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RECENSIONI |
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Spider-Man (USA, 2002) Regia: Sam Raimi Interpreti: Tobey Maguire, Willem Dafoe, Kirsetn Dunst Sceneggiatura: David Koepp Fotografia: Don Burgess Produzione Laura Ziskin Distribuzione: Columbia Durata: 2h circa
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Commento di Fabio Ciaramaglia
Alcune
osservazioni sul film Spider-Man
di Sam Raimi.
A distanza di un bel po’ di mesi dalla prima uscita italiana e con la
contemporanea distruzione dei record di incassi negli USA, forse è il caso di
fare qualche riflessione riguardo al film sul nostro ‘arrampicamuri di
quartiere’. Personalmente io ho seguito quasi tutte le serie ‘ragnesche’
fino a qualche anno fa, ho recuperato tutti gli Uomo-Ragno Classic (editi
dalla Star Comics e dalla Marvel Italia; qualche ‘Corno’ ce l’avevo, ma
era troppo poco) e, come follia pura, quasi ogni comparsa dell’Uomo Ragno in
altre serie. In pratica ho smesso di leggere l’Uomo Ragno solo dopo la
conclusione della saga dei cloni: da un lato mi sono indispettito per come
venivano sbeffeggiati anni di continuity, dall’altro mi sono reso conto che
quel tipo di fumetto-superoistico non era più nelle mie corde. Mi rendo conto
di aver perso grandi storie, come quelle di Jenkins per esempio: ma proprio per
questo, ogni tanto, qualche storia con protagonista Spidey la leggo ancora (la
storia sull’11 settembre che non mi è piaciuta e qualche altra ‘perla
gettata ai porci’, per citare il giudizio di Voltaire sulle opere di
Shakespeare). Ogni tanto mi arrivano informazioni sul Ragnetto, o leggendo news
varie oppure da parte di qualche amico che ancora lo legge: e ripensando alla
morte/resurrezione/divorzio di Mary Jane, la resurrezione di zia May o il
ritorno di Norman Osborn mi rendo conto che, per ciò che mi riguarda, ho fatto
bene a lasciare la lettura delle serie ragnesche. Certo, capisco che MJ e zia
May sono dei cult e che Goblin è, a mio avviso, il solo ‘villain’ che possa
reggere un possibile confronto con quelli, per esempio, di Batman, ma è anche
vero che gli sceneggiatori americani non hanno avuto lo stesso coraggio dei
propri colleghi di qualche anno prima che lasciarono morta Gwen Stacy (anche se
qualcuno tentò qualche strada strana poi risolta in The Evolutionary War).
Mi pare logico che, visto questo sostrato della serie cartacea, il film
è stato influenzato. La storia del film è quella del famoso Amazing Fantasy
15 (del mitico duo Stan Lee e Steve Ditko), con Peter Parker, un nerd orfano che vive con gli zii, che assume i poteri
ragneschi durante la visita ad un museo. Raimi ammicca al pubblico giovane poiché
i poteri non sono dovuti al morso di un ragno ‘radioattivo’ bensì di un
ragno ‘geneticamente modificato’. Questo fatto è sicuramente più attuale:
insomma, negli anni ’60 si era in piena Guerra Fredda e con il rischio di un
olocausto nucleare, ora ci preoccupiamo un po’ tutti di qualsiasi cosa che sia
geneticamente manipolata (tra l’altro, se non sbaglio, in qualche nuova
lettura delle origini di Spider-Man effettivamente se ne attualizzano le origini
proprio come nel film, quindi questa non è un’idea originale di Raimi).
Seguono quindi la scoperta dei poteri e i vari tentativi di Peter di sfruttarli
(effettivamente spassosa la scena in cui il giovane cerca, mediante parole
magiche o strane imposizioni delle mani, di ‘sparare’ le proprie ragnatele
le quali sono ‘naturali’ e non frutto di un composto chimico inventato da
Peter). La parte dello scontro del ‘ragno umano’ con Crusher Hogan è
anch’essa attualizzata: sembra uno scontro del Wrestling americano, ma ciò
che ci colpisce maggiormente è la tutina fatta a mano di Peter con tanto di
scarpe Nike in formato ragnesco (credo che sia seguito un merchandising). Per ciò
che riguarda l’interpretazione dell’uccisione di zio Ben a causa della
negligenza di Peter, effettivamente è ciò che ci aspettavamo: e il motto ‘da
grandi poteri derivano grandi responsabilità’ sarà il leit motiv implicito o
esplicito del resto della storia.
Il grande nemico di Spider-Man nel film è Goblin, così come lo è nelle
serie a fumetti. E’ molto pericoloso perché riesce a conoscere l’identità
segreta di Peter e quindi può attaccarlo indirettamente in qualsiasi momento (è
quello che può fare Venom e quello che ha fatto Kraven nella sua ‘ultima
caccia’). Il personaggio è schizofrenico: si alterna tra Norman Osborn e
Goblin nel desiderio di avere Peter come erede o come nemico (la schizofrenia
del personaggio vede la sua migliore interpretazione in Norman che parla con la
versione-goblin di se stesso allo specchio). Ovviamente Goblin viene sconfitto e
trafitto dal suo stesso aliante (con citazione di Amazing Spider-Man
122). Personaggio importante nella storia è anche Harry Osborne: flirta con MJ
(così come nelle prime storie del ragnetto), è amico di Peter ed è afflitto
da seri complessi di inferiorità scatenati dal padre. Il finale del film lascia
presagire che il nuovo Goblin sarà proprio lui, ma d’altronde è ciò che è
accaduto, a più riprese, anche nel fumetto fino alla morte di Harry (visto che
non seguo la serie da un po’, non è che è resuscitato anche lui?).
Per ciò che riguarda Mary Jane le osservazioni da fare sono molte,
soprattutto per ciò che riguarda il suo rapporto con Peter. Il primo punto che
salta all’occhio è che il personaggio appare problematico e non semplicemente
la ragazza che chiama tutti ‘tigrotto’ e pensa soltanto a divertirsi. Come
sappiamo, MJ è descritta proprio così nelle prime storie in cui compare, dopo
una lunga attesa sulla nipote della Signora Watson, amica di May Parker Reilly,
che vuole combinare un ‘incontro al buio’ con Peter (vedi Amazing
Spider-Man 14). I veri problemi di MJ, come per esempio il rapporto
conflittuale con il patrigno, sono descritti nella serie solo molto
successivamente (e culminano con la saga del matrimonio con Peter, storie della
fine degli anni’80). Per ciò che riguarda il rapporto con Peter, c’è da
dire che sono completamente esclusi tutti gli altri flirt che hanno
caratterizzato le prime storie dell’Uomo Ragno. Betty Brant compare solo in
quanto segretaria del Daily Bugle e Gwen Stacy, in pratica, è come se
non fosse mai esistita (tra l’altro, come dicevamo, nel film MJ flirta con
Harry così come accade nelle prime storie del fumetto quando Peter fa invece
coppia fissa proprio con Gwen). E proprio una delle scene più spettacolari del
film, lo scontro tra Spider-Man e Goblin che usa come ostaggio MJ, è in realtà
una citazione di una delle storie più tragiche della serie, ovvero quell’Amazing
Spider-Man 121 intitolata per l’appunto ‘The Night Gwen Stacy Died!’
(sbaglio o siamo in molti ad odiare Gerry Conway per quella storia?). Come tutti
sanno, tra l’altro, questa scena ha un epilogo lieto nel film ed è,
probabilmente, ciò che più ho detestato (certo, dopo il bandierone americano
che avvolge Spidey proprio nel finale). Per me va bene non ritirare fuori Gwen
Stacy e va anche bene che un film come questo, diretto soprattutto agli
adolescenti, non possa avere esiti troppo drammatici (meno male che almeno zio
Ben l’hanno fatto morire davvero; R.I.P.), però a mio avviso è uno
‘sgarro’ ai vecchi appassionati che si sono infuriati, hanno pianto e più
volte hanno ripensato a quel famoso scontro fra Spider-Man e Goblin sul Ponte di
Brooklyn.
Ultimi commenti sul film sono riservati alla scelta degli attori. A mio
avviso non avrebbero potuto scegliere meglio di Tobey Maguire per interpretare
Peter Parker: ha la faccia e il fisico giusto, rispettivamente molto da nerd la
prima e asciutto e agile il secondo. Aveva già avuto parti importanti (Le
regole della casa del sidro e Wonder Boys), ma credo che ormai chi ha
visto il film e pensa a Peter Parker abbia in mente la sua faccia. Insomma, il
buon Tobey ben rappresenta l'idea di 'ragazzo della porta accanto' che dovrebbe
dare anche Peter Parker. Kirsten Dunst nella parte di Mary Jane mi aveva
lasciato all’inizio un po’ perplesso, perché in qualche modo avevo in mente
le interpretazioni del personaggio più o meno recenti: vaporosa, formosa e
statuaria come l’hanno disegnata Todd Mc Farlane ed Erik Larsen e i loro
successori. In effetti mi ingannavo perché la Dunst corrisponde quasi
perfettamente alle prime versioni del grande John Romita Sr che la disegnava
esile e con un fisico più da modella che da pin-up. L’attore di grido del
film è comunque Willem Dafoe che interpreta Norman Osborne/Goblin: l’ho
trovato, senza dubbio, molto adatto alla parte e capace di rendere molto bene i
lati oscuri del proprio personaggio. Sugli altri attori non ho commenti
particolari da fare: recitano, giustamente, il ruolo da comprimari e tali
restano.
Comunque il film mi è piaciuto ed è riuscito a farci dimenticare i primi timidi tentativi cinematografici degli anni ’70 (di cui, tra l’altro, ho dimenticato quasi tutto, dalle trame agli attori). C’è un giusto connubio di azione e caratterizzazione dei personaggi, così come rende bene il protagonista. La maggior parte delle mie esitazioni dal definirlo ‘capolavoro’ risiedono nel fatto che non sono molto affezionato alla versioni recenti fumettistiche di Spidey così come invece lo sono a quelle degli anni ‘60/’70 e anche un po’ degli ’80: e il film si rifà molto alle versioni recenti, sebbene gran parte della trama si rifaccia alle storie delle ‘origini’. Parlando di rifacimenti cinematografici di fumetti, potrei dire che, come qualità, il film di Raimi si pone a metà tra le due versioni di Batman di Tim Burton (che ho amato) e le due di Joel Schumacher (che ho detestato): non è oscuro come Burton ma non è nemmeno così ‘colorato’ come Schumacher e il ruolo dei personaggi mi appare rispettato (nota: non ricordo in quale dei due di Schumacher, veniva rappresentato un Bane totalmente cerebroleso e sicuramente molto distante dalla pericolosa nemesi di Batman nei fumetti). E’ sempre difficile fra ‘trasmigrare’ una storia da un medium all’altro, ma comunque Raimi ne è stato abbastanza capace riscrivendo in maniera semplice, coerente e anche sintetica la storia del Ragnetto. Insomma, attendiamo con trepidazione il secondo film, affinché ci dia altri spunti di riflessione e la voglia di andarsi a rileggere le vecchie storie di Spider-Man.
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