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| Tadà!
Rieccomi qua! Dopo mesi di lunga attesa sono finalmente tornato sui
vostri monitor.
Mi sono detto: “Matteo, perché non curi la loro crisi d'astinenza? Dagli la loro dose di nulla!”. Questa volta vorrei parlarvi di una vecchia serie televisiva dei primi anni '70 intitolata “BABIL JUNIOR”. |
Difatti,
una notte del 1973, Mitsuteru Yokoyama si svegliò ed iniziò
a disegnare la storia di un adolescente (Koichi) che scopre di essere
il discendente di un alieno (Babil I)
che migliaia di anni fa è precipitato sulla Terra vicino alla città
di Babilonia,
dove è rimasto per tutta la vita.
Diventato
Babil Junior, ora il compito di Koichi è proteggere
la Terra da coloro i quali vogliono dominarla o distruggerla.
Babil, infatti, ha molti poteri paranormali fra i quali la possibilità di correre ad incredibile velocità, usare la telepatia, la telecinesi, ipnotizzare, lanciare scosse elettriche, ecc. A questo proposito la domanda nasce spontanea: la protagonista del mio precedente articolo non avrà preso spunto dal nostro eroe per il suo più grande capolavoro? A chi non avesse ancora capito di chi si trattasse suggerisco di leggere …LAMU’ di Rumiko Takahashi (oops!). |
Tornando
a noi, purtroppo la missione non sarà così facile per Babil,
perché il suo più pericoloso nemico è nientemeno che
Yomi (che non è un famoso latticino), un Esper potentissimo
con occhiaie fino alle ginocchia.
Yomi,
infatti, oltre a tenere testa a Babil attraverso i suoi grandi poteri,
anche se verrà sconfitto in duello già in una delle prime
puntate, è in grado di creare giganteschi e potentissimi robot e
numerosi cyborg dotati anch'essi di facoltà extrasensoriali, capaci
inoltre di modificare i propri tratti somatici, prendendo sia le sembianze
degli uomini più importanti ed influenti del mondo sia delle persone
che Babil ama e di cui si fida maggiormente.
Così il nostro Koichi, ormai Babil Junior, deve lasciare la cugina Yumiko e gli zii (è logicamente orfano come d'altronde tutti i giapponesi che si rispettino) e rifugiarsi nella Torre di Babele dove il suo antenato gli ha lasciato quattro collaboratori: |
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RODEN: Una pantera nera che ha la facoltà di prendere le sembianze di qualunque persona e di prosciugare l'energia vitale dei nemici; |
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ROPUROS: Un enorme pterodattilo artificiale che spara dalla bocca; |
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POSEIDON: Un gigantesco robot capace di nuotare sott'acqua (addirittura senza bombole di ossigeno) e con missili e laser che lancia dalle braccia e dagli occhi; |
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IL COMPUTER CENTRALE: Situato nella Torre di Babele, è capace di qualsiasi elaborazione di dati e di garantire attraverso numerose e sofisticatissime armi e tempeste di sabbia artificiali, la sicurezza di Babil all'interno dell'antico rifugio |
| Eh! Eh! So
di avere stimolato la vostra curiosità e che ora vorreste sapere
come finisce la storia, ma non ve lo dico perché, oltre ad essere
un bambino cattivo, vi toglierei il gusto di guardare questa serie (vhs
pubblicate da una famosa ditta di Milano) che sia per disegno (non sempre)
sia per animazioni traccia un solco tra il vecchio stile alla “La
maga Chappy” o alla “Johnny
Bassotto” e quello nuovo (per quei tempi)
alla “Bia e la sfida della magia”
o “Atlas Ufo Robot”.
Perché ho citato per ultimi questi due capolavori dell'animazione nipponica? Semplice! Il character designer, il responsabile dei disegni e del Sakkan di alcuni episodi è nientepopodimeno che SHINGO “Saint Seya” ARAKI, papà anche di “Tommy la stella dei Giants”, “Rocky Joe”, “Lady Oscar”, “Lulù l'angelo tra i fiori”, “Danguard”, “Occhi di gatto”, “Ryu il ragazzo delle caverne”, “Sam il ragazzo del West”, ecc. Però
non è tutto oro quello che luccica, difatti questa serie, che nel
fumetto era una specie di ninja story contemporanea, nella versione televisiva
è stata trasformata in un'avventura fantascientifica e purtroppo
non ha sempre goduto di qualità di disegno degna della sua bellezza
e del coinvolgimento che suscitava negli spettatori.
In conclusione,
seriamente, quindi dopo uno sforzo titanico, non mi resta altro da fare
che sperare di avere suscitato in voi il desiderio di rivedere questa appassionante
serie e in coloro i quali non l'abbiano mai vista, la curiosità
di verificare la veridicità dei miei apprezzamenti e delle mie critiche.
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