|
RECENSIONI |
|
|
|
Fables
(mensile) Bill
Willingham (w), Lan Medina e Steve Leialoha (a) Vertigo/DC
Comics 2,50$/32
pp. |
Recensione di Fabio Ciaramaglia
E’ ancora tempo di fiabe
La
Vertigo ci ha abituati ormai da tempo a titoli che spesso sono ambientati in
mondi fatati: alcune storie di Sandman e il suo ‘proseguimento’ The
Dreaming oppure The Books of Magic e le sue ‘evoluzioni’ The
Names of Magic e il recente Hunter. Il nuovo titolo Fables (Bill
Willingham, Lan Medina e Steve Leialoha) sembra però avere qualcosa di diverso
e di originale. I protagonisti sono gli stessi delle fiabe che ci hanno o che
abbiamo letto da piccoli: Biancaneve, il Lupo Cattivo, Barbablù, il Principe
Azzurro, eccetera. Essi vivono a New York, fingendo di essere persone comuni e
con una grande prudenza nel mantenere il proprio fiabesco anonimato. Ma, ancora,
non è questo che rende diversa questa nuova uscita dalle scorribande tra mondo
normale e mondi fatati di Tim Hunter (BoM, H) o dalla vita
scapestrata e mondana di Lady Kildare (protagonista di Aria, Avalon/Image).
I personaggi che incontriamo ci sono sicuramente molto più familiari di una
Titania o di un Puck: se Gaiman o Holguin si sono ispirati a Shakespeare e alla
mitologia celtica per questi personaggi allo scopo di inserirli nelle proprie
storyline, Willingham riprende personaggi tratti da quella che è definibile
‘letteratura per l’infanzia’ (odio questa definizione, ma la uso perché
è chiara). Insomma, se di Robin Goodfellow, detto Puck, ne abbiamo sentito
parlare quando qualcuno ci ha raccontato il Sogno di una notte di mezza
estate, (ma Shakespeare, per lo meno qui in Italia, lo si incontra in età
relativamente avanzata) Biancaneve o il Principe Azzurro sembrano essere i
nostri vicini di casa da quando siamo nati. Willingham fa ancora di più, viene
incontro alle nostre fantasie infantili distorte e ci dice, dalle righe di
benvenuto del primo numero di Fables: ‘Was it the same Prince Charming
who married Snow White, Cinderella and Sleeping Beauty? I
assumed it was, because they seemed identical, from one story to the next, and I
knew from my comic-books that characters could visit each other’s stories’
(‘Ma era lo stesso Principe Azzurro quello che sposa Biancaneve, Cenerentola e
la Bella Addormentata nel Bosco? Io
pensavo di sì, perché sembrava sempre lo stesso, da una storia all’altra, e
sapevo che nei miei fumetti i personaggi potevano comparire nelle storie di
altri personaggi’. Trad.mia). Al di là dei meccanismi studiati da Todorov
(cioè che le fiabe hanno sempre schemi simili e un certo tipo di personaggi con
determinati ruoli e azioni da compiere, fatti che spiegano fin troppo bene perché
ci sembrano uguali questi personaggi), in fondo, anche noi da piccoli,
immaginavamo un enorme cross-over con tutti i personaggi delle fiabe che amavamo
(o detestavamo), semplicemente perché gli stessi personaggi potevano
coerentemente agire insieme. Willingham si è letteralmente ‘tolto lo
sfizio’ di mettere in pratica ciò che da bambino immaginava.
L’approccio dell’autore, sebbene molto serio a
mio avviso, non è assolutamente noioso. Ci sono infatti dei tocchi di geniale
umorismo, come per esempio, nel primo numero, Biancaneve che fa da consulente
matrimoniale alla Bella e la Bestia: a causa della mancanza dei soldi
sufficienti per camuffare magicamente l’aspetto della Bestia, i due dovrebbero
necessariamente trasferirsi lontano dagli umani per non far scoprire il loro
segreto, ma ovviamente la Bella preferirebbe divorziare piuttosto che andare a
vivere in campagna! La stessa Biancaneve è divorziata dal Principe Azzurro,
che, come scopriamo nel secondo numero, è a sua volta divorziato anche da
Cenerentola. Lo stesso Principe si dà molto da fare in avventure libidinose e
anche per questo motivo è quasi sempre senza soldi. La trama principale è
comunque un’altra: la sorella di Biancaneve, Rosa Rossa, è sparita e nella
sua stanza è stato trovato scritto con il sangue ‘No more happily ever
after’ (‘Non più per sempre felici e contenti’). L’investigatore è il
Lupo, non più cattivo (e non più ‘lupo’ visto che è un uomo): ha goduto,
come tra l’altro Barbablù, di una amnistia generale e si è redento
(all’inizio del secondo numero lo troviamo infatti ad ospitare, sebbene con
riluttanza, uno dei Tre Porcellini!). Indiziati sono il Principe Azzurro (che
aveva tradito Biancaneve proprio con sua sorella), Barbablù (avrà pure goduto
dell’amnistia, però…) e Jack (quello della pianta di fagioli, ricordate il
nome in italiano per caso?). Insomma, un vero e proprio thriller fiabesco!
I disegni di Medina e Leialoha non sono
spettacolari, ma sono sicuramente adatti all’ambientazione e alla trama, anzi,
a mio avviso, per la caratterizzazione dei personaggi sono addirittura perfetti:
il volto dell’investigatore ricorda ancora il Lupo che era stato e il Principe
ha tutte le fattezze del figlio di buona donna. Come anticipato da Willingham,
comunque dal numero 6 il nuovo disegnatore regolare sarà Mark Buckingham.
A me personalmente questa nuova serie piace, ma due
numeri sono, come al solito, pochi per potersi entusiasmare senza rischiare di
restare poi delusi. L’assurdità dell’ambientazione è stemperata dalla
grande ironia dello sceneggiatore, ma allo stesso tempo c’è suspense e
mistero; ci sono personaggi fiabeschi che conosciamo da sempre e gente della
strada che forse conosceremo meglio (mitica la doppia scena della mancia al
tassista nel primo numero). Lo consiglio a chi ancora legge le fiabe ed Harry
Potter e a chi legge e ha letto le avventure di Tim Hunter o di Aria
con le giuste dosi di distacco e slanci di fantasia
Sperando
in una prossima pubblicazione italiana da parte della Magic Press, il mio
giudizio è buono.
| GIUDIZIO |