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RECENSIONI |
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Fantastic Four 4/32 corrispondenti agli italiani Panini Comics
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Recensione di Francesco Barilli

LA STORIA IN BREVE
Riassumere in breve un ciclo lungo e complesso come
quello scritto da Chris Claremont e disegnato da Salvador Larroca è pressoché
impossibile. Preferisco soffermarmi sull’ultima sequenza di storie, la cosiddetta
“saga dell’armatura del Dottor Destino”.
Si tratta dell’ennesimo confronto fra Reed Richards
e la sua nemesi storica, Victor Von Doom. Ma Claremont introduce qualche elemento
nuovo ed intrigante, rispetto al solito: In seguito ad una serie di avvenimenti
Reed si è trovato imprigionato (per opera del Celestiale Dormiente) nell’armatura
del suo avversario… Ma l’armatura si e’ impossessata di lui!, e anche quando
sarebbe finalmente capace di togliersela, il geniale capo dei FQ si trova ad
avere una psiche deformata, si insedia sul trono di Latveria (essendo da tutti
creduto il vero Von Doom) e coltiva gli stessi perversi sogni di conquista mondiale
del vero Dottor Destino.
Ironia della sorte, i veri avversari del “nuovo” Reed saranno proprio la moglie Susan e… Victor Von Doom, privo della armatura originale ma non privo del consueto genio. All’inedita coppia spetta l’ingrato compito di salvare il mondo e di liberare Reed, convincendo gli altri due membri del quartetto ad unirsi nell’inevitabile lotta con il loro vecchio compagno ed amico.
Dopo
un inizio farraginoso e confusionario, Claremont si salva più che egregiamente
con la saga finale del Dr. Destino, che da sola vale l’intera serie.
Questo certamente non può far dimenticare le piccole
e grandi pecche nell’operato di Claremont. Vediamo di passarne in rassegna qualcuna.
Bounty, che sembrava avere un flirt con Ben (e tra
l’altro, a mio avviso, il loro rapporto poteva portare a sviluppi narrativi
interessanti), scompare nello spazio di una tavola… E’ vero che il Dottor Destino
era tornato, che c’era stato un “congelamento” del flusso temporale, ma la cosa
mi è apparsa eccessivamente sbrigativa.
Valeria viene inviata al sicuro, a raggiungere Franklin
e Caledonia, in FQ n. 192. Susan afferma di poterli trovare tramite un tracciante...
Ma nell’annual scritto da LOUISE SIMONSON i tre appaiono a Sue attraverso uno
schermo e la madre di Franklin domanda "COME VA A SCUOLA?". L’episodio
ha mi ha fatto fumare non poco il cervello, senza risultati (ma a dire il vero
la segnalazione “in negativo” in questo caso non è da attribuirsi totalmente
a Claremont).
L'astronave di Destino viene distrutta dal Celestiale
in FQ 191, poi in FQ 192 riappare integra… Spero che Von Doom mi fornisca l’indirizzo
della sua officina (se non è troppo cara, ovviamente…)
Comunque X-Chris a mio avviso ha dato sui FQ una
prova più convincente che non nell’occasione del suo ritorno sui suoi amati
X-Men. Certo, siamo alle solite: chi ha sempre odiato il suo stile prolisso
(ed effettivamente, col passare degli anni, sembra peggiorare la tendenza di
Claremont a “scriversi addosso”) non griderà certo al miracolo oggi, e non verrà
certo neppure folgorato dalla sua saga finale, ma credo che con tutti gli autori
si debba essere obbiettivi: ognuno ha il proprio stile, e Chris ha il suo. Non
aspettiamoci certo da lui la verve umoristica di David, lo stile sincopato di
Miller, la cruda e ironica violenza di Ennis. A Claremont si può chiedere solo
di scrivere delle belle storie “alla Claremont”, e questo obbiettivo l’ha centrato
in pieno.
I DISEGNI
So che a molti non piace (vuoi per i suoi tratti abbozzati, vuoi per le influenze manga che ne contraddistinguono lo stile), ma Larroca si dimostra in grande evoluzione. Sempre dotato di grande velocità di esecuzione (e quindi in grado di garantire continuità alle serie a lui affidate), è progredito nella costruzione e nel taglio della tavola, nella ricerca di inquadrature d'impatto ma mai caotiche, nella costruzione coerente delle ambientazioni (riesce a "rendere" efficacemente sia la bucolica Latveria che l'ipertecnologica astronave di Destino), affrancandosi parzialmente dallo stile manga degli inizi. La sua caratterizzazione grafica di Susan è particolarmente azzeccata, e quella sulla Cosa, a mio avviso, è inferiore solo a quelle di Kirby e Byrne (e non mi sembra certo un risultato da buttare via…).
GIUDIZIO FINALE
In conclusione, il ciclo dei FQ scritto da Claremont
non è stato un modello di chiarezza e coerenza, ma la saga con cui l'autore
ha concluso la sua esperienza sulle pagine del Fantastico Quartetto (quella
dell'armatura del Dott. Destino), è veramente un ottimo lavoro, in cui spiccano
la caratterizzazione di Susan (e non è una sorpresa, considerando le ottime
prove fornite in passato da Claremont sulle X-girls, Tempesta e Rogue fra tutte),
quella di Von Doom (con anche un subdolo accenno ad una attrazione sessuale
fra Susan e Victor), e… la scelta coraggiosa di far fare un mezza figura da
pirla a Reed!
Tra l’altro bisogna ammettere che, se è vero che
la presenza del buon (?) Victor Von Doom nelle storie dei Fantastici Quattro
è cosa abbastanza abusata per gridare all’evento, è pure vero che questo ultimo
scontro tra i due maggiori “cervelloni” dell’Universo Marvel è stato narrato
con prospettive ed espedienti narrativi assolutamente inediti nella storia del
Quartetto.
Discreta anche la rappresentazione di un Johnny
Storm superficiale e spaccone (almeno per me, che non ho mai amato molto la
Torcia Umana).
Di contro, da sottolineare in negativo la caratterizzazione
di Ben Grimm (neanche malaccio, a dire il vero, ma priva dello spessore che
il personaggio meriterebbe)
| GIUDIZIO |
