RECENSIONI


LEXY PRESENTS DARK HORSE

 LEXY PRODUZIONI


Mensile antologico

 spillato 17x26, 64/80 pagine, B/N & colori

 3.87 Euro

nota: per errore al #5 e' stato attribuito il #6, di conseguenza diventato #6bis; la recensione non tiene conto di questa numerazione, ma di quella corretta comunque riportata in seconda di copertina.

Recensione di Stefano Marchesini


Ripercorrrendo questo primo anno di pubblicazioni (a tutt'oggi sono usciti 9 numeri, l'ultimo disponibile da poco) la programmazione dell'antologico LEXY PRESENTS DARK HORSE appare strutturata in cicli di 4 albi, caratterizzati da una o più miniserie portanti, più altre storie brevi di contorno e redazionali vari; appare altresì evidente che la LEXY intenda la testata anche come una vetrina informativa e promozionale a supporto della propria intera attività editoriale (il #6 offre in allegato il #0 della neonata versione italiana del THE COMICS JOURNAL: un must!) e come luogo di confronto e dibattito con i propri lettori, i cui contributi sono ospitati nel classico angolo della posta.

I FUMETTI:
come si evince dal nome della testata, si tratta prevalentemente di opere - in gran parte recentissime - della casa americana DARK HORSE, che fin dagli esordi ha diversificato la propria linea da quella marcatamente supereroistiaca imperante nel comicdom USA.
Shock Monkey di Tony MillionaireLa fantascientifica HIEROGLIPH di DELGADO ha fatto da trait d'union ai LPDH #1-4; nonostante la spettacolarità lovecraftiana di alcuni scenari iniziali, si è presto rivelata priva di peso narrativo: abuso di vignette doppie e sempre meno curate (in molte risaltano ancora i tratti a matita), 4 numeri di scazzottate tra un esploratore spaziale e disparate creature aliene, per un finale sospeso che arriva senza che sia successo qualcosa di significativo; sui LPDH #5-8 si sono poi viste R.I.P.D. e SOCK MONKEY; liquidata in fretta la prima come un onesto fumetto d'azione svolto con professionalità dalla coppia LENKOV/MARANGON, e' d'obbligo soffermarsi sulla seconda, vera e propria prova d'autore del sorprendente TONY MILLIONAIRE: in una casa di stampo vittoriano, riprodotta in tutti i suoi dettagli architettonici ed ambientali, dal giardino curato e dagli interni lindi, con il bravo orologio a pendolo e le tendine in ordine, freme,  apparentemente celata agli occhi degli umani (che appaiono raramente), l'attività di minuscoli abitanti: formiche, topolini ed altri animaletti, ma anche trenini in corsa, modellini di vascelli che si mettono a tirare bordate, la casa delle bambole e, soprattutto, gli sgangherati protagonisti, i due pupazzi di peluche ZIO GABBY e MR. CROW, rispettivamente uno scimmiotto e un corvo; obbedienti al contesto formale in cui sono immersi, tutti costoro adottano fra loro modi e linguaggi forbiti oltremisura, salvo poi esibire, nei momenti topici, comportamenti e vocaboli non esattamente oxfordiani; a MILLIONAIRE piace smascherare il perbenismo che deve aver improntato la sua educazione, piace, da adulto, far vivere ai suoi personaggi situazioni concepibili solo con la fantasia e la cattiveria di un bambino, dall'epilogo quasi sempre imprevedibile se non disastroso; l'effetto complessivo e' spiazzante e pieno di contrasti: quello tra l'aspetto innocuo dei pupazzi e le efferatezze da essi perpetrate, quello tra la fissità inquietante dei loro sguardi e il dinamismo dinoccolato dei movimenti, quello fra la l'ordine dello schema delle tavole in B/N e il caos che da lì a poco impererà inevitabile nelle vignette. Scorrendo gli articoli e le note a supporto della serie SOCK MONKEY e sul suo autore, con tanto di foto di quest'ultimo su LPDH #8, pare di capire che MILLIONAIRE sia proprio un bel tipo!

A corredo, un turbinio di storie brevi tratte da DARK HORSE PRESENTS: in positivo, da sottolineare i finora inediti (in Italia) episodi di MONKEYMAN & O'BRIEN di ART ADAMS (LPDH #1-3,5) che, più che per le trame in sé, fondano la propria piacevolezza sul segno inconfondibile dell'autore e sul suo approccio giocoso; il piccolo sfoggio di classe di STEVE RUDE con THE MOTH (LPDH #6); qualche prova comunque minore di autori famosi (MIGNOLA, CHADWICK e MILLER, gli ultimi 2 con lavori già editi da noi) e poco altro. Più discutibili appaiono altre scelte: storie presuntuose (CHRIS WARNER su LPDH #1), pillole non apprezzabili al di fuori del contesto delle serie di appartenenza (BOMBSHELL, TERMINATOR, GHOST rispettivamente su LPDH #1,2,7), riprese fuori tempo massimo di scopiazzate supereroistiche morte e sepolte (VORTEX su LPDH #3), frammenti di progetti che, per stessa ammissione degli autori, non avranno seguito (WITCH'S SON su LPDH #3-4).
Un discorso a parte meriterebbero poi i fumetti prodotti direttamente dalla LEXY, che negli ultimi numeri sono comparsi con una certa frequenza: si tratta di lavori dai quali traspare chiaramente la grande passione degli autori (quasi tutti interni al gruppo dei collaboratori LEXY), ma che sembrano soffrire della mancanza di una supervisione esterna: non solo per il rischio di risultare più indulgenti con sé stessi e con gli amici, ma anche per la difficoltà di veicolare e rendere comprensibile, a chi legge, una propria intuizione artistica senza la necessaria mediazione di un editor che sia altra persona. Se le prove di GULLI sorrette dalla grafica computerizzata di SIMONA ANGELETTI (LPDH #5,7) sono ben scandite e leggibili, suscitano più perplessità quella di ROSSI (LPDH #6, di ambientazione maya e dal significato perlomeno oscuro) e quelle di AVOGADRO (LPDH #3) e del duo GULLI/CRIVELLO (LPDH #7), tipici prodotti che noi italiani confezioniamo se vogliamo rifarci agli stilemi più banali in voga oltreoceano.
Vanno infine ricordate le due apparizioni dell'affermato ALBERTO PONTICELLI (LPDH #4,8) improntate alla consueta cattiveria made in SHOCK STUDIO.

I REDAZIONALI:
sono quello che danno a LPDH i connotati di una vera e propria rivista: non solo anticipazioni sulle pubblicazioni LEXY (WORK IN PROJECT), ma pure articoli dei vari collaboratori in rubriche più o meno fisse, interviste con operatori del settore (interessanti quelle agli editor italiani) e con artisti veri e propri (alcune di queste ultime sono riprese dal THE COMICS JOURNAL americano, e tra di esse si segnala sul LPDH #3 una delle tante che ALAN MOORE concede ultimamente), qualche cronologia, e pure pagine dedicate, oltre alla posta, al confronto e dibattito con i lettori. Ne esce una immagine di genuino amore per il fumetto e di grande disponibilità da parte dell'intero staff, che è difficile da riscontrare in una normale pubblicazione professionale.

IL FUTURO PROSSIMO:
il nuovo ciclo di LPDH si prospetta molto intrigante: sul #9, assieme all'horrorifica OUT FOR BLOOD, per i disegni di ERSKINE (alla quale si aggiungerà tra poco l'attesa miniserie THE NEVERMEN di GUY DAVIS) e' apparso il primo capitolo della complessa PARADIGM, opera indipendente di CASHEL/HAUN, un noir a tinte surreali che la LEXY pubblicherà in parallelo all'edizione originale (e' un peccato che il disegno particolareggiato e l'uso massiccio dei neri di entrambe le opere sia reso di difficile lettura dall'impiego della carta lucida e da una stampa che non appare impeccabile); last but not least, sempre sul #9,  spicca la sana iniezione di rozzezza ad opera dello spassoso PONTICELLI.
Tra le altre novità: la mensilità ormai effettiva, i redazionali ancor più corposi, il numero di pagine definitivamente passato ad 80 (visto che le 64 finora adottate erano limitative per la mole di materiale che preme per essere mandato in stampa).

In conclusione, LPDH dà l'idea, nonostante la linea editoriale sembri tuttora in fase di assestamento, di essere un organismo estremamente vitale e perennemente in fermento: esperimenti coraggiosi come SOCK MONKEY sono quanto mai la prova che qualcosa di nuovo può sempre saltar fuori, se operazioni meritorie come LPDH saranno dovutamente sorrette dalla fiducia dei lettori.

Da aggiungere senza indugi in casella.

GIUDIZIO GLOBALE: buono

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