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RECENSIONI |
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Martin Mystere N°217/218 98 pg. B/N Brossura L 3.500 SERGIO BONELLI EDITORE |
Recensione di Marco Solferini
N°217 "D'improvviso una notte"
N°218 "L'essenza del male"
Atmosfere inquietanti, primi piani colmi di riflessive disquisizioni morali e
l'ombra minacciosa di un male antico carico di una suggestiva quanto macabra
magia rituale, sono gli elementi che compongono i n° 217 e 218 di Martin
Mystére. Una lunga storia la cui narrazione differisce dai consueti canoni a
cui il BVZM ci ha abituato, ma che, se esaminata con benevolo occhio critico,
risulta assai gradevole. Non mancano pesanti quanto improvvisi cali nella
qualità narrativa, sono evidenti alcune forzature che stonano con la storia e
la rendono improbabile, soprattutto nella fase conclusiva, dove si ha la
sensazione che la corda troppo tesa possa spezzarsi quando Mystére si rivela
prezioso per il rito e i suoi movimenti orchestrati al fine di renderlo
partecipe per lo stesso. La forza della storia risiedeva proprio
nell'improvvisazione, negli eventi misteriosi che coinvolgevano il detective
dell'impossibile, trascinandolo in un vortice di scoperte all'ombra di un
misticismo che intrigava e inquietava al tempo stesso. Rivelare che il tutto era
una macchinazione ordita dalla setta è controproducente, perché si annulla
ciò che prima era stato, in sostanza vengono meno quelle sensazioni che il
lettore ha provato immedesimandosi nel protagonista, una volta tanto, non un
saccente e inarrivabile esperto di storia, ma un uomo comune, preda di una
situazione che, in linea teorica, potrebbe coinvolgere chiunque.
Se da un lato la trama si rivela originale rispetto alle precedenti narrazioni
di Martin Mystère, è un originalità molto condita da elementi
cinematografici. Evidenti sono i riferimenti al cinema di Hitchcok e al più
recente Eyes Wide Shut, di Kubrick, al quale a mio avviso è inspirata la festa
in maschera.
Il punto forte sono probabilmente le caratterizzazioni di alcuni personaggi. La
dark lady "Stella" e il potente quanto misterioso Guru Asoka Surya.
Per quest'ultimo occorrono delle precisazioni che vanno a scapito anche in
questo caso dell'originalità. Per prima cosa i caratteri indiani dell'uomo sono
gli stessi di una divinità, il Dio Krisna, noto appunta per la sua bellezza e
al sua forma umana. Riguardo al nome, è un assemblaggio storico, in quanto
Asoka era il nome di un ré molto celebre, un sanguinario, visto che sterminò i
suoi fratelli per arrivare al trono, ma anche un illuminato, poiché fu il primo
sovrano d'oriente che, dopo aver unificato gran parte dell'India, avendo
partecipato a una sanguinosa quanto cruenta battaglia, si pentì di tale
violenza e ordinò un codice della moralità, che i suoi saggi scrissero e che
lui volle affidare a numerosi suoi viaggiatori poiché gli facessero da
ambasciatore e recapitassero tale messaggio in terre lontane. Che fine fecero
resta un mistero, poiché se ne persero completamente le tracce e di tale codice
a noi è pervenuto solo una iscrizione su colonne e un'altra basata su un
complesso numero di sigilli. (il sanscrito, non aiuta di certo la decifrazione).
Surya invece è il nome di una dinastia indiana, molto influente che alcuni
sostengono esista ancora ai giorni nostri. Naturalmente ho sintetizzato, ma il
lettore che provi interesse in questi argomenti troverà tutto nel libro
"Storia dell'India" di Stanley Wolpert (non è pubblicità occulta,
poiché tale storico e studioso dell'India è fra i più noti e non ha rivali in
quanto a completezza su ciò che ha scritto). Un ultima precisazione riguarda le
sette tantristiche a cui si fa riferimento nel primo albo. Esse erano note per
le orge di sesso che praticavano i loro adepti e per tali erano anche malviste
dalla generalità delle altre religioni di cui ricordo, l'India è molto piena.
Ne esistono di varie versioni, io quella raccontata nel fumetto non l'ho mai
sentita nominare, ma non escludo che esista, di certo coloro che partecipavano a
tali orge non dovevano "venire", ossia non doveva esserci eiaculazione
poiché si pensava che il seme se non fuoriuscito, sarebbe salito fino al
cervello stimolandone alcune ghiandole che avrebbero aperto i sentieri della
percezione (in questo caso chi è interessato può sempre sperimentare di
persona). E' possibile che lo sceneggiatore abbia optato per delle metafore
animali per raccontare un rito altrimenti un po' ostico per le pagine del BVZM.
Giudicate voi.
La narrazione ha dei toni molto accesi ed a tratti cruenti, lo dimostra nella
tragica fine della medium e nel finale letteralmente al "sangue". I
disegni sono molto belli, la disegnatrice è stata molto brava soprattutto nel
rendere le espressioni facciali nei primi piani, il che in questo caso vuol dire
molto ed è inoltre altrettanto brava nel disegnare le figure femminili,
sensuali e di classe. Notevoli le riflessioni, anche se spesso ispirate a frasi
di celebri scrittori, ma ugualmente gradevoli. Personalmente reputo questo
doppio racconto un esperimento che potrebbe portare il BVZM a muoversi in
territori a lui ancora preclusi.
Un passo è già stato intrapreso, la parola come sempre agli sceneggiatori.
| GIUDIZIO |