RECENSIONI


 

JULIA

Mensile N°5

132 pg. B/N Brossura L 4.000

SERGIO BONELLI EDITORE

Recensione di Marco Solferini

Generalmente quando si accenna ad un discorso basato sull'espressione "due facce della stessa medaglia", ammesso che a pronunciare tale frase non sia il celebre avversario di Batman, si vogliono mettere in luce due estremi relativamente opposti, ma appartenenti alla medesima famiglia o raggruppamento ideologico. Nel caso in questione preferisco ricondurre queste ipotetiche facce a due numeri appartenenti alla stessa casa editrice, ma fra loro inimmaginabilmente distanti: Julia n. 5 e Dylan Dog n. 149. Del primo si possono tessere le indubbie doti narrative (non è più una novità) che sanno ben dosare i ritmi dell'azione, accelerando là dove è necessario e rallentando bruscamente, con l'ormai collaudata tecnica del trapasso, quando se ne avverte la necessità. E' difficile trovare un punto debole nella storia "I sequestrati" e anche se non so se l'attore Kevin Spacey avrebbe accettato il ruolo di Pete (personaggio che spero non venga abbandonato nei numeri futuri) ed anche se il dualismo fra un soldato schizofrenico ed un suo superiore idealista è già stato visto come pure i traumi del dopo guerra, il tutto non risulta essere banale, bensì sufficientemente avvincente, con quei cattivi che a modo loro sono più vittime di coloro che tengono prigionieri, e quella violenza che non è strumentale al fine dell'interessamento del lettore, ma dosata nella quantità giusta e al giusto fine di esaltare gli eventi tanto quanto le reazioni emotive dei personaggi. Dolorosamente ma inevitabilmente, devo mettere in luce qualche errore o meglio qualche superficialità: due per l'esattezza. Andando per ordine, a pag. 24 Julia, durante una lezione all'università, in risposta ad una domanda di un suo studente spiega che l'ipocondria è la paura immotivata di essere malati, il che, se ci rifacessimo all'origine greca del termine (la particella ipo e il termine condrius) è vero, ma oggi tale parola assume quel significato solo nell'ambiente medico-psicologico mentre nell'ambito della psicologia pura che interagisce con la criminologia e quanto altro, ipocondriaco è una persona afflitta da un grave senso di malinconia come fra l'altro ha avuto modo di spiegare lo scrittore James Ellroy proprio nell'ambito della mentalità criminale. A pag. 73 Julia è in macchina e cita una frase di Sherlock Holmes tratta dal romanzo "Il mastino dei Baskerville", ma la citazione è errata, poiché egli non dice: "eliminato l'impossibile tutto quel che rimane, per quanto improbabile, è la verità", bensì l'opposto, e cioè che "una volta esaminati tutti i casi possibili ciò che rimane, per quanto improbabile, è la verità" una tesi che nel romanzo era volta a dimostrare che non sempre, quando manca una apparente spiegazione razionale, ci dev'essere di mezzo l'occulto. Comunque, al di là di questi piccoli sbagli, l'opera nel suo compresso è più che buona e quel che sorprende per davvero rimane il fatto che le sue componenti, scimmietta finale compresa, come pure lo era il gilet abbottonato alla perfezione del dinamitardo del numero precedente, sono tutte cose che un esperto lettore, che pratica la suddivisione dei propri interessi e che quindi non ha occhi solo per il fumetto, ma anche per elementi ad esso in qualche modo affini come possono essere i libri o il cinema, ha già visto o sentito, ma che nell'ambito di Julia riescono a risultare comunque avvincenti.

GIUDIZIO Buono

 

Dylan Dog

Mensile N°149

98 pg. B/N Brossura L 3.500

SERGIO BONELLI EDITORE

E invece decisamente poco avvincente è l'ultimo numero 149 di Dylan Dog (ed anche questa non è una novità) che si presenta più scialbo ed insipido che mai, ove l'unica cosa che regge sono le battute del suo assistente che però hanno il sapore della medicina prescritta dal medico, come pure le immancabili avventure sentimentali che sembrano anch'esse un obbligo per ogni sceneggiatore e che risultano non solo assurde, ma anche letteralmente parlando oscene poiché i personaggi femminili cominciano a non aver più il benché minimo spessore psicologico, l'unica cosa che cambia sono i capelli. La storia poi è pessima, colma di assurdi colpi di scena e di immotivate spiegazioni finali (patetico il fatto che il direttore Fontleroy avesse ritrovato i figli dei suoi aguzzini così come patetica è la presenza dei soldati americani che naturalmente si dilungano in una spiegazione minuziosa del perché sono giunti sul posto). Se poi osserviamo che da pag. 38 a pag. 41 la narrazione viene interrotta da un assurda scena splatter, che non ha niente a che vedere con la storia, e che serve solo per ricordare che Dylan è un fumetto dell'orrore (cosa che peraltro non è più da parecchio tempo), ci rendiamo perfettamente conto che ormai le storie di questo fumetto vengono affidate a degli sceneggiatori che hanno poche idee, attorno alle quali costruiscono un castello di carte di 98 pagine, che risultano farcite di scarso ritmo, scarsa inventiva, personaggi secondari che più che ricordare delle persone sembrano essere delle comparse teatrali di serie B, e, quel che è peggio, una storia che non lascia niente e ripeto assolutamente niente al lettore. Ci si potrebbe dilungare a lungo sul perché un fumetto che è stato fra i migliori del passato sia diventato un vero "mostro", ma non è questo il momento, perché una simile analisi richiederebbe un intero articolo tutto per sé. L'ultima cosa che mi sento di dire di questo numero 149 riguarda quella specie di telecomando che secondo lo sceneggiatore gli esseri umani costruiranno alcuni secoli dopo (bellissima spiegazione, davvero molto fantascientifica) e che rasenta il ridicolo, riuscendo a rovinare anche l'unica scena che si sarebbe potuta salvare ovvero quella dell'intrusione dei tre ragazzi nell'infermeria. A mio avviso era molto più bella quella specie di console che aveva il bambino del film "Chissà perché capitano tutte a me" dove almeno il compito era quello di far ridere gli spettatori, o meglio i bambini che guardavano quel film, ma per noi che bambini piccoli più non siamo, e che non ci troviamo niente da ridere nell'albo "L'alieno", ci domandiamo soltanto se il collezionismo di una serie valga davvero la pena anche quando si tratta di "buttare via" dei soldi per comprarne i numeri.

 

GIUDIZIO Pessimo

 


Indice Archivio Recensioni News Forum
Talent Scout Articoli La bottega Orrori Top Model Redazione