui sadica deformazione professionale viene accentuata dalla trasformazione in vampiro. Facendo ciò si rischia davvero di cadere nel banale, non è possibile creare un personaggio che faccia una qualsivoglia presa sul pubblico dal nulla, specie poi quando esso è ispirato a un canone letterario oramai trito e ritrito. Il vampiro è una figura nata dall'inchiostro su carta. In esso è possibile, in una pagina, rendere un personaggio se non altro appetibile al lettore, ma nel fumetto ciò non è applicabile né a una vignetta né a dieci. Lo stesso personaggio di Gorka è povero come non mai, privo di un vero e proprio carattere: egli è soltanto cattivo. Non esistono esseri fatti di un unico colore, bisogna considerare le sfumature e ciò vale anche per il trio di protagonisti. Il cinismo di un ex-soldato disgustato dalla guerra, la maledizione e la tristezza di un vampiro che combatte la sua natura, non sono sufficienti, questi individui sono degli involucri senza alcuno spessore psicologico.
Patetica la frase: "Andiamo a combattere i veri nemici dell'umanità.." Se davvero i vampiri si riproducessero così in fretta, tempo un anno e non ci sarebbe più nessuna umanità da difendere. Il cavallo di battaglia di questo fumetto è di certo rappresentato dal fascino dell'argomento trattato e dalle ambientazioni che possono di certo esaltarlo. Occorre essere più selettivi nella scelta degli avversari e pensare a un singolo episodio che possa durare nel lungo periodo, introducendo in esso anche degli elementi costitutivi per la natura di personaggi, una volta tanto, polivalenti e non, come nello stile Bonelli, sempre classici e immutabili. Ormai nel fumetto odierno non si può pensare di imboccare una strada e percorrerla per oltre cento numeri. La gente ha dimostrato di stancarsi più in fretta che in passato, il pubblico diventa più esigente, non vuole più le solite tre scene di lotta, all'inizio, nel mezzo e alla fine. 
Dampyr ha delle buone carte da giocare. Bisogna vedere se tali carte sono nelle mani di giocatori abili o meno.

 

GIUDIZIO discreto

 


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