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Spawn the Impaler
di Fabio Ciaramaglia
Non
sono un patito della Image, ma mentirei se dicessi che lo sono sempre stato.
Ho letto fino a qualche anno fa le storie di Spawn, su Image e Spawn&Savage
Dragon della Star Comics e poi sulla serie omonima della Cult Comics/Marvel
Italia, così come sono lieto del ritorno di Savage Dragon nelle nostre
edicole e che ho ripreso a leggere grazie alla Lexy. Ho letto con piacere anche
delle storie di Witchblade e di Darkness della Top Cow di Marc
Silvestri. Non ho mai amato invece i supergruppi (detesto benevolmente Jim Lee e
meno benevolmente Rob Liefield). Alcuni di questi nomi, come molti di voi
sapranno, sono ormai soltanto nella storia della Image.
In questo momento particolare della
mia vita, sto scrivendo un saggio di critica letteraria in cui analizzo le
influenze shakespeariane nei fumetti americani. Per non essere banale o
ripetitivo, ho evitato accuratamente di scrivere nuovamente qualcosa sul Sandman
di Neil Gaiman (anche se non mi sarà possibile trascurare completamente la
sua importanza) e ho quindi optato per la serie Aria di Brian Holguin e
Jay Anacleto i quali, con i loro Avalon Studios, sono affiliati alla Image.
Effettivamente il lavoro procede bene e non mi sono pentito della scelta. Come
molti di voi sapranno, esiste una miniserie Aria/Angela pubblicata anche
qui in Italia (Cult Comics #18, 2001) e
quindi mi sono (ri)-documentato sul personaggio creato da Todd Mc Farlane e Neil
Gaiman stesso. E allora mi è tornata in mente la grande sagacia (commerciale e
pratica) dell’artista canadese quando, nel secondo anno di pubblicazione di Spawn,
si è permesso di ospitare i seguenti quattro sceneggiatori: Alan Moore,
Neil
Gaiman, Dave Sim e Frank Miller (poi Moore è ritornato per scrivergli Violator
e Gaiman la mini Angela). E’ indubbio che Mc Farlane si è giovato di
queste collaborazioni che lo hanno fatto maturare tantissimo come sceneggiatore
e che hanno dato delle solide basi di coerenza alla propria serie, la quale,
sebbene in calo, continua ad essere il prodotto Image più venduto. In questa
fase di ‘ricerca’ di vecchio materiale Image, mi sono ritrovato una
mini-serie che avevo comprato all’epoca in originale e che davvero avevo
colpevolmente rimosso: Spawn the Impaler.
Per porre riparo a questo peccato della memoria cercherò di illustrarvelo al
meglio.
Pubblicata fra l’ottobre e il
dicembre del 1996, questa miniserie è scritta e parzialmente disegnata da Mike
Grell, dipinta da Rob Brior e inchiostrata da Tony Martin e Rob Barrera
(e altri). Rileviamo che ognuno dei tre numeri è composto da 32 pagine senza
neanche una pagina di pubblicità, forse proprio per sottolineare il valore che
Todd Mc Farlane ha dato al prodotto. Grell lavora nel mondo dei comics da circa
trent’anni, è un veterano, ma sicuramente molti appassionati lo ricorderanno
soprattutto per il suo intensissimo ciclo su Green Arrow (o per quello
recente su Iron Man). Mc Farlane ha sempre cercato di non inflazionare Spawn,
limitando al massimo le serie spin-off; questa è una delle poche prodotte e,
come nel ’93, il canadese decide di affidare a un altro grande sceneggiatore
il proprio personaggio. Come si evince dal titolo, la storia è in pratica
quella di Dracula. Certo, il mondo del fumetto
americano si è confrontato molte volte già con il romanzo di Bram Stoker: dal
Dracula targato Marvel al ciclo Elseworld di Batman (Doug Moench e Kelley
Jones) Red Rain, Tempesta di Sangue e Nebbia Cremisi (1994, 1996 e 1999).
Anche questo trattamento ci sembra piuttosto originale: la storia di Vlad è
infatti riletta secondo le origini di Spawn, ovvero il ritorno in vita per una
promessa d’amore. Ma non è soltanto questo come vedremo nel dettaglio.
L’argomento principale di tutti e
tre i numeri è il trionfo della Morte, comunque e ovunque. Già nella prima
pagina, Grell ci dice ‘The birth cry is a scream of outrage… the soul’s
remembrance that Death always wins’ (‘Il vagito della nascita è un urlo di
ribellione, è l’anima che ricorda che la Morte vince sempre’. Questa e
quelle che seguono sono traduzioni mie). Quindi, Vlad si ritrova catapultato in
una città moderna, il ‘simbolo del nuovo millennio’ e si accorge che gli
uomini non sono cambiati: si autodistruggono sempre, anche se con modalità
diverse (nell’ordine sono descritti un accoltellamento, una sparatoria e
un’assunzione di eroina). C’è anche un tentativo di stupro, ma Spawn
interviene a salvare la sventurata per poi dirle: ‘One day you will
remember’. E’ questo incontro che costituisce il primo punto si svolta della
storia. Dopo l’incontro abbiamo uno dei tanti flashback nel passato (1462) del
protagonista, la sua lotta violenta contro i Turchi guidati dal ‘bevitore di
sangue’ Kazala Bey e la sua promessa di eterno
amore alla sua donna: ‘Before God, if he listens… or the Devil will do… I
shall return to you, I swear it! Not all the powers of Heaven or Hell will keep
us apart.’ (‘Innanzi a Dio, se ascolta... o lo farà il Diavolo... io
tornerò da te, lo giuro! Tutto il potere del Paradiso o dell’Inferno non ci
potrà separare’). Con questa giustapposizione siamo portati, ovviamente, a
ritenere che la ragazza salvata in precedenza da Vlad possa essere
l’incarnazione della sua defunta moglie di oltre cinque secoli addietro. Il
ritorno alla realtà contemporanea è incentrato proprio sulla ragazza, che si
chiama Abbie Carfax, che ritorna dai genitori (Drew
e Andrea) ed è scortata da due poliziotti che spiegano loro come loro figlia
sia stata l’unica testimone rimasta in vita dell’eccidio compiuto dal ‘the
ripper’. I genitori di Abbie sono delle ex rock-star, membri dei Blood Staine
(letteralmente ‘macchie di sangue’), Disco d’Oro con la canzone Altar
of the Demon. Se Drew poi ha intrapreso una tranquilla carriera da manager,
Andrea ha continuato a seguire la propria vena artistica dipingendo. Proprio
l’ultima creazione della donna dovrebbe essere acquistata da Vlad Drake (alter
ego borghese del nostro Vlad/Spawn) il quale vuole trasformare la vicina chiesa
(in cui vive anche) in un museo. E ancora, con Abbie che sembra ricordare
qualcosa, Vlad le dice ‘You will… in time’ (‘lo farai, con il tempo’).
Il secondo numero presenta un altro
flashback con Vlad, diventato ormai Spawn perché sconfitto precedentemente da
Kazala Bey. Vlad e Abbie, nel presente, sembrano essere diventati amanti, ma in
realtà non c’è nessun contatto fisico tra i due: quando stanno per baciarsi,
Vlad si ritrae e le racconta cripticamente del suo vecchio amore. Le
dice ‘I loved a woman once… with a love that defied Death. But Death cheats,
and always wins in the end. Sometimes all you can do is join his side’ (‘Un
tempo amavo una donna, con un amore che sconfiggeva la Morte. Ma la Morte
inganna e vince sempre alla fine. A volte, tutto ciò che puoi fare è unirti a
lei’). Ancora flashback e il ‘gran rifiuto’ della sua donna amata di
riunirsi con il suo sposo, ormai diventato un mezzo demone. Ciò che era
criptico per Abbie è decisamente più chiaro per il lettore: la principessa,
non solo rifiuta di riunirsi con Vlad ma si suicida buttandosi dal palazzo (una
variazione all’originale, mi pare). Eppure Abbie non si perde d’animo e
afferma ‘I’m sure I’ll remember… in time’. Dopo un incubo notturno,
Abbie cerca ancora di sedurre Vlad, ma ancora senza successo. Nella parte finale
di questo numero, un martellante e continuo scambio di flashback e presente
descrive da un lato il tradimento ai danni di Vlad da parte di un prete e del
suo acerrimo nemico Kazala Bey e dall’altro Abbie che si prepara per un
incontro galante, ovviamente non con lui.
Il terzo numero tira le somme.
Scopriamo che Abbie era stata concepita proprio nella chiesa che ora è
l’abitazione di Vlad da quei genitori che una volta erano stati ‘adoratori
di Satana’ e che in quella notte di sesso sfrenato bevvero anche il reciproco
sangue. Abbie porta un uomo nel giardino della chiesa per far ingelosire Vlad,
ma improvvisamente ricorda. E i due combattono. Perché, al contrario di ciò
che avevamo pensato all’inizio, Abbie è la reincarnazione di Kazala Bey (il
reale ‘bevitore di sangue’ secondo le fonti storiche qui ben utilizzate); e
Vlad ha la possibilità di ucciderlo nello stesso modo in cui era morta la
moglie. Il finale è tutto per il quadro di Andrea Carfax. La pittrice dipingeva
presa da un raptus, senza sapere cosa stava in realtà facendo, ma ora,
nell’ultima vignetta della storia, il quadro, appeso per sbaglio al contrario,
rivela il proprio mistero: era una rappresentazione di Vlad/Spawn.
Mi dispiace aver rovinato la
sorpresa finale a chi non ha letto mai questa storia. Tuttavia è stato
necessario per mostrare quanto il trattamento della storia di Dracula sia stato
altamente originale da parte di Grell. In effetti, rileggendo la storia, e
ricordandone il finale, alcuni indizi lo sceneggiatore li ha gettati qua e là.
Se comunque doveste averne la possibilità, questa trilogia sarebbe da comprare.
Sicuramente uno dei motivi è la grandezza dei disegni. Il presente e i
flashback si distinguono nettamente per l’utilizzazione di due differenti
tecniche: rispettivamente uno stile pittorico (alla John Muth o alla Alex Ross,
per intederci) e uno stile che non saprei definire se non come molto simile al
carboncino. Ovviamente questo ben si adatta al lavoro di Grell, molto abile a
districarsi e a riassemblare pezzi del passato e pezzi del presente. Ma ci sono
anche gli squarci sulla critica sociale tipici di Grell: dalla violenza urbana
paragonata a quella delle guerre turco-cristiane, all’evoluzione dell’uomo
segnata dal ‘merely improving the means of their own destruction’ (‘il
semplice miglioramento dei mezzi per la propria distruzione’; la vignetta
descritta da questa didascalia è il disegno di un fungo atomico), dagli eccessi
del rock degli anni’ 60 a quelli che ne sono diventati effetti estremi.
Insomma, se siete appassionati di Spawn o di Dracula, o di
entrambi, questo è un fumetto che non può mancare nella vostra libreria.
Bibliografia
Minima:
Mike Grell (w & a), Rob Brior, Tony Martin e Rob Barrera (a): Spawn the Impaler, #1-2-3, Image Comics, ottobre-dicembre 1996 (NB: per qualche arcano motivo che sinceramente non sono mai riuscito a comprendere in pieno, alcune storie americane, soprattutto dell'Image, hanno il divieto tassativo di essere tradotte e anche per questa vale questa norma; pertanto, chi la volesse leggere, dovrebbe procurarsela comunque in originale)
Bram
Stoker: Dracula, (‘Grandi Tascabili Economici’, 197) Newton Compton,
Roma, 1994;
Doug
Moench (w), Kelley Jones e Malcolm Jones III (a): Red Rain, in Batman,
41-42, Glenat Italia, Milano, 1994 (trad. di Antonio Caronia);
Doug
Moench (w), Kelley Jones e John Beatty (a): Tempesta di Sangue, Edizioni
Play Press, 1996, Roma (trad. di Alessandro Bottero);
Doug
Moench (w), Kelley Jones e John Beatty (a): Nebbia Cremisi, Edizioni Play
Press, 1999, Roma (trad. di Alessandro Bottero).