RECENSIONI


THE MYSTERY PLAY

di Grant Morrison e Jon J. Muth

 Edizioni Vertigo/D.C.

Brossura $9.95

Edizione Italiana: Magic Press

IL MISTERO DI DIO

Formato identico a quello USA - €8

Recensione di Fabio Ciaramaglia


The Mystery Play.

 

        Nel 1996 la Vertigo ha pubblicato negli USA un graphic novel dal titolo The Mystery Play di Grant Morrison e Jon Muth, fumetto che è rimasto lungamente inedito in Italia, e solo alla fine del 2002 è stato pubblicato dalla benemerita Magic Press. Morrison, dopo una carriera lunga nel fumetto inglese (per la Marvel UK e per alcune riviste indipendenti), passa al DC Comics negli USA all’incirca nell’88 subito all’interno della sottoetichetta Vertigo con Animal Man e Doom Patrol alternando successivamente altre collaborazioni (per esempio con Gothic, una storia in tre parti di Batman piena di citazioni come quelle da Shakespeare; oppure una miniserie di Spawn); la sua fama è però legata soprattutto ad uno dei fumetti più sconcertanti degli ultimi anni, The Invisibles, al clamoroso rilancio della JLA, e all'attuale sua sceneggiatura per la serie mainstream The X-Men. Muth, specializzato in disegni “pittorici”, è invece maggiormente conosciuto per il monumentale Moonshadow (scritto da J.M. De Matteis) e per la nuova versione di The Crow di James O’Barr.

        La storia tratta della rappresentazione contemporanea nella città di Townely, in Inghilterra, di un ciclo di un Mystery Play. Queste rappresentazioni erano diffuse in quasi tutta l’Europa medioevale e nascevano dall’estensione della liturgia della Pasqua, in particolare dall’incontro dell’Angelo con le “tre Marie”. Successivamente, soprattutto in Inghilterra, sempre sotto il patrocinio ecclesiastico, si diffuse l’abitudine di mettere in scena tutta la Bibbia, dall’Antico al Nuovo Testamento, racchiudendo le storie in “cicli” (in questa storia, presumibilmente si tratta del ciclo di York). Molte delle caratteristiche del teatro inglese elisabettiano prendono spunto da questo genere di rappresentazione e si hanno testimonianze pressoché certe che esse erano ancora fresche nella memoria ai tempi di Shakespeare.

Tutta la prima parte del fumetto è proprio incentrata sulla rappresentazione: la ribellione e la caduta di Lucifero nello specifico e la successiva tentazione ai danni di Adamo ed Eva. Durante la scena della cacciata dall’Eden, dopo un discorso di Adamo, dovrebbe rientrare in scena l’attore che impersona Dio, ma non entra nonostante gli insistiti richiami degli attori sul palcoscenico. Dopo un sorprendente effetto antillusionistico (i corpi che sembravano davvero nudi di Adamo ed Eva diventano dei costumi di scena con sopra disegnati i genitali), viene scoperto che l’attore che interpreta Dio è morto e il commento del pubblico è “God is dead”. L’indagine su questo omicidio è la linea principale della trama del fumetto, un’indagine alle soglie del metafisico: tutti i sospettati sono effettivamente dei possibili colpevoli, dall’attore che impersona Lucifero al sindaco della città e al parroco, dall’investigatore che segue le indagini fino alla giornalista che indaga sull’investigatore stesso (ovviamente non posso rivelare il finale). Un thriller metafisico, come detto, ma anche molto realistico e questo soprattutto grazie ai disegni pittorici di Muth. Non mancano, sparsi qua e là, alcuni elementi interessanti. Per esempio, rilevo ciò che dice uno spettatore dopo che l’attore che impersona Dio non rientra in scena. Egli dice: ironicamente: “Either that they’ve decided to put on ‘Waiting for Godot’ instead…” (“a meno che abbiano invece deciso di mettere in scena ‘Aspettando Godot’”). La citazione del titolo dell’opera di Samuel Beckett è, come detto, ironica, ma aggiunge decisamente una nuova chiave di lettura a questo passaggio e una possibile chiave “di ritorno” al play beckettiano. L’assenza dell’attore che impersona Dio è confuso quasi per un cambio di palinsesto; in più, la battuta dello spettatore, ci ricorda che siamo nel 900 e non nel Medioevo, ma, soprattutto, il momento antillusionistico avviene proprio dopo quella battuta, un procedimento che può ricordarci quelli beckettiani. Allo stesso tempo, il lettore o lo spettatore di Waiting for Godot può associare Vladimir ed Estragon a questi Adamo ed Eva che inutilmente attendono il ritorno di Dio (si noti anche l’albero nella vignetta 1 della prima pagina, che ricorda uno dei pochissimi elementi scenici anche del dramma di Beckett). Quindi una semplice citazione del titolo crea un passaggio biunivoco tra il fumetto di Morrison (considerandone anche il background di sceneggiatore) e il play di Beckett; un’operazione ardita e coraggiosa, ma certamente voluta e non casuale.

In questa storia sia la sceneggiatura che i disegni risultano essere impeccabili. E’ probabile che il pubblico italiano potrebbe facilmente non cogliere molti elementi peculiari della cultura inglese, ma sono spunti che possono essere chiariti con delle note introduttive. Comunque, se riuscite a trovarlo o ad ordinarlo in qualche libreria specializzata, vi assicuro che vale la pena di leggerlo per lasciarsi trascinare in un piccolo mondo in cui Dio sembra davvero morto.

 

GIUDIZIO ottimo

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