INTERVISTA A DEADPOOL (1997)

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INTERVISTA

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AL TEAM CREATIVO DI DEADPOOL (1997)

Traduzione & adattamento di Attilio Guzzeloni & Massimiliano Brighel

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Eccovi quattro chiacchiere con il supervisore Matt Idleson, lo scrittore Joe Kelly e con il disegnatore Ed McGuiness sulla nuova serie (correva l’anno 1997, lo staff) dedicata a Deadpool, preso dalla rivista ufficiale della Marvel: Marvel Vision; la serie (durata 33 numeri) è stata poi pubblicata come Omnibus nel 2014 (nda, lo staff)

Marvel Vision: A chi è venuto in mente di dare una serie regolare a Deadpool, e perché proprio a lui?
Matt: Bob (Harras) un bel giorno si è svegliato con un’idea nella zucca. Sentiva che Deadpool era pronto per un mensile. Avevamo già fatto due miniserie e una terza non sarebbe stata certo sufficiente.

MV: E per quanto riguarda gli autori, come avete scelto il team?
Matt: Ho parlato con parecchi scrittori. E ciascuno mi ha proposto alcune idee. Uno ha addirittura suggerito che Deadpool avrebbe potuto lavorare in uno zoo. Poi è arrivato Joe e ha cominciato a parlare della personalità del personaggio: è così che ha stuzzicato il mio interesse. Per quanto riguarda Ed, non c’è stato niente da fare [risata]: era raccomandato! All’’inizio, era stato assunto da Mark Powers per la terza miniserie di Deadpool. Io ho solo chiesto a Mark se potevo rubarglielo per impiegarlo sulla testata regolare.

MV: Deadpool resterà uno dei cattivi o questo brutto assassino prezzolato pieno zeppo di cicatrici diventerà uno dei buoni?
Matt: Non sarà un criminale né si metterà ad aiutare le vecchiette ad attraversare la strada. E’ un personaggio misterioso, oscuro, e non perderà queste caratteristiche.
Joe: Abbiamo meditato a lungo su questo aspetto, e alla fine abbiamo deciso di lasciarlo nel suo regno di ombre e segreti.

MV: In quanto scrittore, il tuo lavoro è inventare le storie. Raccontaci dove hai preso quest’’idea.
Joe: Non sono l’’unico colpevole. Nel nostro gruppo, abbiamo la buona abitudine di collaborare. E avevamo tutti delle buone idee per Deadpool, perciò le abbiamo un po’’ mescolate e scelto le migliori. Così è nata l’’idea base per il personaggio.

MV: Chi sarà il cattivo della situazione?
Joe: Be’, nel primo numero e in quelli che seguiranno, il cattivo non ci sarà. Vedremo invece cosa combina Deadpool quando non è impegnato ad ammazzare qualcuno. Ma la trama ha in effetti molto a che fare con i piani e gli intrighi della Landau, Luckman & Lake. Come avrete letto su Wolverine, questa ditta non se ne sta mai con le mani in mano, e così abbiamo pensato di elevarla al rango di cattivona.

MV: Potete rivelarci chi altri vedremo al fianco di Deadpool?
Matt: Nel primo numero, avremo Sasquatch di Alpha Flight, e altri arriveranno in seguito. Tra questi, ci sarà una certa Blind Alfred.
Joe: Blind Alfred è una vecchia cieca, una figura materna che vive con Deadpool apparentemente con l’unico scopo di rompergli le scatole. E – ehi! – mi pare chiaro che non è la sua bella. Vive con lui solo per rendergli la vita difficile, e poi raccoglie le sue confidenze. Ci sono cose che D-Pool racconta a Blind Alfred che non direbbe mai a Weasel e viceversa. Inoltre, è importante il fatto che sia cieca, perché Deadpool sa bene qual è il proprio aspetto sotto la maschera. E chi, se non una cieca, potrebbe farlo sentire abbastanza a proprio agio da spingerlo ad aprirsi?
Matt: E poi c’è Weasel, che era già apparso nella prima miniserie. è il tipo che rifornisce Deadpool di tutte le armi e gli equipaggiamenti. Ma non è affatto simile al Microchip visto a fianco del Punitore. Con Weasel, Deadpool metterà in luce un aspetto diverso della propria personalità, è una specie di amico…… 
Joe: Poi c’’è il Mittente, un tizio che penso tutti troveranno interessante. è lui ad affidare le missioni a Deadpool. A pensarci, somiglia molto a un supervisore della Marvel: c’’è sempre qualcuno nel suo ufficio che gli rompe le scatole per avere un po’’ di lavoro.

MV: Prima hai detto che Blind Alfred vive con Deadpool. Dove?
Matt: D-Pool ha una bella casetta nella periferia di San Francisco. Dall’’esterno, sembra normale ma, una volta dentro, le cose sono un po’’ diverse. Il nostro non è esattamente la persona più ordinata del mondo, così usa delle proiezioni olografiche per nascondere il casino che si cela all’’interno. Poi, c’’è una stanza dove troviamo l’’armadio in cui tiene i costumi e dell’’altra roba. Ma tutto nella casa sembra rispecchiare le varie sfaccettature della personalità di Deadpool che andremo a esplorare.
Joe: La casa sempre a soqquadro è, in effetti, un riflesso del suo io. La sua vita è sempre stata un totale caos, e così la casa. Come nella vita, D-Pool rimanda sempre all’’indomani le “grandi pulizie”.

MV: Deadpool avrà mai una sua bella da invitare in questa casetta?
Matt: Mark Waid ha iniziato qualcosa di interessante con Siryn di X-Force. Allora ha funzionato, così credo che dovremo occuparci anche di questo.

MV: è difficile lavorare su un personaggio che non è esattamente il bravo ragazzo dell’’Universo Marvel?
Joe: Per me è meglio così! Secondo me, D-Pool è grandioso.
Ed: Sono d’accordo! Ma l’’importante è che il personaggio piaccia a chi scrive. Se non piacesse a Joe, non piacerebbe nemmeno a me.3228551-img_0108

MV: Avremo anche l’’occasione di vedere il vero volto di Deadpool?
Matt: L’abbiamo già visto e lo rivedremo. Ma in fondo è meno importante del modo in cui lui si relaziona col resto del mondo: D-Pool non è solo un assassino mascherato, ed è proprio questo il punto focale della serie.
Joe: Come abbiamo già detto, lui sa bene qual è il suo aspetto. E questo lo spinge a celare agli altri il viso, cosa che creerà alcune situazioni interessanti. Gli abbiamo fornito un proiettore olografico per nascondere le cicatrici quando ha – per esempio – a che fare con i vicini. Così potrà cambiare a piacimento il suo volto, che rifletterà anche il suo umore.
Ed: Io lo preferisco con la maschera. Non voglio che assomigli a Spawn. Disegnandolo con la maschera riesco a renderlo più espressivo, inoltre mi evita un sacco di guai con le scadenze.
Matt: Scadenze, Ed? [risata sardonica] E cosa sono?

MV: Ed, la tua percezione grafica del personaggio riflette quella psicologica dello scrittore?
Ed: Io vedo Deadpool come una versione oscura dell’’Uomo Ragno, ma lo disegno un po’’ più muscoloso perché deve essere molto agile e potente per levarsi da tutti i casini in cui finisce.
Joe: Ed ha proprio colto nel segno. Anche a me piace vederlo simile a Spidey, solo parecchio più ambiguo.

MV: Cosa spinge Deadpool ad alzarsi ogni mattino dal letto?
Matt: Deadpool è una persona che vuole ciò che non può avere: una moglie, dei bambini, una bella casa con giardino e il cancelletto in ferro battuto. Vuole quella vita normale che non può avere.
Joe: Invece, la vita gli ha passato una bella pila di letame. Prima, il cancro. Poi le cure che hanno deteriorato la sua pelle. Tutto gli è sempre andato per il verso sbagliato. E l’’unica cosa che lo spinge ad andare avanti è il pensiero che le cose potrebbero migliorare.

MV: Hai detto che Deadpool ha il cancro. Allora sta morendo?
Matt, Joe & Ed: NO!
Matt: Voglio solo far sapere ai suoi futuri lettori che D-Pool non diventerà un buon samaritano né sarà mai rinchiuso nella cantina di Xavier: lui ha una missione!

Tutti i disegni e i personaggi di questo articolo sono © Marvel Comics

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