MARTIN MISTERE. RECENSIONI di tre numeri extra del 2000

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RIPROPOSTA

Quinto gruppo di recensioni. Dopo gli albi della serie mensile, ecco tre interventi scritti da Marco Solferini dedicati ad alcuni numeri extra di Martin Mystère pubblicati tra l’estate ed il Natale del 2000.
Rammento a chi ci segue che le precendenti recensioni hanno riguardato i primi numeri di Dampyr, i primi numeri Julia, alcuni al
lbi Dylan Dog (distanti tra loro sette anni)e per l’appunto una sequenza di albi (pubblicati tra gennaio 1999 e gennaio 2001) della collana mensile di Martin Mystère.
Mario B.

Nota bene:  Le copertine sono state scaricate dal sito https://www.fumetto-online.it/ che ringraziamo. Per le copertine © degli aventi diritti


Martin Mystere

Almanacco del Mistero 2001

Prima edizione: Dicembre 2000

192 pg. B/N Brossura L 8000 oggi  5,52 euro, scontato (fonte: fumetto-online.it)

SERGIO BONELLI EDITORE

Sceneggiatore: Alfredo Castelli

Disegnatore: Lucio Filippucci

Copertina: Giancarlo Alessandrini

 

“Docteur Mystère e gli orrori della Giungla Nera”

Recensione di Marco Solferini

Natale: è tempo di almanacco e come consuetudine degli ultimi anni ritornano le avventure impossibili di un certo Docteur Mystère e del suo assistente Cigale.
Dichiaratamente inspirato alle avventure del barone di Munchausen anche in questo episodio ritroviamo una avvenente donzella e il nemico di sempre il maresciallo Radetzky, che stavolta è preda lui stesso delle angherie e delle brame di vendetta del suo fedele topo, reincarnazione del potente Suyodan. Immancabile anche l’anima del capitalismo mondiale: Cin’Ghei, pronto a sfruttare la manodopera di qualunque razza e assortito mercante di oggetti impossibile anche se ispirati a tradizioni realmente esistenti nell’antica Cina, come pure a tradizioni antiche ma veritiere sono spesso ispirati i dialoghi inerenti alla terra Indiana e al suo popolo.
Il Docteur Mystère è come sempre uomo capace di tutto e dalle mille risorse e come tale è l’alleato ideale per il “povero” maresciallo austriaco dalla parlata tipica di una barzelletta. Un turbine di eventi che non risparmia nemmeno il prode Sandokan che ci regala un cimelio musicale ogni volta che entra in scena.
Umorismo e avventura ai limiti dell’immaginabile, sono questi gli ingredienti che animano queste avventure scritte da un ispiratissimo A. Castelli, e che ci piacciono tanto quanto l’introduzione, dove facciamo la conoscenza di un sistema postale in linea con l’inverosimile argomento trattato.
Una menzione di merito merita senz’altro il disegnatore. L. Filippucci che è ottimo illustratore di queste storie: pulito ed espressivo nei primi piani sui volti e rifinito nel riprodurre i paesaggi, esaltano le sue doti anche la carta patinata.

GIUDIZIO buono

 


Martin Mystère Gigante n. 6

“L’isola di Ghiaccio e di Fuoco”

Prima edizione: Settembre 2000

240 pg. B/N Brossura L 8.500 oggi  6,38 euro, scontato (fonte: fumetto-online.it)

SERGIO BONELLI EDITORE

Sceneggiatore: Carlo Recagno

Disegnatori: Esposito Bros. (Nando e Denisio)

Copertina: Giancarlo Alessandrini

Recensione di Marco Solferini

Sesto traguardo gigante per Martin Mystère che, con L’isola di ghiaccio e di fuoco, aggiunge un nuovo tassello alla sua lunga cronologia di uscite.
Per i lettori Marvel questo speciale avrà suscitato non poche domande, una in particolare: “Loki non era il fratellastro di Thor?” Certo da lettore appassionato della Casa delle idee anch’io sono rimasto un po’ sgomento dalla narrazione di inizio albo, anche perché avevo appena terminato di leggere le vicissitudini dell’albo Marvel Italia che narrano proprio delle ultime malefatte del Dio dell’inganno, ma niente paura, nonostante le due interpretazioni siano assai distanti, nessuna delle due può essere definita scorretta. Oggigiorno viviamo nell’era delle grandi ricerche scientifiche e degli orpelli immaginifici che ne scaturiscono e alimentano il gusto ampolloso per l’apparenza, di cui il nostro paese sembra essere leader incontrastato. Ebbene sappiate che, per quanto riguarda i nostri amici tecnologici (cellulari, modem, fotocamere digitali e persino i materassi a molle di ultima generazione) esiste sempre un manipolo di studiosi che afferma che il loro utilizzo abbia effetti dannosi per la salute (non bisogna tenere il cellulare nel taschino all’altezza del cuore, non permettete ai bambini di trascorrere troppe ore davanti al monitor del computer e via dicendo). Per la legge, fintanto che uno di questi moniti d’allarme non è confermato da una rigorosa scoperta, riconosciuta all’unanimità dalla comunità scientifica, restano tutte valide, ma non possono essere divulgate a danno dell’economia. Lo stesso dicasi per le interpretazioni storiche, in particolare per quel che concerne popoli la cui esistenza nel passato è stata fortemente caratterizzata dalle credenze religiose, a tal punto da far si che esse stabilissero la condotta di vita di intere generazioni.
I popoli del Nord Europa, i Vichinghi, i Celti e molti altri, subirono molto, nella vita comune, il plagio della loro religione e all’interno di numerosi villaggi, sorsero diverse interpretazioni di eventi comuni in relazione con le gesta dei prodi dei di Asgard, tanto che quasi tutte le figure principali del Pantheon Asgardiano venivano spesso interpretate in modo diverso, a volte persino nel nome (Odino per esempio compare in alcune tradizioni col nome di Wotan). Una ricostruzione eccellente delle vicissitudini asgardiane non è semplice da ritrovare, ma mi sento di segnalarne una che ha preso campo agli inizi degli anni ottanta, quando più di uno studioso prese in esame numerose leggende e miti di altri popoli per confrontarli e trovare similitudini e analogie con il testo sacro cristiano per eccellenza: la Bibbia. Ebbene sappiate che la crocifissione di Odino guarda caso, ricorda proprio quella di Gesù alla croce, come pure la ferita al costato, anche se nella leggenda presa in esame quella di Odino fu una delle tre prove che il futuro sovrano di Asgard affrontò per bere alla fontana dell’eterna giovinezza e donare la vita eterna a tutti gli Dei.
Delle molte interpretazioni che gli Dei nordici hanno ispirato quella presa in esame per il raffronto storico cristiano mi è sembrata la più elaborata. Ovviamente per motivi di spazio non posso elencare qui tutte le differenze che ci sono con la versione abbreviata presentata dal fumetto. Il mio voleva essere solo un esempio, tra l’altro molto sintetizzato, per sopire gli eventuali dubbi che fossero sorti tra i lettori.
Venendo alla narrazione in quanto tale, tralasciando le vicissitudini storiche, che ricoprono però una parte assai abbondante dell’intero albo, si sottolinea il ritorno di Sergeij Orloff, le cui apparizioni a quanto pare necessitano di un riassunto delle puntate precedenti (stavolta tocca a Diana farci il resoconto) e l’entrata in scena di un nuovo nemico, niente di meno che il Dio del fuoco e dell’inganno: Loki.. Il tutto condito da un Martin Mystère in “crisi di giovanilismo”, che nell’albo mensile ricorda perfino con malinconia il tempo in cui non doveva mettersi gli occhiali per leggere. Io personalmente non gradisco quest’immagine del detective dell’impossibile, il creatore della serie è indubbiamente soggetto all’invecchiamento, ma non vorrei che si identificasse troppo con il personaggio: in fondo gli eroi di carta non invecchiano mai, altrimenti se dovessimo fare il conto degli anni potrebbero fuoriuscire delle cifre abbastanza assurde in rapporto con l’età dei personaggi (un certo Peter Parker deve essersi affidato a un ottimo estetista).
Malgrado le forse eccessive spiegazioni e le licenze in merito alle numerose divinità che vi compaiono l’albo è comunque gradevole, la storia scivola via in modo lineare, accompagnata da un ritmo, a volte blando, ma pur sempre coerente con i passi della narrazione e omogeneo, cosa che non sempre avviene con le storie del BVZM che, oltrepassando la soglia delle novantotto pagine, rischiano di trasformarsi in un sorta di polpettone un po’ indigesto.
Mi sembra che i colpi di scena non manchino come pure le basi per successive narrazioni, una su tutte, il ritorno di Christine. Restiamo quindi in attesa di conoscere gli sviluppi auspicando un ritorno più marcato al passato (come mi era sembrato di intendere al termine della maxi saga di fine millennio) in favore del “Detective dell’impossibile” e a discapito del “Professor Mystére”.

 

GIUDIZIO discreto

 


Martin Mystère Special n. 17

“Mistero alle Olimpiadi”

Prima edizione: Giugno 2000

134 pg. B/N Brossura L 6.500 – oggi  5,52 euro, scontato (fonte: fumetto-online.it)

SERGIO BONELLI EDITORE

Sceneggiatore: Alfredo Castelli

Disegnatore: Rodolfo Torti

Copertina: Giancarlo Alessandrini

Recensione di Marco Solferini

Estate.. tempo di speciali.
Come di consuetudine la Sergio Bonelli sforna i volumetti a 134 pagine per la maggior parte degli eroi della sua scuderia. Naturalmente, immancabile, fra di essi anche lo speciale dedicato a Martin Mystère che, seguendo uno standard ormai di moda, presenta il ritorno di personaggi “estivi” quali la coppia Dee e Kelly (quest’ultimo sempre più un miserabile verme) e la bella Angie, che non manca mai di mostrare le sue grazie e le sue nuove amicizie. Ritornano Tower e Brody e con loro i misteri di Altrove. Il tutto condito da un atmosfera da sit-comedy americana, classici ritornelli e giochi di parole, che appaiono oramai talmente sfruttati da essere un po’ stomachevoli (immancabile l’ennesimo racconto di Angie che si spoglia davanti a un pubblico con Mystère impegnato nella sua retorica da gentiluomo e classico dialogo fra Brody e Tower, con quest’ultimo che assume un atteggiamento di scherzoso rimprovero verso gli innumerevoli “ehm” del suo sottoposto). Lo standard, eccessivamente sfruttato, alla lunga stanca e denota soltanto una discreta povertà di idee e soprattutto di contenuti. Difatti, a ben guardare, la formula usata da A. Castelli per la narrazione è la solita già rivisitata decine di volte. Si parte con una base storica, racconti più o meno accreditati, di cui internet fornisce una babelica biblioteca e che quindi saranno sempre virtualmente disponibili. Su di esso ci si costruisce l’antefatto e poi il successivo sviluppo della trama, appesantita dai continui richiami al prologo tanto che a pag. 59, i “forzuti” Dee e Kelly, raccontano o meglio ripetono quanto già fatto vedere e spiegato poco prima, una vera pagina sciupata in favore di una spiegazione talmente ovvia da risultare quanto mai superflua (134 pagine andrebbero impiegate meglio, almeno alleggerite dalle inutili ripetizioni). La storia si sviluppa poi in modo comico (o almeno è questo il tentativo) tramite il sogno di Angie, artefizio davvero troppo assurdo e blando così come l’iscrizione alle Olimpiadi dei due neonati atleti (volendo tale espediente potrebbe apparire anche un po’ volgare, perché il metodo utilizzato da Angie per convincere il suo “amico” è spiegato in modo fin troppo esplicito e, a differenza di altri casi, non lascia tanto spazio a interpretazioni “soft”).
Il rally finale è poi decisamente brutto. Strumentalizzato al fine di spiegare le origini della longevità di Maxwell, si abusa dello stesso per seminare altre e future trame (la misteriosa ragazza nella cella e gli uomini condizionati), ma soprattutto si assiste ancora una volta a una spiegazione o meglio a una sottotrama molto lunga e a tratti davvero assurda, riguardo al cattivo di turno, che alla fine tanto cattivo non si dimostra (se davvero il suo cervello era stato alterato tanti anni prima, come mai alla fine è capace di elaborare un pensiero tanto razionale e genuino come quello di sacrificare se stesso per il bene dell’umanità?).
Lo speciale ha come punto di forza il fatto di essere sempre scritto molto bene, ormai l’esperienza paga e i dialoghi, per quanto in alcuni casi pesanti, sono ineccepibili, si sposano tra di loro, donano carattere e personalità ai disegni, che sono validi e molto adatti al personaggio: puliti, essenziali, quasi sempre basati su primi piani (consuetudine Bonelliana) e sulle espressioni. Nulla di difficile, ma la semplicità a volte è la cosa migliore.
I personaggi possono essere usati nel corso di qualunque storia, anche durante l’anno, lo speciale potrebbe fare un passo indietro e ripresentarsi come nei primi tempi, magari riportando Mystère a personaggio d’azione come le storie degli ultimi mesi avevano fatto intendere. L’archeologo ha decisamente ceduto troppo il passo al professore e l’atteggiamento da gentiluomo inglese, ineffabile nelle considerazioni e nel modo di comportarsi comincia ad essere eccessivo. Il problema sembrano essere i ricordi di uno sceneggiatore che non riesce ad adattare la sua creatura ai tempi che passano e che forse dovrebbe lasciare più spazio a giovani e validi sceneggiatori, certamente capaci, se lasciati fare nella piena libertà, di sfornare nuovi cicli, nuove avventure, per appassionare e attrarre nuovo pubblico. Personalmente ritengo che Martin Mystère sia, fra i fumetti di casa Bonelli, quello con le più elevate possibilità di crescita. La duttilità, gli argomenti trattati e trattabili dal personaggio lo rendono davvero appetibile a un pubblico più vasto (basti pensare alle ricerche scientifiche attualmente in corso, alle scoperte nel campo dell’avionica, delle biotecnologie, dell’esplorazione spaziale o semplicemente al gusto per l’avventura che i recenti successi di Tomb Raider e di Indiana Jones, nell’avventura grafica della Lucas, hanno saputo confermare).
Martin Mysterère ha un elevato potenziale di crescita. Il problema resta sfruttarlo. Più che nuove iniziative editoriali io punterei sul rinnovo e il rilancio di testate come il BVZM, che possono riservare ancora molte e piacevoli sorprese.

GIUDIZIO sufficente

 

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