SANDMAN PRESENTA: I DUE RAGAZZI MORTI DETECTIVE


[Image: 082610the_sandman_presenta_i_due_ragazzi...ective.jpg]SANDMAN PRESENTA: I DUE RAGAZZI MORTI DETECTIVE
Testi di Ed Brubaker, disegni di Bryan Talbot e Steve Leialoha
96 pagine, brossura, formato 16.8×25.7, colore, Euro 8.95
Planeta De Agostini

Torna in volume una piacevole miniserie accessoria di Sandman. Brubaker e Talbot ci raccontano una curiosa indagine sovrannaturale, tra Twain, Conan Doyle e Dickens. E, naturalmente, Neil Gaiman.

articolo di : Fabio Graziano
Nella sua opera di riproposizione integrale del mondo a fumetti del Sandman di Neil Gaiman, Planeta/De Agostini dona una seconda chance editoriale anche a questa piacevole miniserie accessoria, già sbarcata in Italia nel 2003 per i tipi della Magic Press.
Ed Brubaker, autore oggi arcinoto per il suo affilato gusto noir, riporta (metaforicamente, vista la natura dei protagonisti) in vita Charles Rowland e Edwin Paine, i due ragazzi morti suicidi sulle pagine di “La Stagione delle Nebbie” di Gaiman. I due, secondo un clichè a metà tra la narrativa twainiana e il tipico giallo di sapore inglese, vivono in una casa su un albero che fa da studio alla loro attività di detective a tempo pieno. I due Peter Pan, eternamente imbrigliati in uno stato di acerba adolescenza, stanno investigando tra le strade di Londra.
Il maggior difetto di questa storia è, se vogliamo, il suo maggiore motivo di interesse, e cioè il coinvolgimento con il mythos sandmaniano. Anche se l’autore avrebbe abbastanza elementi da poter creare una storia dal motore narrativo indipendente, non resiste comunque alla tentazione di incastonare la vicenda all’interno della continuity di Sandman. La partecipazione di personaggi come Hettie la Pazza e l′immortale Hob Gadling è indispensabile al procedere della trama, per buona soddisfazione degli aficionados. In realtà, la questione è gestita in modo abbastanza chiaro, in modo da non lasciare perplessità anche a eventuali lettori occasionali, ma resta comunque una pecca, dimostrazione dell’occasione persa di creare un franchise indipendente. E’ come se il peso della serie originale costituisse un limite alla creatività, piuttosto che lo spunto per lanciarsi in proposte di uguale dignità.
Buoni i disegni di Talbot, che rende bene le situazioni surreali del racconto e lo scenario di una Londra suburbana da moderno Oliver Twist.

 

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