RECENSIONI


 

Dylan Dog

Mensile N°153-154

98 pg. B/N Brossura L 3.500

SERGIO BONELLI EDITORE

Recensione di Marco Solferini

Adesso le abbiamo davvero viste tutte, o meglio le abbiamo lette tutte. Con i numeri 153 e 154 Dylan Dog ha superato se stesso, ma lo ha fatto in retromarcia perché ha toccato minimi storici ed ha confermato la regola secondo la quale al peggio non c'è mai fine, o almeno finché non si decide di dargliene una, secca e definitiva. Questa è l'ultima recensione relativa a Dylan perché non intendo prestarmi a questo scempio oltre il limite della decenza che si è ormai superato da tempo. Anche i collezionisti hanno un anima e soprattutto dei gusti perciò, per essere in pace con la prima e valorizzare i secondi, abbandono la collezione e smetto di comprare ogni mese Dylan Dog. "La strada verso il nulla", il numero 153, è un esempio di come da un idea, peraltro non molto originale, si possano trascinare la bellezza di 98 pagine nelle quali non succede niente, soltanto un noia assoluta, interrotta dalle puntuali e squallide citazioni sul rispetto dei limiti di velocità, della prudenza e di tutto ciò che ogni sera si può trovare al telegiornale. Il fatto che Dylan, davanti all'incidente citi la proverbiale serata in discoteca e la cena con gli amici per poi condire il tutto con la scadente retorica del domani che non c'è più, è un insulto ai lettori. Se volevamo una cosa del genere compravamo un quotidiano. La stessa cosa vale per i ragazzi del cavalcavia; tutto l'albo è soltanto un "messaggio" ai giovani che arriva puntuale con il periodo estivo ed è un ulteriore insulto agli stessi, perché pensare che bastino due paroline o meglio due vignette di Dylan Dog per far si che ci senta più responsabili equivale a considerare i fruitori di tali messaggi dei deficienti, incapaci a ragionare con la propria testa. Gli autori penseranno che Dylan vuole solo dare il suo contributo, perché è sensibile ai problemi sociali e ci tiene a fare quanto in suo potere per far si che almeno una vita possa essere risparmiata, ma è un fumetto, e il suo primo obbligo è nei confronti dei lettori. La cruda realtà delle tematiche sociali purtroppo esiste, ma non è questa la sede per trattare simili argomenti e non è il modo per proporli, se proprio la Bonelli vuole recitare la parte del buon samaritano si stampi un bel numero speciale di Dylan tutto incentrato sulla sicurezza stradale e lo distribuisca gratuitamente ai caselli dell'autostrada o nelle scuole o in tutti i posti dove ritiene necessario farlo. Il fumetto è scadente, è una caricatura di se stesso, con continui scontri con il camion nero guidato dalla morte (peraltro praticamente copiati dal bellissimo film di Spilberg). Le soste forzate e le filastrocche peraltro banali, sono fatte per sostenere una trama scialba e insapore, una noia totale, che si conclude con la classica avventura sentimentale del protagonista e con l'inevitabile finale strappa lacrime della ragazza che voleva fuggire dalla realtà che la opprimeva e ha incontrato la morte. Sui disegni non ho niente da ridire, sono validi, lo sono quasi sempre anche se va puntualizzato che seguire una sceneggiatura del genere non impegna più di tanto un bravo disegnatore. "Il battito del tempo", il numero 154 ci regala lo stupro della fata Tinkler Bell compagna del celebre Peter Pan ad opera dei ragazzi venuti dal Mondo che C'è. Un possibile seguito potrebbe essere con Biancaneve e i sette nani. Medda è un buon narratore, lo dimostra in alcuni spezzoni relativi alla finta vita che sogna Peter Pan, esalta molto le sensazioni, gli odori, cerca di creare atmosfera, mi ha fatto venire in mente coloro che dirigono le pubblicità e un bel giorno s'inventano registi cinematografici. La trama è assurda: cinque vecchi decrepiti violentano la fata mentre Peter Pan, un perfetto spastico, dorme. A seguito di questa edificante esperienza i cinque vecchi tornano giovani, ma la fata non è contenta, non ha gradito lo scherzetto e perciò li ammazza tutti. Peter Pan si riprende in modo assurdo e convince la fata a far tornare indietro il tempo mentre Dylan è a colloquio con la morte. Io vorrei che ogni lettore riflettesse sulla banalità e l'assurdità di una simile trama, ho trovato di meglio nei foglietti che accompagnano i baci perugina, se non altro sono anch'essi senza senso, ma almeno sono brevi, mentre invece la storia in questione è lunga e prolissa, condita naturalmente dalla scappatella di Dylan che se ogni mese non fa la sua parte in quel senso evidentemente perderebbe il suo sex appeal. Il buon Picatto fa del suo meglio e i risultati si vedono, ma è un salvagente in un mare in tempesta. Tutto molto brutto. Un epilogo indegno per una serie che ha saputo essere molto affascinante, che ha saputo creare alcuni numeri coinvolgenti, apprezzabili sotto ogni punto di vista. Il marketing è nemico della qualità. Questo è risaputo, ma nessuno ci impone di sottoporci ad un simile orrore, perché alla fine, Dylan Dog, che non è più da molto tempo un fumetto dell'orrore, è riuscito a ritornare ad esserlo, solo che lo ha fatto nel senso sbagliato. Infatti Dylan Dog è un fumetto… orrendo.

 

GIUDIZIO Pessimo

 


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