MADE IN JAPAN: HELLO’ SPANK (13-03-2002)

RIPROPOSTA


 

HELLO SPANK

collana Fun²Comix #1
Play Press Publishing
mensile pp.192 b/n.
Lettura ‘alla giapponese’
€ 3,90

Recensione di Fabio Ciaramaglia

 

 

Chi non ricorda Spank?

Chi non ricorda uno strano cagnolino bianco con le orecchie nere ‘a paletta’ che spuntano da una testa quadrata, capace delle avventure più impensabili e fantasiose, dal passato misterioso e che chiamava la sua padroncina ‘Iaia’? Parliamo di Spank, il protagonista di uno dei cartoni animati più di successo degli anni ’80, che ora vede le sue avventure pubblicate a distanza di venti anni dalla edizione manga giapponese.

La storia è divertente e il primo numero sicuramente intriga il lettore a saperne di più: è soprattutto il mistero della scomparsa del padre di Aiko Morimura e la sua connessione con il cane Spank a portare avanti la trama. La storia di Shunichi Yukimuro si dipanerà nei numeri successivi dando progressivamente indizi su ciò che viene accennato in questo primo episodio. Sebbene i disegni di Shizue Takanashi risultino al lettore moderno piuttosto datati, in quanto abituato a uno stile più aggiornato per ciò che riguarda gli shojo-manga, c’è da dire che essi ben si adattano al tono della storia (che, ricordiamo, è stata pubblicata per la prima volta in Giappone nel 1978 con il titolo di Ohayoo! Spank): le espressioni di Aiko e dei suoi amici Ryo e Shinako, sia nei momenti drammatici (come la morte del cagnolino Papy) che in quelli divertenti (le reazioni alle trovate originali di Spank) sono molto variegate e, a loro modo, realistiche. Tuttavia, uno dei motivi più validi per la lettura di questo manga, è proprio il protagonista Spank: incostante e imprevedibile, a volte, con strani guaiti del tutto simili a parole, cerca di giustificarsi; ma è anche molto affezionato ai propri padroni come dimostra l’immediata empatia nei confronti di Aiko che lo porta letteralmente ad ‘attaccarsi’ a lei. Ama vestirsi come gli umani, non sa nuotare ma frequenta abitualmente la gente di un porto (e sugli yacht indossa il salvagente), usa gli stessi oggetti umani (dal telefono al sakè): insomma, con le debite differenze, potremmo accostarlo a Snoopy.
Per ciò che riguarda l’edizione italiana, pubblicata dalla Play Press, mi sembra doveroso dire che potrebbe essere più curata; certo, se da una parte possiamo attendere i numeri successivi per approfondimenti su autori e personaggi (così come promesso dal redattore/redattrice che si firma ‘La vostra bimba Iaia’), dall’altra ci aspetteremmo qualche pagina introduttiva in più per quello che è il primo numero di una nuova collana. A mio avviso il prezzo è troppo alto rispetto alla qualità di insieme del prodotto. Comunque vale la pena comprarlo non solo come ‘documento storico e nostalgico’, ma anche per le sensazioni che ci può trasmettere.

 

GIUDIZIO discreto
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