The Birth Caul (A shamanism of a childood ), agg. 2002

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RIPROPOSTA

Dagli USA passiamo in Gran Bretagna, per la recensione di un fumetto di Alan Moore del. 1999 proveniente dal sito originario di Glamazonia.
Buona rilettura e condividete l’articolo se vi piace.
mario benenati


Cover de "The Birth Caul" (1999)

The Birth Caul
(A shamanism of a childood )


Alan Moore eEddie Campbell

giugno 1999

Eddie Campbell Comics 48 p.

Edizione italiana :
Sacco Amniotico

Black Velvet Editrice

(gennaio 2002), 48 p., 7,50 euro

(oggi si trova anche a 5,78 euro, fonte https://www.fumetto-online.it)

Traduttori: O. Martini e L. Bernardi

Recensione di Damiano Gallinaro 

The Birth Caul : Lo sciamano Alan Moore

Dopo una lunga riflessione ho deciso di superare i timori reverenziali nei confronti del più grande scrittore di fumetti, e non solo, della storia e di dare forma ai pensieri che da mesi si rincorrevano nella mia mente, sperando nella benevolenza del ” barbuto ” profeta Moore.
Dopo aver letto ” The Birth Caul ” ( in italiano Sacco Amniotico [1] ) ho subito pensato che qualcosa andava detto sullo sciamano Alan Moore e sulla costruzione di un mondo delle idee chiamato ” Ideaverse ” .
The Birth Caul non è un opera facile e soprattutto non è solo un opera a fumetti, anzi il fumetto nasce in un secondo tempo grazie all’opera da certosino di Eddie Campbell.
The Birth Caul è prima di tutto la traduzione a fumetti di una performance unica, tenuta da Alan Moore e dai musicisti David J ( ex Bahuaus ) e Perkins nel 1994 nel North Hamptonshire [2], la traduzione a fumetti, quindi di un rituale unico ed irripetibile.
Proprio sui concetti di rituale, performance, sciamanesimo e sulla centralità del concetto di Sacco Amniotico, vorrei soffermarmi con l’intento di evidenziare come Alan Moore vada a riscrivere in parte alcune tradizionali categorie antropologiche .
Quando nasce lo ” sciamano ” Alan Moore ?
E’ lo stesso Moore a riferirlo in una sua intervista [3] , precisando come alla celebrazione del suo quarantesimo compleanno sentì chiaramente il richiamo per la magia e che da allora iniziò il suo cammino iniziatico che lo portò in pochi mesi a realizzare le sue prime esperienze da mago.
I suoi riferimenti sono due occultisti Crowley e Sprange .
E’ alla scoperta della magia che è collegata la creazione dell’Ideaverse ( Spazio idea o Ideaverso nella traduzione italiana) e ad esso è legata la rivisitazione stessa del concetto di performance, e la concezione di rito ( o rituale ) come qualcosa di unico ed irripetibile.
Nella vasta letteratura antropologica dell’ultimo secolo , il rito è stato definito nelle sue caratteristiche distintive come : una ripetizione costante nel tempo ( o in un determinato tempo ricorrente ) di un evento legato a forme materiali e verbali immutabili , e di carattere performativo .
Ruolo del rituale è la trasmissione della tradizione della cultura nella società basata su una tradizione orale ( es. le società tribali ma anche le società contadine ).
L’immagine che si ricava del rito è la sua immutabilità nella trasmissione tra padre e figlio delle tecniche rituali, segno della tradizione che si perpetua.
Negli ultimi anni del secolo, però , nel dibattito antropologico è emersa l’idea che il rito non sia poi così immutabile, il rito in realtà nel passaggio da una generazione ad un’altra si trasforma , acquista dei nuovi termini , ne perde altri .
L’unica cosa che gli antropologi non hanno scalfito è la ripetitività del rito.
Può esistere davvero un rito non ripetibile ?
Alcuni hanno voluto vedere nelle ” Storie di Vita ” un rito unico e irripetibile , ma ciò non è vero perché la Storia diVita può essere raccontata, e quindi ripetuta più volte , ed ho potuto scoprire da me stesso raccogliendo delle storie di vita , come l’intervistato proceda secondo un rituale ben fissato , piange nello stesso punto del racconto , si altera in un altro , secondo uno schema stereotipo.
Alan Moore cerca di distruggerre anche questo ultimo mito , la performance pubblica è qualcosa di irripetibile , un rito unico , non suscettibile di essere mai più ripetuto.
Un momento in cui si concentra tutta la forza del rituale che altrimenti sarebbe diluita nel tempo e perderebbe la sua performatività , la performance di Alan Moore è performativa al massimo grado.
Il rituale unico che pone in essere Moore in Birth Caul , ma anche in performance successive , è legato al suo Idea verso e alla sua condizione di sciamano.
Cosa sia l’Ideaverso , la cui compiutezza la ritroviamo nel fumetto ABC Promethea , ce lo dice lo stesso Alan Moore in una sua intervista.
Si è detto che Moore è uno sciamano , il ” portale ” verso questo mondo delle Idee che si incarna . In realtà Moore si definisce artista -sciamano questo perché secondo l’artista inglese nell’antichità l’artista e lo sciamano erano due figure indivisibili , entrambi coglievano un concetto o un idea dal mondo visibile dandogli poi una forma.
Tutte le arti e gli impulsi creativi umani devono aver compiuto i loro primi passi nel regno della magia dato che all’inizio erano percepiti come tali.
L’arte e la magia , quindi , hanno in comune il tentativo di manipolare una sorta di meta-spazio , un regno immateriale di pensiero e ispirazione
La parola sciamano viene dal tunguso saman [4] , e definisce un operatore del sacro e non un sacerdote, ma una persona che attraverso un cammino iniziatico, diviene tramite tra questo mondo e un altro mondo.
Come lo sciamano non è un sacerdote , così lo Sciamanesimo non è una religione ( intesa come insieme di credenze e rituali ) , bensì una pratica magico-religiosa.
La figura dello sciamano è diffusa tra le popolazioni dell’Asia dell’Est e della Russia Siberiana nonché tra le popolazioni indigene dell’Artico e del Sub Artico nel Nord America, ma è del tutto inesistente in Europa occidentale.
Negli ultimi anni si osserva però nel mondo della cultura occidentale un ” ritorno ” ai saperi tradizionali o alle religioni orientali , e oltre ad Alan Moore che si è avvicinato alla religione taoista( anche se lo stesso Moore non lo conferma ) , anche Grant Morrison e J. M. De Matteis ad esempio hanno chiaramente fatto riferimento alla trasformazione della loro vita dopo il contatto con alcuni asceti orientali.
C’è un ritorno allo sciamanesimo come testimoniato d’altronde dal crescente interesse per le teorie di Carlos Castaneda che fondò negli anni 80 un sua personale ” setta ” , e che ha indagato lo stretto legame tra l’uso di sostanze psicotrope ( nel caso specifico il peyote ) e i cosidetti ” stati alterati della coscienza ” , mondi oltre il nostro in cui le idee prendono forma , in cui la realtà è percepita in modo differente , altro.
Anche Alan Moore, ad un certo punto della sua vita , ha cominciato ad intuire l’esistenza di un’altra realtà.
Ha percepito come ogni cosa che scriveva finiva per influire sulla sua vita ( la stessa cosa che accadrà a Grant Morrison durante la scrittura di Invisibles ) .
Da questa intuizione nasce l’idea dello Ideaverso , come spazio delle idee interagente con la realtà sensibile. Ecco come lo definisce Moore in una sua intervista :

” Le idee ? Io ho di sicuro incontrato cose che paiono essere idee ma si comportano come se fossero vive . Non dico che lo sono , sembrano essere qualcos’altro . Questo è il modo in cui la magia tende a manifestarsi… La consapevolezza è uno spazio , la mente può essere osservata come uno spazio e quello spazio può essere occupato… Ci possono essere entità che sono indigene di quello spazio , flora e fauna del mondo mentale , ciò penso sia più che sufficiente a spiegare tutti i demoni , gli angeli, gli elfi , i folletti , le fate… “.

Moore propone nel seguito dell’intervista l’idea che le idee viventi siano gli archetipi di cui parlava Jung , e il modo in cui l’idea si presenta potrebbe essere definito socio-culturale.
Lo Spazio Idea è quello che Castaneda definisce uno stato alterato di coscienza , una realtà altra parallela alla nostra che può influire sulla nostra proprio grazie all’opera di un sciamano , un tramite , un portale tra le due realtà.
E come ogni sciamano che si rispetti anche Alan Moore ha il suo totem , la sua chiave di accesso , il mezzo che materialmente crea lo spazio affinchè le idee influiscano incarnate sullo svolgere della nostra vita quotidiana.
Questo mezzo è Il sacco Amniotico.
Cosa sia realmente il Sacco Amniotico per Alan Moore non lo si percepisce immediatamente , ma lo si comprende raccogliendo tutte le tracce sparse che Moore lascia nel tortuoso cammino della performance.
Il pretesto per parlare dell’Amnio è il ritrovamento del sacco amniotico tra le vecchie cose che la madre di Moore conservava in soffitta e che A. M. ” scopre ” al momento della morte di quest’ultima.
Il sacco amniotico , nella tradizione anglosassone , ha natura di talismano , chi nasce con ancora addosso il sacco amniotico sarà un uomo fortunato , protetto contro le insidie del destino e della vita, soprattutto se sarà un marinaio.
Il sacco amniotico è quindi una mappa in cui leggere il destino, ed è per Moore soprattutto ciò che ci salva dallo stanco ” rituale ” della nostra vita quotidiana , che ci conduce indietro ai nostri sogni perduti dell’adolescenza, indietro fin verso l’età dell’innocenza e del sogno.
Il sacco aminiotico è la chiave per ” far girare al contrario l’ottuso rumore del mondo ” , è un sudario natale , la ragnatela del nuovo “.
Attraverso il sacco amniotico scendiamo dall’adesso verso l’allora fino alle nostre segrete profondità.
L’amnio ci riporta ad un tempo in cui il linguaggio ancora non era stato creato, il tempo dell’innocenza primordiale prima del linguaggio .
Ancora, il sacco amniotico è il lucido pinnacolo di ciò che siamo prima di iniziare la nostra lunga discesa nelle nebbie che velano i ricordi.
E’ il totem di un tempo del sogno confiscatoci , un sentiero di briciole di pane che ci guida indietro, ecco perché chi è nato con l’amnio è un sognatore.
The Birth Caul è una dichiarazione di intenti , è un manuale di spiritualità ancora da costruire completamente e che troverà compiutezza nella serie Prometea , è una via per iniziati che vogliono seguire il pensiero dello Sciamano Moore .
The Birth caul si presta , quindi , a più letture .
Una prima , superficiale , che lascia sconcertati e che turba per le forte metafore e accostamenti linguistici che Moore compie.
Una seconda lettura , critica , problematica , che porta ad evidenziare i nodi e le difficoltà del testo e che ci porta alla lettura della nostra vita in termini di stanco rituale ripetitivo senza sogni, in cui il Lunedì è il giorno dell’inizio di un nuovo cammino verso la morte , settimana dopo settimana.
E , infine , una terza lettura , per pochi iniziati, una lettura mistica , che ci porta alle soglie dell’Ideaverso dove ci attende il profeta Moore nelle sue sembianza bibliche , pronto a traspostarci guidato dalla magia dell’Amnio verso lo Spazio in cui le Idee prendono forma umana , e vivono tra noi , alcune volte invisibili.
Solo chi riesce a leggere così The Birth Caul potrà comprendere realmente le successive opere a fumetti di Moore , tra cui Promethea , che sono un ulteriore passo del viaggio inziatico che Moore ci propone.

Note

[1] Alan Moore e Scott Campbell , Sacco Amniotico , Black Velvet , 2002

[2] La messa in scena della performance unica ” The Birth Caul ” avvenne il 18 Novembre 1995 al Victorian Magistrate’s Court di Newcastle ed esiste la registrazione audio della Charrrn Records , un’edizione pressochè introvabile.

[3] L’intervista a cui si fa riferimento più volte nel testo è datata 17/10/2000 a cura di Barry Kavanagh ed è possibile leggerla in inglese sul sito www.blather.net oppure in italiano sul sito di Ultrazine.

[4] Il termine tunguso in realtà potrebbe anche essere di origine sanscrita , derivante da sramana o sramanera .

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