RECENSIONI


 

JULIA

Mensile N°11

132 pg. B/N Brossura L 4.000

SERGIO BONELLI EDITORE

Recensione di Marco Solferini

Immancabilmente, quando un albo della Bonelli punta i riflettori sulle tematiche sociali, la qualità del fumetto cala vistosamente e pare che codesta regola abbia travolto anche Julia, che con il numero 11 spezza la lunga serie positiva che a lungo abbiamo lodato. La storia è misera, un crogiolo di sensazioni prevedibili dal ritmo lento e impacciato. Le deduzioni di Julia sono prive di logica, nulla lasciava intendere che fossero stati i vecchietti a smembrare il corpo del loro coinquilino nella casa di riposo e anche la motivazione non è delle migliori. I personaggi del direttore e della ragazza che intreccia con lui una relazione d'amore clandestina sono scontati e il finale della loro storia è da copione di serie B. Inoltre fanno il verso allo stile dei personaggi di Agatha Cristy Anche la scena d'azione con il ladro d'auto è sopra le righe e si capisce immediatamente che doveva servire per sbrogliare la matassa, un espediente funzionale alla storia. La vita privata di Julia ha poco spessore, sia la scenata depressiva della sua amica Emily che il sogno, sono episodi prolissi e fuori luogo. Il dialogo con sua nonna era prevedibile fin dalla prima vignetta, ma è anche troppo melenso e bonario per risultare credibile. Anche il disegno non è dei migliori, gli ambienti sono ripetitivi, privi di un identità propria e non trasmettono sensazioni alcune, il che, considerato la voluta lunghezza dell'albo è piuttosto deprecabile. Lo si sapeva già da tempo che la storia era il punto nevralgico di Julia, se crolla lei, il resto le va dietro a ruota. Un passo falso capita a tutti, ma l'importante è riprendere subito la retta via… quella che noi tutti amiamo. Prima di concludere una segnalazione più che doverosa sul copertinista: il bravo Marco Soldi migliora ogni mese ed è più che adatto al noir della collana.

 

GIUDIZIO scarso

 


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