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RECENSIONI |
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Autori Vari I Classici del Fumetto di Repubblica Serie Oro6,90€ +0,90€ (prezzo del quotidiano) Brossurato/pp.300 circa {a fianco la copertina di Lupo Alberto, in uscita il 19-11-2004} |
Recensione di Fabio Ciaramaglia
Il ritorno dei Classici: la “Serie Oro” di Repubblica.
A distanza di più di un anno da una mia precedente recensione, il quotidiano La Repubblica, con la tangibile collaborazione editoriale di Panini, ripercorre la strada dell’abbinamento del proprio quotidiano a volumi di fumetti con la cosiddetta “Serie Oro”. Questo è un indice del fatto che I Classici di Repubblica, usciti in sessanta volumi settimanali, sono stati un grande successo commerciale e di pubblico. Eviterò di ripetermi (e rimando a quella recensione di più di un anno fa), ma è chiaro che continua il fenomeno importante delle pubblicazioni più curate e raccolte in volume: la Magic Press continua con il suo ottimo lavoro, la Panini insiste ancor di più sulla “Collezione 100%” che non consta di solo materiale Marvel e il mercato giapponese d’Italia continua a sfornare prodotti sia da edicola che da libreria. Insomma, a mio avviso poco è cambiato e quel trend sta proseguendo. Ciò che rende le due operazioni del quotidiano romano originali in questo contesto è quello di legare le alte tirature da edicola (leggi: prezzi “calmierati”) alla buona qualità dei prodotti e questa sembra davvero una cosa buona e giusta. Ma cerchiamo di andare un po’ più nel merito della “Serie Oro”.
La prima cosa che colpisce sono i cosiddetti fattori estetici. I volumi sono di dimensione maggiore a quelli della raccolta precedente. Il 18x26 di ora è, rispetto al precedente 15x21, obiettivamente molto meglio per almeno due ragioni: la prima è che il grande formato sembra voler emulare la qualità dei già legittimati graphic novel, la seconda è che alcuni fumetti (come quelli dei supereroi, ma anche alcuni più autoriali) troppo soffrivano la riduzione di dimensione delle vignette che li poneva ai limiti della leggibilità. L’aumento delle dimensioni si accompagna anche a un aumento cospicuo del numero di pagine: dalle 250 di media della precedente raccolta, passiamo a un più che regolare “oltre le 300”. Infine è migliorata decisamente la qualità della carta che ora è patinata, senza parlare delle copertine che hanno i nomi dei personaggi con effetto “rilievo”. Tutto ciò a fronte di un aumento di 2€ (più il prezzo del quotidiano) che, considerata l’inflazione, una migliore qualità della veste editoriale e la perenne crisi economica che attanaglia il settore, sembra davvero un’inezia; fatevi in giro nelle librerie specializzate e ditemi cosa trovate di più conveniente.
Iniziamo però a interrogarci sulle qualità intrinseche dei protagonisti delle storie, per l’appunto proprio i classici in questione. La prima raccolta si è distinta per ciò che potremmo definire imperfezioni. È sembrato che la scelta dei personaggi sia stata fatta soprattutto sulla base della maggiore o minore possibilità di ottenerne i diritti. Quindi, mano bassa sulla Marvel, sulla Disney e sulla Bonelli, con discutibili riproposizioni spin-off: dopo aver pubblicato Diabolik c’era davvero bisogno di un volume per Eva Kant? Sono un profondo ammiratore del compianto Shultz, ma fare due volumi dei Peanuts spacciandoli come, per l’appunto, “Peanuts” e “Snoopy” che senso ha per una raccolta che avrebbe l’ambizione di essere non solo indicatrice di classici, ma anche di essere bene o male enciclopedica (come hanno confermato e tutt’ora confermano gli apparati di introduzione ottimamente curati e gli articoli di Luca Raffaelli del giovedì). Strano non ci fosse un volume dedicato a Paperoga. A parte le battute (a me sarebbe piaciuto Paperoga), è chiaro che la raccolta si è dilatata a dismisura fino alle 60 uscite, fra ripetizioni e cose che potevano essere risparmiate ai lettori, ma anche il recupero di personaggi che non sembravano essere nelle intenzioni iniziali (Asterix, Mafalda, ecc). C’erano comunque delle assenze gravi: solo Taniguchi per il Giappone, nessun membro della “new wave” britannica, niente Max Bunker. Certo, e scusate la forma pedestre, non lo ha ordinato il medico di comprarli tutti, ma se uno inizia una raccolta potrebbe volerla completa. Forse anche sulle stesse storie le scelte possono essere apparse quanto meno discutibili: episodi presi quasi a caso nelle carriere dei protagonisti con flebili fili conduttori o la scandalosa mutilazione di Maus (mi si dirà che c’era l’Eternauta e Moebius). Ma è il mercato è sovrano e quindi buona pace per chi, numeroso, ha acquistato i precedenti classici.
Nella nuova raccolta, tuttavia, sembra che sia cambiato qualcosa, sebbene la Serie Oro abbia riproposto, per i primi sette volumi, ben quattro personaggi già comparsi fra i primi sei della scorsa edizione: Uomo Ragno, Tex, Corto Maltese e Peanuts (sforzandoci di non considerare il n.3, Zio Paperone & C., un corrispettivo di Paperino). Dopo Manara e Lupo Alberto, al decimo volume ci aspetta un nuovissimo personaggio, Topolino. Ciò che davvero è cambiato è proprio la scelta delle storie: finalmente di ampio respiro, coerenti internamente, selezionate, se non proprio fra le migliori dei personaggi, fra quelle che ne hanno davvero fatto “storia”. Ecco quindi, per esempio, il primo ciclo tratto dalla serie ragnesca Ultimate Spider-Man e l’epopea della dinastia di zio Paperone: storie di ottima fattura e qualità e che soprattutto sono coerenti narrativamente. Se “La morte di Superman” non può essere oggettivamente considerata la storia migliore dell’eroe di Krypton, è però quella che più ha avuto riscontro nei media e quella di cui anche i non-lettori hanno qualche volta sentito parlare. Quindi tutte promosse e a pieni voti anche le storie di Tex e Mefisto, i segreti del passato di Diabolik e, sì, anche il prossimo Topolino e la Spada di Ghiaccio. Sarebbe comunque un errore considerare questa raccolta una mera prosecuzione più elegante, curata e coerente della precedente, perché, fra i volumi annunciati (e che si sperano integrali), fanno parte davvero dei piccoli capolavori del mondo del fumetto: Watchmen di Alan Moore, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, Marvels di Kurt Busiek e Kingdom Come di Mark Waid. E finalmente un po’ di recupero italiano: Alan Ford e Nick Carter facevano notare parecchio la loro assenza nell’edizione precedente. Blueberry e Michel Vaillant ci portano Oltralpe, ma attenzione: manca anche un solo esempio giapponese e non c’è Sud America (così come l’underground inglese, l’est Europa, ecc).[1]
“Ah, qui è l’intoppo”, come dice Amleto nella
traduzione di Agostino Lombardo. Ciò che i curatori della Serie Oro fanno, pur
senza dirlo, è istituire un canone, fatto che i più addentro i meandri della
letteratura sanno che è una questione grossa, complicata e, soprattutto,
dibattuta soprattutto per la scelta di chi sta dentro e chi resta fuori del
canone stesso. Il ciclo di Leo Ortolani dei mesi passati ha ironizzato (e
autoironizzato) proprio su questo concetto di canone nel quale il suo Rat-Man
era dentro in quanto “classico”. Cosa si deve fare per diventarlo? Sicuramente,
come in molte altre questioni, è il tempo a essere il miglior giudice: chi
riesce a contestare a Tex il fatto di essere un classico dopo decenni di
presenza imperturbabile in edicole, scaffali, librerie e (purtroppo a volte)
scatoloni? E perché dire che Osamu Tezuka, per fare un nome, non lo è? In molti
hanno fatto gavetta come sassi (cito sempre dal metaforico Rat-Man).
Sembra poi quanto meno sospetto il fatto che la Play Press (che, a quanto ne so,
detiene i diritti di Watchmen e The Dark Knight Returns) abbia
ceduto nel far stampare in versione economica storie che tutt’ora venderebbe e
vende e che i “Serie Oro” non siano riusciti a strappare un compromesso alla
Magic Press per qualcosa della Vertigo o ai vari editori di materiale giapponese
(Star Comics e altri) per qualche vero classico del Sol Levante (avrebbe potuto
anche chiedere alla Panini stessa…). Ha ceduto il pure orgoglioso Secchi. Queste
sono presumibilmente solo questioni economiche legate ai ritorni di immagine, ma
sta di fatto che in questo modo la raccolta parte mutilata e, soprattutto,
pretenziosa. Attenzione: questo è il giudizio di uno che i fumetti li bazzica da
un po’ di tempo e ha, a sua volta, la pretesa di capirci qualcosa. Vedere in
tram un signore di una certa età (che non mi offriva sigarette turche…) che
leggeva accanito il “Serie Oro” di Superman ovviamente non può che smorzare con
decisione la mia posizione: lo avrebbe mai letto se non lo avesse trovato, come
scelta, in edicola con il quotidiano piuttosto che in una libreria
specializzata? E magari avrà cambiato la sua posizione pregiudizievole sul fatto
che i fumetti sono prodotti per bambini e che i “fumetti per adulti” sono solo
quelli pornografici. O l’avrà confermata, ma per lo meno si è fermato un attimo
a riflettere. Il mio giudizio non può quindi che essere buono per l’iniziativa
perché “noi fumettari” siamo usciti, per almeno due anni, dall’essere “di
nicchia”: ho potuto discutere perfino con mia madre, sempre preoccupata della
mia passione, di Mafalda! Però basta con i titoli roboanti delle
raccolte. Classico, è un termine che, per definizione (se non lo si vuole solo
adottare per la cultura greco-romana o i Beatles), si può usare per un qualcosa
che ha retto i tempi e che piace a un gran numero di persone; ci sono dei
classici del fumetto che mancano, quindi un nome come “Grandi fumetti” forse
sarebbe stato più appropriato. “Serie Oro” poi dà l’idea di un’ulteriore cernita
effettuata e magari un più scontato “deluxe” sarebbe stato più che adatto. Non
rischierete di impoverirvi economicamente (altri abbinamenti, come i DVD,
costano di più), quindi comprate numerosi questi fumetti.
Ma non fermatevi a questi.
[1] Per evitare di essere smentiti in seguito, come ci è capitato nella precedente recensione, rimandiamo alla pagina http://www.repubblica.it/speciale/2004/fumetti/opere.html (consultata il 20-11-2004) per avere un dettaglio completo delle prossime uscite (mancano tuttavia le date esatte).
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