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RECENSIONI |
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The Mighty
THOR 1/25 corrispondenti agli italiani Panini
Comics
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Recensione di Francesco Barilli
LA STORIA IN BREVE
Sostanzialmente possiamo dividere questo primo
periodo di Dan Jurgens - incaricato di rilanciare
la testata di Thor - in tre cicli:
- nel primo, dopo aver conosciuto la nuova identità mortale del Dio del Tuono (Jake
Olson), assistiamo alla risoluzione del mistero della sparizione degli dei
asgardiani (risalente addirittura alla serie "gli dei esiliati"). Nel
conflitto finale con gli "Dei Oscuri" Thor riuscirà a liberare Odino
e a disfarsi degli avversari (rivelatisi antichissimi antagonisti degli
asgardiani)
- nel secondo ciclo, ancora molto legato al filone mitologico, incontriamo gli
Incantatori; la preoccupante tendenza di Odino (evidentemente un po' arrugginito
negli ultimi secoli…) a farsi catturare e successivamente liberare dal proprio
figlio prediletto trova conferma.
- nel terzo ciclo, dopo un breve intermezzo dovuto al cross over "l'ottavo
giorno" (e soprattutto dopo l'annual 2000, in cui viene risolto il mistero
circa la vera natura di Jake Olson) Thor si trova a fronteggiare uno dei più
potenti supercriminali-cosmici dell'Universo Marvel: Thanos, per
l'occasione alleato con Mangog (che forse sarebbe stato meno irritante se
avesse evitato di ripetere una decina di volte in quattro albi che dentro di lui
"scorre il potere di miliardi e miliardi di esseri"…). I due
vedranno frustrato proprio da Thor il loro piano di sterminio su scala
universale (per quei pochi che ancora non lo sapessero, Thanos è un villain sui
generis, nel senso che le sue azioni non sono mosse da sogni conquista o di
potere, ma solo da un perverso amore per la Morte)
Tutto questo primo periodo è stato caratterizzato
dalla presenza pressoché costante di Romita Jr alle matite.
I DISEGNI
Romita Jr si è liberato da tempo della scomoda
etichetta di "figlio del grande Romita", affermandosi non solo come
autore di grande personalità, ma come vero e proprio rappresentante dello stile
Marvel . La critica che più comunemente viene fatta a questo disegnatore da
parte dei suoi pochi detrattori, riguarda la scarsa cura che metterebbe nei
dettagli (specie nei volti dei personaggi, troppo poco riconoscibili).
Personalmente non condivido questa critica, ma la trovo comprensibile. Romita Jr
ha infatti voluto legare con continuità ed in modo esclusivo il suo nome e la
sua professionalità alla Marvel Comics (anche se nel suo prossimo futuro
sembrano esserci anche collaborazioni extra marvel), andando a caratterizzare
gli eroi più popolari (X-men, Uomo Ragno e Devil innanzitutto), e distinguendo
i suoi cicli anche per la tempestività nelle consegne (raramente le collane a
lui affidate devono riferirsi a disegnatori temporanei) e per la lunga fedeltà
ai personaggi affidatigli. L'esperienza su Thor non si discosta da questa
abitudine.
A mio avviso Romita, proprio per questa sua velocità di realizzazione, con gli
anni ha consolidato il proprio stile, accentuando la tendenza a
"schizzare" la tavola, proprio per mantenere fede alle scadenze. Più
che di suo padre, mi pare l'erede naturale di Kirby, proprio per l'impatto delle
sue tavole, piacevoli più per il taglio potente ed espressivo e per il loro
dinamismo che non per la gradevolezza del tratto. Forse è vero che, proprio per
il tratto ruvido delle sue matite, i suoi personaggi femminili appaiono poco
accattivanti.
Riguardo, poi, all'estrema somiglianza dei volti dei vari personaggi, ricordo
che questa è la tendenza di quasi tutti gli autori più affermati, e questo non
certo da oggi (io personalmente amavo molto il vecchio Gene Colan proprio per la
sua tendenza a conferire originalità ad ogni volto).
GIUDIZIO FINALE
Quando ho deciso di scrivere questo pezzo, avevo pensato di intitolarlo "THOR,
L'OCCASIONE PERDUTA". Riflettendoci mi è sembrato un titolo inopportuno,
innanzitutto perché sapeva di sentenza (e a me non piace sputare sentenze), e
in secondo luogo perché, pur con tutti i limiti e difetti che ora vedremo di
dettagliare, questo ciclo di Thor è sicuramente un prodotto più che discreto…
Ma il concetto di fondo mi sembra ancora valido.
Un merito di Jurgens è sicuramente l'aver
riportato alla collana quelle caratteristiche che l'hanno contraddistinta nei
periodi migliori. Thor è Thor, insomma!, il Dio del Tuono, immortale figlio di
Odino, linguaggio enfatico, coraggio insuperabile e (ammettiamolo) ego
ipertrofico. E Jurgens ha fatto bene a dare un taglio tra l'epico e il fantasy
alle sue saghe.
Ma Thor, come tutti i personaggi molto potenti e pressoché privi di punti
deboli, non è facilissimo da amministrare per un autore. Per caratterizzare
adeguatamente i climax delle storie di personaggi simili, e quindi porli di
fronte ad ostacoli seri anche per la loro statura, bisogna in genere ricorrere
ad alcuni artifici. I più frequenti sono:
1. conferire all'eroe un punto debole imprevisto e difficile da controllare
(tipo "Tallone d'Achille"…)
2. contrapporgli avversari la cui potenza sia di scala cosmica.
Ma è bene cercare di non esagerare, per non
cadere nella ripetitività. Purtroppo Jurgens, dopo un ottimo inizio, si è un
po' perso proprio in questi espedienti: se dare a Thor un alter ego umano è
stratagemma già usato, ma comunque ancora valido per rispondere al precedente
punto 1), il punto 2) è stato risolto con due saghe (quella degli Dei Oscuri e
quella di Thanos) risultate troppo simili fra loro nella costruzione narrativa
(mistero iniziale sull'avversario - maturazione del pericolo fino ad una
situazione apparentemente disperata - arrivo dell'eroe e sua apparente sconfitta
- l'eroe trova dentro di sé le risorse necessarie per sconfiggere, con un
ultimo sovrumano sforzo, l'avversario).
Inoltre il colpo di scena sulla vera natura di Jake Olson (un paramedico
dall'iniziale caratterizzazione da cherubino, che si scopre successivamente
avere come spiacevole hobby lo spaccio di stupefacenti) mi è apparso esagerato
e carente sul piano della coerenza.
Insomma, questo Thor è un fumetto che agli inizi
prometteva ben altro e che, alla fine non dico sia tornato ad appiattirsi sulla
mediocrità, ma sicuramente si è adeguato a quelli che sembrano essere
purtroppo i limiti marvel attuali: buone storie, ben concepite, ma prive di quel
lampo di genialità che, in passato contraddistingueva certe opere,
"staccandole" dalla consuetudine ed imprimendole in modo ben diverso
nella memoria dei lettori. Il ciclo di Jurgens saprà resistere al passare degli
anni come quello di Lee/Kirby o quello di Simonson? Non credo proprio.
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