RECENSIONI


Batman: Il figlio dei sogni

di Kia Asamiya

Play Press Publishing

200 pp. circa/brossurato con 'sovraccoperta'

(lettura alla giapponese)

Recensione di Fabio Ciaramaglia

Bruce Wayne va a Tokyo.

        Qui in Italia, una delle uscite supereroiche più interessanti del 2002 è decisamente il primo volume di Batman: Il figlio dei sogni (Batman: Child of Dreams). La storia è scritta e disegnata da Kia Asamiya, conosciuto meglio in Italia come autore di Silent Mobius e Dark Angel (Seiju Densho Dark Angel), pubblicati qualche anno fa dalla Panini/Planet Manga. Come è facile comprendere Il figlio dei sogni è evidentemente scritto da un autore giapponese e quindi ispirato stilisticamente soprattutto ai manga. Tuttavia, non è solo questo che rende particolare questa storia, visto che esperimenti del genere non sono del tutto nuovi negli USA: si pensi al recente lancio da parte della Marvel di un Mangaverse, così come molti comics scritti in passato da giapponesi, altre testimonianze di un progressivo spostamento verso l’oriente del fumetto mondiale. La novità di questa storia consiste nel fatto che non è né un ‘Elseworld’ né tanto meno uno ‘one-shot’, bensì una vera è propria storyline che si inserisce nella continuity di Batman. Pertanto, come ammette lo stesso autore nell’intervista allegata al volume italiano, quelle libertà permesse nel mondo dei manga (‘nei manga spesso ci si allontana dalla realtà per creare qualcosa di folle o comunque incredibile, ma il lettore sa cosa si vuole ottenere’), non sono possibili in una trama che sarà sì supereroica, ma dovrebbe avere comunque una base realistica.

        La trama è pressappoco la seguente. La reporter Yuko Yagi parte con la propria troupe televisiva per produrre un reportage su Gotham City. Ovviamente, questa città pullula di super-criminali e quindi è abbastanza ovvio che già durante il primo giorno di permanenza i giornalisti giapponesi abbiano a che fare con uno di questi: Due-Facce. Come da cliché, l’intervento di Batman sventa i piani di Harvey Dent, ma ciò che si scopre successivamente è che quello che era stato catturato non è il vero Due-Facce, ma una sorta di ‘clone’. Nel corso del primo volume, il Cavaliere Oscuro dovrà combattere anche con (in rigoroso ordine di apparizione) il Pinguino, l’Enigmista e il Joker, ma anche questi si riveleranno essere solo dei sembianti degli originali. Se da un punto di vista strettamente pragmatico possiamo ritenere che Asamiya abbia approfittato del suo primo incarico in DC per rendere la propria originale versione non solo di Batman ma anche dei suoi più classici nemici, da un altro punto di vista queste ‘apparizioni’ hanno un fondamento nella trama stessa. Infatti a Gotham è in corso una vera e propria invasione di una nuova droga che proviene (guarda caso) dal Giappone: l’effetto principale di questa droga è il mutamento di chi la assume in chi più sogna di essere, non solo da un punto di vista fisico ma anche a livello psicologico. Batman si ritroverà perfino a combattere contro un uomo che avrà assunto la droga per diventare Batman stesso (l’identità di quest’uomo non la rivelo per non rovinare la sorpresa). La chiusura del primo volume è per la prossima partenza per il Giappone di Bruce Wayne/Batman, per investigare sull’origine di questi problemi.

        Fondamentale per la struttura di questa storia è il personaggio di Yuko. Molti dei combattimenti sono descritti dal suo meravigliato punto di vista, ovvero da quello della persona non abituata ad assistere dal vivo alle apparizioni e ai combattimenti tra supereroi e supercriminali: la lezione di Marvels e di altri fumetti ad esso ispirati mi sembra sia stata pienamente assimilata anche da Asamiya. E’ molto interessante anche il rapporto che si instaura tra lei e il protagonista: flirta continuamente con Bruce Wayne ed è salvata a più riprese da Batman che, addirittura, la porta svenuta nella Bat-Caverna. Alla partenza di Yuko, è proprio Bruce a chiederle se potranno vedersi nuovamente in Giappone, testimonianza di un forte affetto che l’uomo ha iniziato a provare per lei. Yuko, che sembra sì meravigliata innanzi al mondo di Gotham ma appare anche molto sveglia, avrà intuito che rapporto c’è tra Bruce Wayne e Batman? Solo i prossimi volumi potranno dircelo.

        I disegni sono a mio avviso molto particolari e anche i più puri appassionati di ‘tratto occidentale’ dovrebbero apprezzare la minuzia di particolari degli sfondi così come l’interpretazione ‘orientale’ dei combattimenti e dei villain. Si noti poi la differenza dei volti: Bruce Wayne è rappresentato con gli occhi piccoli, mentre Yuko con i classici ‘occhioni’ dei manga, quasi a rimarcare la principale differenza grafica delle due grandi tradizioni fumettistiche. I disegni, inoltre, risultano essere anche molto efficaci per dei momenti di estremo lirismo come quello nella pagine 4 e 5 del volume. In esse, le didascalie recitano: ‘Io sono solo un essere umano. Ma chi ha visto la mia seconda faccia ci crederà? […] L’oscurità mi trasforma, l’oscurità dà la caccia alle tenebre della città, da molto tempo io vivo nell’oscurità. Ma senza che me ne rendessi conto questo ha iniziato ad attirare gli occhi invidiosi della gente. Non era mia intenzione… Io non sono Superman. Io sono un essere umano… qualsiasi cosa pensi la gente’. E i disegni passano dal primo piano sugli occhi mascherati di Batman al volto di un pipistrello, per poi passare all’oscurità pennellata dalle luci di Gotham e il Cavaliere Oscuro che su un palazzo la scruta. Certo, il bianco e nero aiuta molto in questo e, in effetti, come altri esperimenti hanno dimostrato, Batman è il personaggio statunitense che assolutamente rende meglio senza i colori (ricordate le storie di Batman: Black&White?).

        Per ciò che riguarda l’edizione italiana, purtroppo, è qui che troviamo i maggiori punti negativi. Essi non riguardano assolutamente l’estetica che è costituita da una bella ‘sovraccoperta’ con effetti prismatici e dal bordo delle pagine che, nero, conferisce al volume, quando è chiuso, un completo colore oscuro molto consono al protagonista (è un'esatta riproduzione dell'originale). Tutto questo però richiedendo all’acquirente un esborso economico di 18,5€: il paragone con volumi analoghi della Panini (vedi Alita Collection, senza sovraccoperta o Nausicaa con sovraccoperta, ma senza effetti prismatici) che costano circa 5,5€ è a dir poco improponibile, mentre per farsi un’idea, il cartonato della Magic Press di Sandman: I cacciatori di sogni è di 13,43€, ma è, per l’appunto, cartonato e con una qualità della carta superiore. Condivido l’opinione di altri ‘colleghi’ del campo i quali ritengono che il fumetto è destinato gradualmente a perdere la sua connotazione più prettamente popolare in favore di una più elitaria, con conseguente ‘spostamento’ del mercato dalle edicole alle librerie specializzate (questo cambiamento è assolutamente palpabile) e quindi una lievitazione dei prezzi dovuta, per l’appunto, sia alla natura ‘specialistica’ del prodotto e sia alla minore diffusione. Sebbene io preferisca sempre parlare di fumetti piuttosto che di ‘politica dei prezzi’, c’è da dire che il mio eventuale acquisto del secondo volume di Batman: Il figlio dei sogni, è molto legato alla mia disponibilità economica al momento dell’uscita. Resto comunque sempre dell’idea che la Play Press stia dando gradualmente dei piccoli colpi di grazia a un personaggio che pure essa stessa ha contribuito maggiormente a rilanciare in Italia. 
Comunque, a parte questa mia polemica personale, ritengo che il volume sia degno d’acquisto e il mio giudizio è sostanzialmente buono.


GIUDIZIO buono

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