RECENSIONI


Martin Mystere

N°202/203

98 pg. B/N Brossura L 3.500

SERGIO BONELLI EDITORE

Recensione di Marco Solferini

Da poco varcata la soglia dei duecento numeri, il BVZM ci si presenta in una doppia storia che lo vede alle prese con la mitologia nordica, ed in particolare con un gruppo di guerrieri dotati di particolari poteri che li rendono simili a lupi famelici in grado di sgominare anche i più potenti avversari, impegnati nella ricerca di un oggetto che essi chiamano l'occhio di Odino, il quale darebbe loro un potere ancora maggiore, forse sufficiente a conquistare l'intero pianeta. A cavallo fra il passato, il presente ed un limbo dove il tempo sembra appunto incontrarsi, Martin Mystère si trova coinvolto nella vicenda per caso, o almeno vi entra in modo apparentemente secondario visto che sarà un amica della sua fidanzata Diana a trasportarlo nel vivo degli eventi. Dopo questo breve riassunto senza troppe pretese bisogna immediatamente fare un breve appunto che consiste nel fatto che le storie doppie, ovvero quelle che si svolgono in due numeri anziché uno, da sempre rischiano di diventare noiose o eccessivamente lente, se la narrazione non è sufficientemente supportata da una buona dose di azione e di tensione, ed è proprio questo ciò accade in questo caso: un eccessivo spazio riservato a dialoghi troppo prolissi, farciti di una eccessiva dose di specificazioni inutili, che schiacciano la già scarsa presenza d'azione e rendono alla lunga noiosa la lettura. Ogni aspetto, da quello delle indagini a quello del misticismo, è trattato in modo troppo lezioso e superficiale. Il primo è quasi inesistente, ma viene tirato in ballo per dare più credibilità allo svolgersi degli eventi (che senso ha dilungarsi sulla tecnica usata dagli assaltatori alla caserma di polizia solo per dimostrare che sono dei professionisti? Se ci si riflette alla fine della storia, ci si rende conto che potevano tranquillamente essere in dieci anziché in tre, e la narrazione non ne avrebbe risentito) ed il secondo invece è utilizzato in modo improprio, abusando di varchi magici che oltrepassano le barriere del tempo e dello spazio, per fornire una lunghissima spiegazione che, più che esaltare la narrazione, gli dona una buona dose di sonnolenza. Anche dal punto di vista storico la vicenda appare scadente, perché se da un lato le informazioni relative alla mitologia nordica sono tutte esatte, questo non vuol dire che esse siano trattate in maniera esauriente e di fatti, un conoscitore di questa bella tradizione, troverà all'interno di questa storia, soltanto un polpettone di quelli che sono gli elementi più tipici di tale mitologia, senza però alcun approfondimento e, a questo proposito va ricordato che le proverbiali lezioni di storia del BVZM non sono un elenco della spesa che dev'essere per forza inserito nel contesto di una trama, ma una dei principali pilastri sui quali poggia la caratterizzazione del personaggio. Per meglio rendere l'idea di ciò che sto cercando di spiegare farò un esempio, cercando di essere il più succinto possibile: a pag. 73 del n.202, la prima vignetta è dedicata ad Odino appeso a testa in giù ad un ramo di Yggdrasil, l'albero della vita, con il costato trafitto da una lancia, e questo è quanto ci viene testualmente riferito. Ebbene, con queste poche righe si commette un vero e proprio scempio a riguardo della mitologia nordica, che non è una fiaba scritta da uno scrittore di serie B, bensì una narrazione complessa e affascinante: l'albero Ygg (che significa corsaro di Odino) Drasil (traduzione dubbia, ma probabilmente riferita ad un immagine della vita) è un frassino che avvolgerebbe tutti i piani dell'esistenza e sul quale poggia la realtà del mondo come noi la conosciamo. Odino nel restare appeso all'albero, effettua una delle tre prove che serviranno a dare l'immortalità agli dei (un'altra sarà proprio quella di cavarsi un occhio) e il fatto che lui sia ferito al costato (non mi risulta fosse a testa in giù, ma è possibile che qualche traduzione lo riporti) ha suscitato moltissimi commenti da parte di molti storici in merito all'immagine che si verrebbe a creare, la quale ricorderebbe la crocifissione di Gesù che ritroveremmo nel cristianesimo soltanto molto tempo dopo. Questi argomenti, trattati con la dovuta cura, sarebbero già da soli sufficienti per dare al lettore un infarinatura di natura mitologica sulle vicende nordiche, ma ciò non si verifica, e se pensate che una sola vignetta è stata capace di un simile spreco provate ad immaginare che cosa hanno combinato tutte le altre. In poche parole direi che ci risiamo, Martin Mystère si trasforma da fumetto dotto a fumetto superficiale, incapace di appassionare sia nella trama, la quale sfocia in un prevedibile climax finale nel quale poi si risolve con una serie di colpi di scena da film di serie B, sia dal punto di vista storico, dove il tutto si rivela troppo poco curato e presentato in maniera noiosa. In chiusura va ricordato che questo fumetto, a differenza di altri, punta più sulla storia che sul disegno e perciò gli sceneggiatori dovrebbero lavorare con maggior cura o chi li seleziona dovrebbe essere un po' più attento e riflessivo.

 

GIUDIZIO scarso

 


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