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RECENSIONI |
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Osamu Tezuka's Metropolis regia: Rintaro sceneggiatura: Katsuhiro Otomo Tezuca Productions/Metropolis Project distribuzione DVD Columbia Tristar (1 disco per il film e 1 per i contenuti speciali) durata: 104' prezzo orientativo 29€ |
Recensione di Fabio Ciaramaglia
Non ci saranno mai sufficienti parole per descrivere l’impatto del
contributo di Osamu Tezuka (1928-1989) per ciò che
riguarda la caratterizzazione e lo sviluppo del mondo dei manga e
dell’animazione giapponese. La rete è letteralmente già piena di siti,
articoli e recensioni dedicati a colui che in patria è soprannominato il ‘dio
del manga’, eppure sembra sempre che qualcosa di nuovo si possa aggiungere.
Comunque possono parlare già alcuni semplici dati: la serie animata Astroboy
(Tetsuan Atom; 1963) è tra le prime a essere prodotte in Giappone; il
manga della Principessa Zaffiro (Ribbon no kishi; 1954) è
considerato da alcuni il primo shojo-manga; Kimba il leone bianco (Jungle
Taitei; 1950) è il primo anime a colori e inoltre contiene già molte delle
tematiche sfruttate da The Lion King (1994) della Disney (tanto che si
parlò perfino di una richiesta di scuse ufficiali); solo per ciò che riguarda
i fumetti si contano circa 75.000 pagine in cui ha lavorato come scrittore e
disegnatore; si è parlato anche di una possibile candidatura al Nobel per la
letteratura.
Lo scorso anno ho visto al cinema un’elaborazione animata di un suo
manga, ovvero Osamu Tezuka’s Metropolis.
La regia è di Rintaro (già collaboratore di
Tezuka in Astroboy e Kimba così come di Leiji Matsumoto per Capitan
Harlock e Galaxy Express 999), mentre alcune piccole variazioni alla
trama originaria sono dello sceneggiatore Katsuhiro Otomo
(che molti conosceranno per lo sconvolgente Akira). Per me è stata
sicuramente una folgorazione anche se questa si è attenuata quando ho scoperto
che soli due cinema lo proiettavano su circa una cinquantina che sono a Roma
(magari in altre città la situazione è stata diversa); inoltre, qualche cinema
che decideva di buttarsi sull’animazione preferiva il disneyano Lilo e
Stitch e il tempo di permanenza di Metropolis nelle poche sale si è
ulteriormente ridotto. Non è questa la sede di polemizzare sul quasi-monopolio
nel campo del cinema d’animazione esercitato dalla Disney di poco attenuato
dai successi della Dream Works, ma sta di fatto che i film giapponesi, che
nell’ultimo decennio hanno fatto un salto di qualità enorme, sono sempre più
bistrattati dai nostri distributori. Personalmente, per esempio, io non sono riuscito a vedere al
cinema La Principessa Mononoke di Miyazaki e forse il fatto che il distributore al di
fuori del Giappone sia la Buena Vista (ovvero Disney) non è un caso; ma anche
altri prodotti sono bistrattati e basta guardare ciò che sta accadendo con il
film su Corto Maltese.
Torniamo a Metropolis di Tezuka. Originariamente il manga si
inseriva in una trilogia fantascientifica: Lost World
(1948), Metropolis (1949) e Next
World (1951). Come si intuisce, Metropolis è chiaramente
ispirato all’omonimo film di Fritz Lang (1926), ma molti elementi sono propri
del manga (la sottotrama dell’investigazione, per esempio). Rintaro aveva già
cercato di convincere Tezuka a una elaborazione animata della trilogia, ma la
collaborazione si era più volte arenata su dettagli. Dopo la prima di tante
collaborazioni tra Rintaro e Otomo per Harmageddon (1983) i due hanno
deciso, nel 1997, di portare sul grande schermo Metropolis. Ho parlato di
alcune variazioni rispetto al manga: alcune caratteristiche grottesche dei
personaggi (le gambe enormi) sono state addolcite, il personaggio di Tima è
diventato decisamente femminile (era un androgino) ed è stato inserito il
personaggio-chiave di Rock (già comparso in altre storie di Tezuka).
La trama del film è la seguente. In una 'città-stato' di nome
Metropolis, caratterizzata da edifici imponenti, è stata da poco realizzata
un’enorme struttura chiamata Ziggurat, che la domina dall'alto. Da essa decide
i destini del popolo il Duca Red che, grazie anche alla organizzazione
parafascista Malduks capitanata da suo figlio Rock, è il capo di un vero e
proprio governo-ombra. I formali governatori non sono che fantocci e le loro
ambizioni sono presto falciate nel sangue. Il desiderio più grande di Red è di
mettere a capo non solo di Metropolis ma del mondo intero un androide che ha le
fattezze di sua figlia Tima. Il dottor Laughton, una sorta di cinico ingegnere
genetico, sta lavorando per costruire Tima. Purtroppo per Red, tante cose
succedono nel frattempo per complicargli i piani. La città è costruita su più
livelli e più si scende in basso e più gli abitanti appartengono a classi
degradate: al livello più profondo ci sono solo dei robot-spazzini che tengono
in ordine tutti gli enormi macchinari che permettono alla città superiore di
esistere. I robot sono la classe più sfruttata, ma anche quella che ne meno
coscienza della propria situazione. A qualche livello più in alto però c’è
chi prepara una sommossa (Allas) per recuperare il proprio spazio perduto in
superficie (una vera e propria rivolta operaia). Dal Giappone intanto giungono Shunsaku
Ban e suo nipote Kenichi che stanno investigando su Laughton per traffico di
organi umani. Anche Rock si interroga su Laughton e i rapporti con suo padre,
tanto da arrivare a distruggere il laboratorio dello scienziato spinto da un
innato razzismo nei confronti dei robot e da una forte gelosia di un essere che
potrebbe prendere il suo posto nei pensieri di Red. Ma Kenichi salva Tima e da
quel momento, tra colpi di scena e inseguimenti, catture e sommosse, il destino
di Metropolis viene segnato e tutte le mastodontiche costruzioni crollano: la
prima a cadere è proprio quel Ziggurat per ripetere la storia biblica della
Torre di Babele come sfida estrema e vana dell’uomo alla divinità.
Molti sono i motivi per vedere questo film. Gli appassionati di
animazione possono vedere un perfetto connubio di animazione classica e di
effetti digitali: le panoramiche sulla città e le inquietudini dei bassifondi
sono resi in maniera impressionante. L’impianto della storia è costruito
molto bene. Alla base c’è una storia d’amore che non fa in tempo a
sbocciare tra Kenichi e Tima: il momento della tragica separazione tra i due è
scandita dalla canzone ‘I can’t stop loving you’ e dal contemporaneo
crollo della città. Tutto questo però è sfumato dall’alienazione della città
stessa e dai problemi esistenziali di Tima (‘chi sono io?’ chiede prima di
sparire). È stata robot o umana la povera Tima? Tutto questo sembra essere un
miscuglio di Metropolis di Lang e di Blade Runner di Scott.
Bisogna ammettere che ci sono alcune sbavature: fino alla fine non si capisce se
davvero Red è padre di Rock (un vero e proprio 'bambino viziato') e né tanto
meno se Tima è una figlia che avrebbe voluto o una che è stata perduta, ma
forse questa ambiguità di fondo è voluta. L’inizio del film è troppo
confuso e lo spettatore tende a dare importanza a personaggi che,
nell’economia della trama, sono pressoché ininfluenti (parlo dei gerarchi di
Metropolis e del tragico robot-ispettore Pero, per esempio), ma anche questo
potrebbe essere un effetto voluto di rappresentare l’alienazione e l’inconoscibile
che caratterizza questa città futuristica: si incontra una persona, la si
ritiene importante e poi non la si vedrà più in tutta la vita, oppure si
ignora uno sconosciuto che diventerà fondamentale per la propria esistenza. La
colonna sonora (di Honda
Toshiyuki)
è caratterizzata da canzoni swing e jazz e fanno entrare lo spettatore in
un’ambientazione di altri tempi; la scelta dei motivi è inoltre molto
accurata (ho già parlato della canzone per Tima). Tutto il film è infine
influenzato dalla caratteristica shakespeariana di Tezuka di mescolare il comico
e tragico, quella creazione di ‘personaggi buffi tra i seri’ (la definizione
è di Luca Raffaelli) che, se in una prima fase della storia dell’animazione
mondiale apparve come contrasto un po’ stridente, ora è diventata una decisa
particolarità dei manga e degli anime giapponesi. Mi riferisco, nel film, agli
episodi inerenti soprattutto a Shunsaku Ban che, per esempio, mentre cerca
disperatamente il nipote disperso, pensa bene di ‘assaggiare’ il cibo di un
venditore ambulante pronto a inseguirlo per essere pagato; oppure al momento in
cui si sta preparando la sommossa (che fallirà tragicamente e che sfocerà
anche nella morte di Pero) e Kenichi e Tima scherzano sulle dimensioni XXL dei
pantaloni che dovrebbe indossare la gracile ragazzina-androide.
Amore frustrato, desideri di onnipotenza, gelosia e lotta sociale, il
tutto condito con leggeri tocchi umoristici, sono le caratteristiche principali
di questo film che io ritengo personalmente eccellente: chi l’avesse perso, può
procurarsi finalmente il DVD di questo che è stato definito da Cameron ‘Una pietra miliare nel mondo dei film
d'animazione’.
Bibiografia
minima
Luca
Raffaelli: Le Anime Disegnate, Roma, Castelvecchi, 1994
Consiglio di consultare gli ‘special contents’ contenuti nel disco 2 del DVD: da questo ho tratto molte informazioni inerenti la lavorazione del film. Per l’appassionato è utile anche il sito curato dalla Hazard Edizioni che da alcuni anni si è impegnata a ristampare le opere di Tezuka: il link seguente è una breve biografia dell’autore: http://www.hazardedizioni.it/autori/tezuka.html . Tra i vari siti dedicati a Tezuka vi consiglio anche http://www.geocities.com/Tokyo/Harbor/7425/tezukabib.htm con una cronologia delle opere principali del Maestro e la recensione di Giuseppe Condorelli su La storia dei tre Adolf http://www.comune.modena.it/glamazonia/recensio/3adolf.htm
Ringrazio infine Roberto della concessione del suo 'home-theatre' che mi ha fatto beneficiare di tutte le potenzialità strettamente cinematografiche del film, che spero siano state ben accolte anche da lui e dagli altri spettatori Emilio e Gian Pietro.
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