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RECENSIONI |
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Le Terre del Sogno: Una Strana Storia d'Amore (all'interno The Dreaming nn.9-12) Bryan Talbot, Dave Taylor, Peter Doherty e Tayyar Ozkan. pp.100/brossurate Magic Press/Vertigo €8,26 |
Articolo di Fabio Ciaramaglia
In occasione della versione italiana ad opera della Magic Press (2001),
approfitto per entrare nel dettaglio di una storia che all’epoca della sua
prima pubblicazione negli USA mi colpì molto. Pubblicato in quattro uscite del
1997 per la serie statunitense The
Dreaming (numeri 9-12), la storia intitolata Weird Romance è scritta da Bryan
Talbot e disegnata da Dave Taylor, Peter Doherty e Tayyar Ozkan. Vengono
narrate le vicende di Bridget Leary, una lettrice
nonché aspirante scrittrice di storie romantiche, che, in seguito ad un
incidente stradale, resta in coma continuando ad avere una intensa attività
onirica. Non è lei la sola protagonista: infatti sono importanti anche le
vicende di due ragazzi, Chris e Jerry, legati a lei fin dalla sua adolescenza.
La storia è inoltre ricchissima di citazioni letterarie che assumono una certa
importanza in funzione della narrazione, come vedremo passando al dettaglio.
Dopo
una panoramica su New York, arriviamo al dettaglio dell’esterno di Saint
Patrick’s Cathedral in cui la protagonista, Bridget, vestita da sposa, sta
entrando. Dopo la comparsa dello sposo, Chris, vestito come un giocatore di
American Football, le note musicali che erano comparse precedentemente,
diventano le tracce sul display di un elettroencefalogramma. Successivamente,
infatti, vediamo Bridget immobile in un letto di ospedale e sua madre che ripone
nella sua custodia un compact disc della Marcia
Nuziale di Mendelsshon, mostrando che le scene precedenti erano frutto
dell’attività onirica della ragazza. Si torna ai sogni di quest’ultima, nei
quali è il momento del banchetto nuziale. La citazione di Bridget dell’inizio
di Pride and Prejudice di Jane Austen (‘E’ una verità
universalmente riconosciuta che un uomo celibe in possesso di una ricca fortuna
ha bisogno di una moglie’) contrasta con la rude risposta di Chris (‘Chiudi
il becco’) mostrando subito lo scarto di personalità dei due novelli sposi:
Bridget è una ragazza sognatrice e romantica, mentre Chris è il classico bullo
ignorante rappresentante di un certo tipo di società americana. Il contrasto si
ripropone nelle pagine successive, in cui, il desiderio di infanzia di Bridget
di sposarsi (‘Ai matrimoni dei miei parenti volevo sempre essere la sposa,
portare l’abito’) contrasta con la fuoriuscita dalla torta nuziale di
inquietanti larve di mosca, simboli di decomposizione (del matrimonio, quindi
del desiderio di infanzia). Rileviamo che in tutta questa parte Bridget indossa
sempre l’abito da sposa.
Si
passa senza continuità all’attività onirica di Jerry, il quale, decide di
cercare la ragazza nel reame del Sogno (The Dreaming, per l’appunto). Tornando
ai sogni di Bridget, ancora una volta questa è disillusa quando, pensando che
il viaggio di nozze sia a Parigi, scopre che invece sono molto più banalmente
le cascate del Niagara (una classica meta del viaggio di nozze della società
americana media). Entrando in un motel, Bridget, quasi a sottolineare
ulteriormente la sua fantasia frustrata dalla “prosaicità” di Chris,
sarcasticamente recita: ‘Cupido è un furfante di bambino, che rende pazze le
povere donne’. Questa è una frase di Puck in A Midsummer
Night’s Dream (è il momento in cui Puck riesce a ricomporre le vecchie
coppie Hermia-Lysander e Helena-Demetrius). L’incubo di Bridget continua e le
cascate si mutano in un paesaggio infernale e Chris, dopo aver tentato di farle
indossare un completo intimo molto kitsch, la chiama, ancora una volta molto
rudemente ‘tu piccola stuzzicacazzi’. La prima parte si conclude con
l’arrivo (in sogno) di Jerry a New York; egli, in quanto polacco, viene
trattato alquanto rudemente dagli agenti dell’Immigrazione americana,
ricordandoci scene analoghe di inizio secolo.
La seconda parte si apre con Chris che racconta a una psicanalista la
sua storia con Bridget: sebbene lei fosse innamorata di lui fin da piccola, lui
non l’aveva mai corrisposta finché non ebbe diciannove anni. In particolare,
Chris afferma che solo alcune settimane prima dell’incidente egli le propose
il matrimonio; pertanto i due non sono sposati in realtà. Intanto, nei sogni di
Bridget, Chris continua ad essere violento e lei fugge, fino ad arrivare alla
tanto agognata Parigi. Il sogno di Jerry volge in peggio, quando immagina di
essere un ebreo perseguitato dai Nazisti, che hanno i volti di Chris e i suoi
amici. Sempre nei sogni, successivamente, Bridget incontra Matthew, il corvo
parlante del Signore dei Sogni che, come Virgilio con Dante, la accompagnerà.
Il
terzo numero si apre con un nuovo spostamento geografico, sempre in sogno, di
Bridget, nella città natia di sua nonna, Dublino, a cui segue un’esaltazione
del proprio sangue (letterario) irlandese: ‘Dublino è favolosa. In qualunque
posto vai, questo era frequentato da Joyce o Behan, Shaw, Beckett od O’Casey.
C’è un legame letterario, capisci?’. Nostalgicamente, ripensando
all’ultimo capitolo di Jane Eyre di Charlotte Brontë, in cui la protagonista sposa
Rochester, pensa a come lei stessa aveva conquistato Chris. Inizia un flashback
nel sogno e Bridget ricorda di quando a tredici anni, munita di occhiali e
apparecchio, corteggiava, non ricambiata, Chris, all’epoca miglior amico di
suo fratello Milo. Rileviamo un altro paragone letterario: per la giovanissima
Bridget, Chris è sexy come Heathcliff in Wuthering
Heights di Emily Brontë, sottolineando ancora una volta la sua confusione
tra finzione e realtà. Bridget ripensa a come, in seguito ad una nuova molestia
da parte di Chris, era fuggita da Jerry per poi fidanzarsi con lui. In seguito
racconta la loro storia. Bridget aveva aiutato Jerry a sconfiggere gli incubi
causati dalle prepotenze di Chris e i suoi amici; eppure, in seguito alla sua
gravidanza, Jerry, pavidamente, la aveva abbandonata e per questo motivo la
ragazza continua ad odiarlo (in realtà poi si scoprirà che è stato ucciso da
Milo e i suoi amici).
La quarta parte è molto particolare poiché tutte le pagine (dalla prima
alla ventunesima) sono arricchite in alto dal display
dell’elettroencefalogramma di Bridget; nelle ultime tre pagine sparirà perché
la ragazza si risveglia. L’apertura di questa parte è con una citazione da Romeo
and Juliet: ‘La morte resta su di lei come il ghiaccio prematuro sul fiore
più delicato del campo’. Sono quelle parole che il padre di Giulietta, dice
presso il corpo della figlia creduta morta. Qui è la madre di Bridget che le
legge alla figlia in coma. Il parallelismo, sebbene sfumato è evidente: è un
genitore addolorato che dice queste parole, e, in entrambi i casi, non è una
vera morte, ma catalessi per Juliet e coma per Bridget. Inoltre, in entrambi i
casi, per le due ragazze, la morte apparente è una fuga da un matrimonio (la
prima da Paride e la seconda da Chris). Tuttavia, per capire questo
parallelismo, dobbiamo andare più avanti nella lettura, cioè quando Bridget,
avendo accettato la proposta di matrimonio di Chris, per non fargli pesare il
figlio che aspetta da Jerry, va in una clinica per abortire, gesto che la fa
cadere nella più cupa depressione. Nella lettera che ha scritto al fratello,
dice: ‘Odio Chris. Non accetterebbe mai un figlio di Jerry. Perché non mi ha
chiesto prima di sposarlo? E mi ha trattato di merda per anni. Come faccio a
sapere che non lo farà ancora? […] Fra due giorni dovrei sposarmi. Non posso.
Non posso affrontare il futuro. Tutto ciò in cui ho creduto è falso’. Sulle
ultime parole vediamo Bridget correre verso un camion, quindi comprendiamo come
il suo coma sia stato causato da un tentativo di suicidio, due giorni prima del
suo matrimonio. Giulietta dovrebbe sposarsi, nel dramma, secondo gli accordi tra
suo padre e Paride presi di lunedì, il giovedì, ma, con l’aiuto del
confessore Lorenzo, la ragazza assume il siero che la farà apparire morta. Le
parole e l’atto di Bridget, quindi, ricordano le famose e disperate parole di
Giulietta a frate Lorenzo al confessore: ‘Oh, piuttosto che sposare il conte
Paride, dimmi di lanciarmi dai merli di quella torre […] o dimmi di scendere
in una fossa aperta e di chiudermi insieme a un morto, stretta al suo
lenzuolo’ (trad. di Salvatore Quasimodo, A IV, sc.1, vv.77-78 e 84-85), parole
che poi porteranno all’estremo gesto della ragazza. In un certo senso, Bridget,
lettrice accanita di storie romantiche (anche sua madre dice ‘“Romeo e
Giulietta”, le piaceva… le piace’), ha emulato la sua eroina, che, sebbene
inconsapevole nel dramma, dopo il gesto si avvierà verso l’epilogo tragico.
Qui, vedremo, sempre inconsapevolmente, l’eroina va verso un epilogo lieto.
L’epilogo è tutto un trionfo per Bridget: dopo aver mutato, nel sogno,
Jerry in rospo (una sorta di capovolgimento delle storie delle fiabe), si
sveglia dal coma. Nelle ultime due pagine, in un futuro non troppo lontano,
vediamo Bridget Leary, ormai scrittrice di successo con una storia intitolata Una Strana Storia d’Amore, alla quale, una ammiratrice dice: ‘
Adoro i suoi libri. Adoro il modo in cui ha completamente sovvertito il genere
delle storie d’amore e l’ultimo libro… quella battuta finale
incredibile… “Lettore, gli dissi di andare a farsi fottere!”’. In
particolare l’ultima frase del libro di Bridget, è una deformazione ironica
della frase (già citata nella terza parte) di Jane
Eyre ‘Reader, I married him’, mostrando un definitivo abbandono da parte
della ragazza di tutti i sogni adolescenziali che l’avevano finora
caratterizzata (e l’abbandono di Chris ormai uomo fallito che compare sempre
nell’ultima pagina). Bridget è, quindi, una sorta di moderna Juliet; ma
mentre l’eroina shakespeariana sfugge alle convenzioni sociali trovando
l’amore nella morte (e viceversa), la protagonista del fumetto vi sfugge, da
donna degli anni ’90, decidendo di restare single per non rinunciare ai propri
sogni (quello di diventare scrittrice) ma allo stesso tempo rinnegando l’idea
di amore romantico adolescenziale. In un certo senso, Bryan Talbot qui,
sovvertendo una frase di Bloom su Romeo
and Juliet; Shakespeare si sottrasse dal ritrarre la morte dell’amore
preferendo piuttosto la morte degli amanti; trad. mia), rappresenta la morte
dell’amore e non degli amanti.
Postfazione.
Il mio interesse per questa storia, come si è capito, è per gran parte
dovuto alla funzionalità delle citazioni letterarie soprattutto da classici
della letteratura inglese. Resta comunque il fatto che Talbot, in questa
miniserie, è riuscito ciò che faceva anche Gaiman, ovvero inserire persone
comuni all’interno del mondo del sogno. D'altronde, ha collaborato molto con
Gaiman stesso (vedi Sandman Special 1, con la storia di Orfeo) Per ciò
che riguarda l’edizione italiana, ritengo ottima la traduzione di Leonardo
Rizzi, anche se non ho ben capito se la traduzione dei passi letterari celebri
fosse la sua oppure ripresa da qualche versione, come dire, ufficiale (sta di
fatto che non mi pare ci sia in nota l’uso di qualche altro traduttore). Anche
l’articolo dello stesso Rizzi posto in appendice dal titolo "Un mondo tinto
di rosa. Ascesa e declino dei Romance Comics", una vera e propria rassegna
storica di un genere fumettistico molto in voga in passato, risulta essere molto
interessante. La storia di Bridget Leary è quasi la pietra tombale finale a
questo genere. Infine, devo fortunatamente ammettere che una mia previsione di
qualche tempo fa era sbagliata: ritenevo che la Magic avrebbe potuto non
pubblicare filologicamente The Dreaming, ma passare direttamente al ciclo
di Caitlìn R. Kiernan, ma evidentemente non è stato così.
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