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RECENSIONI |
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Nathan Never Gigante N°4 240 pg. B/N Brossura L8.000 SERGIO BONELLI EDITORE |
Recensione di Marco Solferini
Arrivato al quarto Albo Gigante, Nathan Never, lasciatosi alle spalle le futuristiche
guerre fra umani e Tecnodroidi, volta pagina e ci propone 240 pagine ambientate nel futuro
che noi tutti conosciamo, ovvero quello in cui si svolgono comunemente le storie del
nostro Agente Speciale Alfa preferito. L'albo in questione presenta una coppia d'autori
davvero ben congegnata, con Serra ai testi e Casini ai disegni, una coppia valida in cui
il disegno ben si sposa con i dialoghi e le situazioni ambientali, frutto di un lavoro
svolto con calma e con cura che non poteva non dare esiti ammirevoli ed encomiabili su
entrambi i fronti ovvero delle belle tavole, con un tratto personalizzato e preciso, a
volte un po' carente nell'espressività dei personaggi che risulta essere un tantino
ripetitiva e anonima, ma certamente valido nelle scene d'azione e di massa dove si esprime
con una certa dinamicità, molto incalzante soprattutto sotto l'aspetto del ritmo.
Apprezzabile anche nelle situazioni stallo, volte a creare tensione emotiva nel lettore e
a complicare gli interessi in gioco in una trama fitta di ragnatele e di intrecci, da
quelli politici, i giochi di potere che da sempre vivono e proliferano sulle scelte
personali di uomini più o meno ambiziosi, a quelli sociali come le rivolte delle masse
oppresse dal razzismo e dall'incomprensione. Un attento lettore leggendo queste ultime mie
righe si potrebbe domandare se stiamo commentando lo speciale della Sergio Bonelli Editore
o il telegiornale di ieri, ma è forse proprio questa la carta vincente utilizzata dallo
sceneggiatore, quella di costruire una storia del futuro che ci aiuti a riflettere anche
sul presente. I personaggi, dal procuratore capo Sawier a Jhon Walters recitano proprio
bene la loro parte di agenti esterni, apparentemente distaccati da ciò che infiamma la
centralità della storia, sono viscidi e subdoli al punto giusto, superficiali, ma
determinanti quanto basta. Per essere riuscito a gestire così bene questi loschi figuri,
ben dosando le loro apparizioni e ciò che si dovevano dire, bisogna fare un sincero
elogio allo sceneggiatore che poi si ripete, trattando in maniera magistrale il rapporto
fra Nathan e la sua nuova compagna, senza mai dimenticare quali siano le caratteristiche
dei due personaggi, il loro modo più classico di comportarsi e quell'aria a volte triste
e malinconica che caratterizza l'Agente Alfa in questione, al quale viene però aggiunta
una sana dose di moralità ed un intrinseco senso di giustizia che fanno dell'eroe a
fumetti un uomo come tanti altri. Non quindi un paladino senza macchia, sempre legato a
fare tutto ciò che vi è di giusto, a dire tutto quello che si può sentire ad una
qualsiasi lezione di catechismo, ma un eroe come tanti, legato al proprio dovere, ma anche
a dei principi che sono chiusi dentro di lui e che noi ammiriamo molto. Ecco allora che la
scelta finale di "torturare" a suon di colpi di pistola il pazzo cattivaccio di
turno e di lasciarlo alla mercé degli isolani, non va inteso come un gesto
controproducente, un atto di violenza evitabile, ma bensì come un atto di coerenza nei
confronti di quello che era il pensiero di Nathan nei confronti di Shneider già
dall'inizio della storia, una coerenza che si manifesta anche nella scelta di alcune
uccisioni indubbiamente "dure", ma funzionali alla trama, al significato di
quella che è una rivoluzione: qualcosa di violento, uno scontro che provoca morti,
vittime e dolore. E' una storia tutto d'un pezzo, ben articolata anche negli spostamenti
che portano il filo conduttore Nathan Never a riallacciare le varie indagini che poi
convergeranno nel climax finale, in un crescendo logico di colpi di scena una volta tanto
non banali e nemmeno bizzarri, perché l'idea che i mutati volessero occupare Hell's
Island è un idea intelligente ed originale, certamente meglio di un ipotetica invasione o
di una sommossa cittadina e non manca neanche quel tocco di poesia che si crea con la
campana e la storia di un passato che, come ci è stato ampiamente insegnato, se non
compreso, è destinato a ripetersi.
Giunti a questo punto non restano che alcune considerazioni che mi sembrano più che
doverose. La prima si può introdurre con una semplice domanda, forse la più comune da
che l'uomo ha messo piede su questo pianeta: perché? Perché l'Albo Gigante è riuscito
così bene mentre la serie regolare latita in una sorta di limbo infinito dove tutte le
qualità enunciate per questo grande speciale sono capovolte al contrario? Che cosa non
funziona in fumetto mensile che nell'arco di un anno riesce a sfornare al massimo tre
numeri apprezzabili? Leggendo l'introduzione all'Albo Gigante la risposta sembra essere
ovvia visto che si dice che tale introduzione è stata scritta nella primavera 1997 e che
la stesura del racconto non era ancora cominciata rendendoci logico supporre che tale
storia abbia necessitato di almeno un anno e mezzo per vedere la luce. Ma se il motivo è
questo allora la risposta al mio quesito è di quelle che si preferisce non avere, poiché
è impensabile che dei professionisti come coloro che lavorano alla Bonelli, con anni di
successi alle spalle, non riescano a gestire una serie regolare dandole almeno un livello
medio a causa del poco tempo a disposizione. Naturalmente il fumetto è anche opinione e
certamente, per uno che sostiene che la serie regolare di Nathan Never sia a dir poco
illeggibile ce ne sono dieci che non vedono l'ora che il fumetto esca nelle edicole, ma
forse tutte queste persone dovrebbero domandarsi quanto sia ampio il loro immaginario
fumettistico e fino a che punto il loro senso critico possa accontentarsi e magari,
leggendo altre pubblicazioni, vecchie e nuove potrebbero perfino rendersi conto che anche
il collezionismo può essere indirizzato verso qualcosa di bello.
Un'altra considerazione riguarda invece il genere di cui Nathan Never si occupa, perché
se posso affermare che Jeff Hawke o L'eternauta o altri illustri nomi del passato
fumettistico, fossero fumetti di fantascienza, posso affermare con altrettanta sicurezza
che Nathan Never NON E' un fumetto di fantascienza, bensì un giallo con risvolti
polizieschi, a volte anche thriller e horror, ambientato nel futuro, un futuro molto più
evoluto dal punto di vista tecnologico che ci si presenta con tutte le sue innovazioni a
riguardo, ma che di per sé non rende il fumetto in questione di genere fantascientifico
specie poi quando la tecnologia viene sfruttata ai fini della storia e non per la storia,
poiché è un dato di fatto che spesso una situazione apparentemente priva di una logica
soluzione, viene sbrogliata da una qualsiasi invenzione tecnologica alla quale si ricorre
come se niente fosse, perché tanto non vi sono dei parametri stabiliti, siccome siamo nel
futuro e tutto sembra essere possibile. Una soluzione di comodo, che non è da
qualificarsi come fantasiosa, ma come l'opposto. Una soluzione che ti catapulta in mondo
dove seguire una storia con interesse è impossibile perché tanto da una pagina all'altra
sta per arrivare qualcosa che magicamente risolverà tutti gli enigmi, portando l'eroe
principale verso l'inevitabile conclusione, spesso poi condita da squallide retoriche che
non hanno né il sapore poetico che vorrebbero avere né tantomeno un qualsiasi tono
serioso.
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