SUPERMAN: KRYPTONITE NEVERMORE

imagesSuperman: Kryptonite Nevermore
Testi di Dennis O’Neil, matite di Curt Swan, chine di Murphy Anderson
192 pagine, colore, cartonato, formato 17×24, $39.99
DC Comics

di Paolo D’Alessandro
Kryptonite Nevermore, oltre a costituire uno dei più brillanti esempi di ‘letteratura’ supermaniana, è probabilmente il più sfacciato esempio di quanto capricciose siano le politiche editoriali nel backstage della Nona Arte.
1970: l’editor Julius Schwartz affida un cimento insuperabile all’affezionato sceneggiatore Dennis O’Neil (uno in quel periodo filtrava con la leggenda anche sulle pagine di Batman e Green Lantern): ridare lustro al Primo Supereroe, restituire al pubblico Superman. O’Neil prende subito di mira le pecche sedimentatesi nel corso di quarant’anni di storie: l’Ultimo Figlio di Krypton è diventato infallibile e onnipotente, tormentato soltanto dalla kryptonite, gimmick ormai sintomo di questa elefantiasi – così la diagnostica lo sceneggiatore – che andava curata al più presto.
Con Superman #233, O’Neil inaugura un ciclo di appena nove storie incentrato su questa precisa intenzione di rinnovamento. E non si perde tempo: l’incidente che lo rende invulnerabile alla Green K è già risolto a tavola 3, il processo di regressione dei poteri comincia a tavola 12. Di qui l’Azzurrone si addentra in una sorta di Cuore di Tenebra, di drammatico percorso fatto di döppelganger e sacrifici, inciampi nel percorso e insicurezze, senza sacrificare nulla all’entertainment.
All’universo di Kal-El non vengono certo stravolti i connotati, e neanche al modus narrandi dell’epoca, forse ancora un pizzico naive e trasognato rispetto alla più pop Casa delle Idee, ma che aveva ormai assimilato le dinamiche scelte registiche che Infantino andava predicando già una quindicina d’anni prima. E sembra quasi paradossale che a portare alla vita gli script sia il leggendario Curt Swan (qui con gli inchiostri “piedi-per-terra” di Murphy Anderson), ai nostri occhi ancora un custode della Vecchia Scuola, forse proprio la garanzia di una mitologia che va rinnovandosi. O almeno così ci piace pensare.
O’Neil lascia la testata al suo nono numero. Il mese successivo, Superman è già tornato a essere il semidio allergico alle pietruzze verdi di un anno prima. Rivoluzioni che oggi vedrebbero la luce in decenni di soffertissime storie, nel 1971 nascevano e morivano come farfalle. Fortuna che “scripta manent”.

 

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