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RECENSIONI |
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Arkham Asylum di Grant Morrison e Dave Mc Kean Edizioni Play Press, Roma, 1997. Cartonato 128Pg., £.25.000. |
Recensione di Giuseppe Condorelli.
Virtus insaniae
Goditi
la vita là fuori...in manicomio.
Joker
Se Frank Miller ci aveva restituito un Batman più umanamente tormentato e
spiritualmente più vicino al comune patire, nel devastante Return of the Dark
Knigth, quello del duo Morrison-Mc Kean che si aggira nell'antica Arkham Asylum
è un pipistrello estremo, abissale, costantemente in fuga da se stesso, in
bilico tra una salvezza che il finale annuncia improbabile o sfregiata, e la
perdizione definitiva.
La traduzione in volume unico per i tipi della Play Press di Arkham Asylum,
sceneggiata da Grant Morrison e magistralmente illustrata da Dave Mc Kean, ha
riempito un vuoto negli affollati scaffali dei collezionisti di fumetto e degli
appassionati della letteratura tout-court, anche se questa splendida opera era
già precedentemente apparsa sulle pagine della rivista "Corto
Maltese".
Arkham Asylum (sanatorio, arca, hospice, ricovero per la cura delle malattie
mentali e perciò luogo di follia) è la magione che custodisce le schegge
impazzite di Gotham City e, nello stesso tempo, i fantasmi che agitano i sonni
dell' uomo-pipistrello. La stranezza, la diversità, la melanconia e
l'invasamento del mondo sono racchiuse tra le mura dell' antico ricovero fondato
dal dottor Arkham, la cui vita nella casa è segnata da continui lutti: della
madre prima, della sua stessa famiglia poi.
Eppure, proprio all'interno del luogo che dovrebbe blandire la loro insania
mentis, gli abitatori - anarchici, giullari, storpi, megalomani - si riappropriano
dell' immunità e dell' intoccabilità che una volta il mondo loro concedeva e
sopportava, per farsi demiurghi onnipotenti del luogo. La casa è un organismo
affamato di follia. E' un labirinto sognante ed io mi ci perdo, dice Arkham
nella prima delle sette, angosciose sequenze - flash-back brucianti - che
inframmezzano e separano il suo personale racconto dall' altro da cui prende
avvio la storia: la rivolta all'interno dell'istituto e la pressante richiesta
da parte dei rivoltosi della presenza di Batman. In questo modo Arkham Asylum
funziona come macrotesto: quella della casa è la storia del dottor Arkham,
della sua rovina e della sua caduta definitiva, senza redenzione, nella
comprensione e nella pratica della follia. La pazzia - dice - nasce nel sangue;
è il mio retaggio, la mia eredità. Il mio destino. E contemporaneamente,
inseguendo le formule di una occulta geometria del caos (e della ricchezza)
della follia, Arkham Asylum è un insieme di microtesti: è la storia dei
reclusi che è quella dei loro incrociati destini: ed il loro destino è quello
nero e sinistro di Batman. Il procuratore Harvey Due facce Dent, il Cappellaio
Matto, Maschera nera, Croc, Dottor Destiny, Maxie Zeus, Faccia di Creta,
Professor Milo. Pazzi criminali o geniali poeti? Filosofi che hanno compreso o
discepoli della violenza ingiustificata? E poi lui, l' alter ego, il pagliaccio,
il giocoliere, l'allegrone assoluto ed irriverente: Joker. E quale migliore
anfitrione, guida e Caronte di questa discesa a spirale se non il Joker in
persona, l'arcinemico di Batman, demone lucidissimo della impossibilità della
normalità (pensate al Comico di Watchman!) e protagonista vero della storia. In
effetti non siamo nemmeno sicuri - dice una terapeuta del manicomio - di poterlo
definire pazzo.
Il Joker infatti si ricrea continuamente in quel teatro dell' assurdo che per
lui è la realtà. Ed è pronto a sfidare Batman sul lettino dello pschiatra.
L'uomo-pipistrello aveva anticipato significativamente la difficoltà dello
scontro: ho paura -aveva pensato entrando in Arkham - che quando varcherò la
porta sarà come essere di nuovo a casa. E infatti Arkham è uno specchio: - lo
avvertirà il Cappellaio Matto - noi siamo te. E l'uomo-pipistrello
dall'apparente sicumera mentale, crollerà subito, alle prime associazioni
verbali che come artigli scavano fino all'evento-trauma della sua vita:
l'assassinio dei genitori. Così, inorridito, fuggirà, appesantito dal suo
stesso passato, attraverso la casa, visitando con la mente sconvolta, col corpo
dolente e ferito, tutti i suoi nemici: ovvero tutte le sue paure. Fino al gnosei
seauton (conosci te stesso) socratico che lo salva, redimendolo però con la
certezza del dubbio sulla propria esistenza. Nel corso di questa fuga diventa
egli stesso simbolo: è Parsifal che affronta l'irragionevolezza; è Attide
mutilato che gronda sangue; è Cristo sacrificato; è il forte e bellicoso Odino
che presiede alle stragi: quella di cui si renderà protagonista tentando di
distruggere la casa. Una sconvolgente bildung conclusiva fino all'ennesimo colpo
di scena: è il Pipistrello - confesserà il diario del dottor Arkham - ad aver
nutrito le paure della madre e riempito la casa della fame di follia. Alla fine
sarà proprio un pazzo, Harvey Due Facce Dent, con una scelta finalmente
razionale, a sancire l' uscita incolume di Batman dalla realtà. In questo
intreccio grottesco e i disegni di Mc Kean sono la scrittura di Morrison: un
codice iconografico straordinario e vertiginoso. L' artista inglese è un Bosch
contemporaneo in cui astrattismo avanguardista, reminiscenze classiche e moderne
si fondono naturalmente, per accumulazioni, per sovrapposizioni inaspettate,
scolpendo personaggi ora travagliati e gotici (Batman accartocciato nella sua
lugubre, gotica, divisa e arroccato dentro), ora sfocati ed imprendibili: è il
caso, per esempio, della materializzazione visiva del delirante Joker,
allucinato ed allucinante parodia della follia del tutto. Nello spazio
apparentemente claustrofobico della vignetta - hanno detto - è inscritto un
universo semiotico di stupefacente complessità tanto che Arkham Asylum potrebbe
essere addirittura considerato un ipertesto. E questo viaggio nella follia (alla
fine, di chi?) non è mai lineare, appare invece alogico, scompaginato,
incompiuto.
All'altezza di un sogno o di un incubo terrificante che non ci abbandona mai.
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