Will Eisner:

L'Ultimo Cavaliere,

Editrice Punto Zero 

cartonato/pp.40

€11,40

Recensione di Fabio Ciaramaglia


Eisner incontra Cervantes: The Last Knight

 

Sancho amigo, has de saber que yo nací, por querer del cielo, en esta nuestra edad de hierro, para resucitar en ella la de oro, o la dorada, como suele llamarse

Miguel De Cervantes, Don Quijote, 1, Cap. XX

 

        Will Eisner non ha bisogno di presentazioni, visto il suo enorme contributo al mondo del fumetto. Non ha bisogno di troppe presentazioni nemmeno il protagonista di una delle sue ultime opere, Don Chischiotte della Mancia (Don Quijote de la Mancha). E’ proprio lui l’ “ultimo cavaliere” del titolo e, come molti sapranno, è il protagonista dell’omonimo romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra. Ciò che Eisner fa è riproporre a fumetti l’opera di Cervantes, scegliendo decisamente uno dei suoi molteplici aspetti, quello del sogno (di avventura, di nobiltà, di coraggio).

E’ il sogno di un uomo che, affascinato dai romanzi di cavalleria, non decide semplicemente di scriverne uno, bensì di viverlo. Eisner sintetizza visivamente questa fascinazione con due vignette nelle quali Alonso Quisciana (Quijana) vede proprio comparire dei cavalieri dall’interno di uno dei libri che legge (p.4). Ai suoi amici che gli dicono che ‘la cavalleria è morta’ e che e’ ‘troppo vecchio per sognare’ egli risponde: ‘le grandi gesta nascono dai grandi sogni’ (p.4). Quanto possa esserci di autobiografico per ciò che riguarda Eisner non saprei dirlo, ma è sicuramente vero che quasi tutti i lettori di fumetti possono sentire un’eco di se stessi: alle persone che ci dicono che siamo ‘troppo vecchi per sognare’ possiamo rispondere con questa frase di Chisciotte/Eisner (anche se spero che a nessuno di noi venga in mente di mettersi una tutina e arrampicarsi sui muri!). Ma il sogno diventa anche inganno e quindi un gregge di pecore diventa un esercito di nemici da combattere e un gruppo di galeotti dei poveri prigionieri da salvare. Questi cosiddetti ‘errori di valutazione’ lo portano a subire pesanti percosse dai pastori e dalla guardia (e dai galeotti stessi). Ciononostante, Don Chisciotte non si perde d’animo e riesce ad ottenere anche alcune vittorie come quella contro un cavaliere che scorta una dama. Il brusco ritorno alla realtà è nel famoso incontro con l’amata Dulcinea del Toboso. Sebbene Sancho Panza, il compaesano che Chisciotte aveva assunto in qualità di scudiero, cerchi di tessere le lodi della donna, il cavaliere si rende conto che ‘è solo una venditrice di vino’ (p.25). Anche nel fumetto avviene quindi ciò che si verifica spesso nel romanzo, ovvero lo scambio di ruoli fra illusione e realtà che si sviluppa attraverso un rapporto dialogico fra i due personaggi. Se è vero che l’illusione è quasi sempre associabile al cavaliere e la realtà allo scudiero, è anche vero che talvolta Sancho si lascia trascinare nel sogno mentre è Chisciotte quello che appare più pragmatico. Eisner quindi, in questo episodio, fa di Sancho colui che ha capito ‘l’essenza del sogno’ (p.25) attraverso il suo rapporto con quel “profeta” del sogno stesso che è Chisciotte. Prima del ritorno a casa, Don Chisciotte compie la sua ultima impresa: sfida addirittura un leone il quale si addormenta innanzi a lui, ma resta vero il fatto che, come dice uno dei due guardiani della gabbia, ‘lui l’ha affrontato!’ (p.29). Sul letto di morte, con Chisciotte che mestamente ammette ‘ormai i miei sogni sono finiti…’ (p.30), entra in scena Cervantes che afferma di aver scritto un libro sulle imprese del cavaliere in cui le sue gesta ‘mostreranno a tutti la potenza dei sogni e dei sognatori’ (p.31), un ulteriore tributo all’importanza dei nostri sogni. L’ingresso all’interno della narrazione di Cervantes non è un’invenzione di Eisner. Infatti, lo scrittore spagnolo si è divertito ad inserire spesso se stesso e altre sue opere all’interno del romanzo, con un gioco di specchi tutto barocco, ma che a noi ricorda anche quelli tipici della letteratura post-moderna. Addirittura, Cervantes sostiene di essere un semplice narratore di una storia scritta da un fantomatico scrittore moresco, Cide Hamete Benengeli: all’interno del romanzo Cervantes arriva anche a rappresentare se stesso mentre cerca un traduttore per delle nuove avventure di Chisciotte che ha trovato. Fra la prima e la seconda parte del Don Chisciotte uscì una versione di Alonso Fernández de Avellaneda delle avventure del cavaliere, e Cervantes, proprio nella seconda parte, non si è fatto scrupoli a mettere alla berlina l’apocrifo. L’interpretazione di Eisner di questi giochi di specchi è quindi giusta, così come l’idea di inserire tutta la storia di Don Chisciotte all’interno di una cornice in cui Sancho racconta le avventure del suo vecchio padrone.

        Questa intepretazione del romanzo di Cervantes mi è piaciuta, sebbene cerchi di concentrare le sue due parti in sole 32 pagine di fumetti: è vero che qualcosa si perde, ma è altrettanto vero che solo un maestro di quest’arte come Eisner poteva riuscirci. Tutti gli episodi più famosi sono menzionati, quindi non si può non ricordare quello dei mulini a vento – anche se nel fumetto i mulini sono ritenuti dal cavaliere ‘draghi’ invece che dei ‘giganti’ come nel romanzo e non saprei dire se è un errore di Eisner o del traduttore. Ci sono episodi sia dalla prima parte del romanzo che dalla seconda (anche se minori in numero perché meno noti): dalla falsa investitura a cavaliere fatta dall'oste all'incontro con Dulcinea, dall'attacco ai pastori a quello al leone. Il tratto è sempre quello classico di Will Eisner che a me, personalmente, piace molto: sta di fatto che quest’autore, nonostante la sua età, continua a spiccare all’interno del comicdom statunitense. Forse Eisner fa meno ridere e divertire rispetto a Cervantes, ma sicuramente lancia più esplicitamente un messaggio positivo che è quello di credere nei propri sogni. Il mio giudizio è ottimo.

 

-Possibile che Don Chisciotte sia esistito veramente?

-Non importa… forse sì e forse no… quello che conta è che sia esistito il suo sogno! (Will Eisner, The Last Knight, p.32)

 

Bibliografia minima.

Will Eisner: The Last Knight, 1999; ed. italiana con traduzione di Andrea Plazzi in ‘L’Ultimo Cavaliere’, Editrice Punto Zero (all’interno una postfazione di Will Eisner e un articolo di Enrico Fornaroli dal titolo ‘Grandi storie per piccoli lettori’);

Miguel de Cervantes: Don Quijote de la Mancha (a cura di Martìn de Riquer), Barcelona, Planeta, 1996; (le due parti originali sono, rispettivamente, del 1605 e del 1615);

Miguel de Cervantes: Don Chisciotte della Mancia (traduzione e cura di Alfredo Giannini; introduzione di Jorge Luìs Borges e illustrazioni di Gustave Doré), BUR, 1997. Per gli appassionati di comics questa versione è imperdibile soprattutto per le illustrazioni di Doré.

Non faccio riferimento a nessun testo critico per non appesantire il discorso, ma ho sempre trovato estremamente interessanti due saggi sul romanzo di Cervantes che indico per chi volesse approfondire:

Eric Auerbach,Dulcinea Incantata’, in Mimesis, 2, Einaudi, Torino, 1956;

Jorge Luís Borges, ‘Magie Parziali nel Don Chisciotte in Altre Inquisizioni, Feltrinelli, Milano, 1998.

Infine, dedico questo articolo a Stefano Arata, che tenne il corso di letteratura spagnola all'Università di Roma 'La Sapienza'  sul  Don Quijote che io seguii  nel 1997; gran parte delle mie conoscenze sul romanzo sono frutto di quelle  lezioni. Quasi a un anno esatto di distanza dalla sua prematura morte lo ricordo ancora con affetto, e penso a quei pomeriggi, caldi o piovosi, in cui ‘recitava’ delle parti del romanzo divertendosi e divertendoci. Sono sicuro che ora è lassù a divertirsi con Cervantes, Quijote e Sancho: chissà se verranno mai a trovarmi in sogno.


GIUDIZIO ottimo

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