|
RECENSIONI |
|
|
HORROR
SHOW SPECIAL: HELLRAISER volumi brossurati, formato 17x26, colore recensione del febbraio 2003
|
Recensione di Stefano Marchesini
L'americana CHECKER BOOK PUBLISHING si e' imposta all'attenzione degli appassionati per le recenti edizioni in paperback di fumetti da tempo indisponibili, nonostante l'indubbia qualità e la domanda dei lettori; correntemente - ad esempio - sono in distribuzione volumi che raccolgono opere come la splendida TAPPING THE VEIN ( adattamenti di racconti tratti dai BOOKS OF BLOOD di Clive Barker ) e l'ottimo SUPREME di Alan Moore; comunque, la prima serie ad avere avuto l'onore di una ristampa seppur parziale ( si tratta di una scelta di 11 storie raccolte in un unico volume ) e' stata la marvelliana HELLRAISER, edita dalla sottoetichetta EPIC nei primi anni '90 per un totale di 20 uscite.
HELLRAISER era una serie antologica horror -
ispirata all'opera dello scrittore/regista inglese Clive Barker - cui aveva
concorso la crema degli autori anglosassoni, ognuno dei quali proponendo una sua
variazione sul tema barkeriano dei cenobiti, sorta di congregazione
extradimensionale cultrice del dolore e dispensatrice dello stesso agli
sventurati che riescono - consapevolmente o ingannati - a richiamare i suoi
mostruosi adepti nella nostra realtà; l'evocazione avviene solitamente
risolvendo il cosiddetto rompicapo di Lemarchand, che può presentarsi sotto
aspetti diversi ( cubo, cruciverba, etc.), da cui la conseguente apparizione dei
cenobiti a reclamare la vittima di turno.
Date le premesse non sembrerebbe esserci molta libertà d'azione per gli autori,
ma gli stessi hanno superato l'ostacolo proponendo come sfondo delle loro storie
ambientazioni, epoche e contesti sociali tra i più disparati ( il west, la Parigi
del primo novecento, le crociate, il futuro, etc. ) ed utilizzando ognuno i
propri stili narrativi e figurativi nella massima autonomia ed ispirazione,
dando pure vita ad operazioni - per l'epoca - assolutamente sperimentali ( vedi
Dave McKean ai primi approcci con Photoshop su un fumetto ).
Nonostante le 320 pagine, per le sue caratteristiche da antologia il volume Checker ( il titolo per esteso e' CLIVE BARKER'S HELLRAISER: COLLECTED BEST ) ha purtroppo trascurato piccoli gioielli quali storie disegnate da Wrightson, Bolton, o una delle punte qualitative della serie come "the blood of a poet", illustrata da John Ridgway su testi straordinari dei coniugi Lofficier; per contro ha inserito qualche altro racconto fra i meno riusciti, tra i quali - diciamolo con chiarezza - quello lunghissimo firmato da Barker in persona: una vera e propria americanata che poco ha a che vedere con l'insinuante clima incubico che egli è solito produrre nei suoi romanzi, e che è stato invece fedelmente ricreato da molti - e più sottovalutati - tra i fumettari coinvolti nel progetto.
E' utile ricordare che in Italia i primi numeri di
HELLRAISER sono gia' stati pubblicati a suo tempo dalla Play Press in un
albo omonimo, per complessive 12 uscite nel '90-'91; ma l'albo era zavorrato per
oltre metà delle pagine dalla presenza di NIGHTBREED, altra serie di marca
barkeriana la cui riduzione a fumetti però risultava dozzinale e penalizzante
nei confronti della qualità generale.
Di tutte le storie allora tradotte dalla Play Press, solo una appare anche
nell'edizione Checker: la non indimenticabile "dead man's hand".
E veniamo finalmente ai racconti - inseriti nel
paperback Checker - che la LEXY ha ripreso per i due volumi oggetto di questa
breve recensione:
1) "dead man's hand [la mano del morto]", appunto: storia di
ambientazione western, dalle buone potenzialità, sconta l'incapacità - da
parte del disegnatore - di infondere ai volti dei protagonisti espressioni meno
teatrali e più in linea con la sottigliezza del gioco.
2) "the harrowing [la liberazione]" è la storia scritta da Barker di
cui si è già anticipato; narra la nascita di un supergruppo il cui destino sarà
quello di opporsi alle trame dei cenobiti; leggibile ma nulla più, si segnala
per essere uno dei primi lavori che vedono la partecipazione di Alex Ross, già
padrone della tecnica che lo renderà famosissimo di lì a poco.
3) "for my son [per mio figlio]" di Lovece/Koeb racconta in modo cupo
la vendetta - comunque pagata a caro prezzo - di un immigrato clandestino nei
confronti del suo sfruttatore.
4) "like flies to wanton boys [come le mosche per i bambini
irrequieti]" è un pezzo di bravura dei fratelli Bunny e Scott Hampton; al
secondo va il plauso per la solita maestria artistica, alla prima per l'idea che
sostiene la trama angosciante di questo racconto di stampo gotico.
5) "the girl in the peephole [la ragazza nello spioncino]" di Stone/Hempel
carica il lettore della stessa tensione provata dal protagonista - infermiere
operante in un manicomio - allorché intravede colei che viene racchiusa dietro
una porta la cui combinazione di apertura gli è negata.
6) "Wordsworth" di Gaiman/McKean è la cronaca della veloce corsa
verso la dannazione di un bibliotecario votato morbosamente alla soluzione di un
cruciverba, che diventa addirittura promotore delle sue nefaste azioni.
7) "mazes of the mind [labirinti della mente]" vede al lavoro un
capoccia dei cenobiti; nulla di rimarchevole.
8) "dead things rot [le cose morte marciscono]" mette in mostra il
grande Mignola, qui alle prese con un serial killer ovviamente votato ad una
brutta fine; la capacità di stilizzazione e sintesi grafica dell'artista
californiano - sono da poco passati i tempi di Gotham By Gaslight - si rivolge
finalmente al suo naturale genere horror, frequentato poi col Dracula Topps ed
Hellboy.
9) "dear diary [caro diario]", disegnato da Colleen Doran con toni
volutamente zuccherosi, curiosamente non propone la minima immagine macabra;
l'orrore però soggiace alla storia e nell'implicazione finale; peccato che
nell'edizione italiana non non si sia ritenuto di tradurre anche il testo extra
vignette, a tutti gli effetti componente integrante del racconto.
10) "losing herself in the part [persa nella parte]", pur risultando
abbastanza prevedibile nel plot, dà modo di ammirare un'ultima volta all'opera
la sapiente mano di Gray Morrow, il grande autore di tanti fumetti classici -
molti dell'orrore - scomparso ormai da più di un anno.
I racconti 1-3 sono inseriti nel primo volume della Lexy, mentre il secondo - senz'altro il migliore fra i due - raccoglie i racconti 4-10.
L'edizione italiana di CLIVE BARKER'S HELLRAISER:
COLLECTED BEST curata dalla LEXY si presta - dispiace dirlo - a considerazioni
poco simpatiche.
La combinazione traduzioni/lettering lascia perplessi in più momenti e per più
ragioni, ed in un caso sfiora il ridicolo allorché, in una sequenza che vede -
in un cinema - una mosca posarsi sull'obiettivo del proiettore invadendo con la
sua ombra tutto lo schermo, gli spettatori reclamano all'indirizzo del
"protezionista"!
Si rendeva necessaria qualche nota che introducesse il lettore - non
necessariamente avvezzo alla mitologia barkeriana dei cenobiti - al contesto in
cui si collocano storie altrimenti incomprensibili; nulla di tutto questo: i
redazionali - abbastanza generici - hanno invece tirato in ballo due-tre
concetti sulla narrativa e sul cinema horror buoni per tutte le stagioni, tanto
che potrebbero essere ripresentati senza dover cambiare una virgola in mille
altre occasioni.
La scelta di tradurre il singolo volume Checker con due volumi in Italia di per sé
non è negativa, anzi, ma tutta una serie di piccoli equivoci ed annunci da
imbonitori pongono a dura prova la benevolenza dei lettori, anche quelli meglio
disposti: annunciata su Anteprima #131 della Pan come una serie di due volumi di
oltre 140 pagine con prezzo di copertina di 8,46 euro, la prima uscita ha
rispettato il prezzo dichiarato ma si è rivelata avere poco più di cento
pagine; la seconda, mantenendo il numero di pagine pressoché uguale, ha però
portato il prezzo a 12,46 euro, imponendo così d'ufficio e senza tanti
preamboli un aumento secco per pagina del 37%, politica che non si osserva
adottare neanche dai più sfrontati venditori di enciclopedie a fascicoli.
Che dire poi dei "credits civetta" sulla copertina del primo volume,
con i nomi di Gaiman e Mignola in bella vista e del tutto assenti all'interno?
Dulcis in fundo - si fa per dire - una storia ospitata sul paperback Checker
("death, where is thy sting?", splendidamente dipinta da Paul Johnson)
è rimasta inedita.
Tutto concorre insomma a dare un'impressione complessiva di pressappochismo e
poca affidabilità, solo in parte messi in secondo piano dalla capacità - da
parte della Lexy - di saper comunque individuare opere che meritano di essere
pubblicate ed altrimenti difficilmente reperibili in Italia; è il caso di ARMY
OF DARKNESS, delle già citate TAPPING THE VEIN e SUPREME, ognuna delle quali la
Lexy sembra essersi aggiudicata per imminenti edizioni italiane, che si auspica
facciano tesoro di qualche errore commesso finora, causato forse da eccessiva
fretta.
| GIUDIZIO |